Questo sito web aderisce al Regolamento UE /679, comunemente denominato GDPR. Utilizziamo cookies propri e di terze parti per personalizzare contenuti ed annunci, per fornire funzionalità dei social media e per analizzare il nostro traffico. Per maggiori informazioni, leggi la cookie policy e privacy policy.

News 2021

Boris e la ricerca dell'erede. È davvero necessaria?

| N3rdcore.it

N3rdcore.it - Articolo - Boris e la ricerca dell'erede. È davvero necessaria? - Pagina 01 N3rdcore.it - Articolo - Boris e la ricerca dell'erede. È davvero necessaria? - Pagina 02 N3rdcore.it - Articolo - Boris e la ricerca dell'erede. È davvero necessaria? - Pagina 03 N3rdcore.it - Articolo - Boris e la ricerca dell'erede. È davvero necessaria? - Pagina 04

Icona plus Mostra tutti gli screenshots [14]

Bandiera dell'Italia Bandiera del Regno Unito Mostra/nascondi la trascrizione e la traduzione.

Boris e la ricerca dell'erede. È davvero necessaria?

by Andrea Ardone · in Film e Serie TV

Quando nel Boris irrompe sulla scena italiana, lo fa con la delicatezza travolgente e distruttiva di un'esondazione. Sino a quel momento i prodotti seriali italiani, eccezion fatta per alcune rarissime anomalie, quasi sempre di nicchia e misconosciute, viaggiavano su binari di genere ben definiti dai quali la comedy (la buona comedy) era sistematicamente esclusa.


Ora, sia chiaro, parliamo di un contesto completamente diverso da quello attuale, un contesto nel quale non c'erano servizi di streaming così capillari come oggi, il binge watching era spesso confuso con un'attività da fare all'aperto con un binocolo (no maliziosi allowed) e le serie tv erano ancora viste come una rampa di lancio per giovani attori prima dell'approdo al cinema o un qualcosa a cui tornavano nella fase calante della propria carriera.


Non eravamo ancora entrati nell'epoca d'oro delle series e, men che meno, di quelle prodotte in Italia. Per questi e per altri motivi ancora, il fragore provocato da Boris fu enorme, anche se non esplose tutto insieme.



Inizialmente, infatti, la messa in onda su Fox registrò ascolti tutt'altro che esaltanti.


Era come se ci fosse un'enorme diga che impediva lo strabordare di quest'onda d'urto. In quella diga, però, c'era una minuscola crepa causata dalla magica unione fra il passaparola e i torrent. E mano a mano che la gente parlava di questa nuova serie, la frattura si allargava sempre di più fino a quando, voilà... esondazione!


Da quel momento in poi, tutti i paradigmi e le infrastrutture propri della serialità all'italiana vengono destrutturati pezzo per pezzo, travolti dall'ironia affilatissima messa in gioco dai tre sceneggiatori della serie (quelli veri, senza yacht di lusso): Luca Vendruscolo, Mattia Torre e Giacomo Ciarrapico. I tre tenori hanno tirato su un'impalcatura in grado di riflettere tic e nevrosi dell'Italia, questo grande paese fondato sulla locura e sulle raccomandazioni.

Dietro le sfuriate di René, i capricci di Stanis, le crisi mistiche di Mariano Giusti, infatti, c'è l'analisi pietosa e cinica del mondo del lavoro in Italia, dei suoi protagonisti come archetipi da riconoscere, c'è la descrizione delle logiche di potere valide nel backstage de Gli occhi del cuore così come in ogni altro ambiente.



Boris è considerato ancora oggi uno dei più importanti punti di svolta della serialità italiana, entrato a pieno titolo nel pantheon delle produzioni più amate di sempre, i suoi refrain fanno ormai parte della cultura di massa e dei social (ricordiamo l'appena trascorsa “Festa del Grazie”) e i suoi personaggi sono riconoscibili.


