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News 2020

Paolo Calabresi: “Tutti vorremmo Boris 4, ma senza Mattia Torre è improbabile”

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Paolo Calabresi: “Tutti vorremmo Boris 4, ma senza Mattia Torre è improbabile”


Intervista al Biascica di Boris, l'iconica serie Tv di cui si chiede a gran voce una quarta stagione che lui stesso la vorrebbe, ma che ci spiega perché difficilmente ci sarà dopo la morte di uno dei tre autori, Mattia Torre. Accanto agli aneddoti e ai ricordi, Calabresi confessa l'irripetibilità di questa esperienza: “Boris è l'unico prodotto in cui, quando mi rivedo, non mi faccio schifo. Anzi mi faccio ridere e questa cosa è unica”.




Le petizioni sul sito Change.org sono emblematiche del tempo che viviamo. E forse ce le ritroveremmo in Boris 4, se solo andasse in porto la raccolta firme lanciata dai fan della serie per convincere Netflix a produrre la quarta stagione di quello che senza fatica possiamo definire un miracolo della televisione italiana. Lo sa bene Paolo Calabresi, alias Biascica, che nulla fa per nascondere un'idea di Boris in tutto e per tutto sacra e intoccabile.


Al di là dell'aspetto celebrativo della cosa, credi ci siano concrete speranze per una quarta stagione di Boris?


È doloroso dirlo ma purtroppo no. Mai dire mai, ma quelle difficoltà che avevano impedito la produzione di un'altra stagione quando Mattia Torre era ancora vivo, oggi rendono improbabile la fattibilità della cosa. È una mia sensazione.


Mattia Torre era il motore del trio?


Erano un mostro a tre teste, perfettamente equilibrati, ognuno con le sue peculiarità. Giacomo Ciarrapico è un dialoghista unico, Luca Vendruscolo ha un approccio scientifico alla materia, Mattia era quello con la visione mai scontata, che andava sempre oltre. La sinergia era perfetta.


Possibile che nessuno abbia mai proposto di continuare?


Gliel'hanno chiesto tutti in verità, da Fox a Sky e sembravano quasi in procinto di farla, dipendeva solo da loro. Gli attori non vedevano l'ora, i fan non vedevano l'ora, le reti non vedevano l'ora.


Qualcosa è andato storto?


Siccome loro sono degli sceneggiatori molto particolari, che fanno le cose solo quando se le sentono davvero dentro, sostenevano che le condizioni della situazione televisiva italiana presenti quando è nato Boris - per intenderci, un diffuso Occhi del cuore 2 - fossero terminate in quanto c'era stata un'evoluzione, con piattaforme come Netflix e altre. In sostanza si poteva scegliere, non c'era più quella prigione che costringeva gli spettatori prima, o questo o niente.


Discorso anche condivisibile.


Condivisibile, ma io ho sempre obiettato in nome del fatto che secondo me, proprio in virtù di questa grande varietà di offerta, tutta la zona Occhi del Cuore 2 era diventata più circoscritta e meno diffusa, ma sempre più Occhi del Cuore. Per molte fiction attualmente in onda il tempo non è passato e non vuole passare.


Ti rivedi spesso in Boris o preferisci evitarlo come vale per molti colleghi?


Lo faccio perché Boris è l'unico prodotto in cui, quando mi rivedo, non mi faccio schifo. Anzi mi faccio ridere e questa cosa è unica, mi dà la sensazione della qualità di ciò che abbiamo fatto, di cui non mi prendo tutti i meriti perché senza quella scrittura sarebbe stato impossibile. Posso dire che è la stessa cosa per gli altri, con Pannofino ogni tanto ci scriviamo dicendoci "sai, ieri ho visto La Formica Rossa", lo facciamo come se parlassimo di persone che non sono noi.


Esiste tutto un frasario di Boris, da "smarmella" a "gli straordinari di Libeccio", che somiglia al "cambiare tutto perché nulla cambi" del Gattopardo. Sono istantanee entrate nel linguaggio comune, che immortalano la quotidianità, scorporate dalla sceneggiatura.


Questo si lega anche a ciò che ci succedeva all'inizio. Quando abbiamo fatto la prima stagione qualcuno storceva il naso, diceva che Boris facesse ridere ma che era per addetti ai lavori, una cosa circoscritta. Non capivano ciò che il tempo ha dimostrato, ovvero che il microcosmo del set de Gli Occhi del Cuore potrebbe essere declinato in qualunque situazione, qualsiasi contesto dove ci sia una sperequazione sociale. Queste frasi diventate aforismi sono esattamente la sintesi di questo discorso.


Una volta consegnato alla storia il prodotto, immagino che anche molti detrattori della prima ora siano saliti sul carro dei vincitori.


