Questo sito web aderisce al Regolamento UE /679, comunemente denominato GDPR. Utilizziamo cookies propri e di terze parti per personalizzare contenuti ed annunci, per fornire funzionalità dei social media e per analizzare il nostro traffico. Per maggiori informazioni, leggi la cookie policy e privacy policy.

News 2020

(Ri)guardare “Boris” è sempre una buona idea

| NPCMagazine.it

NPCMagazine.it - Articolo - (Ri)guardare “Boris” è sempre una buona idea - Pagina 01 NPCMagazine.it - Articolo - (Ri)guardare “Boris” è sempre una buona idea - Pagina 02 NPCMagazine.it - Articolo - (Ri)guardare “Boris” è sempre una buona idea - Pagina 03 NPCMagazine.it - Articolo - (Ri)guardare “Boris” è sempre una buona idea - Pagina 04

Icona plus Mostra tutti gli screenshots [24]

Bandiera dell'Italia Bandiera del Regno Unito Mostra/nascondi la trascrizione e la traduzione.

(Ri)guardare «Boris» è sempre una buona idea

🕘 👨 Alberto Paolo Palumbo 💬 0 📂 Evidenza, Serialità Ossessiva


Recentemente, la piattaforma streaming Netflix ha messo a disposizione una delle serie televisive più amate dagli spettatori italiani. Una di quelle serie come mai sono state fatte prima d'ora. Stiamo parlando di Boris - La fuori serie italiana, serie tv in onda dal al , con soggetto di Luca Manzi e Carlo Mazzotta. La sceneggiatura è di Mattia Torre, Giacomo Ciarrapico e Luca Vendruscolo, mentre sigla di apertura è realizzata da Elio e le Storie Tese.


Boris, composta da tre stagioni e da cui nel è stata tratta una trasposizione cinematografica, deve il suo successo al fatto di esser riuscita a rappresentare attraverso la metafinzione non solo come funziona il mondo della televisione italiana, ma anche i problemi e i difetti della nostra società «troppo italiana». Una serie tv che inizialmente su Fox guardava un gruppo ristretto di spettatori, ma che poi ha ottenuto il meritato successo grazie al passaparola delle persone, e paradossalmente anche alla pirateria.



La trama, per chi (non) ha visto «Boris»

La serie tv Boris, il cui titolo si rifà al nome del pesciolino rosso di René Ferretti (Francesco Pannofino), un regista che sembra aver abbandonato la sua ambizione a fare film d'autore girando serie di infimo livello, tra cui Libeccio e Caprera, inizia con Alessandro (Alessandro Tiberi) e il suo tentativo di coronare il sogno di far parte della produzione di una serie televisiva, facendo da stagista sul set della serie Gli occhi del cuore 2. Il nostro protagonista si renderà presto conto che il mondo televisivo non è quello che si è sempre immaginato, anzi, è popolato da una galleria di personaggi tragicomici, molto stereotipati e rappresentanti con caustica ironia, che tanto ci fanno capire della nostra società.


Leggi anche:

After Life: una sana seconda stagione



Tra questi vi sono: Stanis La Rochelle (Pietro Sermonti), il tipico attore primadonna, egocentrico e mediocre, il cui nome richiama ironicamente il famoso metodo Stanislavskij; Corinna Negri (Carolina Crescentini), la «cagna maledetta», attrice senza talento che si ritrova a recitare grazie alla sua relazione con il capo della rete, il Dottor Cane; Duccio Patanè (Ninni Bruschetta) direttore della fotografia scansafatiche e cocainomane che fa una fotografia casereccia, poiché se la foto è più bella di quella della pubblicità, la gente cambierebbe canale; Augusto Biascica (Paolo Calabresi), capo elettricista rozzo e scontroso, tifoso della Roma e pronto a bullizzare gli stagisti come Lorenzo (Carlo De Ruggieri); Itala (Roberta Fiorentini), segretaria d'edizione alcolizzata che riesce a tenere il suo posto grazie alle sue influenti amicizie, tra cui l'amministratore delegato Romanelli; Arianna Dell'Arti (Caterina Guzzanti) e Alfredo (Luca Amorosino), rispettivamente assistente alla regia e aiuto regista (quest'ultimo anche spacciatore di Duccio).



