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News 2021

BORIS: la triste condizione del lavoro in Italia

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Written by Giulia Losi Entertainment

Boris: la triste condizione del lavoro in Italia



Cinico, ironico, spietato, esilarante: Boris è diventato un vero e proprio mito, al punto che alcune espressioni ricorrenti sono diventate oggetto di meme. O intere battute sono entrate a far parte del nostro linguaggio comune. La serie ci ha regalato frasi mitiche come “Cagna maledetta!” o “Ed è coffee break, signori!!” e personaggi indimenticabili. Primo fra tutti il regista René Ferretti, interpretato da Francesco Pannofino, o l'assistente alla regia Arianna, a cui dà il volto la bravissima Caterina Guzzanti. Entrambi entrati di diritto nell'immaginaria “hall of fame” della televisione italiana, insieme agli attori che danno loro il volto.


Insomma, se tendenzialmente le serie tv italiane ottengono poco successo fra i giovani, Boris fa decisamente eccezione, dal momento che è diventato un fenomeno mediatico a tutti gli effetti.


Il segreto del successo di Boris


Non solo lo show ha ottenuto grande successo in prima trasmissione (dal al ), ma lo riscuote ancora, a distanza di anni, al punto che più di una volta si è pensato di rinnovarlo per una quarta stagione.


Il vero segreto del successo di Boris, in realtà, è molto semplice: mostra una realtà che tutti conosciamo molto bene e in cui possiamo immedesimarci. È un processo che inizia attraverso il vero e proprio protagonista, lo stagista Alessandro, interpretato da Alessandro Tiberi. Il ragazzo è un giovane di belle speranze, che coltiva il sogno di diventare regista. Quando riesce a ottenere un lavoro, seppure piccolo, sul set della fiction Gli Occhi del Cuore non sta più nella pelle, perché pensa che si tratti della sua grande possibilità. Ben presto tuttavia si accorgerà che la realtà è ben diversa. Sarà infatti costretto a lavorare praticamente a titolo gratuito, verrà bullizzato, sgridato e, in gergo, “schiavizzato”.


I suoi incarichi di certo non sono di alta responsabilità, spesso si limitano a preparare caffè per la troupe. Ma perché tutto questo fa così ridere i giovani? Perché sono proprio loro che si sentono come Alessandro.


Siamo stati tutti Alessandro lo stagista



Alessandro Tiberi in Boris - via web


Quante volte abbiamo accettato un lavoro malpagato, ai limiti dello sfruttamento, pur di garantirci una minima base economica, o per “fare esperienza”? Quante volte abbiamo provato a fare domanda per lavori che veramente ci attraevano, ma siamo stati respinti perché si cerca sempre gente che abbia già lavorato nel settore? Ma il punto è: se tutti assumono solo persone che abbiano già esperienza, come si fa a ottenerla?


E questo è solo uno dei tanti paradossi del lavoro in Italia che Boris analizza con spietata lucidità. Così come mostra amaramente il netto stacco generazionale che caratterizza gli ambienti di lavoro. Se infatti i giovani sono animati da grandi speranze e hanno ancora l'ingenua convinzione di poter cambiare le cose, i più adulti sono stanchi, svogliati, ormai rassegnati a un sistema stantio che non funziona più ed è tutto meno che giusto.


Tra la disillusione di René e l'efficienza di Arianna


Quest'ultimo aspetto emerge in particolare nel rapporto che c'è fra Arianna e René. Lui è il classico regista frustrato che sognava di fare film d'autore e si ritrova a dirigere una fiction scadente e low budget per casalinghe annoiate. È un personaggio cinico, disilluso, che non tenta neppure di realizzare un prodotto di qualità. Gli basta portare a casa il quantitativo di girato imposto dalla produzione a fine giornata e poco importa come sia stato fatto. Tant'è vero che, quando è particolarmente di fretta, magari perché stanco o distratto, non si fa problemi a etichettare come “ottima” una scena fotografata male e recitata anche peggio.



Francesco Pannofino (René) e Roberta Fiorentini (Itala) in Boris - via web


Arianna, dal canto suo, nonostante le continue frustrazioni, ancora crede nel suo lavoro. La ragazza è fredda e brusca, ma anche lucida ed efficiente. È lei che prende in mano le redini della situazione quando sfugge al controllo e cerca di imporre anche a René la sua grande disciplina. L'uomo, d'altra parte, non le dà retta e va dritto per la sua strada, insistendo a realizzare un prodotto imbarazzante e a darlo in pasto agli avidi telespettatori italiani. E, nonostante a volte il regista si manifesti seccato davanti all'intransigenza di Arianna, la ragazza è l'unica persona di cui si fidi veramente e la sola di cui gli interessa l'opinione. Proprio perché è una donna forte e determinata, animata da un amore per il lavoro e da una forza di volontà che, nel suo caso, è andata perduta da parecchi anni.


