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News 2020

Boris: le 16 citazioni entrate nel nostro linguaggio quotidiano

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Boris: le 16 citazioni entrate nel nostro linguaggio quotidiano

Le citiamo in continuazione, le riportiamo a memoria senza difficoltà: ecco le 16 citazioni di Boris entrate di diritto nel nostro linguaggio quotidiano.

Classifica di Elisa Torsiello -



Una scena della serie tv Boris


Era il quando sulla rete FOX viene trasmesso per la prima volta Boris. La "fuori serie italiana" passa per lo più in sordina, ignorata dal grande pubblico; sarà solo con lo scorrere degli anni, e la sua riproposizione anche su piattaforme come Netflix, che tale prodotto conoscerà una nuova giovinezza, inserendosi nell'Olimpo delle serie cult. Dopotutto Boris - di cui troverete qui le 16 espressioni entrate di diritto nel nostro linguaggio quotidiano - è stato precursore di molte mode, e la sua unica "pecca" è stata forse quella di essere stato troppo lungimirante. Non deve sorprendere, infatti, se al momento del suo rilascio la sua portata anticipatrice sia stata sottostimata; ci è voluto del tempo per rivalutare e comprendere fino in fondo la sua carica innovatrice, ma una volta accertata a posteriori la sua grandezza, Boris si è intromesso nelle nostre vite, modellando con maestria il nostro dire e il nostro fare con continui rimandi e citazioni (ed una sigla iniziale composta da Elio e le storie tese, compresa). Boris non solo ha anticipato i tempi, ma ha disvelato il dietro le quinte di prodotti seriali popolar-nazionali di dubbia qualità.


Un microuniverso abitato da stereotipi che la serie scritta da Mattia Torre, Luca Vendruscolo e Giacomo Ciarrapico ha reso immortale nella sua registrazione sagace e sarcasticamente caustica della realtà. Con il tempo il pubblico ha saputo conoscere e interiorizzare il mondo del set di Occhi del Cuore; ha fatto proprio il linguaggio del direttore della fotografia Duccio (Ninni Bruschetta), ha imparato a modulare la voce imitando il regista René Ferretti (chi non ha mai urlato "genio!" come Francesco Pannofino?) ha imparato a decontestualizzare termini tipici del linguaggio tecnico del set televisivo immettendoli in conversazioni informali tra amici ("buona"; "fine lavorazione"; "motore... e azione"). Eppure, mai come in questo momento, ci sentiamo tutti eredi di Alessandro (Alessandro Tiberi). Seppia, lo stagista sfruttato, è l'antesignano di un'intera generazione: giovani volenterosi, con spalle pesanti e cariche di anni di studio e diplomi cartacei, disposti a tutto, anche a lavorare gratuitamente ed essere oggetti di scherno, pur di vivere nell'illusione di un posto di lavoro che si allontana sempre più.



Francesco Pannofino in una scena di Boris 3


Aleggia un'aura profetica attorno a Boris; un proiettarsi verso il futuro alimentato dal fuoco creativo di menti alacri che va a rivelarsi in tutta la sua potenza in quell'area che più ci identifica come parti integranti di una comunità: la comunicazione e il linguaggio. Sedimentazione profonda, che ha intaccato anno dopo anno non solo l'immaginario collettivo, quanto il comparto linguistico. Visione dopo visione, le espressioni scritte con intelligenza e sarcasmo su una pagina di sceneggiatura, sono divenute dei modi di dire colloquiali. Citiamo le battute di Boris sostituendole a esortazioni e imprecazioni già assuefatte. Parliamo la lingua di René, di Duccio, di Biascica, e così ogni citazioni colta diventa simbolo di aggregazione e di comunione. Citiamo il mondo di Boris per sentirci parte di una comunità e per esorcizzare, con l'ironia e il sarcasmo che tali espressioni presuppongono, l'attualità che ci circonda e l'assurdità caratterizzante certi fatti di cronaca. Ecco a voi, dunque, le 16 citazioni di Boris entrate di diritto nel nostro linguaggio quotidiano.



