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Italian-style medical drama, the TV doctors before Luca Argentero

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Medical drama all'italiana, i dottori della Tv prima di Luca Argentero


Con Doc - Nelle tue mani, che strizza l'occhio alle produzioni americane di genere, si apre una nuova fase per il medical di casa nostra, genere che in Italia non ha mai sfondato completamente. Da La Dottoressa Giò a La Linea Verticale, da Un Medico in Famiglia a Braccialetti Rossi, ripercorriamo i titoli più significativi, senza dimenticare la lezione di Medical Dimension.




L'arrivo di Doc - Nelle tue mani può segnare un momento significativo per la serialità televisiva in Italia. Il prodotto con Luca Argentero nel ruolo del dottor Fanti non ha colpito solo perché basato su una storia vera, quella di Pierdante Piccioni che a causa di un incidente subisce un'amnesia che gli fa perdere 12 anni esatti di memoria, ma per una svolta stilistica che è parsa molto vicina a serie Tv estere dallo stile riconoscibile.


In gergo si chiamano medical drama e sembrano il porto sicuro delle serialità televisiva, se consideriamo il successo planetario di titoli come E.R., Grey's Anatomy, Dr. House, Nip/Tuck, Scrubs o ancora i più recenti New Amsterdam e The Good Doctor. Sebbene la nostra serialità televisiva si ispiri spesso a quello che ci arriva dall'estero, in Italia il medical ha avuto meno fortuna di altri generi (poliziesco su tutti) per i quali la sofisticazione del linguaggio visivo e della scrittura ha attecchito da tempo.


A differenza di quanto si percepisce distintamente in "Doc", che attinge a piene mani dallo stile di serie Tv statunitensi (non nascondendo nemmeno delle esplicite citazioni), i titoli di casa nostra passati e recenti ambientati in corsia hanno spesso "volgarizzato" l'aspetto scientifico e utilizzato l'ospedale come uno sfondo per le vicende quotidiane dei protagonisti, un'ambientazione come le altre più che il fulcro attorno al quale si sviluppasse la narrazione. E infatti le fiction di genere più fortunate e significative della nostra storia rappresentano degli ibridi. Proviamo a ricordare le più significative.



Amico Mio



Siamo nel , la serie trasmessa da Rai 2 (la seconda stagione da Canale 5) ha come protagonista Massimo Dapporto nei panni del dottor Paolo Magri, primario del reparto di pediatria dell'ospedale San Carlo di Nancy di Roma. La fiction sensibilizza molto il telespettatore sul ruolo dei medici da un punto di vista etico, un senso del dovere che li spinge ad aiutare i pazienti non solo da un punto di vista clinico, ma anche assistenziale, familiare. È molto centrale il tema dell'iper-burocratizzazione della sanità, contro la quale i medici dell'ospedale si battono. Amico mio viene inoltre ricordata per il volto del piccolo Spillo, il bambino interpretato dal napoletano Adriano Pantaleo, reduce dal successo del film "Io speriamo che me la cavo".



La dottoressa Giò



Fiction Mediaset del , segna certamente il ruolo più noto da attrice per Barbara d'Urso, che interpreta una ginecologa determinata e indipendente che ha ben chiara la sua idea di medico, impegnata a costruire con i pazienti un rapporto prima di tutto umano. Tra i suoi desideri c'è inoltre quello di costruirsi una famiglia. Un incidente, che le fa perdere un bambino, altera i piani, ma La dottoressa Giò non si arrende e continua a portare avanti le sue battaglie. Dopo due stagioni, nel la serie torna per un terzo capitolo a distanza di 20 anni.



Un Medico in Famiglia



Classificata tra i medical per la presenza della parola chiave nel titolo, ma in realtà tutt'altro che fiction di genere. Che è proprio il motivo per cui inseriamo Un Medico in famiglia in questa lista, così da far capire l'idea diluita che in Italia abbiamo sempre avuto del medical drama. La serie Tv con Giulio Scarpati forse uno dei titoli più fortunati della storia della televisione (10 stagioni e un cambio di protagonisti nel corso degli anni che non ne ha intaccato il successo). La narrazione ha il suo quartier generale a casa Martini, dove il capofamiglia, che ha da poco perso la moglie, è aiutato dal padre Libero (Lino Banfi) a portare avanti la baracca e crescere i figli di età diversa. L'argomento medico è essenzialmente un pretesto narrativo e lo si capisce ancor di più quando viene utilizzato per giustificare l'uscita dalla serie di Giulio Scarpati, con il suo personaggio che parte per la lontanissima Australia, dove si trasferisce per studiare una nuova cura per una rara malattia infantile.



