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News 2020

The best Italian comedies of the last twenty years

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News



Le migliori commedie italiane degli ultimi vent'anni


Dopo esserci chiesti: "Che ne è stato della commedia italiana negli anni e ?", gettiamo ora un ultimo sguardo anche alle commedie nostrane più significative degli ultimi vent'anni di cinema italiano, prendendo in considerazione quelli che a nostro avviso sono gli esempi del genere più paradigmatici e interessanti. Essendo vent'anni di grande bulimia e prolificità per il genere, è davvero difficile stabilire gerarchie interne, per cui in quest'occasione abbiamo optato, nel proporvi i venti titoli scelti, per un rigido ordine cronologico.



Chiedimi se sono felice (Massimo Venier, )



Terzo tentativo per Aldo, Giovanni e Giacomo (con l'inseparabile Massimo Venier) sul grande schermo. La formula road movie è ormai consolidata, per non dire ripetitiva: a cambiare è solo il membro del gruppetto che si innamora della sempre presente Massironi. Come nelle altre pellicole, anche qui si tenta di nobilitare la semplice comicità fisica con un pizzico di cultura: in questo caso, è la rappresentazione teatrale del Cyrano de Bergerac che i tre amici vogliono allestire a fare da fil rouge alle vicende. Non c'è molto di nuovo sotto il sole ed è facile intuire l'happy ending in agguato, ma il film fu comunque un enorme successo di pubblico e la sceneggiatura è molto più raffinata rispetto alle precedenti comparsate del trio nelle sale.



Pane e tulipani (Silvio Soldini, )



Delicata commedia diretta da Silvio Soldini, anche sceneggiatore con Doriana Leondeff. Toni leggeri e sommessi, uniti a uno stile sobrio e lineare, per tratteggiare temi importanti quali la solitudine e l'emarginazione della donna all'interno del nucleo familiare: il regista sceglie di basare lo sviluppo narrativo sulle vicissitudini della sua protagonista, assumendone totalmente il punto di vista e seguendone la crescita esistenziale ed emozionale, con uno spessore inaspettato e insolito per il cinema italiano contemporaneo. Cast in ottima forma: convincente Licia Maglietta, misurato Bruno Ganz (entrambi vincitori di un David di Donatello come migliori attori protagonisti). Giuseppe Battiston è Costantino Caponangeli. Fotografia di Luca Bigazzi.



Paz! (Renato De Maria, )



Renato De Maria rende omaggio all'arte di Andrea Pazienza, fumettista italiano maledetto e di culto, scomparso prematuramente ma in grado di segnare di prepotenza l'immaginario del suo tempo e di lasciarvi un'impronta indelebile. Scritto da De Maria stesso con Ivan Cotroneo, Francesco Piccolo e Ivan Moffat, Paz! è un lungometraggio molto energico, girato con guizzi visivi netti e potenti. Predominano inquadrature spesso non banali, punti di vista spiazzanti e imprevedibili: scelte del tutto azzeccate per raccontare un periodo funambolico e colmo di stimoli, di fervore politico e artistico che ruotava attorno al cuore nevralgico di Bologna e del suo famoso DAMS, frequentato all'epoca dallo stesso Pazienza.



Caterina va in città (Paolo Virzì, )



Come nel precedente My Name is Tanino (), Paolo Virzì racconta i giovani alle prese con le grandi realtà, lasciando però intravedere la volontà di inquadrare un romanzo di formazione urbano all'alba degli anni . Il regista continua a giocare con le opposizioni politiche come nel precedente Ferie d'Agosto (), anche se il meccanismo è un po' troppo forzato e sa di già visto. Ma onestamente, sempre facendo la sponda tra commedia e ritratto sociale, Virzì racconta con originalità e buona scrittura (aiutato dal solito Francesco Bruni) come e quanto può essere difficile crescere in un ambiente estraneo e ostile, in perenne competizione (le "divette" della scuola) o emulazione (Caterina cerca un punto di riferimento impossibile perché inesistente) e con il costante timore di essere emarginati.