1. F4 Basito



Valerio Aprea, Andrea Sartoretti e Luca Vendruscolo, sul set di Boris il film


Nel corso dei secoli l'uomo ha saputo affidare a ogni emozione, o reazione umana, un preciso lemma con cui rendere in un qualche modo "tangibile" tale sentimento. Si tratta di un accordo convenzionalmente accettato tra "langue" e "parole", citando il linguista e semiologo Ferdinand de Saussure, che i tre personaggi degli sceneggiatori di Occhi del Cuore (Valerio Aprea, Massimo De Lorenzo e Andrea Sartoretti) riescono a sconvolgere. Con il tocco di un solo "magico" tasto (F4) i tre rendono infatti uniche tutte le emozioni umane, fino a raccoglierle insieme nel grande contenitore dell'essere "basito". La reazione più richiesta sul set della serie diretta da René Ferretti supera i confini dello schermo televisivo, andandosi a radicare nel linguaggio comune del proprio pubblico, il quale, dinnanzi alla richiesta di una foto, di una descrizione di un momento, o della semplice presa in giro tra amici, recupererà questa formula magica rendendo tutto F4 - basito.



2. Smarmella - Apri tutto



Ninni Bruschetta in Boris il film


Parliamoci chiaro. Basta anche solo un episodio di Boris perché il nostro linguaggio cambi completamente. E così un'espressione come "accendere la luce" non esisterà più, sostituita magicamente dal termine "smarmella". Ma non solo. Per rincarare la dose, e sottolineare il concetto, l'ordine del Direttore della fotografia Duccio Patanè è solitamente affiancata da un ordine perentorio: "apri tutto". Smarmella e apri tutto diventano così due parti indivisibili di un medesimo tormentone, capace di distaccarsi dal contesto della luce e della fotografia televisiva, per adattarsi a diverse situazioni, intensificando con ironia un momento anche critico come quello vissuto in Italia in questa prima parte del , con aperture e chiusure di frontiere domestiche, regionali e nazionali.



3. È arrivato il Papa Nero



Caterina e Corrado Guzzanti in una foto promozionale di Boris


Tra i Gesuiti l'appellativo Papa Nero designa il Padre Generale della Compagnia di Gesù, ruolo che gli conferisce il compito di governare i territori di missione a lui assegnati. Dopo aver sentito Biascica bestemmiare, con la sua solita "pacatezza", Mariano Giusti (Corrado Guzzanti) afferma con furore che "è arrivato il Papa Nero", alludendo così non solo alla sua rabbia per quanto appena sentito, ma ribadendo anche la sua autorità, la stessa che costringerà il team di Occhi del Cuore 2 a sospendere le riprese. Superando i confini televisivi, anche in questo caso un'espressione come questa si ancora con precisione alla nostra cultura, pronta a offrirsi ogni volta che, con sorpresa o furente delusione, intendiamo comunicare la nostra resistenza a portare a termini i nostri piani, o più semplicemente per comunicare ai nostri amici o parenti il nostro arrivo.



4. Dai dai dai!



Francesco Pannofino in una scena divertente di Boris il film


Ok, dai, dai, dai non è certo un'esortazione inventata da Boris, ma è grazie soprattutto alla fama di questa serie e all'interpretazione di Francesco Pannofino se questo imperativo reiterato è entrato di diritto nel nostro linguaggio colloquiale, andandosi a sostituire a espressioni simili quali "forza", o "andiamo".



5. A cazzo di cane



Francesco Pannofino in Boris il film


Non esisterebbe Boris senza A cazzo di cane. Questa espressione è la summa perfetta dello stile realizzativo dell'intera serie al centro dell'intreccio; un gioco di specchi, in cui i riflessi ribaltano la monnezza realizzata dal team di René con quanto ideato e realizzato da Mattia Torre, Luca Vendruscolo e Giacomo Ciarrapico. Se tutto in Occhi del cuore è fatto "a cazzo di cane", in Boris nulla è lasciato al caso, ma studiato, corretto, lanciato a mille per colpire con scherno un sistema che a dieci anni di distanza, non solo non è cambiato, ma forse è peggiorato. E così, dal set della serie diretta da René Ferretti, il motto "a cazzo di cane" finisce per influenzare anche il nostro vissuto. E la voce di Pannofino è sempre lì, pronta a suggerirci i termini più adatti a commentare ogni situazione superficialmente affrontata, occasione perduta, o opera mal riuscita.



