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News 2020

On Netflix there is a fish named Boris

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Scritto da Vito Miraglia

Su Netflix c'è un pesce di nome Boris


Da qualche settimana le tre stagioni di Boris sono disponibili su Netflix. La piattaforma di streaming ha annunciato la sua uscita lo scorso , una data non irrilevante se si pensa che, oltre a parlare di televisione, la serie affronta temi come il lavoro e l'occupazione giovanile. Boris debuttò su Fox nel , in un momento storico in cui il precariato dominava la narrazione del lavoro in Italia, una narrazione che culmina proprio con le celebrazioni della festa di primavera. La serie di Vendruscolo-Ciarrapico-Torre, uno strano prodotto meta-televisivo che raccontava il dietro le quinte di una fiction tv, apriva una piccola finestra su quel mondo di stagisti, tirocinanti e lavoratori temporanei. Il , all'indomani dell'uscita del meno riuscito Boris-Il film, avvenne la saldatura tra l'oggetto rappresentato dalla serie e parte del suo pubblico. Alla manifestazione di Roma contro il precariato - annunciata qualche giorno prima con un blitz alla conferenza stampa di presentazione della pellicola - si unirono infatti diversi attori del cast di Boris.



Uno scontro generazionale


Da alcuni anni il cinema italiano aveva cominciato a raccontare le difficoltà di un'intera generazione nel mondo del lavoro. Qualche titolo: Volevo solo dormirle addosso , Tutta la vita davanti , Generazione mille euro . Un filone che avrebbe toccato il culmine più avanti, nel , con l'uscita del primo capitolo della trilogia di Smetto quando voglio. Negli anni la fisionomia del mercato del lavoro era stata avviata al cambiamento dall'introduzione degli strumenti di flessibilità. Qualche anno più tardi cominciava a farsi sempre più netta la frattura tra le vecchie generazioni, tutelate dalle conquiste sindacali risalenti agli anni , e le nuove generazioni che faticavano a trovare un impiego stabile o almeno adeguato al loro livello d'istruzione e alle prese con contratti atipici. La vera emergenza - era il mantra di partiti, rappresentanti delle istituzioni e dei sindacati - era la disoccupazione giovanile.


Il cinema ha raccontato queste novità. Parole come precari e precariato, lavoro interinale, stage e 'fuga dei cervelli' sono entrate nel vocabolario degli sceneggiatori. I protagonisti delle loro storie sono diventati i laureati in cerca di prima occupazione che finiscono a lavorare nei call center, i talenti della ricerca costretti a emigrare all'estero, i tagliatori di teste che studiano da manager per licenziare i dipendenti, i non occupati pronti a tutto.


Nella storia del cinema italiano la funzione di documentare quasi in presa diretta i mutamenti della società è stata appannaggio della commedia di costume. Nel irruppe al cinema uno dei personaggi simbolo del racconto del mondo del lavoro in Italia, il ragionier Ugo Fantozzi. Il paradigma dell'impiegato col posto fisso che trent'anni dopo rappresenterà il fronte contrapposto a quello dei precari: di là i tutelati, di qua stagisti, interinali e co.co.co. La figura dimessa di Paolo Villaggio è il prototipo del lavoratore medio, del travet dell'apparato parastatale. Il nome dell'azienda dove lavora - la Italpetrolcemetermotessilfarmometalchimica - esemplifica la selva di imprese pubbliche riconducibili alle Partecipazioni statali primorepubblicane, serbatoio di posti sicuri.



Nella saga di Fantozzi viene descritto tutto il microcosmo del lavoro impiegatizio, i suoi riti - dalla timbratura del cartellino al pranzo in mensa al dopolavoro - il suo carattere routinario, ma anche i suoi malcostumi, le prevaricazioni e le vessazioni perpetrate da colleghi e superiori, l'assenteismo e il lassismo dietro la scrivania. A pochi è riuscita l'operazione di Paolo Villaggio che ha dato vita a un personaggio universale, in cui moltissimi lavoratori potevano riconoscersi. Fantozzi è il simbolo del salariato che ha raggiunto la sicurezza economica, perfettamente integrato nella società dei consumi e in possesso di tutti gli status symbol che marcano la sua posizione: è proprietario di un'automobile e di una casa e può permettersi vacanze estive e settimane bianche, oltre a godere di tutte le protezioni di un generoso welfare state.


Dal posto fisso al posto che non c'è


La comicità grottesca di Villaggio e il suo vivido realismo li ritroviamo non al cinema ma in tv trent'anni dopo, in Boris appunto, che è riuscita a inquadrare con lo stesso acume il mondo del lavoro e i suoi nuovi protagonisti. Uno dei personaggi della serie è Alessandro, un ragazzo che riesce a entrare come stagista nel cast tecnico degli Occhi del cuore 2, la fiction immaginaria di Boris. Il punto di vista iniziale della narrazione è proprio il suo: lo spettatore fa la conoscenza degli altri personaggi ed entra nell'universo di Boris attraverso i suoi occhi. Al centro della storia c'è dunque un precario, anzi il più precario dei precari. E nella troupe troverà un altro stagista, assistente del direttore della fotografia, che il capo elettricista si diverte a chiamare 'schiavo'.


Sono loro i nuovi Fantozzi, in rappresentanza di stagisti e tirocinanti del settore pubblico e privato e dei nuovi lavoratori atipici: come allora anche adesso è facile identificarsi nei personaggi e riconoscere come familiari quelle dinamiche di cui si ride. Alessandro, come tanti lavoratori della sua età, è privo di quelle protezioni di cui gode chi sta al di là del guado nel mercato del lavoro. Si troverà, ad esempio, ad affrontare il problema dell'alloggio e quando riuscirà a strappare uno pseudo contratto alla produzione sarà obbligato dal direttore a firmare in bianco la lettera delle sue dimissioni.