Non pensarci (Gianni Zanasi, )



Non pensarci è una commedia tragicomica i cui ingredienti sono elementari e tutt'altro che originali e memorabili, ma perfettamente funzionali allo scopo. La storia, in verità piuttosto tipica se non stereotipica nel parlare di rapporti familiari e ritorni, è resa accattivante dalla presenza di personaggi che conquistano e avvincono, definiti con cura e attenzione nelle loro sfaccettature ed evoluzioni. La solida sceneggiatura non manca poi di divertire con situazioni e battute intelligenti, trovando supporto in una colonna sonora azzeccata e nell'ulteriore valore aggiunto rappresentato dall'interpretazione del cast, nel quale spiccano Valerio Mastandrea nei panni del protagonista e Giuseppe Battiston, che regala momenti davvero spassosi.



Si può fare (Giulio Manfredonia, )



Uno dei migliori esiti di Giulio Manfredonia, Si può fare riflette con delicatezza su un tema assai complicato come quello della celebre Legge Basaglia, che decretò la chiusura dei manicomi, e sui destini dei malati psichici, spesso lasciati soli dalla società invece di essere aiutati a reintegrarsi. Nel ruolo di Nello, Bisio, che dichiarò di aver visto e rivisto Qualcuno volò sul nido del cuculo () per prepararsi alla parte, offre una delle sue performance più notevoli, facendo emergere un ritratto tenero e profondamente umano, capace di empatizzare in maniera autentica con i pazienti e sinceramente toccato e commosso dalla situazione. Ma anche nel gruppo dei malati si possono vedere ottime performance, come quelle di Carlo Giuseppe Gabardini (Goffredo), del veterano del palcoscenico Franco Pistoni (Ossi) e di Pietro Ragusa (l'ossessivo Fabio), oltre a Giuseppe Battiston nei panni del comprensivo Dottor Furlan.



Pranzo di ferragosto (Gianni Di Gregorio, )



Esordio alla regia per il cinquantanovenne Gianni Di Gregorio, sceneggiatore di fiducia di Matteo Garrone che produce il film. Una operina leggera e scanzonata, divertente che accumula gag più o meno riuscite, confezionate con una regia sobria e essenziale. Prodotto esile ma comunque godibile, in cui Di Gregorio si mette in gioco in prima persona con ironia, sa prendersi in giro e suscita simpatia, anche se la costruzione narrativa è abbastanza semplicistica e i personaggi si limitano a essere macchiette ilari.



Basilicata Coast to Coast (Rocco Papaleo, )



Dopo una lunga carriera da attore, lanciata dal film di Pieraccioni I laureati (), Rocco Papaleo decide di mettersi dietro la macchina da presa per raccontare la propria regione e le proprie radici. È un road-movie all'italiana condotto con mano ferma e semplicità, oltre che una fotografia lucida e accurata di un luogo tanto caro al regista, quanto misconosciuto dai suoi connazionali. In fondo, è soprattutto una dichiarazione d'amore alla Basilicata, in cui però manca una vera e propria base narrativa atta a sorreggere l'intero impianto emozionale: i personaggi, però, sono ben caratterizzati.



Boris - Il film (Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre, Luca Vendruscolo, )



Reduce da tre stagioni di successo che ne hanno certificato lo status di opera cult, la serie televisiva Boris diventa un film. Una commedia nerissima, esilarante e caustica, quadro di un'epoca e di un'umanità assuefatte al brutto e al pressapochismo (il fare le cose “a cazzo di cane” è un mantra oltre che un modus operandi consolidato) in cui senso critico, dignità (personale e professionale) e competenza sono visti come vizi e non virtù. Brillante l'idea di usare l'arma del grottesco per descrivere personaggi fagocitati in un sistema culturale e sociale che valorizza la superficialità, la furbizia cialtrona e la grettezza d'animo. Pur ricalcando pedissequamente il prodotto televisivo di origine, Boris - Il film presenta una storia accattivante, focalizzandosi su un protagonista perdente che tenta con tutte le sue forze di riscattare la propria atavica mediocrità ma fallisce miseramente, sopraffatto da un ambiente avvezzo all'inettitudine e nemmeno lontanamente interessato a una possibilità di riscossa. Uno spiraglio di luce nel mare di volgarità (gratuita) della commedia popolare italiana del nuovo millennio



