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Boris: review of the Italian off-series with Francesco Pannofino

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Boris: recensione della fuoriserie italiana con Francesco Pannofino


Diamo un'occhiata più approfondita alla creatura di Luca Vendruscolo, Giacomo Ciarrapico e Mattia Torre


Michele Signorino 6 minuti di lettura


Se qualcuno è riuscito negli ultimi decenni a raccontare e dipingere la nostra bella nazione, l'Italia, quel qualcuno è sicuramente il trio di sceneggiatori Luca Vendruscolo, Giacomo Ciarrapico e Mattia Torre; menti e penne di quella piccola perla che è Boris, di cui vi presentiamo la recensione. Bisogna subito chiarire: Boris non è una serie come le altre. Né nessun altra serie potrà essere mai come Boris. È fisiologico. I livelli di qualità e di genialità dello show, infatti, difficilmente possono essere eguagliati, e, se qualcuno mai ci riuscirà, sarà riuscito a dar vita, un'altra volta, alla serie italiana perfetta.


Potrà sembrare esagerato, forse lo è. Ma trovare dei difetti in Boris è un'impresa ardua. Allora, meglio non pensare a ipotetici difetti. Immergiamoci nell'analisi degli infiniti pregi che caratterizzano questo gioiello, puntata dopo puntata.


Indice


Benvenuti in Italia


Ritornando all'incipit dell'articolo, se qualcuno volesse avere un quadro preciso del nostro paese, soprattutto nel nuovo millennio, dovrebbe sicuramente guardare Boris. La serie ha la capacità di riempire la propria tavolozza di tutti i colori che caratterizzano il Belpaese, mischiarli e usare i venti minuti di ogni puntata per pennellare virtù (poche) e vizi (molti) che contraddistinguono “l'italiano”. Costui inoltre viene calato in quello che per lui è sicuramente il luogo più ostile: il posto di lavoro. Questa è solo la punta dell'iceberg del messaggio veicolato dagli sketch presenti nella serie. Il luogo di lavoro in questione, infatti, altro non è che il set di una telenovela simil-Cento Vetrine o simil-Vivere. Una parodia di tutti quei dimenticabilissimi programmi televisivi che affollano i pomeriggi e le cene di milioni di italiani.


Il set de “Gli occhi del cuore 2” diventa così il luogo dove i personaggi di Boris passano le loro giornate, portandosi dietro speranze (sempre poche) e frustrazioni (sempre molte) che inevitabilmente danno vita a situazioni al limite del paradossale e del grottesco. C'è chi comanda e chi è comandato. Alcuni raccomandano, ed altri sono raccomandati. C'è chi è ottimista, c'è chi non lo è. Ogni personaggio di Boris rappresenta uno dei tanti archetipi che formano quel grande potpourri che è il popolo italiano. Tuttavia, nonostante spesso i personaggi simboleggino quanto di più sbagliato c'è nel nostro paese, risultano subito simpatici allo spettatore, soprattutto grazie ad una caratterizzazione fatta a regola d'arte.


René Ferretti - Boris, la recensione


A capitanare quella banda di matti che è la troupe di Occhi del cuore 2 troviamo il regista René Ferretti che è, parafrasando un episodio della prima stagione, un capitano al comando della propria nave. Anche se non proprio saldo, nel suo comando. René non è altri che la personificazione del sentimento più percepito e tristemente noto dalla maggior parte dei cittadini italiani: la disillusione. Il regista è conscio che in passato ha avuto dei sogni, delle speranze, delle prospettive. E quei sogni, in alcuni momenti, li ha anche visti esaudire. Ma René ha capito che, nonostante la buona volontà, il talento e i buoni propositi, questo paese è sempre pronto a mettere i bastoni fra le ruote. Anche se si è tra i migliori nel proprio campo.


