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News 2020

Boris - La Recensione

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Boris - La Recensione

Boris, la fuori serie italiana

👤 Eleonora Giovannini 📅



Boris: una serie poco italiana su una fiction molto italiana


Quando entriamo nel microcosmo di Boris per la prima volta, proviamo la stessa sensazione che prova Alessandro, lo stagista, nel momento stesso in cui mette piede negli studi televisivi della Magnesia. Siamo spiazzati e anche un po' spaesati di fronte al mondo della serialità italiana. Alessandro infatti incarna il perfetto spettatore occasionale che, facendo zapping in un noioso sabato sera, si imbatte nella fiction in prima serata. L'impulso sarebbe quello di spegnere o cambiare canale, ma inspiegabilmente l'attrazione è tanto forte quanto inaspettata, così si rimane lì e puntata dopo puntata sei conquistato da quel trash malamente confezionato.


Allo stesso modo Alessandro, quando arriva negli studios de Gli Occhi del Cuore, rimane preda di questo meccanismo, nonostante gli ambienti fatiscenti, i maltrattamenti subìti e il dover lavorare per una fiction di dubbio gusto.


Distribuito da Fox (oggi disponibile su Netflix), per la regia e sceneggiatura di Torre, Ciarrapico e Vendruscolo, Boris è il progetto italiano più ambizioso e ben riuscito in quanto a serie tv. Andato in onda dal al , lo show comprende tre stagioni composte da 14 episodi, dalla durata di 30 minuti circa. Con il suo impianto meta-televisivo, Boris fa ironia e autoironia sui segreti mai svelati delle produzioni tv italiane, portandole sulla scena. Il risultato finale è una critica spassionata alla serialità nostrana, condita di satira con qualche punta di black humor. Un inno alla rassegnazione e alla mediocrità contro la vitalità dell'ambizione artistica.


Gli anni in cui Boris fa il suo esordio sono gli anni di boom della fiction italiana; pensiamo a Un medico in famiglia, Capri (o Caprera?), Incantesimo e chi più ne ha più ne metta. Anni in cui la televisione ha un ruolo centrale nella vita e nelle abitudini degli italiani, trovando nella produzione in serie la sua espressione più rappresentativa. Boris, di conseguenza, risulta geniale proprio perché è riuscita ad essere una serie poco italiana raccontando una fiction molto italiana, in grado di non cadere in quei cliché. Si rivela, anzi, uno show di nicchia, che fa della sperimentazione il suo punto centrale, indirizzato ad uno spettatore dallo spiccato senso critico con i suoi sketch comici, sempre fini e intelligenti. Lo scopo di Boris infatti, è proprio quello di scoprire le carte sul sistema fallimentare su cui sono basate le fiction in Italia, che non lasciano spazio a libertà artistiche, perché quello che più interessa ai fini della riuscita sono gli ascolti e la fidelizzazione con il pubblico a casa. Nel mondo della lunga serialità infatti, non è il regista che conta per quanto concerne il successo di un prodotto, tutta la sua autorialità si perde e il ruolo di spicco è affidato al produttore. Produttore che è costantemente in contatto con i responsabili di rete, detentori del sacro equilibrio tra l'aspetto progettuale, i contenuti e il rispetto di questi in termini di tempi, costi e investimenti.


Ma se Boris è tutto questo, Gli occhi del Cuore di cosa parla? Gli occhi del Cuore non è altro il manifesto del filone hospital all'italiana, dove le vicende ruotano intorno alle figure di medici e dottoresse, che dediti fino al midollo nella loro professione, sono gli eroi del nostro tempo e operano in cliniche sempre efficienti e funzionanti. Ambienti insomma ben lontani dalla reale sanità italiana. Nonostante ciò, i veri protagonisti de Gli Occhi del Cuore sono sempre i sentimenti e le vicende dei personaggi.


