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News 2020

Boris, the TV series that after 10 years is still very current

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Boris, la serie tv che dopo 10 anni è ancora attualissima

Di Alessandra Chiaradia -


Sono passati esattamente dieci anni dalla fine della terza e ultima stagione di Boris eppure, dopo la pubblicazione sulla piattaforma streaming Netflix è diventata in poche settimane una delle le tre serie più viste. Il suo segreto per non invecchiare mai è molto semplice, anzi no non lo è, il suo segreto è raccontare un paese che a distanza di tanti anni è ancora uguale, con le sue storture, con i suoi problemi, racconta qualcosa che in un modo o nell'altro tutti abbiamo vissuto, Boris ci piace, con il suo retrogusto dolce amaro, perché siamo noi.



Inoltre come può non essere un prodotto di successo quando alle spalle c'è un cast eccezionale capeggiato da Francesco Pannofino, il regista René Ferretti, e scritta da un superbo trio di sceneggiatori formato da Giacomo Ciarrapico, Luca Vendruscolo e Mattia Torre, purtroppo scomparso prematuramente a .


Infatti la “fuori serie” Boris è stata subito un successo, mi ricordo ancora più di dieci anni fa come alcune frasi o modi di dire entrarono a gamba tesa nel lessico di tutti diventando dei veri e propri tormentoni: “dai, dai, dai”, “apri tutto”, “sei troppo italiano”, “smarmella”... altri detti sono decisamente più volgari ma comunque calzanti a pennello in svariate situazioni in cui, diciamolo, ci si siamo ritrovati tutti sul nostro posto di lavoro.



Alcuni hanno scoperto Boris solo adesso grazie alla potenza dello streaming e altri (tipo me) hanno gioito nel poterla rivedere per la terza o quarta volta, ho perso il conto. Un altro punto a suo favore è sicuramente la colonna sigla di Elio e le storie tese che rimane nella memoria per sempre.



Al centro della narrazione il dietro le quinte di un set televisivo dove viene girata la soap “Gli occhi del cuore”, medical drama della Rete Ammiraglia. Già dal primo episodio si percepisce il disagio, René è il portabandiera di questo insieme di personaggi uno più al limite dell'altro e quelli che sembrano “normali” ovviamente non sono considerati, come lo stagista, interpretato da Alessandro Tiberi, di cui nessuno ricorda il nome e che tutti chiamano Coso o anche “lo schiavo”, subisce le angherie tirannesche che raccontano, in modo forzato ma non troppo, alcune dinamiche e gerarchie del mondo del lavoro.



Questo set sembra più un campo di battaglia dove il regista deve combattere tutti i giorni, insieme all'unica persona sana di mente Arianna (Caterina Guzzanti) l'assistente alla regia, con il suo l'aiuto regista, Alfredo (Luca Amorosino), che come priorità spaccia e ha tra i suoi primi clienti proprio il direttore della fotografia, Duccio Patanè (Ninni Bruschetta) che ama tanto il suo lavoro perché gli permette di stare comodamente stravaccato sul divano, la cui cifra stilistica consiste nell'aprire tutto e smarmellare, dando ordine di eseguire a Biascica (Paolo Calabresi) l'elettricista con un leggero debole per la Roma e per lo schiavismo. Poi c'è la segretaria di edizione, Itala (la meravigliosa Roberta Fiorentini, anche lei scomparsa nel ), che è costantemente ubriaca. Sempre nel dietro le quinte c'è Sergio (Alberto Di Stasio), il produttore esecutivo, al limite tra la criminalità e l'imprenditoria e il portavoce tra la rete e il set Lopez (Antonio Catania) totalmente asservito al potere, se la rete parla lui tace, qualsiasi siano le richieste, anche le più assurde l'importante è accontentare i “potenti”.



Ma chi non può mancare in una soap? Ovviamente le star, che altrettanto ovviamente sono tutte raccomandate e soprannominate dallo stesso Renè “cani maledetti”, il divo per eccellenza è Stanis La Rochelle (Pietro Sermonti) un simbolo per Occhi del Cuore, fuori dagli schemi e così poco “italiano” e Corinna (Carolina Crescentini) “cagna maledetta”, nelle serie successive sono tantissimi i personaggi dello spettacolo che vogliono entrare a far parte del cast, così incontriamo attori del calibro di Corrado Guzzanti, Eugenia Costantini, Giorgio Tirabassi, Marco Giallini, hanno fatto anche dei camei Jane Alexander e Paolo Sorrentino.


