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News 2020

“Boris”: the antidrama made in Italy

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#CinemaCourier -

“Boris”: l'antifiction made in Italy

Raffaele Cianni



Boris è una serie televisiva italiana andata in onda dal al per un totale di 3 stagioni televisive, culminate nel con una trasposizione cinematografica intitolata Boris - Il Film.


L'Antifiction made in Italy


Boris rappresenta una peculiarità nella storia della produzione artistica del nostro Paese. La serie, diluita in 42 episodi (dalla durata in media di 25' l'uno) è un'antifiction che conta su un cast corale. Fin dalle prime battute veniamo introiettati in una storia grottesca e surreale, ci troviamo negli studi cinematografici che realizzano la fiction televisiva Gli Occhi del Cuore. Un racconto, pertanto, metanarrativo e metaseriale, in cui assistiamo a una serie tv che deve girare un'altra serie tv.



Nel farlo, Boris abbraccia ampiamente la cultura collettiva di massa e gli stereotopi annessi. Viene immediatamente rimarcata la difficoltà di una produzione televisiva del nostro Paese: i rischi sono tanti e sono ancor di più i compromessi da affrontare per portare a termine il progetto. Attori che si credono divi, addetti ai lavori senza alcuno spicco artistico, assistenti alla regia sfruttati e mal pagati per portare il caffè alla troupe. Boris affronta senza colpo ferire il marcio dell'Italia e lo fa con una fortissima e insistente ironia.


Spesso i cataclismi narrativi potranno sembrare assurdi, ma chiunque abbia almeno passato un solo giorno all'interno di un set potrà ben capire il fascino di questa serie televisiva. Il modo in cui vengono preparate e girate le scene, i rapporti all'interno del set, le costrizioni di una produzione che punta al lucro che vanno a mirare la libertà d'espressione, sono tutti elementi presenti e frequenti nella vita reale e in Boris raggiungono l'apice.



Un cast corale: da Francesco Pannofino a Pietro Sermonti


Vi sarà difficile - se non impossibile - non affezionarvi ai tantissimi personaggi presenti in Boris. Non c'è un vero e proprio protagonista, l'unica costante è la fittizzia serie Gli Occhi del Cuore. Considerabile, in parte, tale, è René Ferretti, interpretato da Francesco Pannofino. Quest'ultimo, famoso più per le sue doti da doppiatore, in Boris trova tempo e spazio per esplicare le sue doti anche attoriali. René è il regista della fittizia fiction, reduce da una vita colma di rimpianti e una moglie a cui deve pagare gli alimenti post divorzio. René è un personaggio fortemente caratterizzato e impossibile da dimenticare una volta vista anche solo una puntata della serie. Spesso René si troverà all'interno di conflitti tra la sua voglia di fare e le imposizioni dall'alto, senza mai però scoraggiare il suo cast, incoraggiato da un'oramai cult “Dai, dai, dai”.


Altri personaggi memorabili che compongono il cast di Boris sono Pietro Sermonti (noto per un'altra fiction, Un Medico in Famiglia e visto più recentemente nella trilogia Smetto Quando Voglio), il cui Stanis La Rochelle rappresenta lo stereotipo dell'attore che si sente divo autonomamente. Inoltre abbiamo due dei fratelli Guzzanti, Caterina (Arianna, l'assistente alla regia, fredda e pragmatica ma che in fondo ha un cuore tenero) e l'eccentrico Corrado (Mariano, interprete del villain segreto de Gli Occhi del Cuore ma inaspettatamente invocato dal Signore).


Non mancano persino le guest star: Massimiliano Bruno nei panni del Martellone, ma anche Giorgio Tirabassi nei panni del regista Glauco e amico di René, infine Margot Sikabonyi (che nel sopra citato Un Medico in Famiglia era la moglie del personaggio Guido, interpretato da Pietro Sermonti) e Marco Giallini.



Il cult: attuale, divertente ma anche significativo


Ci sono molti motivi per cui potremmo definire Boris un cult della televisione italiana. Grazie alla disponibilità di poterlo riapprezzare sulla piattaforma Netflix, è possibile notare come Boris sia attuale ancora oggi. Quelle che sembrano pretesti comici come le raccomandazioni no-sense, le minacce sul set, gli svolti narrativi influenzati dal contesto politico, sono ancora reali e attuali. Boris nella sua comicità funge anche da denuncia a una triste realtà della produzione artistica del nostro Paese. Oltre che ridere, Boris riesce a far riflettere e in alcuni casi persino a far inorridire. Probabilmente è questo l'ingrediente che rende Boris una serie altamente consigliata. Si tratta di una serie che non si tira indietro, affronta determinate tematiche e lo fa con originalità e coraggio.