Ricordo come se fosse ieri un produttore importante che dopo la prima puntata di Boris mi disse che ci stavamo a fa' le pippe da soli, probabilmente toccato da quello che si raccontava nella serie. Quando qualche tempo fa ho fatto un film con lui ovviamente non si ricordava di questo nostro colloquio e sul set si avvicinò dicendomi che quello che avevamo fatto in Boris era geniale, intramontabile. "Io lo avevo capito da subito", mi disse.


Quando avete iniziato la lavorazione, eravate consapevoli che in Boris ci fosse qualcosa che andava oltre?


Ce ne siamo accorti subito per il livello di scrittura, ma mai avremmo pensato che sarebbe accaduto quello che è successo negli anni. La serie non è invecchiata, i ventenni di oggi la vedono per la prima volta e non è cambiato nulla.


Altro elemento di unicità, e per certi versi anomalo, è che un'operazione come il film non ha sporcato la grazia e l'equilibrio perfetto di Boris. Concordi?


In realtà su questo io non sono molto d'accordo. Avrei fatto una scelta diversa e sarei andato avanti con altre stagioni, perché la tematica non era affatto esaurita. Lo sapevano anche gli autori, che erano sì contenti di fare il film, ma indecisi perché certi che i margini per proseguire con la serie ci fossero. Sono stato molto contento di andare al cinema - non so se ricordi i cinema, quegli strani posti con gli schermi grandi - però anche nello sviluppo della storia il film si perdeva un po' per la necessità di includere tutti gli attori e chiudere alcune vicende in modo un po' affrettato.


Probabilmente gli sceneggiatori avevano altri progetti. Pur non essendoci state spaccature, Mattia Torre sembra aver scelto la sua strada.


Mattia ha dimostrato che poteva camminare con le sue gambe e, forse inconsciamente, essendosi reso conto che la sua vita sarebbe stata breve, ha anche avuto la necessità di raccontare cose più personali, come ne La Linea Verticale, Figli, Qui e Ora a teatro, che fece sia con Valerio Mastandrea che con me e Valerio Aprea. Lui aveva questa modalità di coinvolgere le persone con cui andava d'accordo, con cui poteva passare la serata scegliendo il vino che si doveva bere.


In America Better Call Saul, nata dall'acclamatissima Breaking Bad, ha avuto un grande successo. Dovessi immaginarti uno spin off verticale di Boris su uno dei personaggi, chi sceglieresti? Biascica non vale...


Se si va ad analizzare credo che moltissimi personaggi ne meriterebbero uno. René su tutti, ma anche Corinna, Stanis, Arianna, chissà come vive nel privato Arianna. Su Biascica e Sergio potremmo metterci su cinque o sei stagioni, proprio come Better Call Saul.


Forse l'unico su cui non si potrebbe fare uno spin off è il celebre dottor Cane.


L'attore che lo interpretava, Arnaldo Ninchi, è stato il primo delle tre dolorose morti che abbiamo avuto noi di Boris. Era uno strepitoso attore di teatro ed è significativo come per Boris avesse accettato di fare una parte senza mai essere inquadrato in volto, intuendo il valore dell'opera.


Un po' come accadde per Roberto Herlitzka nella prima stagione. L'impressione è che voi attori la quarta stagione di Boris la fareste anche gratuitamente.


Siamo una grande famiglia, tutti viviamo la sensazione di aver preso parte a qualcosa di irripetibile.

Paolo Calabresi: “We all would like Boris 4, but without Mattia Torre it's unlikely”


Interview with the character of Biascica of Boris, the iconic TV series of which is clamoring for a fourth season that he himself would like, but that explains to us why it will hardly be realized after the death of one of the three authors, Mattia Torre. Alongside the anecdotes and memories, Calabresi confesses the unrepeatability of this experience: “Boris is the only product in which, when I see myself again, I don't suck. Indeed I make myself laugh and this thing is unique”.




The petitions on the website Change.org are emblematic of the time we live in. And maybe we would find them in the fourth season of Boris, if only it went through the signature collection launched by fans of the series to convince Netflix to produce the fourth season of what we can easily define a miracle of Italian television. Paolo Calabresi, alias Biascica, knows it well and he does nothing to hide an idea of Boris in all respects sacred and untouchable.


Beyond the celebratory aspect of it, do you think there are concrete hopes for a fourth season of Boris?


It's painful to say it but unfortunately not. Never say never, but those difficulties that had prevented the production of another season when Mattia Torre was still alive, today make the feasibility of the thing unlikely. It's a my feeling.


Was Mattia Torre the engine of the trio?


They were a three-headed monster, perfectly balanced, each with their own peculiarities. Giacomo Ciarrapico is an unique dialogist, Luca Vendruscolo has a scientific approach to the subject, Mattia was the one with the never predictable vision, which always went further. The synergy was perfect.


