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Diciamolo chiaramente: Boris è una lingua

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Diciamolo chiaramente: Boris è una lingua

Due chiacchiere su questa iconica serie TV mentre mettiamo in forno le quaglie per la Festa della Repubblica.





Mattia Chiappani 2 minuti per terminarlo

Sono passati più di dieci anni da quando sugli schermi nostrani è arrivata una delle serie televisive destinate a crearsi uno dei cult following più grandi di sempre, almeno per un prodotto italiano. Stiamo parlando di Boris, show che ha debuttato nel lontano e ancora oggi raccoglie un numero incredibile di appassionati nel nostro Paese. In occasione della Festa del Grazie Festa della Repubblica abbiamo deciso di parlare un po' di questo iconico show, concentrandoci su un suo aspetto particolare: la possibilità di citarlo a ripetizione. Il tutto sgranocchiando quaglie, ovviamente. Che Festa della Repubblica sarebbe senza quaglie, dopotutto?


Sono fluente in Boris


Le ragioni per cui Boris è riuscita a conquistare un pubblico così solido sono tantissime. Il fascino di alcuni suoi personaggi, il suo cinismo, la lucidità perfetta con cui è riuscita a ritrarre la situazione della televisione italiana, le prestazioni dei suoi attori... Non è sicuramente facile individuare una sola ragione del suo successo. Chissà, magari anche i bizzarri camei del gorilla del Crodino hanno contribuito in qualche modo.


Quello che però caratterizza questo show e ha sicuramente giocato un ruolo chiave nella durata del suo successo è il suo essere ampiamente citabile in una quantità infinita di situazioni. Le frasi, le situazioni, i dialoghi del set di Occhi del Cuore 2 si adattano a tantissimi momenti e sono talmente iconici da restare impressi a fuoco nella mente degli appassionati che li hanno conosciuti.


I più ovvi sono i tormentoni ricorrenti. Da “Genio!” a “Dai dai dai!”, passando per l'“Apri tutto!” di Duccio e Biascica fino al famigerato “Bucio de culo!”, sono tanti i termini che caratterizzano alcuni personaggi della serie e che ogni tanto ci ritroviamo a ripetere, ricordandoli. Tuttavia i momenti davvero iconici e indimenticabili della serie sono altri.


Singole scene, momenti memorabili, che ci hanno fatto piegare dalle risate e che si sono impressi nella nostra mente. Il tutto con una qualità di scrittura e una forza tale da tornarci in mente ogni volta che ci ritroviamo in una situazione vagamente simile. E così ritiriamo fuori quella frase, quella situazione, rafforzando il mito di Boris in chi già lo conosce e diffondendo il verbo tra chi invece non ha ancora scoperto la storia di René Ferretti e la sua scalcinata troupe.


I Roberti Saviani della sceneggiatura seriale


La chiave di tutto questo sta probabilmente in Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre e Luca Vendruscolo, il trio di sceneggiatori che ha dato vita alla serie. Il fatto che non si siano limitati a premere F5 ogni tanto, ma che abbiano creato dal nulla dei dialoghi al contempo surreali e travolgenti ha fatto da colonna portante dello show, più di tanti altri aspetti. Ma soprattutto sono riusciti a inciderli nella mente degli appassionati.


Come scordare ad esempio le teorie di Duccio sui rischi della lettura? O gli innumerevoli tentativi di René di scrivere un messaggio di auguri a Roberto Benigni? O ancora, la visione che Stanis ha dell'opera di Kubrick, di Shakespeare e ovviamente dei toscani? Tutti attimi a modo loro fugaci, che non hanno necessariamente segnato le avventure complessive dello show, ma che chi ha visto Boris non dimentica.


Momenti come questi affollano la serie e ogni volta che tra amici viene fuori un argomento che vagamente si avvicina a quelli trattati in quelle scene è un attimo ritirare fuori (rigorosamente a memoria) l'intero dialogo. I trigger sono tantissimi e se può sembrare difficile incontrarli nella vita quotidiana, la realtà è che non è assolutamente così, anzi sono molto più frequenti di quanto si pensi. Ed è facile che ognuno di questi poi ne richiami altri, in un ciclo continuo di riferimenti a pacchetti azionari, fotografie politiche, fije de Mazinga e straordinari d'aprile.