Con i suoi 42 episodi in cui si mostrava il peggio della televisione italiana dove la parola qualità era sinonimo di “monnezza” Boris ha dimostrato esattamente il contrario, che anche in Italia un'altra televisione era possibile e la storia ce lo ha dimostrato.

Boris, the TV series that after 10 years is still very current

By Alessandra Chiaradia -


Exactly ten years have passed since the end of the third and last season of Boris yet, after the publication on the streaming platform Netflix has became in a few weeks one of the three most viewed series. Its secret to never getting old is very simple, indeed it's not, its secret is to tell a country that is still the same after so many years, with its distortions, with its problems, it tells something that in one way or another we have all experienced, we like Boris, with its bitter sweet aftertaste, because that's us.



Furthermore, it's a successful product because there is an exceptional cast headed by Francesco Pannofino, the director René Ferretti, and written by a superb trio of screenwriters formed by Giacomo Ciarrapico, Luca Vendruscolo and Mattia Torre, unfortunately prematurely dead in .


In fact the “off series” Boris has immediately been a success, I still remember more than ten years ago how some phrases or idioms entered everyone's lexicon becoming real catchphrases: “come on, come on, come on”, “open all”, “you're too Italian”, “open all the light”... other sayings are decidedly more vulgar but still fitting perfectly in various situations in which, let's say it, we all found ourselves at our workplace.



Some have discovered Boris only now thanks to the power of the streaming and others (like me) have enjoyed being able to watch it again for the third or fourth time, I have lost the count. Another point in its favor is certainly the opening theme by Elio e le storie tese which remains in memory forever.



At the center of the narration is the behind the scenes of a television set where it's shooting the soap “Gli occhi del cuore” (The eyes of the heart), medical drama of the Network. The discomfort is perceived already from the first episode, René is the standard-bearer of this set of characters one more at the limit of the other and those who seem “normal” obviously aren't considered, as the intern, interpreted by Alessandro Tiberi, of which no one remembers the name and which everyone calls Coso (Thingummy) or also “the slave”, he suffers the tyrannical oppressions that tell, in a forced but not too much way, some dynamics and hierarchies of the world of the work.



This set seems more like a battlefield where the director has to fight every day, along with the only sane person Arianna (Caterina Guzzanti) the first assistant director, with his assistant director, Alfredo (Luca Amorosino), whose priority is to sell drugs and has among his first customers just the director of photography, Duccio Patanè (Ninni Bruschetta) who loves his job so much because it allows him to lie comfortably on the sofa, whose working style consists in opening everything and opening all the light, giving orders to perform to Biascica (Paolo Calabresi) the electrician with a slight passion for the A.S. Roma and for the slavery. Then there's the edition secretary, Itala (the wonderful Roberta Fiorentini, even she died in ), who is constantly drunk. Always behind the scenes there is Sergio (Alberto Di Stasio), the executive producer, on the border between the criminality and the entrepreneurship and the spokesperson between the network and the set Lopez (Antonio Catania) totally subservient to the power, if the Network speaks he's silent, whatever the requests, even the most absurd, the important thing is to satisfy the “powerfu men”.



But who can't miss in a soap? Obviously the stars, who are equally obviously all recommended and nicknamed by the same Renè “damned dogs”, the star par excellence is Stanis La Rochelle (Pietro Sermonti) a symbol for Occhi del Cuore (The eyes of the heart), out of the box and so little “Italian” and Corinna (Carolina Crescentini) nicknamed the “damned bitch”, in the following seasons there are many characters of the entertainment who want to become part of the cast, so we meet famous actors as Corrado Guzzanti, Eugenia Costantini, Giorgio Tirabassi, Marco Giallini, even Jane Alexander and Paolo Sorrentino have made some cameos.


With its 42 episodes showing the worst of Italian television where the word quality was synonymous with “garbage” Boris has proved exactly the opposite, that also in Italy another television was possible and history has shown it to us.

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