Non ci sono serie televisive come Boris, non avrebbe senso paragonarla ai successi più recenti della televisione nostrana come Suburra o Gomorra. Nel suo genere, Boris è unico, e probabilmente inimitabile. Una serie che ha sfruttato come si deve la metanarrazione e metaserialità. Se la prima stagione è un accorparsi di vicende spiritose in episodi più che altro autoconclusivi, con la seconda stagione si alza il livello e ci viene offerta anche una trama orizzontale che si propagherà sino al culmine di una terza stagione che vi farà rimanere sotto shock emotivo.

#CinemaCourier -

“Boris”: the antidrama made in Italy

Raffaele Cianni



Boris is an Italian television series aired from to for a total of 3 television seasons, ended in with a cinematographic adaptation entitled Boris - The movie.


The Antidrama made in Italy


Boris represents a peculiarity in the history of the Italian artistic production. The series, consisting of 42 episodes (lasting on average 25 minutes each episode) is an antidrama that relies on a choral cast. From the very beginning we're introjected into a grotesque and surreal story, we're in the cinematographic studios that make the television drama Gli Occhi del Cuore (The eyes of the heart). A story, therefore, metanarrative and metaserial, in which we see a TV series that has to shoot another TV series.



In doing so, Boris embraces widely the collective mass culture and related stereotypes. The difficulty of an Italian television production is immediately noted: the risks are many and there are even more compromises to be faced in order to complete the project. Actors who believe themselves to be stars, insiders without any artistic prominence, assistant directors exploited and poorly paid to bring the coffee to the troupe. Boris faces without hurting a blow the rotten of Italy and does it with a very strong and insistent irony.


Often the narrative cataclysms may seem absurd, but anyone who has spent at least a single day inside a set will understand the charm of this television series. The way in which the scenes are prepared and shot, the relationships within the set, the constraints of a production that aims for profit that go to limit the freedom of expression, are all present and frequent elements in real life and in Boris reach their peak.



A choral cast: from Francesco Pannofino to Pietro Sermonti


It will be difficult - if not impossible - for you not to become attached to the many characters present in Boris. There is no a real protagonist, the only constant is the fictitious series Gli Occhi del Cuore (The eyes of the heart). Considerable, in part, such, is René Ferretti, interpreted by Francesco Pannofino. The latter, famous more for his skills as dubber, in Boris finds time and space to express his skills also acting. René is the director of the fictional drama, fresh from a life full of regrets and a wife to whom he has to pay maintenance after the divorce. René is a strongly characterized and impossible to forget character once you have watched even just one episode of the series. Often René will find himself in conflicts between his desire to do and the impositions from the network, without ever discouraging his cast, encouraged by a now cult “Come on, come on, come on”.


Other memorable characters that compose the cast of Boris are Pietro Sermonti (known for another drama, Un Medico in Famiglia (A Doctor in the Family - Original format: Médico de familia) and most recently seen in the trilogy Smetto Quando Voglio (I Can Quit Whenever I Want), whose Stanis La Rochelle represents the stereotype of the actor who feels himself a star autonomously. Moreover we have two of the brothers Guzzanti, Caterina (Arianna, the first assistant director, cold and pragmatic but who basically has a tender heart) and the eccentric Corrado (Mariano, interpreter of the secret villain of Gli Occhi del Cuore (The eyes of the heart) but unexpectedly invoked by the Lord).


Don't miss even the guest stars: Massimiliano Bruno in the role of Martellone, but also Giorgio Tirabassi in the role of the director Glauco and friend of René, finally Margot Sikabonyi (that in the above mentioned Un Medico in Famiglia (A Doctor in the Family - Original format: Médico de familia) was the wife of Guido, the character played by Pietro Sermonti) and Marco Giallini.



The cult: current, funny but also meaningful


There are many reasons why we could define Boris as a cult of the Italian television. Thanks to the availability of being able to re-appreciate it on the platform Netflix, it's possible to see how Boris is current still today. What appear as comic pretexts such as no-sense recommendations, the threats on the set, the narrative twists influenced by political context, are still real and current. Boris in its comedy also acts as a denunciation to a sad reality of the Italian artistic production. In addition to laughing, Boris manages to make us think and in some cases even horrify. This is probably the ingredient that makes Boris a highly recommended series. It's a series that doesn't hold back, it deals certain issues and it does so with originality and courage.


There are no television series like Boris, it would make no sense to compare it to the most recent successes of Italian television as Suburra or Gomorrah. In its genre, Boris is unique, and probably inimitable. A series that has exploited metanarration and metaseriality properly. If the first season is a merging of witty events in self-conclusive episodes, with the second season the level is raised and we are also offered a horizontal plot that will spread to the culmination of a third season which will leave you in emotional shock.

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