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News 2020

The pros and cons of a fourth season of Boris

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I pro e i contro di una quarta stagione di Boris

di Redazione

Redazione

E se, dopo tante chiacchiere (oltre a una raccolta firme su Change.org), la serie di culto tornasse per davvero? Al di là delle questioni di cuore, abbiamo analizzato le opportunità e i rischi

di Patrizio Ruviglioni


Boris 4 non è più una semplice chimera, forse. Dopo anni di passaparola, pirateria, culto, con l'arrivo della meta-serie su Netflix dello scorso è come se René Ferretti, Stanis, la “cagna maledetta” e tutto Gli occhi del cuore avessero trovato quella legittimazione mainstream che in 10 anni non avevano ancora incontrato. Tradotto: è nata una raccolta firme su Change.org (i più volenterosi possono aderire qui) per chiedere una quarta stagione, sottoscritta anche dal cast stesso, per intero, e al di là dell'effettiva fattibilità del progetto (ancora da verificare), l'argomento non era mai stato tanto chiacchierato quanto ora. La parola agli attori: Duccio (Ninni Bruschetta) ha detto di sentirsi pronto per il ritorno, mentre Biascica (Paolo Calabresi), pur condividendo in pieno la causa, ha smorzato gli entusiasmi del caso bollando l'idea come “improbabile”. Al di là del merito, sono comunque opinioni che descrivono bene una situazione in realtà affatto semplice: dietro allo sviluppo di un Boris 4, al di là delle questioni di cuore, ci sono tanti pro e contro - opportunità e rischi. Vediamo quali.



Pro: provarci ancora


Chi all'epoca della prima messa in onda, nel , ha seguito Boris - e in realtà anche chi ci è arrivato più tardi - non ha potuto non chiedersi da quale varco spazio-temporale fosse fuoriuscito. È un lavoro originalissimo, una meta-serie che, per freschezza, cattiveria ed elementi grotteschi, avrebbe potuto cambiare per sempre il nostro modo di fare tv. Poteva, ma non l'ha fatto (in linea con lo scenario conservatore e conservativo che descrivono i protagonisti), ed è rimasto cult. Ma adesso l'ironia è cambiata: i vecchi modelli macchiettistici (à la Martellone, per intenderci: Zelig, Colorado) hanno perso centralità, mentre la stand-up inizia a raccogliere i primi numeri; inoltre, le serie sono entrate nei nostri consumi abituali, e persino il recente successo raccolto da René e compagni su Netflix è sintomo di una sensibilità di pubblico diversa, per la quale quei personaggi non sono più degli outsider. Insomma: che sia il momento giusto per uscire dal culto e cambiare davvero la comicità italiana? Dieci anni dopo, forse, siamo pronti per Boris.



Contro: il rischio di un'operazione nostalgia


Inutile girarci intorno: gli spettatori chiedono una quarta stagione, perché Boris è un gioiello già così. Negli anni si è consolidato un ecosistema di modi di dire (“smarmellare”, fare “a cazzo de cane”, essere “troppo italiano”), stereotipi (il delegato di rete attento solo agli equilibri politici, il divo da quattro soldi, l'attrice “cagna”) e dinamiche difficile da modificare, se non maneggiandolo con i guanti. Il rischio, in questo senso, è allora quello di accontentare i fan con un'operazione un po' ruffiana: riprendere in blocco il passato e farlo rivivere un'ultima volta, rigorosamente identico a sé stesso perché la gente vuole quello. Si andrebbe sul sicuro con un tributo a ciò che è stato, e sicuramente gran parte degli appassionati si godrebbero un ultimo giro sulla giostra; ma sarebbe una conclusione sottotono rispetto alle precedenti - soprattutto pensando all'escalation di profondità delle altre tre stagioni. Ne varrebbe la pena?



Pro: raccontare un'altra televisione


Oltre a essere cambiata la comicità, però, dall'ultima messa in onda di Boris si è trasformata anche la televisione: a fine le fiction erano ancora una miniera d'oro in cui una svolta non era “nemmeno augurabile”; oggi la tv tradizionale è parzialmente in crisi, senza contatto con il pubblico più giovane e che prova a reinventarsi con tentativi seriali più o meno riusciti (L'amica geniale, da una parte, I medici dall'altra). E ok: le dinamiche del set saranno anche rimaste (purtroppo) le stesse del , ma ora le reti e i registi si trovano a mediare fra necessità diverse, e anche due come Stanis e Corinna - per dire - sicuramente avrebbero un ruolo diverso con i propri ammiratori (potrebbero essere degli influencer? Chissà). Insomma: la grande sfida di Boris 4 sarebbe aggiornarsi al raccontando la “minaccia” di Netflix, i social, la rincorsa delle vecchie produzioni sui ragazzini. E la ricerca della “qualità”: di cui continua a non importarci niente neanche così, no?