Braccialetti Rossi



Facciamo un salto di più di 15 anni per arrivare a Braccialetti Rossi, serie teen trasmessa su Rai 1 dal , dall'enorme riscontro di pubblico. Racconta di un gruppo di adolescenti ricoverati in ospedale per ragioni diverse, uniti simbolicamente da un braccialetto rosso che ne denota l'appartenenza ad un gruppo. Grazie a questo legame i ragazzi si danno coraggio, trovando nella loro unione la forza di andare avanti. Il successo della serie si deve alla combinazione di due fattori: il primo è che guarda l'ospedale dal punto di vista del paziente, più che del medico; ha inoltre un enorme impatto dal punto di vista visivo, sdoganando l'immagine degli effetti della cura oncologica sui più giovani (il protagonista, Leo, non ha i capelli per effetto delle cure di un tumore).



L'Allieva



Ancora più recente è il caso de L'Allieva, serie di Rai 1 con Alessandra Mastronardi e Lino Guanciale, che trova la sua fortuna in una particolare combinazione di fattori, con l'unione dell'aspetto medico che si lega al poliziesco e alla commedia sentimentale. La protagonista Alice Allevi è una studentessa di medicina che risolve i dubbi sul suo futuro professionale scegliendo la medicina legale e analizzando il più delle volte i corpi di persone morte in modo misterioso. Questo aspetto si unisce all'intreccio sentimentale tra lei e il dottor Claudio Conforti, del quale si infatua e con cui si crea una forte intesa.



La Linea Verticale



Risale al l'uscita de La Linea Verticale, serie scritta e diretta da Mattia Torre che, risultato di un'analisi introspettiva dello stesso sceneggiatore e regista nel suo percorso di cura (Torre è poi morto nel ). Un prodotto, quello trasmesso da Rai 3, che dalla vicenda personale riesce ad offrire anche delle riflessioni sul sistema sanitario italiano e, più in generale, sulla classe medica. La serie con Valerio Mastandrea prescinde dalla tradizione italiana e si inscrive in una categoria a parte: il racconto autobiografico, misto all'approccio surreale ed ironico tipico di Torre, traccia i confini di un titolo che rappresenta un tassello importante nella storia dei medical drama italiani.



Medical Dimension



Questa serie non è mai esistita, se non nell'immaginazione dei creatori di Boris, la serie Tv che ha fatto luce, complice quel misto di ironia, cinismo e irriverente realismo, sui mali della produzione seriale italiana. E sebbene venga trattato solo per pochi episodi, è proprio grazie a Medical Dimension che si comprende perché il medical all'americana rappresenti da sempre una meta inarrivabile per la serialità italiana. La sgangherata produzione che sta dietro a Gli occhi del cuore, la soap che è al centro di Boris, vira su un prodotto "di qualità" puntando proprio sul fantomatico Medical Dimension, serie Tv immaginaria ambientata nelle corsie di un ospedale, in cui gli stessi attori "cani" della soap diretta da René Ferretti dovrebbero trasformarsi in interpreti credibili grazie a inquadrature elaborate e all'abbandono dello stile di luci approssimativo indicato con la frase in codice "apri tutto" (che sta a significare accendere tutte le luci, fregarsene, perché tanto il telespettatore nemmeno se ne accorge). Esperimento che naturalmente fallisce, convincendo dell'efficacia di un mantra insuperabile: "La qualità ci ha rotto il cazzo, viva la merda".

Italian-style medical drama, the TV doctors before Luca Argentero


With Doc - Nelle tue mani (Doc - In your hands), that winks at American productions of genre, it opens a new phase for Italian medical genre, genre that in Italy has never completely had success. From La Dottoressa Giò (Dr. Giò) to La Linea Verticale (The vertical Line), from Un Medico in Famiglia (A Doctor in the Family - Original format: Médico de familia) to Braccialetti Rossi (Red Bracelets - Original format: Polseres vermelles), let's retrace the most significant titles, without forgetting the lesson of Medical Dimension.




The arrival of Doc - Nelle tue mani (Doc - In your hands) can mark a significant moment for the television seriality in Italy. The series with Luca Argentero in the role of Doctor Fanti hasn't just intrigued because it was based on a true story, the one of Pierdante Piccioni that due to an accident suffers an amnesia that makes him lose exactly 12 years of memory, but for a stylistic change that seemed very close to recognizable style of foreign TV series.


In jargon they are called medical dramas and seem the safe harbour of television seriality, if we consider the planetary success of series as E.R., Grey's Anatomy, Dr. House (House M.D.), Nip/Tuck, Scrubs or even the most recent New Amsterdam and The Good Doctor. Although Italian television seriality is often inspired by what comes from abroad, in Italy the medical genre has had less luck than other genres (crime story above all) for which the sophistication of visual language and writing has taken root for some time.


Unlike what is perceived distinctly in "Doc", which draws heavily on the style of US TV series (not even hiding explicit quotes), Italian medical series of the past and recent often have "popularized" the scientific aspect and used the hospital as a background for the daily events of the protagonists, a location like the others more than the fulcrum around which the story developed. And in fact the most fortunate and significant genre dramas in Italian history represent some hybrids. Let's try to list the most significant ones.