Intere conversazioni si possono reggere sui riferimenti iconici di questa serie, spesso praticamente incomprensibili per chi non la conosce. E così i pomeriggi e le serate passano, in esilaranti discorsi che in qualche modo riescono a riunire Pomezia, la locura e i pachino nell'orata all'acqua pazza. Il tutto ricordando sempre quanto questa iconica serie ci abbia segnato e resti tuttora uno dei migliori prodotti mai sfornati dalla nostra televisione.


E ora, prima di approcciarci al tradizionale pranzo a base di quaglie, facciamoci una bella cantata. Ma mi raccomando, non mi salite di una terza!

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Featured Intrattenimento

Let's say it clearly: Boris is a language

A talk about this iconic TV series while we put quails in the oven for the Italian Republic Day.





Mattia Chiappani 2 minutes to read it

More than ten years have passed since on Italian television has arrived one of the television series destined to create one of the cult following greater than ever, at least for an Italian product. We're talking about Boris, show that has debuted way back in and still today gathers an incredible number of fans in Italy. On the occasion of Festa del Grazie (Feast of Thanks) Festa della Repubblica (Italian Republic Day) we have decided to talk a little about this iconic show, focusing on one particular aspect of it: the possibility of quoting it repeatedly. All while munching quails, obviously. What Festa della Repubblica (Italian Republic Day) would be without quails, after all?


I'm fluent in Boris


The reasons why Boris has managed to win over such a solid audience are a lot. The charm of some of its characters, its cynicism, the perfect lucidity with which it has been able to show the situation of the Italian television, the performances of its actors... It's certainly not easy to identify just one reason for its success. Who knows, maybe even the bizarre cameos of the gorilla of Crodino have contributed in some way.


But what characterizes this show and has certainly played a key role in the duration of its success is its being widely quotable in an infinite number of situations. The sentences, the situations, the dialogues of the set of Occhi del Cuore 2 (The eyes of the heart 2) adapt to so many moments and are so iconic to remain etched in the minds of the fans who have known them.


The most obvious ones are the recurring catchphrases. From “Genio!” (Genius!) to “Dai dai dai!” (Come on come on come on!), passing through “Apri tutto!” (Open all!) by Duccio and Biascica up to the infamous “Bucio de culo!” (Fucking lucky!), there are many terms that characterize some characters of the series and that sometimes we find ourselves repeating, reminding them. However the truly iconic and unforgettable moments of the series are others.


Single scenes, memorable moments, that have made us bend with laughters and that have impressed themselves in our mind. All with a quality of writing and a strength to come back to our mind whenever we find ourselves in a vaguely similar situation. And so we recall that sentence, that situation, strengthening the myth of Boris in those who already know it and spreading the word among those who have not yet watched the story of René Ferretti and his shabby troupe.


The Roberti Saviani of the serial screenplay


The key of all this probably lies in Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre and Luca Vendruscolo, the trio of screenwriters who have created the series. The fact that they aren't limited themselves to press F5 sometimes, but that they have created from zero some but surreal and overwhelming dialogues have served as the backbone of the show, more than many other aspects. But above all they succeeded to engrave them in the mind of the fans.


How to forget for example the theories of Duccio about the risks of reading? Or the countless attempts of René to write a greeting message to Roberto Benigni? Or again, the vision that Stanis has of the work of Kubrick, of Shakespeare and obviously of the Tuscans? All moments fleeting in their own ways, which haven't necessarily marked the overall adventures of the show, but who has watched Boris don't forget.


Moments like these crowd the series and every time that among friends comes out an argument that vaguely approaches to those dealt with in those scenes is a moment to recall (strictly by heart) the whole dialogue. The triggers are so many and if it may seem difficult to meet them in everyday life, the reality is that this isn't absolutely the case, indeed they are much more frequent than you think. And it's easy that each of these then recall other ones, in a continuous cycle of references to share packages, political photographies, daughters of Mazinga and April overtimes.


Entire conversations can be held up iconic references of this series, often practically incomprehensible to those who don't know it. And so afternoons and evenings pass, in hilarious speeches that somehow manage to bring together Pomezia, la locura (the madness) and the Pachino tomatoes in the crazy water bream. All while always remembering how this iconic series has marked us and still remains one of the best products ever produced by Italian television.


And now, before starting the traditional quails-based lunch, let's sing nicely. But please, don't go up a third!

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