Scialla! (Francesco Bruni, )



Frizzante film d'esordio da regista per Francesco Bruni, sceneggiatore già molto noto e fedele collaboratore di Paolo Virzì. La sua opera prima è tutta giocata sul rapporto padre-figlio tra Bruno e Luca, che si nutre delle personalità agli antipodi dei due personaggi e di uno scontro generazionale che sa arricchirsi di malinconie e profondità insperate, oscillando tra il saggio e il comico, tra la commedia di costume e la riflessione amarognola.



La mafia uccide solo d'estate (Pif, )



L'esordio di Pierfrancesco Diliberto (in arte Pif) è un lungometraggio sorprendente, sui cui in pochi avrebbero scommesso. Il noto conduttore televisivo, figlio del regista Maurizio Diliberto, riesce a mantenere, ne La mafia uccide solo d'estate, un invidiabile equilibrio tra grottesco e cronaca nera, ironia e tragedia. Diviso nettamente in due parti (l'infanzia e l'età adulta del personaggio), il film è un intenso racconto di formazione, ambientato in un mondo e in un periodo storico nel quale i fatti di sangue legati a Cosa nostra erano all'ordine del giorno.



Song'e Napule (Manetti bros, )



Con Song 'e Napule, i fratelli Manetti trovano il giusto mix tra la loro passione per il cinema di genere e un tono da commedia compatto e omogeneo, declinando entrambe le componenti in salsa partenopea. Dopo Piano 17 () e la serie televisiva dedicata a L'ispettore Coliandro, torna la collaborazione con Giampaolo Morelli, qui autore del soggetto, in veste di interprete e tra gli sviluppatori della sceneggiatura. Il risultato è un'opera che alterna intelligentemente vari registri, con uno stile ironico solo a tratti eccessivamente sopra le righe. I personaggi sono ben descritti, con una chiave caricaturale non eccessiva e, soprattutto, Napoli si scopre una efficace co-protagonista, mostrando un lato più nascosto e meno turistico.



Zoran, il mio nipote scemo (Matteo Oleotto, )



La storia richiama inevitabilmente quella di Rain Man - L'uomo della pioggia (), ma il regista la declina in salsa friulana, con evocazioni al mondo sloveno, regalando un'atmosfera malinconica e bonaria, ben lontana dalla patina del mondo hollywoodiano. Il protagonista Paolo, interpretato da un simpatico Giuseppe Battiston, è in grado di incantare per la sua consapevole crudeltà: tra bugie e sotterfugi, conditi da una buona dose di alcool e da un tocco disincantato che lo completano, si dimostra detestabile, eppure irresistibile. Dall'altra parte, si trova ad avere a che fare con un personaggio schivo e naif come Zoran, che, con qualche furbizia, lo obbligherà a cambiare punto di vista, con una presa di coscienza graduale e inevitabile.



Smetto quando voglio (Sidney Sibilia, )



Prendendo le mosse dalla celebre serie televisiva americana Breaking Bad (lo spunto iniziale infatti è il medesimo) il giovane esordiente Sydney Sibilia cerca di calare il soggetto nell'Italia contemporanea, in cui i ricercatori universitari sono poco considerati e il loro futuro si prospetta tutt'altro che roseo. Smetto quando voglio è un film intelligente nel denunciare questa realtà con i toni della vecchia commedia che ha caratterizzato il cinema nostrano, mescolati a riferimenti più giovanili e di largo consumo di impianto americano (il montaggio serrato, la fotografia corretta in postproduzione).