Come tutte le cose amate da un'amplissima fetta di persone, anche Boris segue la stessa parabola a cui abbiamo assistito decine di volte in passato, una parabola che dopo il “ritiro dalle scene” prevede un'ondata di nostalgia arginata solamente da una cosa: l'ossessiva ricerca di un degno erede. Solo che questa, come tutte le ossessioni, porta spesso ad aspettative deluse e frustrazioni, perché quando il termine di paragone è inarrivabile cercare a tutti i costi qualcosa che lo eguagli è, semplicemente, controproducente. A prescindere dai valori assoluti.

È successo con i vari “nuovi Messi”, con i “nuovi Game of Thrones” con i “nuovi Gassman”. Ovviamente, la trafila continua con i “nuovi Boris”. Con questo non si vuole dire che la pletora di eredi a cui di volta in volta veniva affibbiata un'etichetta del genere si siano rivelati pessimi nel proprio campo di riferimento ma semplicemente che, confrontandoli con le aspettative, sono diventati con il tempo qualcosa di diverso, in molti casi non paragonabile con il modello di partenza.



Uno dei problemi del marketing relativo ai nuovi prodotti culturali è la paura che il pubblico non li apprezzi o non ci si avvicini per quello che sono, quindi si sente il bisogno (da parte dei produttori, dell'industria, degli uffici di comunicazione) di identificarli con qualcosa d'altro che, invece, il pubblico conosce bene e ha apprezzato in passato.


Ed è così che se in una serie scritta da Vendruscolo e Ciarrapico troviamo Giorgio Tirabassi, Caterina Guzzanti, Luca Amorosino e Massimo De Lorenzo ecco che abbiamo un nuovo erede anche se poi, andando a guardare bene (ma neanche troppo) ci si rende conto che no, Liberi tutti con Boris non ha nulla a che vedere.


Oppure ecco che entriamo nelle corsie di un ospedale romano seguendo Valerio Mastandrea mentre ha a che fare con Antonio Catania, Paolo Calabresi e, ancora, Tirabassi, il tutto scritto da Mattia Torre, e subito si parla di “Boris fra le corsie di un ospedale”. Quando in realtà La linea verticale, oltre a essere una delle produzioni italiane meglio riuscite degli ultimi 10 anni almeno, è anni luce lontana dalla serie ambientata fra gli studi di Cinecittà, per tematiche e intenzioni. Sia chiaro, attirare il pubblico con riferimenti che aiutino la decodifica di qualcosa di nuovo è una mossa di marketing più che legittima, ma qui si vuol far notare la leggerissima differenza che esiste fra un disclaimer che recita “Dagli autori di” o “Con il cast che abbiamo visto in” con il vendere qualcosa spacciandolo per altro.

"

Poi succede che la meravigliosa Linea Verticale (disclaimer: vedetela. Sta su RaiPlay) non raggiunge il grande pubblico e conquista un decimo del successo che avrebbe meritato e che un prodotto buono come Liberi tutti, pur con i suoi difetti, viene liquidato con un “Eh, ma era meglio Boris”.

Questi sono solo due esempi sui molti che si sarebbe potuto fare, di certo i più eclatanti, simbolo del fatto che l'ossessiva ricerca di un sequel spirituale spesso è la cosa più controproducente che si possa fare, sia parlandone in termini economici che artistici.

"

Mettiamocelo in testa, un prodotto come Boris non lo avremo più e, a conti fatti, è giusto così.

La sua fortuna è dovuta anche ad una serie di fattori che si sono incastrati alla perfezione. La capacità di prendersi in giro da solo e di parlare con sarcasmo dello stesso settore a cui apparteneva, i protagonisti amabili e velenosi al tempo stesso, le scelte di cast sono tutti elementi particolari che in quel preciso momento storico hanno rappresentato qualcosa di sconosciuto al grande pubblico. Ora quel momento è passato e presentare una serie basata sulle stesse dinamiche perderebbe anche quel velo di novità a cui gran parte della fortuna di Boris è debitrice.



A questo si aggiunga il fatto che con il passare degli anni Boris è stata idealizzata e molte cose che quindici anni fa funzionavano alla perfezione oggi magari, riviste con un occhio più maturo, dopo lo svezzamento alle serie e al cinismo a cui siamo stati sottopost*, sono meno efficaci. Sia chiaro, è giustissimo così, sono davvero poche le opere che restano completamente inalterate dal trascorrere del tempo, anche se questo non può in alcun modo influire sul loro valore contestuale.