La vecchia guardia contro l'entusiasmo dei giovani


Un altro personaggio che invece mostra in modo spietato la frustrazione delle “vecchie” generazioni è il direttore della fotografia Duccio. Amico e collega di lunga data di René, anche lui sognava un lavoro decisamente più gratificante. Un tempo forse aveva talento, ma ormai non se lo ricorda più neppure lui. È un uomo ormai stanco della vita, che odia il suo lavoro, il cui unico interesse è quello di portare i soldi a casa per poter comprare cocaina, di cui fa ampio uso. Il suo solo contributo al set è quello di “aprire” tutte le luci, regalando così a Gli Occhi del Cuore quella fotografia “smarmellata” che è un po' il suo marchio di fabbrica.


Boris e il ritratto ironico del lavoro in Italia: il “sistema” delle raccomandazioni


Che il lavoro in Italia sia poco meritocratico, specialmente nel mondo dello spettacolo, è un po' un segreto di Pulcinella. Tutti lo sanno, ma difficilmente è una cosa che si ammette. Boris tuttavia non si fa alcun problema a parlare del sistema delle raccomandazioni. Ed è così che un'attrice senza alcun talento, e che per giunta crea problemi sul set, viene introdotta ne Gli Occhi del Cuore perché è figlia o moglie di qualche uomo particolarmente potente. Oppure diventa impossibile licenziare un membro incapace della troupe perché è amico del politico di turno.


Boris non solo mette a nudo queste ipocrisie, ma riesce anche a scherzarci su, in un modo totalmente privo di pietismo. Così come non si fa problemi a sottolineare anche la triste condizione degli attori in Italia, spesso costretti ad accettare parti al di sotto del loro talento. “Maestro, come fa a passare dal Macbeth a Gli Occhi del Cuore?” Chiede genuinamente interessato lo stagista Alessandro a un grande attore shakespeariano che si ritrova a interpretare un piccolo ruolo nella fiction in cui lavora. “Fra le due c'è una cosa che si chiama mutuo“. Replica tristemente quest'ultimo, prima di andare sul set.


L'amara familiarità di Boris


Si tratta di una triste realtà, che in Boris viene mostrata in chiave comica e risulta fin troppo familiare a molti. Troppo italiana, come direbbe Stanis La Rochelle (Pietro Sermonti). Non è un caso che la serie sia particolarmente amata da coloro che lavorano nel mondo dello spettacolo: i set delle fiction italiane sono davvero così. Le dinamiche di lavoro vengono sì riprodotte in una chiave comica e demenziale, ma hanno più di un fondo di verità. Al punto che non è infrequente che gli addetti ai lavori, sui set, canticchino fra loro la sigla de Gli Occhi del Cuore.



Roberto Herlitzka, Pietro Sermonti, Carolina Crescentini e Francesco Pannofino in Boris - via web


Di base, dunque, Boris non ha nulla di divertente: lo scenario che viene offerto ai nostri occhi è squallido, privo di speranza. La grandezza di questa serie è che mostra tutto questo in chiave ironica, senza però sminuire gli innegabili problemi del mondo del lavoro. Anzi, lo show dà molto su cui riflettere, ma lo fa senza che questo possa essere una scusa per piangersi addosso. Semplicemente, quando si torna casa dopo una lunga giornata di lavoro in cui si è stati prevaricati e, diciamocelo, anche un po' sfruttati, non è male trovare un modo per riderci sopra, pur senza abbandonare la consapevolezza della nostra condizione e soprattutto senza perdere la voglia di cambiare le cose.

Written by Giulia Losi Entertainment

Boris: the sad condition of the work in Italy



Cynical, ironic, ruthless, hilarious: Boris has become a real myth, to the point that some recurring expressions have become the subject of memes. Or whole lines have joined of our common language. The series gave us mythical phrases as “Damned bitch!” or “And it's coffee break, gentlemen!!” and unforgettable characters. First of all the director René Ferretti, interpreted by Francesco Pannofino, or the first assistant director Arianna, played by the very good Caterina Guzzanti. Both entered by right into the imaginary “hall of fame” of the Italian television, together with the actors who give them their faces.


In short, if Italian TV series tend to get little success among young people, Boris is definitely an exception, since it has become a media phenomenon to all effects.


The secret of the success of Boris


Not only the show had great success in the first broadcast (from to ), but it still collects it, years later, to the point that more than once it was thought to renew it for a fourth season.


The real secret of the success of Boris, in reality, is very simple: it shows a reality that we all know very well and in which we can identify with. It's a process that begins through the real protagonist, the intern Alessandro, interpreted by Alessandro Tiberi. The boy is a young man with high hopes, who dreams of becoming a director. When he manages to get a job, albeit a small one, on the set of the drama Gli Occhi del Cuore (The eyes of the heart) is very excited, because he thinks it's his big chance. However he will soon realize that the reality is quite different. In fact he will be forced to work practically for free, he will be bullied, scolded and, in jargon, “enslaved”.