Perfetti sconosciuti (Paolo Genovese, )



È piuttosto sorprendente vedere come Paolo Genovese - regista abituato a dirigere film a dir poco buonisti - sia riuscito a imprimere alla sua commedia agrodolce un tono cinico, fin cattivo a tratti, perlomeno nella prima parte. La messa alla berlina della superficialità con cui gli esseri umani utilizzano i propri smartphone come contenitori di segreti colpisce spesso nel segno, risultando credibile tanto nel soggetto di base quanto nelle (a volte anche divertenti) battute pronunciate dal gruppo di amici. Perfetti sconosciuti, titolo che funge da esplicito paradosso rispetto all'apparente natura dei commensali, descrive con discreta cura l'ipocrisia della società italiana, i rapporti amicali e quelli coniugali, trovando in un affiatato gruppo di attori il suo reale valore aggiunto.



L'ora legale (Ficarra e Picone, )



Quinto film diretto dal duo comico Ficarra e Picone, L'ora legale è probabilmente il miglior risultato che abbiano mai firmato in carriera. Un prodotto godibile, capace di rappresentare senza troppi giri di parole un'Italia ingovernabile, in cui chi chiede il rispetto delle regole da parte degli altri possa continuare a fare i propri comodi. Su questo spunto il film poteva anche essere più graffiante e non perdersi in qualche ingenuità di troppo, ma la panoramica sul paesino siciliano è credibile e pone più di un interrogativo su quale Italia vorrebbero davvero i cittadini. La critica del film, seppur non sempre centrata fino in fondo, più che sulla classe politica è diretta alle persone comuni, non troppo diverse da quei politici con cui tanto se la prendono.



Easy - Un viaggio facile facile (Andrea Magnani, )



L'esordio del regista riminese Andrea Magnani è un sorprendete e curioso road movie con un personaggio goffo e imbalsamato, una sorta di candido cartone animato costretto a intraprendere un viaggio verso un mondo a lui estraneo; una galassia aliena che sarà però in grado, attraverso mille peripezie, di concedergli una nuova e insperata forma di vitalità. Il materiale narrativo alla base del film è piuttosto incerto ed esiguo e nella seconda parte si indugia in più di qualche passaggio a vuoto, tra sequenze ridondanti e inserti meno ispirati, ma è ammirevole il modo in cui questo piccolo film italiano riesce raccontare il silenzio e la diversità, la solitudine e un'Europa dai confini sempre più labili e sbriciolati, ricreati attraverso una sorta di improbabile e buffo western dell'anima (il protagonista a un certo punto proseguirà con cavallo e cassa da morto alla Django al seguito).



L'ospite (Duccio Chiarini, )



A quattro anni dal suo esordio Short Skin - I dolori del giovane Edo (), il regista fiorentino Duccio Chiarini torna al lungometraggio di finzione con un piccolo ma efficace film corale in bilico tra dramma e commedia, che cattura con ironia agrodolce ed estrema verosimiglianza gli inciampi e le contraddizioni della generazione a cavallo tra i trenta e i quarant'anni, alle prese con inutili master di specializzazione, saggi su Calvino, ennesimi concerti dei Pearl Jam e soprattutto con un precariato affettivo, sentimentale e lavorativo dal quale pare impossibile districarsi. La sceneggiatura, firmata da Chiarini con Roan Johnson, Davide Lantieri e Marco Pettenello, che solo nella seconda parte accusa qualche margine di ridondanza e ripetitività senza tuttavia mai girare del tutto a vuoto, esplora con acutezza spigliata, al contempo tenera e malinconica, personaggi spiaggiati e paralizzati, ai quali viene però concessa una costante e autoironica possibilità di redenzione attraverso la schietta lente di un'umanità mai retorica né di posa.