Da ricordare anche i membri della produzione della serie, tra cui: Sergio Vannucci (Alberto Di Stasio), il direttore di produzione della Magnesia, che pur di risparmiare sul budget agisce con modi loschi ai limiti della legalità; Diego Lopez (Antonio Catania), il delegato di rete sempre attento alle esigenze dei piani alti e alle tendenze del momento; e i tre sceneggiatori fannulloni (Valerio Aprea, Massimo De Lorenzo e Andrea Sartoretti), che spesso scrivono le sceneggiature copiando le idee di altre serie televisive.


Leggi anche:

Skam Italia, il mondo senza adulti della generazione Z



Da non dimenticare, inoltre, la presenza di attori del grande e piccolo schermo che hanno partecipato con ruoli minori alla serie tv Boris: Corrado Guzzanti nel ruolo sia dell'instabile Mariano Giusti, interprete del personaggio del conte, che del suo manager Padre Gabrielli; Massimiliano Bruno nel ruolo della linea comica della fiction Nando Martellone, famoso per i suoi tormentoni «bucio de culo» ed «e 'sti cazzi»; Giorgio Tirabassi nel ruolo dell'irriverente e cinico Glauco Benetti, direttore della fotografia e amico di René che si improvvisa anche regista; e infine Paolo Sorrentino nel ruolo di sé stesso, a cui nella terza stagione viene attribuito Gomorra di Matteo Garrone da Sergio e Alfredo (Sergio si complimenterà con Sorrentino per il film “Camorra”), e che Itala scambia per Alan Sorrenti sotto effetto dell'alcol.


Tra citazioni e parodie



A distanza di tredici anni dalla prima stagione, che cosa ha sancito il successo della serie tv Boris? In primo luogo il suo carattere di metafinzione. Questa serie, infatti, si svolge su un set televisivo (l'ambientazione è nei teatri di prosa di Roma, tra via Anagnina e via Appia Nuova, a pochi chilometri di distanza dall'aeroporto di Ciampino) e gli spettatori assistono al processo di realizzazione (un po' bislacco) delle varie puntate della serie Gli occhi del cuore 2, dove le scene sono girate tutte «a cazzo di cane», con una pessima fotografia che fa uso di una forte luce («smarmellata», come dice Duccio a Biascica) e una pessima recitazione da parte degli attori.


Leggi anche:

Russian Doll, la serie Netflix che non può morire


In Boris sono tanti i riferimenti alla cultura cinematografica e televisiva italiana e non, usati per fare ironia e autoironia, che spesso portano a riflettere su come da un lato la tv italiana non sempre sia originale, e dall'altro sulla mediocrità dei suoi attori. Lo stesso Occhi del cuore e Medical Dimension sono un riferimento volto in chiave ironica ai medical drama. Tipologia di serie tv ambientate in ospedale che tanto va di moda nel nostro paese e che punta molto sul sentimentalismo e sulla drammaticità. La cosa molto irriverente è che a interpretare entrambe le serie fittizie sia Stanis La Rochelle, interpretato da Pietro Sermonti, che gli spettatori italiani hanno conosciuto nel ruolo di Guido Zanin in Un medico in famiglia.



In questo senso sono interessanti anche i personaggi di: Mariano Giusti, che in preda a una ritrovata fede cristiana vuole interpretare Padre Frediani, facendo una parodia a Don Matteo; Karin (Karin Proia), il cui accento romanesco e il suo atteggiamento sexy ricorda molto attrici come Sabrina Ferilli; e Nando Martellone, che fa il verso alla comicità tipica di Colorado Cafè e del duo Boldi e De Sica, una comicità molto ordinaria che fa spesso uso di volgarità.