Come da copione, si fa ampio uso del primo piano, i personaggi enfatizzano allo stremo i loro dialoghi, sono assenti le azioni fluide e le inquadrature sono sempre a 360°, con la telecamera posta a mo di “quarta parete”, così che lo spettatore sia ridotto a mero osservatore che di nascosto segue lo svolgimento della storia. Ovviamente la recitazione degli attori è monodimensionale, proprio perché la loro caratterizzazione deve risultare subito comprensibile anche allo spettatore non fidelizzato.


Il modo in cui Gli occhi del Cuore è scritta è, nuovamente, coerente con il tipo di sceneggiatura usata per le fiction di punta. Non c'è nulla di inventato quando vediamo che le scene non vengono girate seguendo la sequenza narrativa che si darà alla messa in onda, visto che l'ordine si ottiene in fase di montaggio. Questo perché spesso capita che la sceneggiatura debba essere modificata in corsa, per adattarsi alle esigenze - spesso dubbie - della produzione. Non solo, spesso capita addirittura che molte scene non vengano girate. L'unica cosa che conta quando si parla di scene da girare è rimanere nei tempi.



I personaggi


Se da un lato Boris fa dei suoi contenuti il suo punto di forza, dall'altro non sono da meno i personaggi che, dal primo all'ultimo, incarnano perfettamente le non troppo stereotipate personalità del mondo della televisione.


Primo tra tutti, troviamo René Ferretti (Francesco Pannofino), il regista de Gli occhi del Cuore con un passato autoriale alle spalle, che si ritrova suo malgrado a doversi piegare ai voleri della rete per non cadere nel mondo del precariato a 50 anni. Accetta dunque il compromesso, ma ogni fiction per lui risulta sempre un ostacolo da superare con estrema difficoltà. Suo fedele compagno di avventure e collega è Duccio Patanè (Ninni Bruschetta), il direttore della fotografia, che dopo essere entrato - e mai uscito - dal tunnel della droga, a differenza di Ferretti se ne frega totalmente di fare un lavoro minimamente dignitoso, ma si limita a delegare i compiti e a smarmellare, aprendo tutto.


Accanto a René troviamo anche Arianna (Caterina Guzzanti), l'aiuto alla regia, che insieme allo stagista Alessandro (Alessandro Tiberi) sembra essere l'unica e seria e competente tra gli addetti ai lavori. Il suo essere così dedita alla professione, la porterà di contro a reprimere il suo lato più sensibile, una debolezza che non può permettersi se vuole continuare ad avere credibilità in quell'ambiente.


Veniamo poi alle star de Gli occhi del Cuore, Stanis La Rochelle (Pietro Sermonti) - con il suo odio per i toscani (nonostante abbia solo amici toscani, dal produttore di cavatappi livornese, alla contessa lucchese) e il suo atteggiarsi a divo di Hollywood, e Corinna Negri (Carolina Crescentini), gli attori peggiori con cui ogni regista non vorrebbe mai lavorare. Capricciosi, narcisisti e incapaci, sono costantemente coperti da svariate raccomandazioni che gli fanno ottenere sempre i ruoli da protagonisti nella maggior parte delle fiction italiane.


Per quanto riguarda il personaggio di Stanis, l'attore che lo interpreta, Pietro Sermonti, ha dichiarato più volte che Boris per lui è stato una benedizione perché gli ha permesso di esorcizzare il ruolo del Dott. Zanin datogli ne Un medico in famiglia, e consacrato a eroe romantico. È stato addirittura lo stesso Sermonti a scegliere di voler interpretare un medico ne Gli occhi del Cuore per scollarsi di dosso il personaggio di Zanin, dato che inizialmente avrebbe dovuto impersonare un prete.


Indimenticabili sono poi l'elettricista Biascica (Paolo Calabresi), costantemente in lotta per gli straordinari d'aprile di Libeccio (altra grande fiction made in Magnesia) con il suo stagista schiavo, Lorenzo (Carlo De Ruggieri), da lui vessato e maltrattato. E ancora la segretaria di edizione Itala (Roberta Fiorentini), alcolizzata e ultraprotetta dagli alti ranghi della produzione, di conseguenza inamovibile, amante della comicità becera da cinepanettone e l'unica che si scassa dalle risate ogni volta che Nando Martellone (Massimiliano Bruno) prende parte alle riprese della “linea comica” de Gli occhi del Cuore, recitando la sua battuta migliore: “Bucio de culoo”.



