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News 2020

Boris, the forerunner of Sidney Sibilia's cinema

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Boris, l'antesignano del cinema di Sidney Sibilia

👨 Eugenio Sommella 🕒 📄 Approfondimenti 🗨 No Comment



Boris-la serie (-), fotogramma di S3:E13 “Ritorno al futuro: Parte 1”


Un momento di sovreccitata escandescenza e approvazione investì il cuore di molti spettatori italiani - da tempo si blaterava un inconsistente giudizio riguardante la morte del cinema del nostro beneamato Stivale - quando fu distribuito, in quell'ormai lontano , il primo Smetto quando voglio (trailer) di Sidney Sibilia. Il film, che vantò un clamoroso successo di pubblico e critica fino allo status di cult, inscenava, con originale inventiva e talento comico, il tour de force di alcuni squattrinati ex ricercatori universitari (ormai quarantenni) che per sbarcare il lunario si davano alla vendita illegale di smart drug, studiata a pennello presso i tavoli di un chimico sfortunato. Tra i membri della banda spiccavano Paolo Calabresi, Pietro Sermonti e Valerio Aprea, rispettivamente l'archeologo l'antropologo e il latinista, che avevano già partecipato, chi in maniera più preponderante dell'altra, nella spettacolare fiction televisiva italiana Boris (trailer), antesignano del Cinema di Sibilia (dai Boris è disponibile sulla piattaforma Netflix).


Quest'anti-felliniana serie Tv, andata in onda tra il e il prima su Fox ed FX e poi anche su Cielo, è un cenacolo satirico che riunisce con la sua fantasmagorica energia una piccola comunità di addetti ai lavori nel settore dello spettacolo televisivo e che, come anticipato sopra, in qualche modo anticipa lo sguardo critico e i toni grotteschi della trilogia di Smetto quando voglio. Nell'epoca dello streaming che soltanto all'epidermide distingue per categorie film e serie (poi, nella sostanza, queste non sono così diverse, il carattere seriale è diffuso largamente anche per quei film distribuiti in sala) si consolida la notorietà di Boris, che ben la meritava fin dai tempi del flop di ascolti. La serie, sceneggiata da Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre e Luca Vendruscolo, è uno schiaffo morale e fisico contro quei modi grossolani e umilianti che molta produzione televisiva italiana ha adoperato per i suoi dipendenti (e si spera non li adoperi più).



Smetto quando voglio () di Sidney Sibilia


Boris non propone la medesima festa sul set dell'introspettivo 8 ½ () di Federico Fellini e neanche quella dell'elegiaco Effetto notte () di Francois Truffaut, quanto un sentiero satireggiante e grottesco che, come i tre film di Sibilia, tende a farsi epopea attraverso i contributi provenienti da un piccolo universo. Nel caso di Boris, il set è stravagante e di bocca molto larga. Boris e Smetto quando voglio colpiscono direttamente le autorità italiane, cieche nell'individuare i reali bisogni della persona e assenti per quanto riguarda il rilancio economico e sociale dei suoi cittadini. In più Boris fa emergere con la sua ironia anche quelle mancanze e pecche che animano la televisione e che sono, più profondamente, un riflesso reale e agghiacciante delle storpiature provenienti dalle alte cariche dello Stato. Stato e Tv lanciano infatti un'ultima possibilità di riscatto al roboante René Ferretti (Francesco Pannofino) che sarà impegnato, tra una crisi isterica e l'altra, nella realizzazione della fiction Occhi del cuore, in compagnia della scalmanata troupe di vecchie glorie e neofiti e dell'indimenticabile pesciolino rosso porta fortuna, Boris.


Smetto quando voglio ci mostrava la coinvolgente scalata al successo nel mondo criminoso, pur dal volto umano, dei già citati quarantenni che faticano a trovare un lavoro altrettanto appassionante e coinvolgente quanto i loro studi in ambito universitario (forte, ma velata qui dalla commedia, è l'influenza drammatica di Breaking Bad). Questi, al contrario di quanto avviene in Boris, decidono di evadere dal luogo natale e legale per trovare una propria strada e sopravvivere fuori dal loro mondo, pur mantenendo le conoscenze originarie. Invece, i membri della troupe di Occhi del cuore - gli autori rimangono nella commedia - resistono sul loro set nella convinzione che “un'altra televisione è possibile”, anche dopo una carriera di insuccessi in quel campo.