La metafinzione in Boris fa uso anche di citazioni tratte da serie tv e film internazionali: si pensi al primo episodio della seconda stagione La mia Africa, che richiama l'omonimo film di Sidney Pollack, nella cui prima parte c'è anche un riferimento alla serie tv Lost, con il primo piano su Alessandro svenuto dopo aver preso la scossa. Da ricordare anche l'episodio Il cielo sopra Stanis, che richiama Il cielo sopra Berlino di Wim Wenders, episodio in cui Stanis millanta di conoscere il regista tedesco e che più volte prova a contattare per farlo venire sul set ad assistere alla sua prestazione, e Usa la forza Ferretti, il cui titolo fa riferimento alla saga di Guerre stellari, girato secondo la tecnica dello split screen usata da un'altra famosa serie tv, ovvero 24.


Leggi anche:

Giuseppe Tornatore: per sognare un Nuovo Cinema Paradiso


Questi riferimenti al cinema e alla tv italiana e internazionale ci mostrano come in realtà un'altra tv, come dirà René alla fine della terza stagione, non sia possibile, per il semplice fatto che il pubblico è abituato a un certo tipo di prodotto, che il più delle volte risulta non essere originale ed essere, dunque, uguale a sé stesso, cadendo spesso nel banale.



Ciò è dimostrato, ad esempio, da come i tre sceneggiatori copino tutte le sceneggiature da film e telefilm già esistenti, come la puntata di Medical Dimension dedicata alla “festa del Grazie”, simile alla Festa del Ringraziamento americano dove al posto del tacchino ci sono le quaglie, oppure la scena finale della terza stagione con «la locura», scena musicata per l'introduzione di Occhi del cuore 3 con musica tratta da Tre Parole di Valeria Rossi, dove Stanis, Karin e Cristina (Eugenia Costantini) cantano e ballano. Una scena molto simile a quelle del telefilm della Rai Tutti pazzi per amore con protagonista Emilio Solfrizzi e Stefania Rocca, poiché secondo uno degli sceneggiatori (quello interpretato da Valerio Aprea), bisogna rappresentare «un mondo di musichette, mentre fuori c'è la morte».


La tv parodiata dalla serie è anche una tv che segue le tendenze del momento e della politica rinunciando alla qualità. Su pressione del delegato di rete Diego Lopez, infatti, René si ritrova sempre a dover apportare modifiche alle scene per far sì che Lopez faccia contenti i piani alti, come la scena dell'aborto, in cui Giulia, interpretata da Corinna, deve convincere una donna (Luisa Ranieri nella serie tv) a non abortire.



Un altro episodio irriverente in questo senso è quella della seconda stagione dal titolo Il sordomuto, il senatore e gli equilibri del paese, in cui Lopez, conscio del fatto che alle elezioni la Lega ha ottenuto un ottimo risultato, vuole da René che l'assassino del conte sia un magistrato («un argomento strettamente bipartisan», dirà Lopez) e che il sordomuto finito in carcere e accusato dell'assassinio non venga da Bergamo, bensì da Reggio Calabria.


Il racconto grottesco di un'Italia da fiction



Con quest'ultimo spunto, il motivo per cui la serie tv Boris viene definita “fuori serie italiana” è anche per il suo carattere politicamente scorretto, dove i personaggi non esitano a pensare secondo stereotipi e preconcetti tipici della nostra società, facendoci riflettere sulla nostra mediocrità attraverso una comicità tipicamente romanesca e canzonatoria.


Il politicamente scorretto si basa da un lato sulla percezione che noi abbiamo degli altri, e dall'altro ci mostra anche le meccaniche del mondo del lavoro nel nostro paese. Una serie, dunque, totalmente fuori dagli schemi, senza peli sulla lingua e pronta a criticare i difetti della nostra società.