Nella seconda stagione fanno poi il loro ingresso altri protagonisti degni di nota, come lo psicopatico Mariano Giusti (Corrado Guzzanti), preda di apparizioni mistiche sulla Roma-L'Aquila; Cristina Avola Burkstaller (Eugenia Costantini) una viziata radical chic capitata lì per caso senza alcuna voglia di lavorare e Karin (Karin Proia), semplicemente “le cosce” o per meglio dire una perfetta incarnazione di Sabrina Ferilli.


Infine, ma non per importanza, troviamo Sergio (Alberto Di Stasio), il tirchio produttore esecutivo; Diego Lopez (Antonio Catania), il responsabile di rete e galoppino del Dottor Cane, il capo della rete televisiva... o come direbbe Stanisil Totò Riina della fiction italiana... in senso buono eh”; e gli Sceneggiatori n° 1, 2 e 3 gli artefici de Gli occhi del Cuore e detentori del segreto che si cela dietro la serialità da prima serata: la locura.


Insomma, ogni personaggio in Boris, che abbia più o meno spazio nella storia, arricchisce il racconto in maniera impareggiabile, tanto che verrà difficile allo spettatore non affezionarsi, nonostante certi loro modi rozzi e scurrili. Ognuno racconta uno spaccato di realtà televisiva e lo fa nella maniera più sincera possibile, senza risparmiarsi nulla, e dove l'unica cosa che conta è guardare al proprio orticello.



La locura



Ma quindi Boris, alla fine, auspica in qualcosa? Che nonostante tutto un'altra televisione è possibile? Che in un futuro le cose cambieranno e che l'Italia potrà finalmente confezionare prodotti televisivi che, seppur semplici, saranno almeno originali?


Diciamo che, rispetto agli anni in cui Boris è stato trasmesso, qualche passo in avanti è stato fatto nelle produzioni italiane, tuttavia siamo ancora lontani dal poter gridare alla rivoluzione della tv generalista. Perché ahimè, seppur gli anni passino, “si cambia tutto perché nulla cambi” - per dirla in modo gattopardiano - e torna prepotente la locura. Sì, la locura.


“ La locura. La pazzia - che cazzo, René! -, la cerveza, la tradizione, o merda, come 'a chiami tu, ma con una bella spruzzata di pazzia: il peggior conservatorismo che però si tinge di simpatia, di colore, di paillette. In una parola: Platinette. Perché Platinette, hai capito, ci assolve da tutti i nostri mali, da tutte le nostre malefatte... Sono cattolico, ma sono giovane e vitale perché mi divertono le minchiate del sabato sera. È vero o no? [...] Ci fa sentire la coscienza a posto Platinette. Questa è l'Italia del futuro: un paese di musichette, mentre fuori c'è la morte! È questo che devi fare tu: Occhi del cuore sì, ma con le sue pappardelle, con le sue tirate contro la droga, contro l'aborto, ma con una strana, colorata, luccicante frociaggine. Smaliziata e allegra come una cazzo di lambada. È la locura René, è la cazzo di locura. Se l'acchiappi hai vinto.

Boris - The Review

Boris, the Italian off series

👤 Eleonora Giovannini 📅



Boris: a little Italian series about a very Italian drama


When we enter the microcosm of Boris for the first time, we feel the same feeling that Alessandro, the intern, feels in the same moment he enters the television studios of Magnesia. We're surprised and even a little bewildered in front of the world of Italian seriality. Alessandro indeed embodies the perfect occasional spectator who, while zapping on a boring Saturday night, comes across prime time drama. The impulse would be to turn off or change the channel, but inexplicably the attraction is as strong as unexpected, so you stay there and episode after episode you're conquered by that poorly packaged trash.


At the same time Alessandro, when arrives at the studios of Gli Occhi del Cuore (The eyes of the heart), remains prey to this mechanism, despite the dilapidated environments, the mistreatment suffered and having to work for a drama of dubious taste.


