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News 2020

Boris aveva capito tutto: una televisione diversa è impossibile

| Espresso.Repubblica.it

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Boris aveva capito tutto: una televisione diversa è impossibile

Dalle lacrime di Barbara D'Urso al ritorno di Pamela Prati la serie cult, ora su Netflix, aveva ragione: «A noi la qualità c'ha rotto er cazzo!»

di Beatrice Dondi



Abbiamo assistito in questi mesi a un martellante duello tra contendenti ancorati alla dialettica quando invece avrebbero potuto sinteticamente attingere al sacro testo: “Smarmella” o “Apri tutto”. Due indicazioni per fotografare la realtà ma soprattutto due modi uguali e contrari con cui da quel dì si manda avanti questa povera, piccola televisione.


Che è vero che ha subito come tutto un durissimo colpo per l'emergenza ma è vero anche che neppure a scuola le giustificazioni ti fanno arrivare indenne a fine anno.


Così rivedendo grazie a Netflix le tre stagioni capolavoro di “Boris”, è facile rendersi conto di come quella lettura datata sembra invece scritta domani.


Quando l'impareggiabile trio Giacomo Ciarrapico, Luca Vendruscolo e (dio come ci manca) Mattia Torre misero nero su bianco lo stato dell'arte della tv, si capì subito che si stava assistendo a un drammatico esempio di realismo. Perché il set grottesco della fiction “Gli occhi del cuore”, tra frustrazioni, raccomandati e pressapochismo era, nella sua meraviglia un palese specchio dell'intero Paese raccontato attraverso la produzione televisiva. Ma visto che la speranza è l'ultima a morire qualche credulone aveva immaginato che chissà, qualcosina sarebbe cambiato e che magari tredici anni dopo sarebbe rimasto un luminoso esempio di satira del passato.


Invece davanti al pesciolino rosso continuano a spuntare perle fangose, senza sosta, snocciolate, come da copione, «alla cazzo di cane». Espressioni basite, valzer di poltrone che stropicciano Reti colpevoli di aver fatto cose buone nel passato e che in qualche modo devono espiare, vecchi giornalisti che stanno perdendo se stessi e usano le prime serate per offendere a suon di «finto ebreo» e piccole ma significative scene dal sapore epico.


Barbara D'Urso che cerca di non piangere mordendosi il labbro e trattenendo il rimmel, mentre nel suo buffo programma scorrono le immagini di repertorio della sua vita professionale e (soprattutto) non, lasciando che faccia capolino il fratello che viene da lontano. E mentre gli studi festeggiano per la graduale riapertura, il primo ospite in carne e ossa di Mara Venier è Pamela Prati, che vista la crisi dell'editoria, presenta il suo imperdibile libro dietro a un paio di occhiali modello pentimento, contrita e dimessa, ma “forte come una pantera” pronta a riaprire le danze della donna plagiata.


Insomma, “Boris” ci aveva davvero visto lungo. Talmente lungo che tanto vale riassumere come se fossimo tutti René-Pannofino: «A noi la qualità c'ha rotto er cazzo! Perché una televisione diversa è impossibile»

Boris had understood everything: a different television is impossible

From the tears of Barbara D'Urso to the return of Pamela Prati the cult series, now on Netflix, was right: «The quality has fucked with us!»

By Beatrice Dondi



In these months we have watched a pounding duel between contenders anchored to the dialectic when instead they could have briefly drawn on the sacred text: “Open all the light” or “Open all”. Two indications for photographing the reality but above all two equal and opposite ways with which this poor, little television has been run since that day.


That it's true that as everything has suffered a very hard blow due to the emergency but it's also true that even at school the justifications don't make you arrive unscathed at the end of the year.


So rewatching thanks to Netflix the three masterpiece seasons of “Boris”, it's easy to realize how that series realized in seems shot tomorrow instead.


When the incomparable trio Giacomo Ciarrapico, Luca Vendruscolo and (God how we miss him) Mattia Torre wrote the state of the art of TV, it was immediately clear that we were witnessing a dramatic example of realism. Because the grotesque set of the drama “Gli occhi del cuore” (The eyes of the heart), between frustrations, recommendations and carelessness was, in its splendor a clear mirror of the entire Italy told through the television production. But since hope is the last to die some gullible had imagined that who knows, a little something would have changed and that maybe thirteen years later it would have remained a shining example of satire of the past.


Instead in front of the goldfish muddy pearls continue to appear, relentlessly, pitted, as expected, «to fucking dog». Astonished expressions, waltzes of armchairs that rub Networks guilty of having done good things in the past and that somehow have to atone for, old journalists who are losing themselves and use the prime times to offend saying «fake jew» and small but significant scenes with an epic flavor.


Barbara D'Urso trying not to cry by biting her lip and holding the rimmel, while in hers funny show are projected the archive images of hers professional life and (above all) not, letting the brother who comes from afar peep out. And while the studios celebrate the gradual reopening, the first real guest of Mara Venier is Pamela Prati, who because of the publishing industry's crisis, presents hers unmissable book behind a pair of glasses with a model of repentance, contrite and modest, but “strong as a panther” ready to reopen the dances of the plagiarized woman.


In short, “Boris” was really farsighted. So much that we might summarize as if we all were René-Pannofino: «The quality has fucked with us! Because a different television is impossible»

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