Contro: il finale


Semplice semplice: senza spoiler, il finale di Boris 3 è sostanzialmente perfetto per la sua capacità di chiudere cerchi, aprirne - volendo - di nuovi e lanciare messaggi parossistici su un sistema marcio sin dal primo episodio. Ora bisognerebbe trovarne un altro che, al tempo stesso, sposti la trama qualche passo più avanti e non si risolva, di nuovo, come un epilogo aperto, mettendo un punto definitivo alla serie e rimanendo all'altezza di quello della terza stagione. Difficile, altroché.



Pro: una nuova classe politica in parlamento


Il merito più grande di Boris, comunque, resta la capacità di fare autocritica dell'Italia in maniera lucida e spietata. Ergo, amarissima: con i soprusi fra i pezzenti del set, le ingiustizie sistemiche che sfiorano il surreale, le tenerezze e i rapporti umani schiacciati; l'assuefazione da abusi di potere e le continue ingerenze “di palazzo”; sul set, nei vertici della produzione, persino durante la scelta del cast. Perché è una satira, ovviamente, soprattutto politica: ma se nel quello dei dilettanti al potere era solo uno dei tanti temi, oggi c'è una nuova classe politica che ne ha fatto il credo. Le raccomandazioni, le veline, i messaggi da “veicolare”, le carriere miracolate: magari, a cospirare contro il conte, oggi, sarebbe tipo l'Unione Europea. Più difficile capire se Arianna sia rimasta fedele alle proprie scelte elettorali, in effetti.



Contro: l'assenza di Mattia Torre


Ma il vero limite insormontabile, al momento, è comunque l'assenza di Mattia Torre. Lo sceneggiatore, infatti, è scomparso lo lasciando orfani i colleghi Giacomo Ciarrapico e Luca Vendruscolo - e il trio era l'autentico motore delle idee e del gusto per il grottesco del progetto, nato invece da un'idea di Luca Manzi. Come dicevamo, se negli ultimi dieci anni la televisione può non essere cambiata nei difetti, è sicuramente mutato il contesto a cui fa riferimento (e Boris ci ha già mostrato come i due aspetti siano legati reciprocamente): per questo, fra il rischio di ripetersi e quello di aggiornarsi in maniera sterile, Boris 4 si muove su un terreno scivoloso. Ecco: un gruppo di sceneggiatori affiatato sarebbe il punto principale da cui ripartire, ma così è pressoché impossibile ricreare l'alchimia creativa originale; al contrario, affidarsi a qualche new entry rischia di snaturare lo spirito della serie. Perché, senza Mattia Torre, Boris non sarebbe Boris. E, per molti versi, non lo sarebbe mai stato.

The pros and cons of a fourth season of Boris

by Editorial board

Editorial board

And if, after a lot of talks (as well as a collection of signatures on Change.org), the cult series was back for real? Beyond matters of the heart, we have analyzed opportunities and risks

by Patrizio Ruviglioni


Boris 4 is no longer a mere chimera, perhaps. After years of word of mouth, piracy, cult, with the arrival of the meta-series on Netflix of the last is like if René Ferretti, Stanis, the “damned bitch” and all Gli occhi del cuore (The eyes of the heart) had found that legitimation mainstream that in 10 years they had not yet met. In other words: it was born a collection of signatures on Change.org (the most willing ones can join here) to ask for a fourth season, also signed by the cast itself, in full, and beyond the actual feasibility of the project (yet to be verified), the subject had never been so much talked about as it's now. The word to the actors: Duccio (Ninni Bruschetta) said to be ready for the return , while Biascica (Paolo Calabresi), while fully sharing the cause, dampened the enthusiasm of the case by labeling the idea as “unlikely”. Beyond the merit, however, they're opinions that describe a situation that in reality is not simple: behind the development of a Boris 4, beyond matters of the heart, there're so many pros and cons - opportunities and risks. Let's see which ones.