6. Molto Italiano



Pietro Sermonti in una scena di Boris 3


"Pizza, spaghetti e mandolino": ecco come ci vedono noi italiani all'estero. Eppure, riuscire a incasellare in una sola formula psicologica e caratteriale ciò che è definibile come "italiano" non è sempre facile. A quanto pare, invece, per Stanis La Rochelle si tratta di un gioco da ragazzi. E così, certi atteggiamenti un po' consolidati, e legati a un certo conformismo di forma, diventano subito "molto italiani" agli occhi di un personaggio come quello interpretato da Pietro Sermonti. Stella della produzione visiva di serie B, diretto discendente di quella serialità un po' pecoreccia, divo insignito del sacro fuoco della narcisistica e ingiustificata autostima, Stanis non ha paura di affermare che anche una mente geniale come William Shakespeare, o un autore come Wim Wenders, ultimamente siano diventati "un po' troppo italiani". Un epiteto pronto a essere preso in prestito e riutilizzato in contesti extra-diegetici, quando tra amici vogliamo scherzosamente schernire parenti, conoscenti e amici per una mentalità, o un comportamento un po' anacronistico, incoerente, obsoleto, insomma molto italiano.



7. Li Mortanguerieri



Paolo Calabresi è Biascica in Boris il film


L'imprecazione secondo Biascica (Paolo Calabresi). In un mondo abitato dalla "locura" e un po' "troppo frizzante", dove la finezza non è molto all'ordine del giorno (lo stesso Biascica scatenerà l'ira di Mariano Giusti bestemmiando nella puntata 2x7 intitolata "A morte il conte") il capo-elettricista sfoga la propria rabbia repressa nelle vesti di un'esternazione che ha già fatto storia, inserendosi perfettamente nella galleria delle imprecazioni più utilizzate dai migliori spettatori Boris-dipendenti: li mortanguerieri.



8. In Italia fa tutto Favino



Valentina Lodovini e Pietro Sermonti in una scena di Boris 3


Un appassionato di Boris lo riconosci subito. È un serbatoio vivente di citazioni, espressioni, mimiche facciali in continuo aggiornamento. Ma a tradire la sua vera identità è soprattutto la sua reazione alla notizia di un nuovo biopic dedicato a qualche figura importante della storia italiana, o all'inizio di un qualche progetto interessante, sia nel campo della TV, che del cinema. Già, perché dinnanzi a una news del genere, la sua risposta sarà al 99% "ah, ma intanto lo farà Favino". Perché in Italia fa tutto Favino". Una battuta che con il tempo ha assurto un ruolo profetico, visto che dopo le interpretazioni di Bettino Craxi (Hammamet), di Tommaso Buscetta (Il traditore), e di molti altri personaggi indimenticabili, in Italia fa veramente (o quasi) tutto Pierfrancesco Favino. Il che, visto i risultati, non può che far bene al cinema nostrano.



9. Gli straordinari di Aprile



Una scena della stagione 2 della serie tv Boris


Tutti noi viviamo ogni giorno nell'attesa dei nostri straordinari di aprile. Dietro a tale espressione si celano verità e significati divergenti, tutti insostituibili, e tutti personali. Tediamo i nostri amici o famigliari, esponendo le nostre preoccupazioni, o ricordando loro di quanto importante sia il raggiungimento e/o la ricezione dell'oggetto (sia in forma tangibile che non) tanto sperato. E così, giusto per rafforzare il concetto, ecco che finiamo per citare Biascica, perché in fondo tutti noi, in un modo o nell'altro, passiamo le giornate ad aspettare i nostri sacrosanti straordinari di aprile.



