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Boris, 10 anni dopo

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Boris, 10 anni dopo

👨 Giacomo Rossi 📅 🏷 Intrattenimento, Racconti 💬 Nessun commento



Sembra passata un'eternità. Boris, la serie dentro la serie, la serie su “Occhi del cuore 2” si è conclusa quasi un decennio fa. Purtroppo proprio l'anno scorso un membro fondamentale del cast, Roberta Fiorentini, che interpretava la sfaticata, raccomandata, volgare e vorace assistente di Regia Itala ci ha lasciato.


Il lascito di Boris è stato purtroppo scarsamente raccolto, una serie come questa in Italia non è mai stata prodotta. Una serie dall'ironia irriverente e dal cast corale, visto anche all'infuori dell'Italia su questi livelli soltanto in masterpieces come The Office e la sua versione americana guidata da Steve Carrell.


Un ritratto quasi fantozziano sul mondo della televisione italiana, sul mondo della “fiction”, mostrando le contraddizioni, il nepotismo, il talento sprecato. Il tutto condito e reso gradevole come poche altre opere da un arguto senso dello humor, un umorismo secco, senza mostrare stravolgimenti emotivi, sempre nelle righe, da riferimenti continui alla società e alla cultura popolare (il “lui” di cui parla Arianna, interpretata da Caterina Guzzanti, non era altro che Silvio Berlsconi). La natura paradossale delle situazioni trasforma una recitazione convenzionale in un capolavoro del grottesco.


Da un regista svogliato ma pieno di talento, interpretato da Francesco Pannofino, Renato “René” Ferretti, arrivando allo “schiavo” Lorenzo (Carlo De Ruggieri), passando per l'esilarante tecnico di fotografia Biascica (Paolo Calabresi), romanaccio e manesco. Un microcosmo di personaggi estremamente profondi e sfaccettati, tutti partecipi, tutti protagonisti di una surreale tragi-commedia umana.



L'attore e doppiatore Francesco Pannofino, che nella serie interpreta il regista di “Occhi del cuore 2”, René Ferretti


Il tutto, mai nascosto neanche dalla geniale mente che ha partorito Boris, Luca Vendruscolo, l'autore principale, in parte inteso come un enorme tributo alla sitcom americana Scrubs-Medici ai primi ferri: il titolo dell'episodio pilota di entrambe le serie si chiama “Il mio primo giorno”. I rapporti tra i personaggi ricalcano quelli tra i dottori dell'Ospedale Sacro Cuore. Certo, la componente drammatica era molto più potente in Scrubs, dato il contesto ma guardando Boris, in particolare Alessandro (Alessandro Tiberi), non si può non pensare al ciuffo spensierato del Dottor John Dorian “JD”.


Il fulcro della serie è il rapporto turbolento tra la troupe protagonista e “la rete”, percepita come un essere astratto e superiore, dove il “Dottor Cane” comanda come un despota uno sciame di sceneggiatori “ammaestrati”, intenti a creare storie dal dubbio gusto per far sì che piacciano alle persone anziane che guardano gli “Occhi del cuore 2”. I quattro sceneggiatori usano letteralmente quattro tasti a disposizione per portare avanti una trama insulsa che deve solo “fare da sottofondo mentre si cucina”.


La sciatteria fa da padrona per tutte le riprese della serie dentro la serie: il direttore della fotografia Duccio (Ninni Bruschetta) utilizza una sola modalità, “smarmella”, “apre tutto” accecando la troupe. Gli attori vengono chiamati con epiteti irripetibili, con il protagonista di Occhi del cuore 2 Stanis La Rochelle (Pietro Sermonti) ossessionato dall'apparire meno italiano e più cosmopolita, frettoloso di abbandonare una produzione mediocre per fare il salto nel mondo del grande schermo.


Come mai non è mai stato più fatto qualcosa come Boris (salvo il film sequel)? Questa è la domanda che attanaglia gli appassionati, che come risposta vorrebbero una quarta stagione della serie, considerata, soprattutto dopo la morte di Roberta Fiorentini, un'ipotesi piuttosto improbabile. Infatti era proprio sulla chimica di squadra dei personaggi che si reggeva la struttura di Boris, avrebbe poco senso andare avanti senza un personaggio che tra l'altro costitutiva uno degli elementi comici fondamentali.


La storia in Boris è infatti tutto sommato messa in secondo piano rispetto ai personaggi. Difficile progredire con una narrazione articolata in una serie che racconta di una fiction la cui storia è volutamente di pessima qualità. Anche questa immobilità narrativa però rafforza la frustrazione e l'incapacità di miglioramento della fiction italiana. Una fiction ancorata a stilemi decennali, ricette collaudate che fanno piacere “alla rete” e non disgustano ma né entusiasmano il pubblico.


Boris ha dissacrato bonariamente questi elementi, queste contraddizioni e le ha trasformate in alcuni dei momenti comici più memorabili nella storia della televisione italiana. Diventato presto un cult, Boris ha plasmato il senso dell'ironia e il sarcasmo di un'intera generazione trasformandosi in un punto di riferimento. Un elogio alla leggerezza e all'esistenza effimera del trashume televisivo. Una celebrazione e accettazione del ruolo sistemico della non-bellezza, sintetizzata efficacemente da un'espressione di René Ferretti, decisamente vernacolare.