Distributed by Fox (available today on Netflix), with the direction and screenplay of Torre, Ciarrapico and Vendruscolo, Boris is the most ambitious and successful Italian project in terms of TV series. Aired from to , the show includes three seasons consisting of 14 episodes, lasting approximately 30 minutes. With its meta-television system, Boris makes irony and self-irony on the never revealed secrets of Italian TV productions, bringing them to the scene. The final result is a dispassionate critique of Italian seriality, enriched with satire with some hint of black humor. A hymn to the resignation and mediocrity against the vitality of artistic ambition.


The years in which Boris makes its debut are the boom years of the Italian drama; we think about Un medico in famiglia (A Doctor in the Family - Original format: Médico de familia), Capri (or Caprera?), Incantesimo (Enchantment) and so on. Years in which the television has a central role in the life and habits of Italians, finding its most representative expression in the serial production. Boris, consequently, is brilliant precisely because it managed to be a little Italian series by telling a very Italian drama, capable of not falling into those clichés. Indeed, it reveals to be a niche show, which makes experimentation its central point, addressed to a spectator with a strong critical sense with its comic sketches, always fine and smart. The pourpose of Boris indeed, is precisely the one to discover the cards on the bankruptcy system on which are based dramas in Italy, that leave no room for artistic freedoms, because what is most interesting for the purpose of success are ratings and loyalty with the audience at home. In fact in the world of long seriality, the director is not important for the success of a product, all his authorship is lost and the leading role is entrusted to the producer. Producer who is constantly in contact with the network managers, holders of the sacred balance between the design aspect, the contents and the respect of these in terms of times, costs and investments.


But if Boris is all this, what Gli occhi del Cuore (The eyes of the heart) is about? Gli occhi del Cuore (The eyes of the heart) is nothing more than the manifesto of the Italian hospital trend, where the events revolve around the figures of doctors, who are dedicated to the core in their profession, are the heroes of our time and operate in clinics that are always efficient and functioning. In short environments far from the real Italian healthcare. Despite this, the real protagonists of Gli Occhi del Cuore (The eyes of the heart) are always the feelings and the events of the characters.


As expected, the close up is used extensively, the characters emphasize their dialogues to the extreme, fluid actions are absent and the shots are always 360 degrees, with the camera placed as “fourth wall”, so that the spectator is reduced to a mere observer who secretly follows the execution of the story. Obviously the acting of the actors is one-dimensional, just because their characterization must be immediately understandable even to the non-loyal viewer.


The way in which Gli occhi del Cuore (The eyes of the heart) is written is, again, consistent with the type of script used for leading dramas. There is nothing invented when we see that the scenes are not shot following the narrative sequence that will be given at the broadcast, since the order is obtained during the editing phase. This because often happens that the screenplay has to be modified during the shootings, to adapt to the - often dubious - needs of the production. Not only that, it often happens that many scenes are not shot. The only thing that matters when scenes have to be shot is staying in times.



The characters


If on one hand Boris makes the contents its strong point, from the other point of view the characters, from the first to the last, perfectly embody the not too much stereotyped personalities of the television world.


First of all, we find René Ferretti (Francesco Pannofino), the director of Gli occhi del Cuore (The eyes of the heart) with an authorial past behind him, who finds himself having to bend to the will of the network in order not to fall into the world of precariousness at 50 years old. He therefore accepts the compromise, but every drama for him is always an obstacle to overcome with extreme difficulty. His faithful companion and colleague is Duccio Patanè (Ninni Bruschetta), the director of photography, that after entering - and never leaving - the drugs tunnel, unlike Ferretti he doesn't give a damn about doing a minimally decent job, but limits himself to delegate tasks and to open all the light, opening all.


Next to René we also find Arianna (Caterina Guzzanti), the first assistant director, that together with the intern Alessandro (Alessandro Tiberi) seems to be the only one serious and competent among the professionals. Her being so dedicated to the profession, on the other hand will lead her to repress her more sensitive side, a weakness that she cannot afford if she wants to continue to have credibility in that environment.