Is it possible that no one has ever proposed to continue?


In truth everyone asked for it, from Fox to Sky and they seemed almost about to make it, it depended only on them. The actors could not wait, fans were eager, networks were eager.


Something went wrong?


Since they're very particular screenwriters, who make things only when they really feel them inside, they argued that the conditions of the Italian television situation present when Boris was born - to be clear, a widespread Occhi del cuore 2 (The eyes of the heart 2) - they ended as there had been an evolution, with platforms like Netflix and others. Basically you could choose, there was no longer that prison that forced the spectators before, or this or nothing.


Speech also shareable.


Shareable, but I have always objected in the name of the fact that in my opinion, precisely by virtue of this great variety of offer, the whole Occhi del Cuore 2 (The eyes of the heart 2) area had become more limited and less widespread, but increasingly more Occhi del Cuore (The eyes of the heart). For many dramas currently on the air time has not passed and doesn't want to pass.


Do you often watch yourself in Boris or do you prefer to avoid it as is true for many colleagues?


I do it because Boris is the only product where, when I see myself again, I don't make myself sick. On the contrary I make myself laugh and this thing is unique, it gives me the feeling of the quality of what we have done, of which I don't take all the credits because without that writing it would have been impossible. I can say that it's the same for the others, sometimes I speak with Pannofino, and we tell each other "you know, yesterday I saw La Formica Rossa (The Red Ant)", we do it as if we were talking about people who are not us.


There is a whole phrasebook of Boris, from "smarmella" (open all the light) to "gli straordinari di Libeccio" (the overtimes of Libeccio), which looks like the "to change everything so that nothing changes" of Gattopardo (Leopard). They're snapshots entered into the common language, which immortalize everyday life, separated from the script.


This is also linked to what happened to us in the beginning. When we did the first season, someone turned up their noses, it said that Boris was funny but that it was for insiders, a circumscribed series. They didn't understood what time has shown, that is that the microcosm of the set of Gli Occhi del Cuore (The eyes of the heart) could be declined in any situation, any context where there is a social inequality. These sentences that have become aphorisms are exactly the synthesis of this speech.


Once the product is delivered to history, I imagine that many early critics have also got on the winners' bandwagon.


I remember as if it were yesterday that an important producer who after the first episode of Boris told me that we were imagining everything, probably touched by what was told in the series. When some time ago I played in a movie with him he obviously didn't remember our speech and on the set he came up to me and told me that what we had done in Boris was brilliant, timeless. "I had understood it immediately", he told me.


When you started the production, were you aware that there was something in Boris that went further?


We noticed it immediately for the level of writing, but we never thought that would happen what has happened over the years. The series hasn't aged, today's twenties are watching it for the first time and nothing has changed.


Another element of uniqueness, and in some ways abnormal, is that an operation like the movie did not got dirty Boris' grace and perfect balance. Do you agree?


Actually, I don't really agree on this. I would have made a different choice and would have moved on with other seasons, because the subject was not exhausted. The authors also knew this, and they were so happy to make the movie, but undecided because they were sure that there were the margins to continue with the series. I was very happy to make the movie for the cinema - I don't know if you remember the cinemas, those strange places with big screens - however even in the development of the story the movie was disorganized a bit due to the need to include all the actors and close some events in a rather hasty way.


The screenwriters probably had other projects. Although there have been no splits, Mattia Torre seems to have chosen his path.


Mattia showed that he could walk on his own legs and, perhaps unconsciously, having realized that his life would have been short, he has also needed to tell more personal things, as in La Linea Verticale (The Vertical Line), Figli (Sons), Qui e Ora (Here and now) at the theatre, who did both with Valerio Mastandrea and with me and Valerio Aprea. He had this way of involving the people he got along with, with whom he could spend the evening choosing the wine to drink.


In America Better Call Saul, born from the very acclaimed Breaking Bad, had a great success. If you should imagine a vertical spin off from Boris about one of the characters, who would you choose? Biascica is not valid...


If you go to analyze it I think that many characters deserve one. René over all, but even Corinna, Stanis, Arianna, who knows how Arianna lives in private. About Biascica and Sergio we could shoot five or six seasons, just like Better Call Saul.


Perhaps the only one on which a spin off could not be made is the famous President Cane.


The actor who played it, Arnaldo Ninchi, was the first of three painful deaths that the group of Boris had. He was an amazing theater actor and it's significant how for Boris he had accepted to play a part without ever being shot in face, sensing the value of the work.


A bit like it happened for Roberto Herlitzka in the first season. The impression is that you actors would also do the fourth season of Boris for free.


We're a big family, we all experience the feeling of having taken part in something unrepeatable.

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