E così, subito dopo la disillusione, arriva la rassegnazione. E René è rassegnato. È stanco di combattere contro dei mulini a vento che hanno le fattezze di grandi gruppi imprenditoriali che controllano la televisione, che ci vogliono omologati e lobotomizzati. Più facili da controllare, insomma. René è, tuttavia, un uomo corretto, nonostante l'ipocrisia che lo circonda. Fa di tutto per far riuscire bene quello che ha iniziato, nonostante quello che sta realizzando non sia artisticamente valido. Il regista rimane comunque il punto di riferimento per la troupe. Le sue sfuriate ricordano tanto, con le dovute differenze, le ramanzine del dottor Cox di Scrubs (serie cui Boris deve molto). Pannofino presta voce e fisico ad un personaggio che difficilmente sarebbe risultato così emblematico fosse stato interpretato da qualcun altro.



Boris, Wilder



Chi è il vero protagonista di Boris?

Il protagonista ideale della serie, però, non è il regista René. Ma è Alessandro, colui che rappresenta la generazione dei ventenni-neotrentenni che si è ritrovata, suo malgrado, sfruttata, schiavizzata, sottopagata e annichilita da decenni di malgoverno, di destra e di sinistra. Alessandro è lo stagista. Chi, oggi, fra i ventitre e i trent'anni, non ha provato l'ebbrezza di un tirocinio? Quanti hanno provato l'emozione della precarietà e dell'essere sottopagati, quando, e soprattutto se, si è pagati? Chi, infine, non ha iniziato un lavoro con i migliori propositi e le migliori aspettative, salvo poi cambiare idea poche settimane dopo, iniziando a rassegnarsi e a mettere in dubbio anni di scelte e, perché no, anche se stessi? Alessandro è tutto questo. Alessandro siamo noi giovani, ma già invecchiati, pieni di energia, ma già stanchi e provati da umiliazioni e svilimenti continui.


Nonostante questo, però, ama il set, ama il profumo del teatro di posa e ama chi vi sta dentro, nonostante siano proprio quelle persone a portarlo quotidianamente sull'orlo del delirio. Alessandro ama anche Arianna, l'aiuto regista di Renè. Forte, dura e diretta, Arianna ha superato da poco il periodo di apprendistato e, dunque, rappresenta lo step successivo che dovrebbe aspettare ad Alessandro. E infatti la donna ha già capito come gira il mondo. In generale e, soprattutto, il mondo della televisione. Arianna sa che non c'è tempo e modo per nutrire le proprie passioni, i propri amori. Sarà proprio Alessandro, però, a far titubare la bella assistente di Ferretti, interpretata magistralmente da Caterina Guzzanti. Attorno a questi tre personaggi, che rappresentano i protagonisti veri della serie, ruota un microcosmo di individui quantomeno bislacchi e bizzarri.



Boris, Wilder



Il microcosmo dei personaggi secondari - Boris, la recensione


Impossibile scrivere questa recensione senza citare gli innumerevoli personaggi secondari che animano il mondo di Boris. Su tutti spicca Stanis, interpretato da un irresistibile Pietro Sermonti. Piccola digressione: Boris ha fatto proprio il concetto di metacinema (nel nostro caso metatelevisione), creando un prodotto televisivo che ha come vero argomento centrale la televisione stessa. Bene, Pietro Sermonti fa qualcosa che porta all'estremo questo concetto: l'attore infatti interpreta un attore che interpreta un medico. Ricorda qualcosa? Beh, per i più giovani, il bel Pietro si è fatto conoscere dal grande pubblico interpretando Guido, medico della nota sitcom “Un medico in famiglia”. L'operazione fatta con Sermonti rasenta il geniale. Il suo personaggio prende in giro quanto da lui stesso fatto negli anni precedenti, e rappresenta una sorta di espiazione per aver preso parte a quella produzione.