His assignments certainly aren't of high responsibility, often he just makes coffee for the crew. But why does all this make young people laugh? Because just them feel like Alessandro.


We all have been as Alessandro the intern



Alessandro Tiberi in Boris - via web


How many times have we accepted a poorly paid job, bordering on exploitation, in order to guarantee us a minimum economic basis, or to “make experience”? How many times have we tried to apply for jobs that really attracted us, but we got rejected because are always looking for people who has already worked in the sector? But the point is: if everyone hires only people who already have experience, how do you get it?


And this is just one of the many paradoxes of work in Italy that Boris analyzes with ruthless lucidity. Just as it bitterly shows the clear generational gap that characterizes the workplaces. If in fact young people are animated by great hopes and still have the naive conviction to be able to change the things, the older ones are tired, listless, now resigned to an outdated system that no longer works and is anything but right.


Among the disillusionment of René and the efficiency of Arianna


This last aspect emerges in particular in the relationship that exists between Arianna and René. He's the classic frustrated director who dreamed of making auteur films and finds himself directing a poor and low-budget drama for bored housewives. He's a cynical, disillusioned character who doesn't even tempt to realize a quality product. It's enough for him to take home the amount of footage imposed by the production at the end of the day and it doesn't matter how it has been done. So much so that, when he's particularly in a hurry, maybe because he's tired or distracted, he doesn't mind labeling as “good” a scene with a bad photograph and even worse acted.



Francesco Pannofino (René) and Roberta Fiorentini (Itala) in Boris - via web


Arianna, for hers part, despite the constant frustrations, still believes in hers work. The girl is cold and sharp, but also lucid and efficient. She takes over the reins of the situation when it gets out of control and tries to impose on René hers great discipline. The man, on the other hand, doesn't listen to her and goes straight on his way, insisting on making an embarrassing product and feeding it to greedy Italian viewers. And, despite the fact that the director sometimes appears annoyed at the intransigence of Arianna, the girl is the only person he truly trusts and the only one whose opinion interests him. Just because she is a strong and determined woman, animated by a love for the work and a willpower which, in hers case, has been lost for several years.


The old guard against the enthusiasm of young people


Another character who instead shows ruthlessly the frustration of the “old” generations is the director of photography Duccio. Friend and colleague for many years of René, he too dreamed of a definitely more rewarding job. He might have once had talent, but now he doesn't even remember it anymore. He's a man now tired of life, who hates his job, whose only interest is to bring the money home to be able to buy cocaine, of which he makes extensive use. His only contribution to the set is that of “opening” all the lights, thus giving to Gli Occhi del Cuore (The eyes of the heart) that “opened” light that's a bit his trademark.


Boris and the ironic portrait of work in Italy: the “system” of the recommendations


That the work in Italy is not very meritocratic, especially in the entertainment world, it's a bit a known secret. Everyone knows this, but hardly is something that is said. Boris however it makes no problem to talk of the recommendations' system. And this is how an actress without any talent, and who also creates problems on set, is introduced in Gli Occhi del Cuore (The eyes of the heart) because she is the daughter or wife of some particularly powerful man. Or it becomes impossible to fire an incapable member of the crew because he's a friend of the politician of that moment.


Boris not only shows these hypocrisies, but it also manages to joke about it, in a way totally devoid of pietism. Just as it's not difficult to underline the sad condition of the actors in Italy, often forced to accept roles below their talent. “Master, how do you go from Macbeth to Gli Occhi del Cuore (The eyes of the heart)?” The intern Alessandro genuinely interested asks a great Shakespearean actor who finds himself playing a small role in the drama in which he works. “Between the two ones there is something called a mortgage“. Sadly replicates the latter, before going to the set.


The bitter familiarity of Boris


This is a sad reality, that in Boris is shown in a comic key and is all too familiar to many. Too Italian, as Stanis La Rochelle (Pietro Sermonti) would say. It's no coincidence that the series is particularly loved by those who work in the entertainment world: the sets of Italian dramas are really like that. The work dynamics are reproduced in a comic and demented key, but they have more than a grain of truth. So much that it isn't uncommon for the insiders, on the sets, to sing among themselves the opening theme of Gli Occhi del Cuore (The eyes of the heart).



Roberto Herlitzka, Pietro Sermonti, Carolina Crescentini and Francesco Pannofino in Boris - via web


Basically, therefore, Boris has nothing funny: the scenario that is offered to our eyes is bleak, hopeless. The greatness of this series is that it shows all this in an ironic way, without however diminishing the undeniable problems of the world of work. Rather, the show gives a lot to think about, but it does it without this being an excuse to feel sorry for itself. Simply, when you come home after a long day of work in which you have been bullied and, let's say it, even a little exploited, it's not bad to find a way to laugh at it, without abandoning the awareness of our condition and above all without losing the desire to change the things.

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