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News 2020

“Boris - Il film”: la satira del dietro le quinte

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By Alessia Ghidini /


“Boris - Il film”: la satira del dietro le quinte

A partire dall'inizio degli , il mondo dello spettacolo italiano e internazionale ha letteralmente subito l'invasione di prodotti sempre più commerciali, spesso fatti in modo approssimativo, ma che in qualche modo hanno raccolto l'apprezzamento del grande pubblico. Questi lavori, cinematografici o televisivi che siano, sono al centro della satira di Boris, serie tv nata nel che si prende gioco senza mezzi termini delle dinamiche del dietro le quinte della produzione artistica. Nel è arrivato anche Boris - Il film, perfetta continuazione delle puntate della serie.

Fare cinema

Come sviluppo naturale della trama, i personaggi protagonisti della serie si trovano in un film, catapultati nel mondo del cinema. Gli occhi del cuore, nome di fantasia della serie televisiva a cui personaggi lavorano nelle varie puntate, è messa per un attimo da parte. Il suo regista, René Ferretti (interpretato da Francesco Pannofino), si ritrova nella produzione cinematografica per un film acclamato come successo fin dai primi momenti della sua nascita.

René il sognatore

Nato dalla regia di Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre e Luca Vendruscolo, Boris - Il film, il cui titolo prende il nome da un pesce rosso, offre sicuramente una trama inaspettata. Dopo aver abbandonato la direzione di un lavoro mediocre, René ha grandi sogni: vuole diventare un grande regista di capolavori e si impegna per raggiungere il suo scopo. Le sue buone intenzioni sono sconvolte da un mondo che è totalmente diverso da ciò che appare: sembra impossibile lavorare con grandi professionisti e cercare di fare un lavoro serio. Tornano a comparire nella storia gli stessi interpreti della serie, catapultati a loro volta sul grande schermo con i loro personaggi.

Per ridere

Inutile dire che niente va per il verso giusto e lentamente l'idea di un lavoro serio si trasforma lentamente in un prodotto commerciale, uguale a tanti altri, ma che riempie le sale cinematografiche e decreta il successo del film.


Per alleggerire i toni, tutta la pellicola è condita da momenti comici, che riprendono lo stile della serie e sono in grado di trasportare tutta la vicenda sul filone della commedia, anche se gli eventi narrati potrebbero essere tranquillamente visti in chiave drammatica.

De gustibus

Boris è in grado di descrivere attentamente il problema del dover scendere a compromessi nella produzione cinematografica. Se da un lato c'è la voglia dei professionisti di avere l'occasione di lavorare a qualcosa di serio, dall'altro c'è il desiderio (e il bisogno) di piacere al pubblico. Il film si chiude proprio su questa scena: una sala piena di persone divertite dal risultato del lavoro di René e René stesso profondamente contrariato per un film che non lo soddisfa.

Quantità o qualità?

In una parola Boris è dissacrante: più lo si guarda più ci si rende conto che esso non racconta altro che la verità, specialmente se contestualizziamo il film negli anni in cui è stato prodotto. Il primo decennio del nuovo millennio ha visto l'entrata di nuovi generi nelle categorie cinematografiche, specialmente quando si parla delle produzioni italiane. Gli anni che Boris mette sotto la sua critica lente d'ingrandimento sono gli anni in cui in Italia spopolavano i cinepanettoni, direttamente citati anche nel film. Per attirare le masse di spettatori, sembrava che le case di produzione non fossero più interessate a produrre film di qualità, ma ricercassero soltanto il maggior guadagno possibile. La quantità di biglietti venduti (e conseguentemente di incassi) sembrava fare più gola ai produttori, anche a costo di vendere al pubblico prodotti di bassa qualità.

Cinepanettoni

Facendo una vera e propria satira di quel periodo, Boris descrive attentamente la strada che il cinema aveva deciso di percorrere in quegli anni, scegliendo decisamente la via più facile per tutti. Per un attimo era sembrato che davvero i cinepanettoni e lavori simili fossero destinati a durare, ma fu solo un momento. Negli ultimi anni i film appartenenti al genere attirano sempre meno pubblico, sancendo così il tramonto di queste pellicole e dei loro attori principali.