Il grande salto (Giorgio Tirabassi, )



Commedia piuttosto inusuale per il panorama produttivo italiano, Il grande salto segna l'esordio alla regia di Giorgio Tirabassi, che aveva già lavorato con Ricky Memphis nella popolare serie tv Distretto di polizia e nel film Il branco () di Marco Risi. L'attore racconta la storia di due spiantati romani alle prese con una quotidianità fatta di limiti e privazioni, segnata da un destino che è impossibile dominare e da un affaccendarsi che sembra non avere spiragli e non portare a nessun obiettivo degno di nota. Dietro la superficie di un'ironia estremamente romanesca, si respira un senso di profondo disagio esistenziale, prontamente riscattato da una disillusione che non rinuncia alla possibilità della svolta, della risalita, della zampata risolutiva: una spinta restituita con grande efficacia dalla recitazione dei due protagonisti, controllata e in sottrazione, ma anche dalla precisione con cui viene mostrato l'arrabattarsi di Rufetto e Nello negli angoli più remoti, periferici e dimenticati della Capitale.



Bangla (Phaim Bhuiyan, )



Interessante opera prima dell'italiano di seconda generazione Phaim Bhuiyan, nato e cresciuto a “Torpigna”, Bangla è una sincera commedia che trova negli efficaci tempi comici dell'attore e regista uno slancio di vitalità non indifferente. La trama, di per sé molto esile, segue una relazione sentimentale tra due giovani legati a condizionamenti culturali molto diversi, ma la tratteggia con sufficiente brio e con un'ironia che investe tanto le differenze culturali e i rispettivi tic e idiosincrasie, quanto una notevole aderenza alla vita del protagonista, che Bhuiyan delinea ricorrendo a non pochi echi autobiografici.

News



The best Italian comedies of the last twenty years


After asking ourselves: "What happened to Italian comedy over the and ?", now let's take a last look at the most significant Italian comedies of the last twenty years of Italian cinema, taking into consideration what we believe are the most paradigmatic and interesting examples of this kind. Being twenty years of great bulimia and prolificity for the genre, it's really difficult to establish internal hierarchies, so on this occasion we have chosen, in proposing the chosen twenty movies, with a strict chronological order.



Chiedimi se sono felice (Ask me if I'm happy) (Massimo Venier, )



Third attempt for Aldo, Giovanni and Giacomo (with the inseparable Massimo Venier) on the big screen. The road movie formula is now consolidated, not to say repetitive: the only change is the member of the group who falls in love with the ever present Massironi. As in the other movies, even here an attempt is made to ennoble the simple physical comedy with a pinch of culture: in this case, it's the theatrical representation of the Cyrano de Bergerac that the three friends want to set up to act as a fil rouge to the events. There isn't much new under the sun and it's easy to guess the resulting happy ending, but the movie was however a huge success with the public and the script is much more refined than the previous appearances of the trio in cinemas.



Pane e tulipani (Bread and Tulips) (Silvio Soldini, )



Delicate comedy directed by Silvio Soldini, also screenwriter with Doriana Leondeff. Light and subdued tones, combined with a sober and linear style, to outline important themes such as loneliness and the marginalization of women within the family unit: the director chooses to base the narrative development on the vicissitudes of hers protagonist, fully assuming its point of view and following its existential and emotional growth, with an unexpected and unusual depth for contemporary Italian cinema. Excellent cast: Licia Maglietta is persuasive, Bruno Ganz is moderate (both winners of a David di Donatello award as best leading actors). Giuseppe Battiston plays Costantino Caponangeli. Photograph by Luca Bigazzi.



Paz! (Renato De Maria, )



Renato De Maria pays homage to the art of Andrea Pazienza, cursed and cult Italian cartoonist, died prematurely but able to forcefully mark the imaginary of his time and leave an indelible mark. Written by the same De Maria with Ivan Cotroneo, Francesco Piccolo and Ivan Moffat, Paz! is a very energetic feature film, shot with sharp and powerful visual flashes. Often non-trivial shots, unsettling and unpredictable points of view predominate: completely right choices to tell a tightrope walk and full of incitements, of political and artistic fervor that revolved around the nerve center of Bologna and its famous DAMS, frequented at the time by the same Pazienza.