Per chi ha visto Boris, la memoria farà subito il suo lavoro e la ripescherà, per chi non ha ancora avuto questo piacere, il consiglio è di recuperare immediatamente questo capolavoro di spensieratezza e di farsi travolgere da tre stagioni (e per i meno ortodossi, perché no, anche un film) di risate.


Non dimentichiamoci la grottesca sigla cantata da Elio e le storie tese.

Boris, 10 years later

👨 Giacomo Rossi 📅 🏷 Entertainment, Stories 💬 No comment



It seems like an eternity has passed. Boris, the series within the series, the series about “Occhi del cuore 2” (The eyes of the heart 2) ended almost a decade ago. Unfortunately, just last year a key character of the cast, Roberta Fiorentini, who played the lazy, recommended, vulgar and voracious assistant of direction Itala died.


Boris' legacy has unfortunately been poorly collected, a series like this in Italy has never been produced. A series with irreverent irony and choral cast, also seen outside of Italy on these levels only in masterpieces as The Office and its American version led by Steve Carrell.


An almost Fantozzi-style portrait on the world of Italian television, on the world of the “drama”, showing the contradictions, the nepotism, the wasted talent. All spiced and made pleasant like few other works by a witty sense of humor, a dry humor, without showing emotional upheavals, always in the lines, by continuous references to society and popular culture (the “him” mentioned by Arianna, interpreted by Caterina Guzzanti, was none other than Silvio Berlsconi). The paradoxical nature of situations transforms a conventional acting into a grotesque masterpiece.


From a lazy director but full of talent, interpreted by Francesco Pannofino, Renato “René” Ferretti, until the “slave” Lorenzo (Carlo De Ruggieri), passing through the exhilarating photography technician Biascica (Paolo Calabresi), Roman vulgar and violent. A microcosm of extremely deep and multifaceted characters, all participating, all protagonists of a surreal human tragi-comedy.



The actor and dubber Francesco Pannofino, who in the series plays the director of “Occhi del cuore 2” (The eyes of the heart 2), René Ferretti


All this, never hidden even by the brilliant mind that has created Boris, Luca Vendruscolo, the main author, in part intended as a huge tribute to the American sitcom Scrubs-Medici ai primi ferri (Scrubs): the title of the pilot episode of both series is called “My first day”. The relationships between the characters follow the ones between the doctors of the Sacred Heart Hospital. Sure, the dramatic component was much more powerful in Scrubs, given the context but watching Boris, in particular Alessandro (Alessandro Tiberi), one thinks of the carefree tuft of the Doctor John Dorian “JD”.


The cornerstone of the series is the troubled relationship between the protagonist crew and “the network”, perceived as an abstract and superior being, where “President Cane” commmands as a despot a crowd of “tamed” screenwriters, focused on creating stories with a dubious taste to ensure that appeal to older people who watch “Occhi del cuore 2” (The eyes of the heart 2). The four screenwriters literally use four keys available to carry out a silly plot that only has to “be the background while cooking”.


The sloppiness is the master for all the shootings of the series within the series: the director of photography Duccio (Ninni Bruschetta) uses only one mode, “opens all the light”, “opens all” blinding the crew. The actors are called with unrepeatable epithets, with the protagonist of Occhi del cuore 2 (The eyes of the heart 2) Stanis La Rochelle (Pietro Sermonti) obsessed with appearing less Italian and more cosmopolitan, in a hurry to leave a mediocre production to make the leap into the world of the big screen.


Why has never been done again something like Boris (except the sequel movie)? This is the question that grips the fans, who would like a fourth season of the series, considered, especially after the death of Roberta Fiorentini, a rather unlikely hypothesis. In fact it was precisely on the team chemistry of the characters that Boris's structure was based, it would make little sense to go on without a character who among other things was one of the fundamental comic elements.


The story in Boris is indeed after all overshadowed by the characters. It's hard to progress with a narration articulated in a series that tells of a drama whose story is deliberately of poor quality. Even this narrative stillness however reinforces the frustration and the inability to improve Italian drama. A drama anchored to decennial stylistic features, tried and tested recipes that please “the network” and doesn't disgust but doesn't excite the public.


Boris has kindly desecrated these elements, these contradictions and transformed them into some of the most memorable comic moments in the history of Italian television. Become soon a cult, Boris has shaped the sense of irony and sarcasm of an entire generation by transforming itself into a point of reference. A tribute to the lightness and ephemeral existence of the television trash. A celebration and acceptance of the systemic role of non-beauty, effectively summarized by an expression of René Ferretti, decisively vernacular.


For those who have watched Boris, the memory will immediately do its job and will re-fish it, for those who haven't yet had this pleasure, the advice is to immediately recover this light-hearted masterpiece and to be overwhelmed by three seasons (and for the less orthodox, why not, even a movie) of laughters.


Don't forget the grotesque opening theme song sung by Elio e le Storie Tese.

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