Nonostante il passare del tempo, Boris rimane comunque un dipinto fedele del modo di fare cinema: scegliere la professionalità o la sicurezza di un film “facile” è spesso un bivio complicato. Boris esaspera la situazione per arrivare a rendere comica una situazione che potrebbe sembrare più tragica di quel che sembra, dando allo spettatore la possibilità di affacciarsi per un attimo sullo strano mondo del dietro le quinte.

Fonti:

Mymovies.it


Comingsoon.it


Mymovies.it


Credits:

Copertina

By Alessia Ghidini /


“Boris - The movie”: the satire of the behind the scenes

From the beginning of the , the Italian and international entertainment world has literally been invaded of increasingly commercial products, often made in approximate way, but which in some way have received the appreciation of the general public. These works, whether they're cinematographic or television ones, are at the center of the satire of Boris, tv series born in that makes fun of the dynamics of the behind the scenes of the artistic production. In also arrived Boris - The movie, perfect continuation of the episodes of the series.

Making cinema

As natural development of the plot, the main characters of the series are in a movie, catapulted into the world of the cinema. Gli occhi del cuore (The eyes of the heart), fictitious name of the television series to which characters work in the various episodes, is put aside for a moment. Its director, René Ferretti (played by Francesco Pannofino), finds himself in the cinematographic production for a movie acclaimed as successful since the first moments of its birth.

René the dreamer

Directed by Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre and Luca Vendruscolo, Boris - The movie, whose title is named after a red fish, definitely offers an unexpected storyline. After leaving the direction of a mediocre job, René has great dreams: he wants to become a great director of masterpieces and he's committed to achieving his purpose. His good intentions are shocked by a world that is totally different from what it appears: it seems impossible to work with great professionals and to try to make a serious work. In the story the same interpreters of the series return, catapulted in turn on the big screen with theirs characters.

To laugh

Needless to say nothing goes right and slowly the idea of a serious job slowly turns into a commercial product, equal to many others, but that fills the cinemas and ratifies the success of the movie.


To lighten the tones, all the movie is integrated with comic moments, which reflect the style of the series and are able to carry the whole story on the vein of the comedy, even if the events narrated could easily be seen in a dramatic way.

De gustibus

Boris is able to carefully describe the problem of having to compromise in the cinematographic production. If on the one hand there is the will of professionals to have the opportunity to work on something serious, on the other there is the desire (and the need) to please the public. The film closes precisely on this scene: a room full of amused people from the result of the work of René and the same René deeply annoyed for a movie that doesn't satisfy him.

Quantity or quality?

In a word Boris is irreverent: the more you watch it the more you realize that it tells nothing but the truth, especially if we contextualize the movie in the years it was produced. The first decade of the new millennium has had the entry of new genres in cinematographic categories, especially when we talk about the Italian productions. The years that Boris puts under its critical magnifying glass are the years in which in Italy the Christmas comedies were successful, directly mentioned also in the movie. To attract the masses of spectators, it seemed that the production companies were no longer interested in producing quality movies, but sought only the greatest profit possible. The quantity of tickets sold (and consequently of receipts) it seemed to appeal to producers more, even at the cost of selling low-quality products to the public.

Christmas comedies

Making a real satire of that period, Boris carefully describes the path that the cinema had decided to take in those years, definitely choosing the easiest way for everyone. For a moment it seemed that Christmas comedies and similar works were really destined to last, but it was only a moment. In recent years the movies belonging to the genre attract fewer and fewer audience, thus sanctioning the decline of these movies and their main actors.


Despite the passage of time, Boris however remains a faithful description of the way of making cinema: choosing the professionalism or the safety of an “easy” movie is often a complicated crossroads. Boris exasperates the situation to get to make comic a situation that might seem more tragic of what it seems, giving the viewer the opportunity to look out for a moment on the strange world of the behind the scenes.

Sources:

Mymovies.it


Comingsoon.it


Mymovies.it


Credits:

Cover

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