10. Ed è coffee break signori



Una foto promozionale del cast di Boris 3 con Paolo Calabresi, Alessandro Tiberi, Caterina Guzzanti, Antonio Catania, Ninni Bruschetta, Pietro Sermonti e Francesco Pannofino


Una volta c'era la pausa caffè, spesso utilizzata per distaccarsi momentaneamente da una situazione stressante di lavoro. Adesso esiste solo il Coffee Break. "Ed è coffee break signori" è un'esclamazione da urlare in gruppo, soprattutto se a dominare è la stanchezza, o la pigrizia. La stessa che aleggia sul set de Gli Occhi del Cuore.



11. Non sento l'Africa



Una foto promozionale del cast della serie Boris


Dovete consegnare un lavoro, ma non vi convince abbastanza? La voglia di studiare o lavorare vi sfiora senza toccarvi mai? Tranquilli, probabilmente non sentite l'Africa. Una giustificazione resa immortale da Stanis La Rochelle e pronta a essere ripresa, ribadita, quando per prendere in giro amici un po' pigri, o per autoconvincersi che forse è meglio fermarsi un attimo, riposarsi e ricercare il richiamo perduto dell'Africa (o più semplicemente del fiume Ngube).



12. Il gioieiere



Una foto del cast di Boris 3 con Paolo Calabresi, Alessandro Tiberi, Caterina Guzzanti, Antonio Catania, Ninni Bruschetta, Pietro Sermonti e Francesco Pannofino


Quella che è nata come una scena cult, è diventata un tormentone, da ripetere e ripetersi ogni qualvolta il nostro sguardo incrocia l'insegna di un semplice gioielliere. Già, perché complice anche l'incapacità di Corinna (Carolina Crescentini) di pronunciare un termine così apparentemente semplice, ogni gioielliere non esisterà più: al suo posto ecco nascere dalle viscere il gioieiere o, nella sua versione più evoluta, "l'orafo".



13. Cagna maledetta



Carolina Crescentini in Boris il film


Tutti noi abbiamo a che fare con qualcuno che per quanto si impegni, proprio non ce la fa a dimostrarsi sia caratterialmente che professionalmente accettabile dinnanzi ai nostri occhi. Una persona del genere una volta l'avremmo etichettata come "antipatica", "incompetente", "incapace", ma dopo una sola puntata di Boris non ci sono dubbi: si tratta di una cagna maledetta. Un'offesa che esula dall'attacco sessista, finendo per entrare di diritto nella sfera della goliardica presa in giro tra amici, svestendosi di scherno per vestirsi di bonaria simpatia. Dalla critica informale di certe performance attoriali, al giudizio perentorio riferito al comportamento di qualche lontana conoscenza, se sentite o leggete che una data persona è non solo una "cagna maledetta", ma "cagna anche in foto", non ve la prendete a male. Sicuramente ha visto troppe puntate con protagonista Corinna.



14. Sto stronzo guarda in macchina



Caterina Guzzanti in una scena di Boris 3


Capisci che una serie come Boris ti ha completamente cambiato il modo di pensare - ancor prima di parlare - quando durante la visione di un qualsiasi filmato (sia esso un film, una serie, o un servizio al telegiornale) dinnanzi a uno sguardo in camera parte in automatico: sto stronzo guarda in camera. Per non parlare dei passanti che in una foto altrimenti perfetta, hanno avuto l'ardire di volgere il proprio sguardo verso il vostro obiettivo fotografico. E così, magicamente, tutti noi diventiamo René Ferretti.



15. Io ho gli anni che ho. E me li sento tutti.



Carolina Crescentini è Corinna in Boris il film


Superata una certa soglia anagrafica, non è sempre piacevole comunicare la propria età. E allora ecco che ci viene in soccorso Corinna. Riluttante ad affermare che il personaggio di Giulia abbia 34 anni, Corinna modifica le proprie battute uscendosene con questo salvataggio in extremis: Io ho gli anni che ho. E me li sento tutti. Un modello linguistico da seguire, da tutti coloro che si sentono incapaci di accettare lo scorrere del tempo.