Caterina va in città (Caterina in the Big City) (Paolo Virzì, )



As in the previous My Name is Tanino (), Paolo Virzì tells about young people struggling with big realities, however leaving a glimpse of the desire to frame an urban coming-of-age novel at the dawn of the . The director continues to play with political oppositions as in the previous Ferie d'Agosto ((August Vacations) (), even if the mechanism is a bit too forced and it already tastes like seen. But honestly, always making the bank between comedy and social portrait, Virzì tells with originality and good writing (helped by the usual Francesco Bruni) as and how difficult it can be to grow up in a strange and hostile environment, in constant competition (the "starlets" of the school) or emulation (Caterina is looking for an impossible point of reference because it doesn't exist) and with the constant fear of being marginalized.



Non pensarci (Don't think about it) (Gianni Zanasi, )



Non pensarci (Don't think about it) is a tragicomic comedy whose ingredients are elementary and anything but original and memorable, but perfectly functional for the purpose. The story, actually rather typical if not stereotypical in talking about family relationships and returns, is made captivating by the presence of characters that conquer and captivate, defined with care and attention in their facets and evolutions. The solid script then doesn't fail to entertain with intelligent situations and quotes, finding support in an exact soundtrack and in the additional added value represented by the interpretation of the cast, in which stand out Valerio Mastandrea in the role of the protagonist and Giuseppe Battiston, which offers truly hilarious moments.



Si può fare (It can be done) (Giulio Manfredonia, )



One of the best movies by Giulio Manfredonia, Si può fare (It can be done) delicately reflects on a very complicated theme like the one of the famous Legge Basaglia (Basaglia Law), who decreed the closure of mental institutions, and on the destinies of the mentally ill ones, often left alone by society instead of being helped to reintegrate. In the role of Nello, Bisio, which claimed to have watched and rewatched Qualcuno volò sul nido del cuculo (One Flew Over the Cuckoo's Nest) () to prepare for the part, he offers one of his most notable performances, bringing out a tender and deeply human portrait, capable of authentically empathizing with patients and sincerely touched and moved by the situation. But also in the group of patients one can see excellent performances, as the ones of Carlo Giuseppe Gabardini (Goffredo), of the stage veteran Franco Pistoni (Ossi) and of Pietro Ragusa (the obsessive Fabio), besides Giuseppe Battiston playing the sympathetic Doctor Furlan.



Pranzo di ferragosto (Mid-August Lunch) (Gianni Di Gregorio, )



Directorial debut for the fifty-nine years old Gianni Di Gregorio, trusted screenwriter of Matteo Garrone which produces the movie. A light and easy-going work, amusing that accumulates more or less successful gags, packaged with a sober and essential direction. Feeble product but still enjoyable, in which Di Gregorio gets involved in first person with irony, he knows how to make fun of himself and arouses sympathy, even if the narrative construction is quite simplistic and the characters are limited to being hilarious caricatures.



Basilicata Coast to Coast (Rocco Papaleo, )



After a long acting career, launched by the movie by Pieraccioni I laureati (The Graduates) (), Rocco Papaleo decides to get behind the camera to tell about his region and his roots. It's an Italian-style road-movie directed with a firm hand and simplicity, as well as a lucid and accurate photograph of a place so dear to the director, as well as misunderstood by his compatriots. After all, it's above all a declaration of love to Basilicata, in which however there is no real narrative base capable of supporting the entire emotional system: the characters, however, are well characterized.