Stanis è ironico, strafottente, irriverente, egocentrico ed egomaniaco e non perderà mai l'occasione di mostrarsi sprezzante e superiore agli altri. Impossibile non amarlo. Accanto a Stanis troviamo Corinna, la bellissima Carolina Crescentini, anche lei reduce da alcune produzioni di non certo memorabili come Notte prima degli esami 2 e capace, invece, di impartire una caratterizzazione perfetta della “diva ingiustificata”. Con questo neologismo intendiamo quei personaggi che si credono delle super star senza averne, effettivamente, le capacità. La Crescentini, come tutti quelli che recitano negli Occhi del Cuore, riesce in qualcosa che, agli occhi di un profano, risulta estremamente difficile: recitare male di proposito.



Boris, Wilder



Gli altri comprimari - Boris, la recensione


A fianco di René troviamo anche un altro personaggio degno di menzione: Duccio Patanè. Interpretato da Ninni Bruschetta, Duccio è il direttore della fotografia del set. Si droga, dorme sempre e non ne vuole sapere di lavorare. Il background è lo stesso di René, tuttavia le differenze fra i due sono evidenti. Il regista affronta con vergogna la propria rassegnazione e la propria disillusione, cercando di combattere con mezzi limitati, per provare a portare un minimo di qualità nel proprio progetto. Duccio sembra invece aver abbracciato con entusiasmo la propria condizione. Emblematica la sua frase, rivolta proprio ad un titubante René, in cui riassume perfettamente una grande fetta di lavoratori italiani:


Ma chi me lo fa fare di lasciare? Qui ti chiedono di lavorare poco e male. E ti pagano bene. Ma chi me lo fa fare?

Potremmo andare avanti a elencare un numero infinito di personaggi, uno migliore dell'altro: Biascica, il capo elettricista, lo schiavo, Itala e altri comprimari che non potranno non restare impressi nella mente. Tra questi, uno dei veri cavalli di razza della scuderia è sicuramente Glauco, interpretato da un ispiratissimo e geniale Giorgio Tirabassi.



Boris, Wilder



Considerazioni finali


Lo spazio è tiranno, quindi andiamo verso la fine di questa piccola recensione di Boris. L'unico consiglio che possiamo dare è: se non l'avete vista, vedetela. Questa serie è capace di far ridere fino alle lacrime: gli attori in stato di grazia, il ritmo, sempre incalzante e mai monotono e le situazioni, sempre al limite del ridicolo e grottesco regaleranno attimi di ilarità e irriverenza difficili da trovare in altri prodotti. La serie è stata in grado addirittura di far entrare nel vocabolario comune alcuni tormentoni che l'hanno caratterizzata. A cazzo di cane, esticazzi, basito, la locura... si potrebbe andare avanti per ore.


Boris riesce con sagacia a farci ridere ma al contempo riesce a spezzare il riso sulle nostre labbra mostrandoci una società privo di qualsiasi magia. Una società degradata, subdola e in cui le raccomandazioni sembrano l'unico modo per assicurarsi un futuro. Un mondo dove il singolo è disposto a guardare solo al proprio orticello, sempre pronto a fregare il prossimo, per il proprio tornaconto. La qualità viene spesso sacrificata sull'altare del risparmio e del magna magna a tutti i costi. Perché questa è l'Italia del futuro: un paese di musichette, mentre fuori c'è la morte.




Boris

Voto - 9

Lati positivi

  • 👍 Interpretazione degli attori
  • 👍 Caratterizzazione dei personaggi
  • 👍 Sketch geniali le cui battute sono entrate nel gergo comune
  • 👍 Il messaggio profondo che riesce a portare

9

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Boris: review of the Italian off-series with Francesco Pannofino


Let's take a deeper look at the series written by Luca Vendruscolo, Giacomo Ciarrapico and Mattia Torre


Michele Signorino 6 minutes of reading


If someone has managed in recent decades to tell and paint our beautiful nation, Italy, that someone is definitely the trio of screenwriters Luca Vendruscolo, Giacomo Ciarrapico and Mattia Torre; minds and writers of that little pearl that is Boris, of which we present to you the review. We must immediately clarify: Boris is not a series like the other ones. Nor will any other series will ever be like Boris. It's physiological. The levels of quality and genius of the show, indeed, can hardly be matched, and, if anyone ever will succeed, will have managed to create, once again, the perfect Italian series.