Amico Mio (My Friend)



It's , the series broadcast by Rai 2 (the second season by Canale 5) has as protagonist Massimo Dapporto in the role of Doctor Paolo Magri, primary of the hospital pediatric department San Carlo di Nancy of Rome. The drama highly sensitizes the viewer to the role of doctors from an ethical point of view, a sense of duty that drives them to help patients not only from a clinical point of view, but also from a helpful, family-based one. It's very central the theme of hyper-bureaucratization of health, against which the doctors at the hospital are fighting. Amico mio (My friend) is also remembered for the face of the little Spillo, the child played by the Neapolitan Adriano Pantaleo, back from the success of the movie "Io speriamo che me la cavo" (Hello, Professor!).



La dottoressa Giò (The Doctor Giò)



Drama produced by Mediaset in , it certainly marks the best known role as an actress for Barbara d'Urso, who plays a determined and independent gynaecologist who has a clear idea of doctor, committed to building with patients a relationship first of all human. Among hers wishes there's also to build a family. An accident, which causes her to lose a child, alters the plans, but La dottoressa Giò (The Doctor Giò) doesn't give up and continues to carry on her battles. After two seasons, in the series returns for a third season 20 years later.



Un Medico in Famiglia (A Doctor in the Family - Original format: Médico de familia)



Classified among medical ones for the presence of the keyword in the title, but in reality far from drama of genre. Which is exactly why we insert Un Medico in famiglia (A Doctor in the Family - Original format: Médico de familia) in this list, so as to make understand the diluted idea that in Italy we have always had about medical drama. The Tv series with Giulio Scarpati perhaps one of the most successful series in the history of television (10 seasons and a change of protagonists over the years that has not affected its success). Storytelling has its focal point at Martini home, where the head of the family, who recently lost his wife, is helped by his father Libero (Lino Banfi) to go on and to raise children of different ages. The medical argument is essentially a narrative pretext and it's understood even more when it's used to justify the leaving from the series of Giulio Scarpati, with his character who leaves for the very distant Australia, where he moves to study a new cure for a rare childhood disease.



Braccialetti Rossi (Red Bracelets - Original format: Polseres vermelles)



Let's jump over 15 years to get to Braccialetti Rossi (Red Bracelets - Original format: Polseres vermelles), teen series aired on Rai 1 from , with a high public response. It tells of a group of teenagers hospitalized for different reasons, symbolically united by a red bracelet that shows the belonging to a group. Thanks to this bond the boys give themselves courage, finding in their union the strength to go on. The success of the series is due to the combination of two factors: the first one is that it looks at the hospital from the patient's point of view, more that than the doctor's one; it has also a huge visual impact, clearing the image of the effects of cancer treatment on younger people (the protagonist, Leo, hasn't hair due to the treatment of a tumor).



L'Allieva (The Pupil)



Even more recent it's the case of L'Allieva (The Pupil), series by Rai 1 with Alessandra Mastronardi and Lino Guanciale, which finds its fortune in a particular combination of factors, with the union of the medical aspect that is linked to the crime story and the sentimental comedy. The protagonist Alice Allevi is a medicine student who resolves the doubts about her professional future by choosing the forensic medicine and analyzing most of the time the bodies of people who died in a mysterious way. This aspect joins the sentimental intertwining between her and Dr. Claudio Conforti, of which she becomes infatuated and with whom a strong understanding is created..



La Linea Verticale (The Vertical Line)



It dates back to the releasing of La Linea Verticale (The Vertical Line), series written and directed by Mattia Torre that, resulted of an introspective analysis of the same screenwriter and director during his treatment path (Torre then died in ). A series, the one aired on Rai 3, that from personal experience can also offer some reflections on the Italian health care system and, more generally, on the medical profession. The series with Valerio Mastandrea is independent of the Italian tradition and belongs to a separate category: the autobiographical tale, mixed with the surreal and ironic approach typical of Torre, traces the boundaries of a title that represents an important element in the history of Italian medical drama.



Medical Dimension



This series has never existed, except in the imagination of the creators of Boris, the TV series that has showed, thanks to that mixture of irony, cynicism and irreverent realism, on the evils of Italian serial production. And although it's only dealt for a few episodes, it's just thanks to Medical Dimension that one understands why American-style medical has always been an unreachable destination for Italian seriality. The ramshackle production that is behind Gli occhi del cuore (The eyes of the heart), the soap that is at the center of Boris, turns on a product "of quality" focusing just on the unreal Medical Dimension, imaginary TV series set in a hospital, in which the same "dogs" actors of the soap directed by René Ferretti should turn into credible interpreters thanks to elaborate shots and the abandonment of the approximate style of lights indicated with the code phrase "open all" (which means to turn on all the lights, not to care, because the viewer doesn't even notice it). An experiment that of course fails, convincing of the effectiveness of an extraordinaire mantra: "The quality has fucked with us, hurrah for the shit".

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