16. Perché a noi la qualità ci ha rotto il cazzo



Francesco Pannofino con Itala (Roberta Fiorentini) in Boris il film


Non potevamo chiudere questa lista delle 16 espressioni di Boris entrate di diritto nel nostro linguaggio comune con una delle citazioni più note, riportate e amate da tutti: perché a noi la qualità ci ha rotto il cazzo. Parte integrante di una santa triade ribaltante in maniera diametralmente opposta la qualità mediocre prodotta dalla Magnesia ("viva la merda" e "a cazzo di cane") con quella creata da Torre, Vendruscolo e Ciarrapico, anche questa espressione ci ricorda l'altissimo valore di una serie come Boris, capace non solo di farci ridere, ma di insidiarsi nel nostro quotidiano, dando voce e termini, a giudizi e a critiche su prodotti e creazioni di dubbia qualità. Se è vero che René e tutto il suo staff "non sta a fà Kubrick", il risultato ottenuto dai tre registi e sceneggiatori (quelli reali, eh) è al di sopra di ogni aspettativa, inserendosi di diritto nel Pantheon delle serie da non perdere.



Bonus: Sto molto bene


Ci ha toccato, si è intromesso nelle nostre vite, modificando il nostro modo di parlare. Ha sostituito termini, rendendo una citazione prima un tormentone, e infine un'espressione universalmente riconosciuta come parte integrante della nostra lingua. Ma la profondità di Boris e il suo solco nella nostra cultura si rivela quando una frase non detta, ma scritta, diventa nostra. La interiorizziamo, per poi riportarla fuori in tutta la sua forza sarcastica quando tutto ciò che viviamo suggerirebbe il contrario del suo significato primario: stiamo parlando di Sto molto bene, la scritta che campeggia sul camerino distrutto dall'ira di Mariano Giusti. Eppure, Boris ci fa stare molto bene, strappandoci un sorriso anche quando tutto attorno ci pare buio, poco smarmellato, e tutto va alla "cazzo di cane".

Boris: the 16 quotes that entered Italian daily language

We quote them all the time, we recall them without difficulty: here are the 16 quotes from Boris that have entered Italian daily language.

Classification by Elisa Torsiello -



A scene from the TV series Boris


It was on when FOX channel premiere aired Boris. The "Italian off series" wasn't successful, ignored by the general public; it will only be with the passing of the years, and its re-proposition also on platforms such as Netflix, that this series will experience a new youth, reaching the fame of cult series. After all Boris - of which you will find here the 16 expressions entered by law in Italian daily language - has been the forerunner of many costumes, and its only "flaw" has perhaps been the one of having been too far-sighted. It should not be surprising, in fact, that its anticipatory significance was underestimated during its airing; it took some time to re-evaluate and fully understand its innovative power, but once its greatness was verified afterwards, Boris has intruded on our lives, skilfully modeling our saying and our doing with continuous references and quotes (and an opening theme composed by Elio e le storie tese, included). Boris has not only anticipated the times, but has unveiled the behind the scenes of popular-national serial products of dubious quality.


A micro-universe inhabited by stereotypes that the series written by Mattia Torre, Luca Vendruscolo and Giacomo Ciarrapico made immortal in its sagacious and sarcastically caustic recording of reality. Over time the public was able to know and internalize the world of the set of Occhi del Cuore (The eyes of the heart); has adopted the language of the director of photography Duccio (Ninni Bruschetta), has learned to modulate its voice by imitating the director René Ferretti (who has never screamed "genius!" as Francesco Pannofino?) has learned to decontextualize terms typical of the technical language of the television set by putting them in informal conversations between friends ("good"; "end of processing"; "start the camera... and action"). Yet, never as in this moment, we all feel heirs of Alessandro (Alessandro Tiberi). Cuttlefish, the exploited intern, is the forerunner of an entire generation: willing young people, with heavy shoulders and full of years of study and paper diplomas, willing to do anything, even to work for free and be scorned, in order to live in the illusion of a job that is getting further and further away.