Leggi anche:

Figli: Mattia Torre ci ha liberato dalla famiglia Mulino Bianco


Nel primo caso, si pensi, ad esempio: al terzo episodio della prima stagione, Lo scalatore delle Ande, in particolare al drogatello Pedro Benitez, interpretato da quello che Arianna dice essere il solito peruviano che le appioppano le agenzie di casting; a René, che nella seconda stagione dice a Karin che per il ruolo del commissario Gusberti non voleva prendere il solito calabrese con i baffi. Da non dimenticare anche i famosi “rumeni” responsabili secondo Sergio della spedizione punitiva contro il troppo zelante Lorenzo, e Tyron, il fidanzato afroamericano di Arianna nella terza stagione, che Diego Lopez e René Ferretti credono sia «il vucumprà della scena diciotto» di Medical Dimension.



Battute e scene, queste, che in maniera grottesca ci portano a riflettere su quanto sia gretto e stereotipato il nostro modo di ragionare e di percepire gli altri.


Nel secondo caso, invece, il politicamente scorretto ci mostra la precarietà del mondo del lavoro nel nostro paese, ma anche come per sopravvivere sia importante avere conoscenze influenti.


Questo aspetto riguarda in primo luogo Alessandro, il quale si ritrova a fare di tutto fuorché lavorare veramente per la tv, trattato come un vero e proprio schiavo e alle volte senza essere pagato, come dimostrato nella prima e seconda stagione, quando Sergio gli fa firmare degli assegni che mai riceverà oppure quando prende la scossa sul set e Sergio non vuole chiamare l'ambulanza perché non è coperto dall'assicurazione. Nella terza stagione, invece, il giovane stagista proverà tramite un contatto di René a lavorare come sceneggiatore, ma l'unica proposta di lavoro che otterrà è quella di fare il buttadentro in un ristorante a Latina.



Non solo precarietà, ma anche raccomandazioni. Tutti i membri del set di Boris continuano a lavorare non per il loro talento, bensì perché hanno una protezione politica. Si pensi a Itala e l'amministratore delegato Romanelli, oppure a Lorenzo, che grazie allo zio senatore comincerà a lavorare alla fotografia assieme a Duccio nella terza stagione, a Corinna e alla sua relazione con il Dottor Cane, oppure a Cristina e suo padre, l'imprenditore Avola Burkstaler, per via del quale la giovane attrice viene soprannominata «a fija de Mazinga».


Leggi anche:

Innamorati di Woody Allen: guida alla filmografia


Le raccomandazioni, però, toccano anche chi come Fabian Hassler (Angelica Leo) ha talento. Nella terza stagione, a seguito del litigio con Diego Lopez, per proteggere la giovane Itala confessa a tutti che Fabiana è la figlia di René, al punto che Lopez la perdonerà al grido «viva l'Italia». Come per dire che non importa il talento: basta essere inseriti con le giuste conoscenze.


Perché abbiamo visto «Boris» (e ce ne siamo innamorati)



Perché, dunque, guardare Boris-la fuori serie italiana? Perché una serie tv come questa non ne fanno più. Non faranno più delle serie tv che usando la metafinzione, attingendo alla cultura cinematografica italiana e non e attraverso un'irriverente ironia ci portano a ragionare sulla mediocrità della nostra televisione e sui nostri difetti.


Boris è una serie tv molto attuale, anche a distanza di anni, che non smetterà mai di dirci che a noi «la qualità c'ha rotto er cazzo», che un'altra televisione non è possibile, poiché siamo sempre alla ricerca di un prodotto poco originale per il puro gusto di essere intrattenuti.


Allo stesso tempo, un'altra Italia non è possibile: come Alessandro, siamo destinati a lavorare in una società precaria, dove solo le raccomandazioni contano e non c'è bisogno di un contratto, ma di passione, ovvero continuare a sperare di fare il lavoro dei sogni senza mai riuscirci veramente.