Boris - Il film (Boris - The movie) (Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre, Luca Vendruscolo, )



After three successful seasons that have certified its status as a cult work, the TV series Boris becomes a movie. A very black, hilarious and caustic comedy, the picture of an era and a humanity addicted to ugliness and carelessness (making the things “to fucking dog” is a mantra as well as a consolidated modus operandi) in which critical sense, dignity (personal and professional) and competence are seen as vices and not virtues. The idea of using the weapon of the grotesque to describe characters engulfed in a cultural and social system that values superficiality, boor cunning and narrow-mindedness is brilliant. While slavishly copying the original television product, Boris - The movie presents a captivating story, focusing on a losing protagonist who tries with all his strengths to redeem his atavistic mediocrity but fails miserably, overwhelmed by an environment accustomed to ineptitude and not even remotely interested in a possibility of redemption. A glimmer of light in the sea of (free) vulgarity of the Italian popular comedy of the new millennium



Scialla! (Easy!) (Francesco Bruni, )



Lively debut movie as director for Francesco Bruni, already very well known screenwriter and faithful collaborator of Paolo Virzì. His first work is all about the father-son relationship between Bruno and Luca, which feeds on the polar opposite personalities of the two characters and a generational clash that knows how to enrich itself with unexpected melancholies and depth, oscillating between the wise and the comic, between the comedy of manners and the bitter reflection.



La mafia uccide solo d'estate (The Mafia Kills Only in Summer) (Pif, )



The debut of Pierfrancesco Diliberto (aka Pif) is an amazing feature film, on which few would have bet. The well-known TV host, son of the director Maurizio Diliberto, manages to keep, in La mafia uccide solo d'estate (The Mafia Kills Only in Summer), an enviable balance between grotesque and crime news, irony and tragedy. Fully divided into two parts (the character's childhood and adulthood), the film is an intense formation story, set in a world and in a historical period in which the bloody events related to Cosa Nostra were on the agenda.



Song'e Napule (Manetti bros, )



With Song 'e Napule, Manetti bros find the right mix between their passion for genre cinema and a compact and homogeneous comedy tone, declining both components in a Neapolitan sauce. After Piano 17 (Floor 17) () and the television series dedicated to L'ispettore Coliandro (Inspector Coliandro), returns the collaboration with Giampaolo Morelli, here author of the subject, as an interpreter and among the developers of the script. The result is a work that intelligently alternates various registers, with an ironic style only at times excessively over the top. The characters are well described, with a not excessive caricature key and, above all, Naples turns out to be an effective co-star, showing a more hidden and less touristic side.



Zoran, il mio nipote scemo (Zoran, My Nephew the Idiot) (Matteo Oleotto, )



The story inevitably recalls the one of Rain Man - L'uomo della pioggia (Rain Man) (), but the director declines it in Friulian sauce, with references to the Slovenian world, giving a melancholy and good-natured atmosphere, well far from the patina of the Hollywood world. The protagonist Paolo, played by a sympathetic Giuseppe Battiston, is able to enchant with his conscious cruelty: between lies and subterfuges, seasoned with a good dose of alcohol and a disenchanted touch that complete it, proves to be detestable, yet irresistible. On the other hand, he finds himself dealing with a shy and naive character as Zoran, who, with some cunning, will force him to change his point of view, with a gradual and inevitable awareness.



Smetto quando voglio (I Can Quit Whenever I Want) (Sidney Sibilia, )



Starting from the famous American television series Breaking Bad (the initial idea is in fact the same) the young rookie Sydney Sibilia tries to bring the subject into contemporary Italy, in which university researchers are little considered and their future looks far from rosy. Smetto quando voglio (I Can Quit Whenever I Want) is a smart movie in denouncing this reality with the tones of the old comedy that has characterized Italian cinema, mixed with more youthful and mass-consumption references of the American system (tight editing, corrected photography in post-production).



Perfetti sconosciuti (Perfect Strangers) (Paolo Genovese, )



It's quite surprising to see how Paolo Genovese - director accustomed to direct positive movies - managed to give his bittersweet comedy a cynical tone, even bad at times, at least in the first part. The mockery of the superficiality with which human beings use their smartphones as containers of secrets often hits the mark, being credible both in the basic subject and in the (sometimes even funny) jokes said by the group of friends. Perfetti sconosciuti (Perfect Strangers), title that acts as an explicit paradox with respect to the apparent nature of the diners, describes with discreet care the hypocrisy of Italian society, friendships and marriages, finding its real added value in a close-knit group of actors.