La ricerca di novità, influenzata sì dal passato senza però ricalcarlo passo dopo passo, è il motore che ha portato molte serie degli ultimi anni non solo ad avere un enorme successo di pubblico, ma anche a essere riconosciuti come prodotti qualitativamente e artisticamente eccellenti (o comunque a innalzare gli standard a cui eravamo abituati).


Ed è anche per questo che una millantata quarta stagione di Boris viene vista con un misto di speranza e terrore. Ci è andata bene con il film perché forzare la mano?


Un ultimo appunto. I tre tenori di cui ho parlato prima sono purtroppo diventati due. Mattia Torre, il terzo “collega”, (così veniva chiamato da Ciarrapico e Venduscolo nel loro saluto apparso a schermo al termine di Liberi tutti), è morto il . Quando parlo di sinergie positive che hanno portato all'enorme successo intergenerazionale di Boris, la prima e più importante è proprio fra i tre sceneggiatori. Senza di loro, intesi come gruppo, è inutile provare a replicare.

"

Ve li immaginate voi i Chicago Bulls che vincono così tanto senza Michael Jordan? Io no.

Boris and the search for the heir. Is it really necessary?

by Andrea Ardone · in Movies and TV Series

When in Boris burst onto the Italian scene, it does so with the overwhelming and destructive delicacy of a flood. Until then Italian serial products, with the exception of some very rare anomalies, almost always niche and unknown, were based on well-defined genre tracks from which the comedy (the good comedy) was systematically excluded.


Now, let's be clear, we're talking about a completely different context from the current one, a context in which there were no streaming services so widespread as today, the binge watching was often confused with an outdoor activity to be done with binoculars (no naughty allowed) and TV series were still considered as a launching pad for young actors before they arrived at the cinema or something they returned to in the waning phase of their career.


We had not yet entered the golden age of series and, even less, of the ones produced in Italy. For these and still other reasons, the noise caused by Boris was enormous, even if it did not explode all at once.



Initially, in fact, the broadcast on Fox recorded ratings that were anything but exciting.


It was as if there was a huge dam that prevented this shock wave from overflowing. In that dam, however, there was a tiny crack caused by the magical union between word of mouth and torrents. And as people talked about this new series, the rift widened more and more until, voila... flood!


From that moment on, all the paradigms and infrastructures typical of Italian seriality are deconstructed piece by piece, overwhelmed by the very sharp irony put into play by the three screenwriters of the series (the real ones, without luxury yacht): Luca Vendruscolo, Mattia Torre and Giacomo Ciarrapico. The three authors have created a series capable of reflecting on tics and neuroses of Italy, this great country founded on locura and recommendations.

Behind the outbursts of René, the whims of Stanis, the mystical crises of Mariano Giusti, in fact, there is the pitiful and cynical analysis of the world of work in Italy, of its protagonists as archetypes to be recognized, there is the description of valid power logics in the backstage of Gli occhi del cuore (The eyes of the heart) as well as in any other environment.



Boris is still considered today one of the most important changing points of Italian seriality, fully entered into the pantheon of the most popular productions of all time, its refrains are now part of mass and social media culture (we remember the just passed “Festa del Grazie” (Feast of Thanks)) and its characters are recognizable.


Like all things loved by a very large slice of people, Boris also follows the same parable we have witnessed dozens of times in the past, a parable that after the “withdrawal from the scene” predicts a wave of nostalgia stemmed by only one thing: the obsessive search for a worthy heir. Only this, like all obsessions, it often leads to disappointed expectations and frustrations, because when the term of comparison is unattainable looking for something that equals it at all costs is, simply, counterproductive. Regardless of the absolute values.

It happened with the various “new Messi”, with the “new Game of Thrones” with the “new Gassman”. Obviously, the process continues with the “new Boris”. This doesn't mean that the plethora of heirs who were given such a label from time to time turned out to be bad in their field of reference but simply that, comparing them with expectations, they became something different over time, in many cases not comparable with the starting model.