3 episodi che ci portiamo negli “occhi del cuore”



Per un primo approccio alla serie tv Boris, vi suggeriamo tre episodi, uno per stagione, che più rappresentano la serie sceneggiata da Torre, Vendruscolo e Ciarrapico:


Prima stagione, episodio 2: L'anello del conte. Questo episodio ci mostra da un lato la precarietà del mondo del lavoro, in cui, parafrasando Sergio, i lavoratori sono costretti a lavorare senza contratto, bensì con passione, come Alessandro, costretto ad accettare condizioni da schiavo per poter lavorare, e dall'altro la mediocrità di tanti attori della televisione italiana, dove non conta il talento, bensì la bella presenza, al punto che attori come Orlando Serpentieri (Roberto Herlitzka) sono costretti a recitare in maniera banale per non far sfigurare le primedonne del set Stanis e Corinna;



Seconda stagione, episodio 1: La mia Africa (prima parte). Episodio irriverente non solo per la scena finale, dove René si arrabbia da morire contro Alessandro, che irrompe sulla scena per sbaglio, ma anche per il suo carattere politicamente scorretto, in particolare verso le comparse di origine africana. Da ricordare: Alfredo che scambia l'attore di colore per un musulmano parlandogli dell', oppure la tigre Bamba, poiché, sebbene René ricordi a Sergio che in Africa non ci sono le tigri, quest'ultimo sa che se stacchi la telecamera sulla tigre ritorni direttamente in Africa;



>Terza stagione, episodio 8: Buona festa del Grazie. Se si vuole capire come funziona la televisione italiana, questo episodio è quello che fa per voi. La festa del Grazie, infatti, altro non è che una trasposizione (oppure plagio) che i tre sceneggiatori cialtroni hanno fatto della Festa del Ringraziamento americana, sostituendo semplicemente il tacchino con le quaglie. Gli spettatori, dunque, comprenderanno da questo episodio come la televisione italiana attinga sempre da altre realtà televisive, soprattutto americane, per realizzare contenuti che il più delle volte non risultano originali.

(Re) watching “Boris” is always a good idea

🕘 👨 Alberto Paolo Palumbo 💬 0 📂 Highlight, Obsessive Seriality


Recently, the streaming platform Netflix has made available one of the most loved television series by Italian viewers. One of those series like never have been done before now. We're talking about Boris - The Italian off series, tv series aired from to , with the subject written by Luca Manzi and Carlo Mazzotta. The screenplay was written by Mattia Torre, Giacomo Ciarrapico and Luca Vendruscolo, while the opening theme is made by Elio e le Storie Tese.


Boris, composed of three seasons and from which in has been made a cinematographic adaptation, owes its success to the fact that it has managed to represent through metafiction not only how it works the world of the Italian television, but also the problems and defects of Italian society «too Italian». A TV series that at the beginning was watched by a small group of viewers on Fox, but which then got the deserved success thanks to the word of mouth of people, and paradoxically also to the piracy.



The plot, for those who (not) have watched «Boris»

The TV series Boris, whose title refers to the name of the goldfish of René Ferretti (Francesco Pannofino), a director who seems to have abandoned his ambition to make auteur films by shooting series of poor quality, including Libeccio and Caprera, starts with Alessandro (Alessandro Tiberi) and his attempt to fulfill the dream of being part of the production of a television series, being an intern on the set of the series Gli occhi del cuore 2 (The eyes of the heart 2). Our protagonist will soon realize that the television world is not what he has always imagined, indeed, is populated by a gallery of tragicomic characters, very stereotyped and represented with caustic irony, that make us understand so much of Italian society.


Read also:

After Life: a healthy second season



These include: Stanis La Rochelle (Pietro Sermonti), the typical prima donna actor, egocentric and mediocre, whose name ironically recalls the famous Stanislavskij methode; Corinna Negri (Carolina Crescentini), the «damned bitch», untalented actress who finds herself acting thanks to her relationship with the head of the network, President Cane; Duccio Patanè (Ninni Bruschetta) slacker director of photography and cocaine addict who makes a homemade photograph, because if photograph is more beautiful than the advertising's one, people would change the channel; Augusto Biascica (Paolo Calabresi), rude and grumpy chief electrician, A.S. Roma supporter and ready to bully interns as Lorenzo (Carlo De Ruggieri); Itala (Roberta Fiorentini), alcoholic edition secretary who manages to keep her job thanks to her influential friendships, including the CEO Romanelli; Arianna Dell'Arti (Caterina Guzzanti) and Alfredo (Luca Amorosino), respectively first assistant director and assistant director (the latter also Duccio's drug dealer).