Noi e la Giulia () di Edoardo Leo


Paolo Calabresi è Biascica, il capo elettricista che attende “li straordinari de Aprile”, che resiste affianco al maestro Ferretti tra una menata di più e un pianto di meno; Calabresi sarà anche il rassegnato archeologo al servizio di Sibilia che procurerà i fucili della guerra civile per la rapina alla farmacia. Stesso declassamento inter-testuale subiranno i personaggi di Pietro Sermonti e Valerio Aprea: il primo da attore arrogante e prepotente, ma pur sempre con un tetto sulla testa, sarà - per ragioni anche di karma - l'antropologo con quel tragico “errore di gioventù” del quale è profondamente consapevole, ovvero la laurea; il secondo da sceneggiatore ipocrita e malfidato, ma pur sempre con qualche verdone in tasca, diverrà il latinista precisino che lavora per un cingalese alla pompa di benzina (ironia della sorte, nel film Boris del egli discute come un preciso insegnante di latino sulla grammatica italiana con gli altri due sceneggiatori).


In ultima analisi dobbiamo specificare che il progetto triennale di Boris, a cui si aggiunge il film omonimo del (l'epilogo di una piccola saga), di Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre e Luca Vendruscolo è deposito intellettuale da cui si diramano, in maniera inter-testuale e tentacolare, temi e percorsi attoriali del cinema italiano degli anni successivi. Boris è l'antesignano artistico-televisivo del Cinema di Sidney Sibilia, la cui trilogia è interamente prodotta da Groenlandia e Matteo Rovere, regista di Veloce come il vento e Il primo re. Ma, se la serie Boris può essere considerata una sorta di madre di Smetto quando voglio con protagonista Edoardo Leo, allora dalla stessa potremmo dire che nascono altre operazioni di stampo più piccolo, come Noi e la Giulia () diretto e interpretato dallo stesso Leo, in cui ritorna Stefano Fresi qui sempre alla ricerca di rivalsa come nell'opera di Sibilia.


Boris è una serie capolavoro tutta italiana che ci diverte con i suoi indimenticabili protagonisti e che, per l'articolato discorso appena intessuto, ci costringe ad uscire dal pregiudizio infondato nei confronti dei prodotti italiani. Non esiste alcun film o serie che sia prodotta non tenendo conto del contesto storico e sociale in cui nasce. Attori, produttori e registi agiscono, tra le altre cose, tenendo conto di quel labirintico complesso che è il Cinema-Mondo.

Boris, the forerunner of Sidney Sibilia's cinema

👨 Eugenio Sommella 🕒 📄 Insights 🗨 No Comment



Boris-the series (-), screenshot from S3:E13 “Ritorno al futuro: Parte 1” (Back to the future: Part 1)


A moment of over-excited excitement and approval hit the hearts of many Italian spectators - for some time there has been an inconsistent judgment regarding the death of the Italian cinema - when it was released, in that now far away , the first Smetto quando voglio (I Can Quit Whenever I Want) (trailer) by Sidney Sibilia. The movie, which boasted a clamorous success with audience and critics up to the status of cult, staged, with original inventiveness and comic talent, the tour de force of some broke former university researchers (now forty years old) who to make ends meet turned to the illegal sale of smart drugs, specially designed at the tables of an unfortunate chemist. Among the members of the gang stood out Paolo Calabresi, Pietro Sermonti and Valerio Aprea, respectively the archaeologist, the anthropologist and the Latinist, who had already participated, some more predominantly than the others, in the extraordinary Italian television drama Boris (trailer), forerunner of the Cinema of Sibilia (since Boris is available on the platform Netflix).


This anti-Fellini TV series, aired between and first on Fox and FX and then also on Cielo, is a satirical cenacle that gathers with its phantasmagoric energy a small community of insiders in the television entertainment sector and which, as anticipated above, somehow anticipates the critical gaze and the grotesque tones of the trilogy of Smetto quando voglio (I Can Quit Whenever I Want). In the age of the streaming that only to the skin distinguishes by categories movies and series (then, essentially, these are not so different, the serial character is widespread even for those films distributed in cinemas) consolidates the reputation of Boris, that well deserved it since the days of the flop of ratings. The series, scripted by Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre and Luca Vendruscolo, is a moral and physical slap against those coarse and humiliating ways that many Italian television production has used for its employees (and hopefully they won't use them anymore).