Francesco Pannofino in a scene of Boris 3


A prophetic aura hangs around Boris; a projecting towards the future fueled by the creative fire of lively minds that reveals itself in all its power in that area that most identifies us as integral parts of a community: the communication and the language. Deep sedimentation, which has affected both the collective imagination year after year, and also the linguistic sector. Vision after vision, the expressions written with intelligence and sarcasm on a screenplay page, have become some colloquial idioms. We quote Boris's lines replacing them with exhortations and curses already addicted. We speak the language of René, of Duccio, of Biascica, and thus every caught quotation becomes a symbol of aggregation and communion. We mention the world of Boris to feel part of a community and to exorcise, with the irony and sarcasm that such expressions presuppose, the modernity that surround us and the absurdity characterizing some news stories. Here's to you, then, the 16 quotes from Boris rightfully entered Italian daily language.



1. F4 Astonished



Valerio Aprea, Andrea Sartoretti and Luca Vendruscolo, on the set of Boris The movie


Over the centuries man has been able to entrust every human emotion or reaction, with a precise term with which to render in some way "tangible" this feeling. This is a conventionally accepted agreement between "language" and "words", mentioning the linguist and semiologist Ferdinand de Saussure, that the three characters of the screenwriters of Occhi del Cuore (Valerio Aprea, Massimo De Lorenzo and Andrea Sartoretti) manage to upset. With the pressure of just one "magic" key (F4) the three make all human emotions unique, until they are gathered together in the great container of being "astonished". The most requested reaction on the set of the series directed by René Ferretti goes beyond the confines of the television screen, going to root itself in the common language of its audience, who, in front of the request for a photo, a description of a moment, or a simple teasing among friends, will recover this magic formula making everything F4 - astonished.



2. Open all the light - Open all



Ninni Bruschetta in Boris The movie


Let's be clear. Even just one episode of Boris is enough for our language to change completely. And so an expression as "open the light" will no longer exist, magically replaced by the term "open all the light". But not only. To increase the dose, and underline the concept, the order of the Director of Photography Duccio Patanè is usually accompanied by a peremptory order: "open all". Open all the light and open all thus become two indivisible parts of the same catchphrase, capable of detaching itself from the context of light and television photography, to adapt to different situations, ironically intensifying a critical moment like the one experienced in Italy in this first part of , with opening and closing of domestic, regional and national borders.



3. The Black Pope has arrived



Caterina and Corrado Guzzanti in a promotional photo of Boris


Among the Jesuits the epithet Black Pope designates the General Father of the Society of Jesus, a role that gives him the task of governing the mission territories assigned to him. After hearing Biascica swear, with his usual "calmness", Mariano Giusti (Corrado Guzzanti) furiously claims that "the Black Pope has arrived", thus alluding not only to his anger at what he just heard, but also reiterating his authority, the same that will force the troupe of Occhi del Cuore 2 (The eyes of the heart 2) to suspend the shootings. Overcoming the borders of television, even in this case an expression like this is anchored with precision to our culture, ready to offer itself every time that, with surprise or furious disappointment, we intend to communicate our resistance to carrying out our plans, or more simply to communicate our arrival to our friends or relatives.



4. Come on come on come on!



Francesco Pannofino in a funny scene from Boris The movie


Ok, come on, come on, come on is certainly not an exhortation invented by Boris, but it's mainly thanks to the fame of this series and the interpretation of Francesco Pannofino if this reiterated imperative has entered by law in our colloquial language, going to replace similar expressions such as "be strong", or "let's go".