Also worth mentioning are the members of the production of the series, including: Sergio Vannucci (Alberto Di Stasio), the production manager of Magnesia, who in order to save on the budget acts in shady ways at the limits of legality; Diego Lopez (Antonio Catania), the network delegate always attentive to the needs of the Network and current trends; and the three lazy screenwriters (Valerio Aprea, Massimo De Lorenzo and Andrea Sartoretti), who often write scripts by copying the ideas of other television series.


Read also:

Skam Italia, the world without adults of generation Z



Also not to be forgotten is the presence of actors from the big and small screen who have participated with minor roles in the TV series Boris: Corrado Guzzanti both in the role of the unstable Mariano Giusti, interpreter of the Count's character, and his manager Father Gabrielli; Massimiliano Bruno in the role of the comic line of the drama Nando Martellone, famous for its catchphrases «Fucking lucky» and «who cares»; Giorgio Tirabassi in the role of the irreverent and cynical Glauco Benetti, director of photography and friend of René who also improvises himself as a director; and finally Paolo Sorrentino in the role of himself, to which in the third season is attributed Gomorra by Matteo Garrone from Sergio and Alfredo (Sergio will congratulate Sorrentino for the movie “Camorra”), and that Itala mistakes him for Alan Sorrenti under the influence of alcohol.


Between quotes and parodies



Thirteen years after the first season, what has ratified the success of the TV series Boris? Firstly its character of meta-fiction. This series, in fact, takes place on a television set (the setting is in the prose theaters of Rome, between Anagnina street e Appia Nuova street, a few kilometers away from the airport of Ciampino) and viewers watch the making process (a bit odd) of the various episodes of the series Gli occhi del cuore 2 (The eyes of the heart 2), where the scenes are all shot «to fucking dog», with a bad photograph that uses strong light («opened all», as Duccio says to Biascica) and a bad acting by the actors.


Read also:

Russian Doll, the Netflix series that can't die


In Boris are a lot the references to Italian cinema and television culture and not, used to make irony and self-irony, which often lead to reflect on how on the one hand Italian TV is not always original, and on the other hand on the mediocrity of its actors. The same Occhi del cuore (The eyes of the heart) and Medical Dimension are a reference made in an ironic way to the medical drama. Type of TV series set in the hospital that is so fashionable in Italy and that focuses a lot on sentimentality and drama. The very irreverent thing is that the protagonist who play both fictional series is Stanis La Rochelle, interpreted by Pietro Sermonti, that Italian spectators have known in the role of Guido Zanin in Un medico in famiglia (A Doctor in the Family - Original format: Médico de familia).



In this sense are also interesting the characters of: Mariano Giusti, that in the grip of a newfound Christian faith wants to interpret Padre Frediani (Father Frediani), making a parody to Don Matteo; Karin (Karin Proia), whose Roman accent and sexy attitude are very reminiscent of actresses as Sabrina Ferilli; and Nando Martellone, who mocks the typical comedy of Colorado Cafè and of the duo Boldi and De Sica, a very ordinary comedy that often makes use of vulgarity.



The metafiction in Boris also makes use of quotes taken from international TV series and movies: just think of the first episode of the second season La mia Africa (My Africa), which recalls the eponymous movie by Sidney Pollack, in the first part of which there is also a reference to the TV series Lost, with the foreground on Alessandro passed out after getting the shock. It must also be remembered the episode Il cielo sopra Stanis (The sky above Stanis), which recalls Il cielo sopra Berlino (Der Himmel über Berlin) by Wim Wenders, episode in which Stanis boasts to be friend with the German director and that he tries to contact several times to have him come to the set to watch his acting, and Usa la forza Ferretti (Use the force, Ferretti), whose title refers to the saga of Guerre stellari (Star Wars), shot with the technique of the split screen used by another famous tv series, that is 24.