One of the problems of marketing related to new cultural products is the fear that the public will not appreciate them or approach them for what they are, so there is a need (by producers, industry, communication offices) to identify them with something else that, instead, the public knows well and has appreciated in the past.


And this is how if in a series written by Vendruscolo and Ciarrapico we find Giorgio Tirabassi, Caterina Guzzanti, Luca Amorosino and Massimo De Lorenzo here we have a new heir even if then, going to look good (but not too much) we realize that no, Liberi tutti (Free everyone) is different from Boris.


Or here we enter the wards of a Roman hospital following Valerio Mastandrea while dealing with Antonio Catania, Paolo Calabresi and, still, Tirabassi, all written by Mattia Torre, and immediately we talk about “Boris between the wards of a hospital”. When in reality La linea verticale (The vertical line), as well as being one of the best successful Italian productions of the last 10 years at least, is very far from the series set between the studios of Cinecittà, for themes and intentions. Let's be clear, attracting the public with references that help to decode something new is a more than legitimate marketing move, but here we want to point out the very slight difference that exists between a disclaimer that says “By the authors of” or “With the cast we've seen in” with selling something by passing it off as something else.

"

Then it happens that the wonderful Linea Verticale (The vertical line) (disclaimer: watch it. It's on RaiPlay) doesn't reach the general public and wins a tenth of the success it would have deserved and that a good product as Liberi tutti (Free everyone), despite its defects, was labeled with a “Well, but Boris was better”.

These are just two examples of the many that could have been done, certainly the most striking ones, a symbol of the fact that the obsessive search for a spiritual sequel is often the most counterproductive thing that can be done, both in economic and artistic terms.

"

Let's put it in our head, we won't have a product like Boris anymore and, thinking about it, that's right.

Its luck is also due to a series of factors that fit together perfectly. The ability to make fun of itself and to speak sarcastically of the same sector it belonged to, the lovable and poisonous protagonists at the same time, the cast's choices are all particular elements that in that precise historical moment represented something unknown to the general public. Now that moment has passed and presenting a series based on the same dynamics would also lose that veil of novelty to which much of Boris' fortune is indebted.



Add to this the fact that over the years Boris has been idealized and many things that fifteen years ago worked perfectly today perhaps, reviewed with a more mature eye, after weaning the series and the cynicism to which we have been submitted, are less effective. Let me be clear, it's absolutely right, there are very few works that remain completely unaltered by the passage of time, even if this cannot in any way affect their contextual value.

The search for novelties, influenced by the past without however tracing it step by step, is the engine that has led many series in recent years not only to have enormous success with the public, but also to be recognized as qualitatively and artistically excellent products (or however to raise the standards we were used to).


And it's also for this reason that a boasted fourth season of Boris is seen with a mixture of hope and terror. The movie was successful why force the hand?


One last note. The three authors I mentioned before have unfortunately become two. Mattia Torre, the third “colleague”, (so he was called by Ciarrapico and Venduscolo in their greeting that appeared on the screen at the end of Liberi tutti (Free everyone)), died on . When I talk about the positive synergies that have led to Boris' enormous intergenerational success, the first and most important is precisely between the three screenwriters. Without them, understood as a group, it's useless to try to reply.

"

Can you imagine the Chicago Bulls winning so much without Michael Jordan? Not me.

Boris 4 | Le news sugli sviluppi della quarta stagione di Boris

Ultimi articoli del blog

Ultime news

Merchandising | Acquista DVD e gadgets su Boris

Boris - La fuori serie italiana Stagione 01 Boris 2 Boris 3 Boris Il Film (DVD) iPhone Tough Case (Smarmella! by Duperdu) Throw Pillow (Boris TV by swear) Comforter (Sto molto bene - Boris (white) by Warcry4) Classic Mug (A cazzo di cane - Boris by Madalpaca92) Laptop Sleeve (È stato... | Boris by ijijojajo) Mask (F4 BASITO | Serie Tv Italiana Boris by ChiaraKali)

WebmasterCookie policyPrivacy policy

© Boris Italia - . Boris Italia è un fansite dedicato alla serie tv italiana Boris. Dal , con gioia e passione.

Top