It may seem exaggerated, maybe it's. But to find some flaws in Boris is a difficult undertaking. So, better not think about hypothetical defects. Let's focus ourselves in the analysis of the infinite qualities that characterize this jewel, episode after episode.


Index


Welcome in Italy


Returning to the opening of the article, if anyone wants to have a precise picture of Italy, especially in the new millennium, should definitely watch Boris. The series has the ability to fill its own palette with all the colors that characterize Italy, to mix them and use the twenty minutes of each episode to brush (few) virtues and (many) vices that distinguish “the Italian man”. Moreover he's lowered into what it's surely for him the most hostile place: the workplace. This is just the tip of the iceberg of the message conveyed by the sketches in the series. The workplace in question, in fact, is nothing more than the set of a soap opera similar to Cento Vetrine (One Hundred Showcases) or similar to Vivere (To live). A parody of all those very forgettable television shows that crowd the afternoons and dinners of millions of Italians.


The set of “Gli occhi del cuore 2” (The eyes of the heart 2) thus becomes the place where the characters of Boris spend their days, taking with them hopes (always few) and frustrations (always many) which inevitably give life to situations bordering on the paradoxical and the grotesque. There are those who command and those who are commanded. Some recommend, and others are recommended. There are those who are optimistic, there are those who aren't. Each character of Boris represents one of the many archetypes that make up that great potpourri which is the Italian people. However, although often the characters symbolize the most wrong thing in Italy, they're immediately sympathetic to the viewer, especially thanks to a characterization made to perfection.


René Ferretti - Boris, the review


Leading that band of madmen that is the troupe of Occhi del cuore 2 (The eyes of the heart 2) we find the director René Ferretti which is, paraphrasing an episode of the first season, a captain in command of his own ship. Although not quite firm, in his command. René is none other than the personification of the most perceived and sadly known sentiment by most Italian citizens: the disillusionment. The director is aware that in the past has had some dreams, some hopes, some prospects. And those dreams, in some moments, has also seen them fulfilled. But René has understood that, despite his good will, the talent and good intentions, Italy is always ready to put a spoke in the wheel. Even if you are among the best in your field.


And so, immediately after the disillusionment, the resignation arrives. And René is resigned. He's tired of fighting against windmills that have the features of large business groups that control the television, who want us homologated and lobotomized. In short, easier to control. René is, however, a correct man, despite the hypocrisy that surrounds him. He does everything to make it succeed what he has started, despite what he's making is not artistically valid. However the director remains the reference point for the troupe. His outbursts remember much, with the necessary differences, the harangues of Doctor Cox of Scrubs (series to which Boris owes a lot). Pannofino lends voice and body to a character who would hardly have been so emblematic if it had been played by someone else.



Boris, Wilder



Who is the real protagonist of Boris?

The ideal protagonist of the series, however, is not the director René. But it's Alessandro, the one who represents the generation of twenty-thirty-year-olds who found themselves, unwillingly, exploited, enslaved, underpaid and annihilated by decades of bad governance, of left and right party. Alessandro is the intern. Who, today, between twenty-three and thirty years old, hasn't experienced the thrill of an internship? How many have experienced the thrill of the insecurity and being underpaid, when, and especially if, are you paid? Finally, who didn't start a job with the best intentions and the best expectations, only to change their mind a few weeks later, starting to resign and question years of choices and, why not, even themselves? Alessandro is all of this. Alessandro represents us young, but already aged, full of energy, but already tired and exhausted by continuous humiliations and debasements.