Read also:

Giuseppe Tornatore: to dream of a New Cinema Paradiso


These references to Italian and international cinema and TV show us how in reality another TV, as René will say at the end of the third season, is not possible, for the simple reason that the public is used to a certain type of product, which most of the times is not original and, therefore, equal to itself, often falling into the banal.



This is demonstrated, for example, by how the three screenwriters copy all the scripts from movies and TV series already existing, such as the episode of Medical Dimension dedicated to “festa del Grazie” (Feast of Thanks), similar to the American Thanksgiving where instead of turkey there are the quails, or the final scene of the third season with «the locura» (madness), scene with music for the introduction of Occhi del cuore 3 (The eyes of the heart 3) with music from Tre Parole (Three words) by Valeria Rossi, where Stanis, Karin and Cristina (Eugenia Costantini) sing and dance. A scene very similar to those of the Rai TV series Tutti pazzi per amore (All crazy for love) starring Emilio Solfrizzi and Stefania Rocca, since according to one of the screenwriters (the one played by Valerio Aprea), you have to represent «a world of jingles, while outside there is the death».


The TV parodied by the series is also a TV that follows the current trends and politics giving up quality. Under pressure of the network delegate Diego Lopez, indeed, René always finds himself having to make changes to the scenes to make Lopez happy Network, like the abortion scene, in which Giulia, played by Corinna, has to convince a woman (Luisa Ranieri in the TV series) not to have an abortion.



Another irreverent episode in this sense is the one of the second season entitled Il sordomuto, il senatore e gli equilibri del paese (The deaf-mute, the senator and the balances of Italy), in which Lopez, aware of the fact that Lega achieved an excellent result in the elections, wants from René that the Count's murderer be a magistrate («a strictly bipartisan topic», Lopez will say) and that the deaf-mute who ended up in prison and accused of the murder did not come from Bergamo, but from Reggio Calabria.


The grotesque tale of a fictional Italy



With the latter cue, the reason for which the TV series Boris is defined “Italian off series” is also because of its character politically incorrect, where the characters don't hesitate to think according to stereotypes and preconceptions typical of Italian society, making us reflect on Italian mediocrity through a typically Roman and mocking comedy.


Politically incorrect is based on the one hand on the perception we have of others, and on the other hand it also shows us the mechanics of the world of work in Italy. A series, therefore, totally outside the box, outspoken and ready to criticize the defects of Italian society.


Read also:

Figli (Sons): Mattia Torre freed us from the classic Italian family


In the first case, think, for example: in the third episode of the first season, Lo scalatore delle Ande (The climber of the Andes), in particular to the addict man Pedro Benitez, played by the one who Arianna says is the usual Peruvian that casting agencies send her; to René, which in the second season says to Karin that for the role of the Commissioner Gusberti didn't want to choose the usual actor from Calabria with a mustache. Not to forget also the famous “Romanians” responsible according to Sergio for the punitive expedition against the overzealous Lorenzo, and Tyron, the African-American boyfriend of Arianna in the third season, who Diego Lopez and René Ferretti believe he's «the hawker of the scene 18» of Medical Dimension.



Quotes and scenes, these, that in a grotesque way lead us to reflect on how is narrow and stereotyped Italian way of thinking and perceiving others.


In the second case, however, the politically incorrect shows us the precariousness of the world of work in Italy, but also how to survive is important to have influential connections.


This aspect concerns first and foremost Alessandro, who finds himself doing everything but really working for TV, treated like a real slave and sometimes without being paid, as demonstrated in the first and second seasons, when Sergio makes him sign some checks that he will never receive or when he gets shocked on the set and Sergio doesn't want to call the ambulance because he's not covered by insurance. In the third season, however, the young intern will try through a contact of René to work as a screenwriter, but the only job offer he will get is to be a puller in a restaurant in Latina.