L'ora legale (Summer Time) (Ficarra and Picone, )



Fifth film directed by the comic duo Ficarra and Picone, L'ora legale (Summer Time) is probably the best result they have ever reached in their career. An enjoyable product, capable of representing without too many words an ungovernable Italy, in which those who ask others to respect the rules can continue to do what they likes. On this cue the movie could also be more biting and not get lost in some too much naivety, but the overview of the Sicilian village is credible and raises more than one question about which Italy the citizens really want. The criticism of the movie, although not always fully centered, is directed at ordinary people rather than on the political class, not too different from those politicians with whom they take it so much.



Easy - Un viaggio facile facile (Easy) (Andrea Magnani, )



The debut of the Rimini director Andrea Magnani is a surprising and curious road movie with a clumsy and embalmed character, a sort of candid cartoon forced to embark on a journey to a world foreign to him; an alien galaxy that will however be able, through a thousand ups and downs, to grant it a new and unexpected form of vitality. The narrative material behind the movie is rather uncertain and meager and in the second part it lingers in more than a few empty passages, between redundant sequences and less inspired inserts, but the way in which this little Italian film manages to tell the silence and the diversity is admirable, the loneliness and a Europe with ever more borders labile and crumbled, recreated through a sort of improbable and funny western of the soul (the protagonist at a certain point will continue with a horse and a Django-style coffin in tow).



L'ospite (The guest) (Duccio Chiarini, )



Four years after its debut Short Skin - I dolori del giovane Edo (Short Skin - The Pains Of Young Edo) (), the Florentine director Duccio Chiarini returns to the feature film with a small but effective choral movie in a precarious position between drama and comedy, which captures with bittersweet irony and extreme likelihood the stumbling blocks and contradictions of the generation between thirty and forty years old, struggling with useless master's degrees, essays on Calvino, umpteenth concerts of Pearl Jam and above all with an emotional, sentimental and working precariousness from which it seems impossible to extricate oneself. The screenplay, written by Chiarini with Roan Johnson, Davide Lantieri and Marco Pettenello, that only in the second part accuses some margin of redundancy and repetitiveness without however ever turning completely empty, explores with confident acuity, at the same time tender and melancholy, stranded and paralyzed characters, who are however granted a constant and self-ironic possibility of redemption through the frank lens of a humanity that is never rhetorical or posed.



Il grande salto (The big leap) (Giorgio Tirabassi, )



Rather unusual comedy for the Italian production scene, Il grande salto (The big leap) marks the directorial debut of Giorgio Tirabassi, who had previously worked with Ricky Memphis in the popular TV series Distretto di polizia (District of Police) and in the movie Il branco (The gang) () by Marco Risi. The actor tells the story of two Roman poor people struggling with a daily life made of limits and deprivations, marked by a destiny that is impossible to dominate and by a struggling that seems to have no glimmers and doesn't lead to any noteworthy goal. Behind the surface of an extremely Roman irony, there is a sense of profound existential unease, promptly redeemed by a disillusionment that doesn't give up the possibility of a turning point, a rise, a decisive paw: a motivation returned with great effectiveness by the acting of the two protagonists, controlled and in subtraction, but also by the precision with which the struggles of Rufetto and Nello are shown in the most remote, peripheral and forgotten corners of Rome.



Bangla (Phaim Bhuiyan, )



Interesting first work of the second generation Italian Phaim Bhuiyan, born and raised in “Torpigna”, Bangla is a sincere comedy that finds in the effective comic times of the actor and director a not indifferent impulse of vitality. The plot, in itself very weak, follows a sentimental relationship between two young people linked to very different cultural conditionings, but it portrays it with sufficient brio and with an irony that affects cultural differences and their respective tics and idiosyncrasies so much, as well as a notable adherence to the life of the protagonist, which Bhuiyan outlines using not a few autobiographical echoes.

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