Let's then talk about the stars of Gli occhi del Cuore (The eyes of the heart), Stanis La Rochelle (Pietro Sermonti) - with his hate for the Tuscans (despite having only Tuscan friends, from the corkscrews producer from Livorno, to the Countess from Lucca) and his posing as a Hollywood star, and Corinna Negri (Carolina Crescentini), the worst actors that any director would never want to work with. Capricious, narcissistic and incompetent, they're constantly covered by various recommendations that make them always get the leading roles in most Italian dramas.


Regarding the character of Stanis, the actor who plays it, Pietro Sermonti, several times has said that Boris has been a blessing for him because it allowed him to exorcise the role of the Doctor Zanin he played in Un medico in famiglia (A Doctor in the Family - Original format: Médico de familia), and consecrated as a romantic hero. It has been even the same Sermonti to choose to want to play a doctor in Gli occhi del Cuore (The eyes of the heart) to abandon the character of Zanin, given that he was originally supposed to play a priest.


Unforgettable are then the electrician Biascica (Paolo Calabresi), constantly fighting for April's overtimes of Libeccio (another great drama made by Magnesia) with his slave intern, Lorenzo (Carlo De Ruggieri), harassed and mistreated by him. And still the edition's secretary Itala (Roberta Fiorentini), alcoholic and ultra-protected from the high powers of the production, consequently immovable, lover of Christmas boorish comedy and the only one who breaks with laughters every time that Nando Martellone (Massimiliano Bruno) takes part in the shootings of the “comic line” of Gli occhi del Cuore (The eyes of the heart), playing his best catchphrase: “Bucio de culoo (Fucking lucky)”.



In the second season then other noteworthy protagonists enter, as the psychopathic Mariano Giusti (Corrado Guzzanti), prey to mystical apparitions on the highway Rome-L'Aquila; Cristina Avola Burkstaller (Eugenia Costantini) a pampered radical chic who is there by chance without any desire to work and Karin (Karin Proia), simply “the thighs” or rather a perfect embodiment of Sabrina Ferilli.


Finally, but not least, we find Sergio (Alberto Di Stasio), the stingy executive producer; Diego Lopez (Antonio Catania), the network's delegate and gofer of the President Cane, the head of the television network... or as Stanis would say “the Totò Riina of the Italian drama... in a good way huh”; and the Screenwriters n° 1, 2 and 3 the authors of Gli occhi del Cuore (The eyes of the heart) and holders of the secret that lies behind the prime time seriality: the locura (madness).


In short, each character in Boris, that has more or less space in the story, enriches the story in an incomparable way, so much so that it will be difficult for the spectator not to get attached to them, despite some of their crude and dirty ways. Each one tells a cross-section of television reality and does it in the most sincere way possible, without sparing anything, and where the only thing that matters is to look at his own backyard.



The locura (madness)



But then does Boris, at the end, wish for something? That despite everything another television is possible? That things will change in the future and that Italy will finally be able to create television products that, even if simple, will be at least original?


Let's say that, compared to the years in which Boris was aired, some progress has been made in Italian productions, however we're still far from being able to shout at the revolution of generalist TV. Because alas, even if the years pass, “you change everything so that nothing changes” - to say it as in The Gattopardo - and comes back overbearing the locura (madness). Yes, the locura (madness).


“ The locura (madness). The insanity - what the fuck, René! -, the cerveza, the tradition, or shit, as you call it, but with a nice splash of madness: the worst conservatism which, however, is tinged with sympathy, color, sequins. In a word: Platinette. Because Platinette, you understand, absolves us from all our evils, from all our misdeeds... I'm a Catholic, but I'm young and vital because I enjoy the bullshits of Saturday night. Is it true or not?[...] Platinette makes us feel clear conscience. This is the Italy of the future: a country of jingles, while outside there is the death! That's what you have to do: Eyes of the heart yes, but with its rigmaroles, with its tirades against drugs, against abortion, but with a strange, colorful, shiny faggyness. Shrewd and cheerful as a fucking lambada. It's the locura René, it's the fucking locura. If you catch it you've won.

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