Not only precariousness, but also recommendations. All the members of Boris' set continue to work not because of their talent, but because have political protection. Just think of Itala and the CEO Romanelli, or of Lorenzo, who thanks to his uncle senator will start working on photography together with Duccio in the third season, of Corinna and her relationship with President Cane, or of Cristina and hers father, the businessman Avola Burkstaler, because of which the young actress is nicknamed «the daughter of Mazinga».


Read also:

We are in love with Woody Allen: guide to filmography


The recommendations, however, also affect who as Fabian Hassler (Angelica Leo) is talented. In the third season, following the quarrel with Diego Lopez, to protect the young woman, Itala confesses to everyone that Fabiana is the daughter of René, to the point that Lopez will forgive her screaming «Long live Italy». As to say that talent doesn't matter: just be inserted with the right connections.


Because we've watched «Boris» (and we fell in love with it)



Why, then, watch Boris - The Italian off series? Because a TV series like this isn't made anymore. Will no longer made TV series using meta-fiction, drawing on Italian and non-Italian cinematographic culture and through irreverent irony lead us to think about the mediocrity of Italian television and about Italian defects.


Boris is a very current TV series, even after many years, which will never stop telling us that «the quality has fucked with us», that another television is not possible, since we're always looking for an unoriginal product for the pure pleasure of being entertained.


At the same time, another Italy is not possible: as Alessandro, we're destined to work in a precarious society, where only recommendations count and there is no need for a contract, but for passion, or rather to continue hoping to do the dream job without ever really succeeding.


3 episodes that we carry in the “eyes of the heart”



For a first approach to the TV series Boris, we suggest to you three episodes, one per season, which most represent the series scripted by Torre, Vendruscolo and Ciarrapico:


First season, episode 2: L'anello del conte (The count's ring). This episode shows us on the one hand the precariousness of the world of work, in which, paraphrasing Sergio, workers are forced to work without a contract, but with passion, as Alessandro, forced to accept slave conditions in order to work, and on the other hand the mediocrity of many Italian television actors, where the talent doesn't matter, but the beautiful presence, to the point that actors like Orlando Serpentieri (Roberto Herlitzka) are forced to act in a banal way so as not to show up the prima donnas of the set Stanis and Corinna;



Second season, episode 1: La mia Africa (prima parte) (My Africa (first part)). Irreverent episode not only for the final scene, where René gets mad to death against Alessandro, who breaks into the scene by mistake, but also for its politically incorrect character, in particular towards African extras. To remember: Alfredo who mistakes the black actor for a Muslim by telling him about , or the Tiger Bamba, because, although René reminds Sergio that in Africa there are no tigers, the latter knows that if you close the shot on the tiger you will return directly to Africa;



Third season, episode 8: Buona festa del Grazie (Happy Feast of Thanks). If you want to understand how Italian television works, this episode is the one for you. The Feast of Thanks, indeed, is nothing more than a transposition (or plagiarism) that the three scoundrel screenwriters have done of the American Thanksgiving, simply replacing the turkey with the quails. The viewers, therefore, will understand from this episode how Italian television always draws from other television realities, especially American ones, to create contents that most of the time are not original.

Elenco delle news 2020

Ultimi articoli del blog

Ultime news

Merchandising | Acquista DVD e gadgets su Boris

Boris - La fuori serie italiana Stagione 01 Boris 2 Boris 3 Boris Il Film (DVD) iPhone Tough Case (Smarmella! by Duperdu) Throw Pillow (Boris TV by swear) Comforter (Sto molto bene - Boris (white) by Warcry4) Classic Mug (A cazzo di cane - Boris by Madalpaca92) Laptop Sleeve (È stato... | Boris by ijijojajo) Mask (F4 BASITO | Serie Tv Italiana Boris by ChiaraKali)

WebmasterCookie policyPrivacy policy

© Boris Italia - . Boris Italia è un fansite dedicato alla serie tv italiana Boris. Dal , con gioia e passione.

Top