5. To fucking dog



Francesco Pannofino in Boris The movie


Boris wouldn't exist without To fucking dog. This expression is the perfect summa of the production style of the entire series at the center of the plot; a game of mirrors, in which reflections overturn the garbage created by the troupe of René with what was conceived and created by Mattia Torre, Luca Vendruscolo and Giacomo Ciarrapico. If all in Occhi del cuore (The eyes of the heart) is done "to fucking dog", in Boris nothing is left to chance, but studied, corrected, thrown to the maximum to mock a system that ten years later, is not changed, but perhaps is worsened. And so, from the set of the series directed by René Ferretti, the motto "to fucking dog" ends up influencing our experience as well. And the voice of Pannofino is always there, ready to suggest the most suitable terms to comment on every superficially faced situation, lost opportunity, or unsuccessful work.



6. Very Italian



Pietro Sermonti in a scene of Boris 3


"Pizza, spaghetti and mandolin": this is how Italians are seen abroad. Yet, being able to pigeonhole in a single psychological and character formula what can be defined as "Italian" is not always easy. Apparently, however, for Stanis La Rochelle is a child's play. And so, some attitudes that are somewhat consolidated, and linked to a certain conformism of form, immediately become "very Italian" in the eyes of a character like the one played by Pietro Sermonti. Star of B-series visual production, direct descendant of that slightly rough seriality, star awarded with the sacred fire of narcissistic and unjustified self-esteem, Stanis is not afraid to claim that even a brilliant mind like William Shakespeare, or an author like Wim Wenders, lately have become "a little too Italian". An epithet ready to be borrowed and reused in extra-diegetic contexts, when among friends we want jokingly mock relatives, acquaintances and friends for a mentality, or a behavior that is a little anachronistic, inconsistent, obsolete, in short very Italian.



7. Li Mortanguerieri (What the fuck)



Paolo Calabresi plays Biascica in Boris The movie


The curse according to Biascica (Paolo Calabresi). In a world inhabited by "locura (madness)" and a bit "too sparkling", where finesse is not very much on the agenda (the same Biascica will unleash the wrath of Mariano Giusti cursing in the episode S02E07 entitled "A morte il conte" (To death the count)) the chief electrician vents his repressed anger with a pronouncement that has already made history, fitting perfectly into the gallery of the most used curses by the best Boris-addicted viewers: li mortanguerieri (what the fuck).



8. In Italy Favino plays everywhere



Valentina Lodovini and Pietro Sermonti in a scene of Boris 3


You immediately recognize a Boris fan. It's a living source of constantly updated quotes, expressions and facial expressions. But what betrays its true identity is above all its reaction to the news of a new biopic dedicated to some important figure in Italian history, or at the beginning of some interesting project, both in the field of TV and cinema. Yes, because in front of such a news, his answer will be at 99% "ah, but in the meantime Favino will do it". Because in Italy Favino plays everywhere". A quote that over time has assumed a prophetic role, given that after the interpretations of Bettino Craxi (Hammamet), of Tommaso Buscetta (Il traditore (The Traitor)), and of many other unforgettable characters, in Italy he really (or almost) plays everywhere Pierfrancesco Favino. Which, given the results, can only be good for Italian cinema.



9. The overtimes of April



A scene from the second season of the TV series Boris


We all live every day waiting for ours April's overtimes. Behind this expression divergent truths and meanings are hidden, all irreplaceable, and all personal. We bore our friends or family by exposing our concerns, or reminding them of how important it's to reach and/or receive the object (both in tangible and non-tangible form) so hoped. And so, just to reinforce the concept, here we end up quoting Biascica, because basically all of us, in one way or another, spend our days waiting for our sacrosanct overtimes of April.



10. And it's coffee break gentlemen



A promotional photo of the cast of Boris 3 with Paolo Calabresi, Alessandro Tiberi, Caterina Guzzanti, Antonio Catania, Ninni Bruschetta, Pietro Sermonti and Francesco Pannofino


Once there was the coffee pause, often used to temporarily detach from a stressful work situation. Now there is only the Coffee Break. "And it's coffee break gentlemen" is an exclamation to shout in a group, especially if tiredness or laziness dominates. The same one that hovers on the set of Gli Occhi del Cuore (The Eyes of the Heart).