E oggi, tredici anni dopo il debutto, svariati passaggi televisivi tra satellite e canali generalisti, passaparola e visioni pirata, a chi parla Boris? Il suo pubblico storico ha continuato a venerarlo tra citazioni, meme e clip sui social. La sua presenza su Netflix farà espandere questo pubblico o alimenterà solo il culto della sua calorosa fanbase? La velleitaria richiesta di una quarta stagione con una petizione su Change.org potrebbe inclinare il piano verso la seconda risposta. Ma il precariato, che esiste ancora pur non essendo più una novità e che ha cambiato volto reclutando nuove figure professionali, potrebbe continuare a fornire nuovi spettatori alla serie.

Written by Vito Miraglia

On Netflix there is a fish named Boris


Since a few weeks the three seasons of Boris are available on Netflix. The streaming platform announced its release on , a not insignificant date if you consider that, in addition to talking about television, the series deals with issues such as work and youth employment. Boris debuted on Fox in , in a historical moment in which precariousness dominated the narrative of work in Italy, a story that culminates precisely with the celebrations of the spring festival. The series written by Vendruscolo-Ciarrapico-Torre, a strange meta-television product that told the behind the scenes of a TV drama, opened a small window into that world of interns, trainees and temporary workers. On , after the release of the less successful Boris-The movie, happened the connection between the object represented by the series and part of its audience. At the demonstration in Rome against the precariousness - announced a few days earlier with a blitz at the press conference for the presentation of the movie - indeed several actors from the cast of Boris enjoyed it.



A generational clash


For some years Italian cinema had begun to tell the difficulties of an entire generation in the world of work. Some title: Volevo solo dormirle addosso (To Sleep Next To Her) , Tutta la vita davanti (Your Whole Life Ahead of You) , Generazione mille euro (Generation 1000 Euros) . A trend that would reach its climax later, in , with the release of the first chapter of the trilogy of Smetto quando voglio (I Can Quit Whenever I Want). In the the appearance of the work's market had been initiated to change by the introduction of the flexibility instruments. A few years later the gap between the older generations began to clear up, protected by trade unions achievements dating back to the , and the new generations who were struggling to find a stable employment or at least appropriate to their level of education and struggling with atypical contracts. The real emergency - was the mantra of parties, representatives of institutions and trade unions - was the youth unemployment.


The cinema has told these news. Words as precarious and precariousness, temporary work, internships and 'Brain drain' entered the scriptwriters' vocabulary. The protagonists of their stories have become the graduates looking for their first job who end up working in call centers, research talents forced to emigrate abroad, the head-cutters who study as managers to fire employees, the unoccupied ready for anything.


In the history of Italian cinema the function of documenting the changes in society almost directly has been the prerogative of the comedy of manners. In arrived into the cinema one of the symbolic characters of the tale of the world of work in Italy, the accountant Ugo Fantozzi. The paradigm of the employee with a permanent job that thirty years later will represent the opposite front to the one of the temporary workers: beyond the protected ones, here interns, temporary workers and co.co.co (Coordinated and continuous collaboration contract). The resigned figure of Paolo Villaggio is the prototype of the average worker, of the clerical worker of the parastatal apparatus. The name of the company where he works - the Italpetrolcemetermotessilfarmometalchimica (Mega company) - exemplifies the jungle of public companies attributable to the early republican state holdings, reservoir of safe places.



In the saga of Fantozzi is described the whole microcosm of clerical work, its practices - from the stamping of the time card to the lunch in the canteen to the after-work - its routine character, but also its malpractices, abuses of power and harassments perpetrated by colleagues and supervisors, the absenteeism and the laxity behind the desk. A few succeeded the operation of Paolo Villaggio which gave birth to a universal character, in which many workers could recognize themselves. Fantozzi is the symbol of the wage earner who has achieved the economic security, perfectly integrated into the consumptions society and in possession of all the status symbols that mark its position: he owns a car and a house and can afford summer holidays and white weeks, as well as enjoying all the protections of a generous welfare state.


From a permanent job to a job that isn't there


The grotesque comedy of Villaggio and his vivid realism we find them again not in the cinema but on TV thirty years later, in Boris precisely, who managed to frame the world of work and its new protagonists with the same insight. One of the characters of the series is Alessandro, a guy who gets a job as intern in the technical cast of Occhi del cuore 2 (The eyes of the heart 2), the fictional drama of Boris. The initial point of view of the narration is just his own: the viewer gets to know the other characters and enters the universe of Boris through his eyes. At the center of the story there is therefore a precarious, indeed the most precarious of the precarious ones. And in the troupe he will find another intern, assistant to the director of photography, who the chief electrician likes to call 'slave'.


They're the new Fantozzi, representing interns and trainees from the public and private sectors and new atypical workers: as in the past even now it's easy to identify with the characters and recognize as familiar the dynamics we laugh at. Alessandro, as many workers of his age, lacks the protections enjoyed by those across the board in the work's market. For example, he will face the problem of housing and when he manages to get a pseudo contract from the production he will be forced by the director of production to sign the blank letter of his resignation.



And today, thirteen years after the debut, several television passages between satellite and generalist channels, word of mouths and pirate visions, who is Boris talking to? Its historical audience continued to worship it through quotes, memes and clips on social media. Its presence on Netflix will it expand this audience or will it just fuel the cult of its warm fanbase? The unrealistic request for a fourth season with a petition on Change.org could tilt the plan towards the second response. But the precariousness, which still exists although it's no longer a novelty and which has changed its face by recruiting new professionals, could continue to provide new audiences to the series.

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