Smetto quando voglio (I Can Quit Whenever I Want) () by Sidney Sibilia


Boris doesn't propose the same party on the set of the introspective 8 ½ () by Federico Fellini nor the one of the elegiac Effetto notte (La Nuit américaine) () by Francois Truffaut, when a satirical and grotesque path that, as the three movies of Sibilia, tends to become epic through contributions coming from a small universe. In the case of Boris, the set is extravagant and very wide-mouthed. Boris and Smetto quando voglio (I Can Quit Whenever I Want) directly affect the Italian authorities, blind in identifying the real needs of the person and absent as regards the economic and social revitalization of its citizens. Further Boris also brings out with its irony those shortcomings and flaws that animate the television and which are, more profoundly, a real and chilling reflection of the manglings coming from the high offices of the State. State and TV in fact launch a last chance of redemption to the pretentious René Ferretti (Francesco Pannofino) who will be busy, between a hysterical crisis and another, in the realization of the drama Occhi del cuore (The eyes of the heart), in the company of the rowdy troupe of old glories and newbies and the unforgettable lucky charm goldfish, Boris.


Smetto quando voglio (I Can Quit Whenever I Want) showed us the engaging climb to success in the criminal world, even with a human face, of the aforementioned forty-year-olds who struggle to find a work as exciting and engaging work as their university studies (strong, but veiled here from the comedy, is the dramatic influence of Breaking Bad). These, contrary to what happens in Boris, decide to escape from their native and legal place to find their own way and survive outside their world, while maintaining the original connections. Instead, the members of the troupe of Occhi del cuore (The eyes of the heart) - the authors remain in the comedy - resist on their set with the belief that “another television is possible”, even after a career of failures in that field.



Noi e la Giulia (The Legendary Giulia and Other Miracles) () by Edoardo Leo


Paolo Calabresi plays Biascica, the chief electrician who waits for “the April's overtimes”, who resists next to the master Ferretti between a harangue more and a cry less; Calabresi will also be the resigned archaeologist in the movie by Sibilia who will get civil war rifles for the pharmacy robbery. The same inter-textual downgrading will suffer the characters of Pietro Sermonti and Valerio Aprea: the first from arrogant and assertive actor, but still with a roof over his head, will be - also for reasons of karma - the anthropologist with that tragic “error of youth” of which is deeply aware, that is the degree; the second as a hypocritical and diffident screenwriter, but still with a few money in his pocket, he will become the meticulous Latinist that works for a Ceylonese at the petrol pump (irony of fate, in Boris - The movie of he discusses as a precise Latin teacher on Italian grammar with the other two screenwriters).


Ultimately we must specify that the three-year project of Boris, to which is added the homonymous movie of (the epilogue of a small saga), by Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre and Luca Vendruscolo is intellectual deposit from which branch off, in an inter-textual and sprawling way, themes and acting paths of Italian cinema of the following years. Boris is the artistic-television forerunner of the Cinema of Sidney Sibilia, whose trilogy is entirely produced by Groenlandia and Matteo Rovere, director of Veloce come il vento (Italian Race) and Il primo re (The First King: Birth of an Empire). But, if the series Boris can be considered a kind of mother of Smetto quando voglio (I Can Quit Whenever I Want) with protagonist Edoardo Leo, then from the same we could say that other operations of a smaller mold are born, such as Noi e la Giulia (The Legendary Giulia and Other Miracles) () directed and interpreted by the same Leo, in which returns Stefano Fresi here always looking for payback as in the work of Sibilia.


Boris is an all-Italian masterpiece series that amuses us with its unforgettable protagonists and that, due to the articulate speech just talked, forces us to get out of the unfounded prejudice towards Italian products. There is no movie or series that is produced without taking into account the historical and social context in which it borns. Actors, producers and directors act, among other things, taking into account that complex labyrinth that is the Cinema-World.

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