11. I don't feel Africa



A promotional photo of the cast of the series Boris


Have you to submit a job, but it doesn't convince you enough? Does the desire to study or work touch lightly you without ever touching you? Don't worry, probably you don't feel Africa. A justification made immortal by Stanis La Rochelle and ready to be revived, reaffirmed, when to make fun of lazy friends, or to convince oneself that perhaps it's better to stop for a moment, rest and search for the lost call of Africa (or more simply of the Ngube river).



12. The jeveler



A photo of the cast of Boris 3 with Paolo Calabresi, Alessandro Tiberi, Caterina Guzzanti, Antonio Catania, Ninni Bruschetta, Pietro Sermonti and Francesco Pannofino


What started out as a cult scene has become a catchphrase, to be repeated and repeated whenever our gaze crosses the sign of a simple jeweler. Yes, because thanks also to Corinna's inability (Carolina Crescentini) to pronounce such an apparently simple term, every jeweler will no longer exist: in its place here is born from the bowels the jeveler or, in its most advanced version, "the goldsmith".



13. Damned bitch



Carolina Crescentini in Boris The movie


We all have to do with someone who, no matter how hard he tries, just can't manage to prove himself both temperamentally and professionally acceptable in front of our eyes. Such a person would once have been labeled as "unpleasant", "incompetent", "unable", but after a single episode of Boris there are no doubts: it's about a damned bitch. An offense that goes beyond the sexist attack, ending up by right in the sphere of the goliardic teasing among friends, undressing in mockery to dress in good-natured sympathy. From the informal critique of certain actor performances, to the peremptory judgment referring to the behavior of some distant acquaintance, if you hear or read that a given person is not just a "damned bitch", but "bitch also in photo", don't take it badly. Surely he has seen too many episodes starring Corinna.



14. This asshole looks in camera



Caterina Guzzanti in a scene of Boris 3


You understand that a series like Boris has completely changed your way of thinking - even before speaking - when while watching any video (both it's a movie, a series, or a news report) before a look in the room starts automatically: this asshole looks in camera. Not to mention the passers-by who, in an otherwise perfect photo, dared to turn their gaze towards your photographic lens. And so, magically, we all become René Ferretti.



15. I am as old as I am. And I feel them all.



Carolina Crescentini plays Corinna in Boris The movie


After a certain age threshold, it's not always pleasant to communicate your age. So here comes Corinna to help us. Reluctant to say that Giulia's character is 34 years old, Corinna changes her lines by saying these lines: I'm as old as I'm. And I feel them all. A linguistic model to be followed by all those who feel unable to accept the passage of time.



16. Because the quality has fucked with us



Francesco Pannofino with Itala (Roberta Fiorentini) in Boris The movie


We could not close this list of Boris's 16 expressions that have entered our common language with one of the most well-known, reported and loved quotes from everyone: because the quality has fucked with us. An integral part of a holy triad overturning in a diametrically opposite way the mediocre quality produced by Magnesia ("hurrah for the shit" and "to fucking dog") with the one created by Torre, Vendruscolo and Ciarrapico, even this expression also reminds us of the very high value of a series as Boris, capable not only of making us laugh, but of sneaking in our daily lives, giving voice and terms, to judgments and criticisms on products and creations of dubious quality. If it's true that René and all his staff "are not making a Kubrick-style movie", the result obtained by the three directors and screenwriters (the real ones, huh) it's above all expectations, by right being included in the Pantheon of the series not to be missed.



Bonus: I'm very good


It touched us, it intruded on our lives, changing our way we speak. It has replaced terms, making a quote first a catchphrase, and finally an expression universally recognized as an integral part of Italian language. But the depth of Boris and its groove in our culture is revealed when an unspoken but written sentence becomes ours. We internalize it, and then we bring it back out in all its sarcastic force when everything we live would suggest the opposite of its primary meaning: we're talking about I'm very good, the writing that stands out on the dressing room destroyed by the wrath of Mariano Giusti. But yet, Boris makes us feel very good, snatching us a smile even when everything around us seems dark, a little messy, and everything goes to "fucking dog".

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