Despite this, however, he loves the set, he loves the scent of the studio and loves whoever is inside it, even though are just those people who bring him on the edge of the delirium every day. Alessandro also loves Arianna, the first assistant director of Renè. Strong, tough and direct, Arianna has just passed the apprenticeship period and, therefore, represents the next step that should wait for Alessandro. And in fact the woman has already understood how the world goes. In general and, above all, the world of the television. Arianna knows that there is no time or way to nourish her passions, her loves. It will be just Alessandro, however, to make hesitate the beautiful assistant of Ferretti, masterfully interpreted by Caterina Guzzanti. Around these three characters, who represent the real protagonists of the series, it rounds a microcosm of at least eccentric and bizarre individuals.



Boris, Wilder



The microcosm of secondary characters - Boris, the review


Impossible to write this review without mentioning the countless secondary characters that animate the world of Boris. Stanis stands out above all, played by an irresistible Pietro Sermonti. Small digression: Boris has adopted the concept of metacinema (in our case metatelevision), creating a television product that has television itself as its true central topic. Well, Pietro Sermonti makes something that takes this concept to the extreme: the actor in fact plays an actor who plays a doctor. Does it remember anything? Well, for the youngest, the handsome Pietro made himself known by the general public by interpreting Guido, doctor of the famous sitcom “Un medico in famiglia” (A Doctor in the Family - Original format: Médico de familia). The operation made with Sermonti borders on the genius. His character makes fun of what he did in previous years, and represents a sort of atonement for taking part in that production.


Stanis is ironic, arrogant, irreverent, self-centered and egomaniacal and he will never miss an opportunity to show himself contemptuous and superior to the others. Impossible not to love him. Next to Stanis we find Corinna, the beatiful Carolina Crescentini, even she returning from some productions that are certainly not as memorable as Notte prima degli esami 2 (The Night Before the Exams: Today) and able, instead, to give a perfect characterization of the “unjustified diva”. With this neologism we mean those characters who believe themselves to be super stars without having, actually, the skills. Crescentini, like all those who play in Occhi del Cuore (The eyes of the heart), succeeds in something which, in the eyes of a layman, is extremely difficult: bad acting on purpose.



Boris, Wilder



The other supporting actors - Boris, the review


Alongside René we also find another character worthy of mention: Duccio Patanè. Interpreted by Ninni Bruschetta, Duccio is the director of photography of the set. He takes drugs, always sleeps and doesn't want working. The background is the same of René, however the differences between the two are obvious. The director faces his resignation and disillusionment with shame, trying to fight with limited means, to try to bring a minimum of quality into his project. Duccio instead seems to have embraced his condition with enthusiasm. Emblematic his sentence, addressed precisely to a hesitant René, in which he perfectly sums up a large slice of Italian workers:


But why do I bother to leave? Here they ask you to work little and badly. And they pay you well. But why do I bother?

We could go on to list an infinite number of characters, one better than the other: Biascica, the chief electrician, the slave, Itala and other supporting actors who will remain etched in the mind. Among these, one of the most popular is certainly Glauco, played by a very inspired and brilliant Giorgio Tirabassi.



Boris, Wilder



Final observations


The space is tyrant, so let's move towards the end of this little review of Boris. The only advice we can give is: if you haven't watched it, watch it. This series is capable of making people laugh to tears: the actors in a state of grace, the rhythm, always pressing and never monotonous and the situations, always bordering on ridiculous and grotesque will give moments of hilarity and irreverence difficult to find in other products. The series has been even able to bring into the common vocabulary some catchphrases that have characterized it. To fucking dog, who gives a shit, astonished, the madness... we could go on for hours.


Boris manages to make us laugh but at the same time manages to break the laughter on our lips by showing us a society devoid of any magic. A degraded, devious society in which recommendations seem the only way to secure a future. A world where the individual is willing to look only at his own bussiness, always ready to cheat the neighbor, for personal gain. The quality is often sacrificed on the altar of savings and stealing at all costs. Because this is the Italy of the future: a country of jingles, while outside there is the death.




Boris

Vote - 9

Positive sides

  • 👍 Interpretation of the actors
  • 👍 Characterization of the characters
  • 👍 Brilliant sketches whose jokes have entered common jargon
  • 👍 The profound message it manages to carry

9

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