Pro: to try again


Who at the time of the first broadcast, in , has followed Boris - and actually even those who arrived later - could not help wondering from which space-time gap he had escaped. It's a very original work, a meta-series which, for its freshness, malice and grotesque elements, could have changed the way to produce Italian TV forever. It could, but it did not (in line with the conservative and cautious scenario that the protagonists describe), and it has remained a cult. But now the irony has changed: the old caricaturist models (as Martellone-style, to be clear: Zelig, Colorado) have lost their centrality, while the stand-up starts to collect the first results; moreover, the series have entered our habitual consumptions, and even the recent success achieved by René and his companions on Netflix is a symptom of a different public sensitivity, for which those characters are no longer some outsiders. In short: is it the right time to leave the cult and really change Italian comedy? Ten years later, maybe, we're ready for Boris.



Cons: the risk of a nostalgia operation


No need to go around it: viewers are asking for a fourth season, because Boris is a jewel already like this. Over the years it has consolidated an ecosystem of idioms (“open all the light”, to make “things to fucking dog”, to be “too Italian”), stereotypes (the network delegate attentive only to political equilibrium, the poor star, the “bitch” actress) and dynamics difficult to change, if not handling it with gloves. The risk, in this sense, is then to please the fans with an operation a little panderer: take back the past as a whole and revive it one last time, strictly identical to itself because that is what people want. One would be on the safe side with a tribute to what has been, and surely most of the fans would enjoy a last ride on the carousel; but it would be a weak conclusion compared to the previous ones - especially thinking about the escalation of depth of the other three seasons. Would it be worth it?



Pro: to tell another television


In addition to the comedy is changed, however, since the last airing of Boris the television has also changed: at the end of the dramas were still a gold mine where a turning point was not “not even desirable”; today traditional TV is partially in crisis, without contact with the younger audience and that tries to reinvent itself with more or less successful serial attempts (L'amica geniale (My Brilliant Friend), on one side, I medici (Medici) on the other). And ok: the dynamics of the set will also have remained (unfortunately) the same of , but now the networks and the directors find themselves mediating between different needs, and even two as Stanis and Corinna - for example - surely would have a different role with their fans (could they be some influencers? Who knows). In short: the great challenge of Boris 4 would be to update to telling the “threat” of Netflix, the social networks, the run-up of old productions on kids. And the search for the “quality”: which we still don't care about even so, no?



Cons: the end


Very easy: without spoiler, the end of Boris 3 is basically perfect for its ability to close circles, to open - if we want - new ones and to launch paroxysmal messages about a rotten system since the first episode. Now we should find another one that, at the same time, moves the plot a few steps further and it doesn't end it, again, as an open epilogue, putting a definitive point to the series and staying up to the one of the third season. Difficult, indeed.



Pro: a new political class in Parliament


The greatest merit of Boris, however, remains the ability to self-criticize Italy in a clear and ruthless way. Then, very bitter: with the abuses among the workers of the set, the systemic injustices that border on the surreal, the tendernesses and crushed human relationships; the addiction to abuse of powers and the constant “politics” interferences; on the set, on the delegates of production, even during the choice of the cast. Because it's a satire, of course, mainly political: but if in the one of the amateurs in power was just one of the many themes, today there is a new political class that embodies it. The recommendations, the starlets, the messages to “convey”, the miraculous careers: perhaps, to conspire against the count, today, would be for example the European Union. More difficult to understand if Arianna has remained faithful to her electoral choices, indeed.



Cons: the absence of Mattia Torre


But the real insurmountable limit, at the moment, is still the absence of Mattia Torre. The screenwriter, indeed, died on leaving orphans the colleagues Giacomo Ciarrapico and Luca Vendruscolo - and the trio was the real engine of ideas and the taste for the grotesque of the project, borns instead from an idea of Luca Manzi. As we said, if in the last ten years television may not have changed its defects, the context to which it refers has certainly changed (and Boris has already shown us how the two aspects are linked mutually): for this reason, between the risk of repeating itself and the one of updating in a vain way, Boris 4 moves on a slippery ground. Here: a close-knit group of screenwriters would be the main point from which to start again, but so it's almost impossible to recreate the original creative alchemy; on the contrary, rely on some new entry risks distorting the spirit of the series. Because, without Mattia Torre, Boris would not be Boris. And, for many reasons, it never would have been.

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