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News 2019

Ultimo aggiornamento:

Intervista a Ninni Bruschetta: “La qualità delle nostre serie tv è aumentata. 'Boris' è ancora vivo dopo 10 anni”

| La voce dello schermo

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Intervista a Ninni Bruschetta: “La qualità delle nostre serie tv è aumentata. 'Boris' è ancora vivo dopo 10 anni”

L'attore messinese, in tv con “Non ho niente da perdere”, ripercorre la sua carriera e analizza alcuni aspetti di tv, cinema e teatro di oggi.


🕘



Va in onda stasera, su Rai Uno, “Non ho niente da perdere”, film tv firmato da Fabrizio Costa e con protagonisti Carolina Crescentini, Edoardo Pesce e Ninni Bruschetta. È stato proprio Bruschetta a presentarci il personaggio che interpreta. Ma non è finita qui. L'attore messinese ha anticipato che presto sarà protagonista de “La stagione della caccia”, un film tv tratto da un romanzo di Andrea Camilleri, ha presentato il suo spettacolo teatrale e ricordato i tantissimi ruoli di prestigio che ha interpretato, come in “Boris”, ne “I Cento Passi”, in “Quo Vado?”, ne “L'uomo in più” e molto altro ancora...


Salve Ninni, benvenuto su “La voce dello schermo”. Martedì va in onda “Non ho niente da perdere”, presentaci un po' questo film e il personaggio che interpreti...


“Non ho niente da perdere” è un film tv molto carino. Ricorda un po' “La casa di carta” ed è un prodotto molto fresco e giovane. Interpreto un personaggio comico e divertente: un colonnello dell'aereonautica militare che interviene in un mega rapimento che nasconderà tantissimi intrighi. Mi sono divertito molto e soprattutto ho girato per la prima volta una scena in elicottero ed è stato molto entusiasmante.


Dove ti vedremo prossimamente? Hai qualcosa da presentarci?


Presto mi vedrete in un altro film tv diretto da Rohan Johnson, il regista de “I delitti del BarLume”, ed è tratto da un romanzo di Camilleri che si intitola “La stagione della caccia”. Il protagonista è Francesco Scianna e interpreto Padre Macaluso, un prete particolare e un tipico personaggio “camilleriano”. È un prete molto presente nella vita della città, nella moralizzazione ma, allo stesso tempo, anche molto nervoso e perde spesso la pazienza. Mi ha fatto sorridere interpretarlo e mi ha affascinato molto. Inoltre sto preparando uno spettacolo teatrale che si intitola “Il mio nome è Caino”, dove recito assieme a Cettina Donato, che suona il pianoforte.


Ultimamente hai ritrovato Mattia Torre ne “La linea verticale”. Com'è stato lavorare nuovamente insieme dopo “Boris”?


Lavorare con Mattia è sempre un immenso piacere perché è un genio del nostro lavoro e del nostro settore. Sono stato onoratissimo perché mi ha comunicato di questo ruolo quando il progetto era ancora in fase iniziale e l'ha scritto praticamente per me. Oltre a questi aspetti, il periodo di lavorazione è stato molto speciale perché Mattia, oltre che un immenso regista, è un compagno di lavoro eccezionale e di post lavoro. Un po' come avviene nel teatro, a lui piace andare a cena con tutti gli attori e pretende una memoria “marcia”, come la ama definire lui ironicamente, che significa forte e che si adatti ai tempi che tv e cinema ci consentono.


Un po' di nostalgia?


La nostalgia di “Boris” non si sente tanto perché non ci siamo mai persi e spesso, a noi del gruppo, capita di lavorare insieme. Ho ritrovato Carolina, Paolo Calabresi e Giorgio Tirabassi. Soltanto con Francesco Pannofino non abbiamo più realizzato tantissimi lavori, ma riusciamo comunque a ritrovarci. Poi “Boris” è ancora vivo nella mente dei giovani e dei fan. Lo scorso anno sono stati celebrati i dieci anni a Firenze ed è grazie a momenti come questo che la nostalgia non si fa sentire tanto.


Qualche anno fa scrivesti e dichiarasti che “'Boris' non aveva insegnato niente dal punto di vista della qualità in tv”. Oggi affermeresti la stessa cosa o hai notato notevoli miglioramenti riguardo la serialità nostrana?


Adesso no. Direi che il vento sta cambiando e sono anche molto contento di ciò. Dopo “Boris” c'è stato un mutamento e, non solo i prodotti di Sky e Netflix, ma anche le reti generaliste sono riuscite a realizzare progetti molto interessanti. C'è una maggiore attenzione per la qualità e soprattutto nei riguardi dei giovani, che è un aspetto fondamentale.


Tu hai fatto tanto cinema e tanta tv. Quali sono le esperienze a cui sei più legato e perché?


Sicuramente Borsellino di Tavarelli, dove interpretavo Ninni Cassarà e Borsellino è un personaggio meraviglioso. Poi sono molto legato a “Fuoriclasse” perché sono stati quattro anni meravigliosi a Torino. Non posso non citare i grandi film di cui ho fatto parte come “L'uomo in più” di Sorrentino, “I Cento Passi” di Marco Tullio Giordana, “La trattativa” di Sabina Guzzanti e a molti altri.


Hai recitato anche in “Quo Vado?”. Che ricordi hai di questa esperienza?


Il mio ricordo principale va alla genialità di Checco Zalone. Ritengo che sia un artista pazzesco, oltre alla sua comicità che fa morire dalle risate. È stato un bell'incontro anche con Gennaro Nunziante, che ho ritrovato in altri due film: “Come diventare grandi nonostante i genitori” e ne “Il Vegetale” con Fabio Rovazzi. Si lavora benissimo con loro e sono belle produzioni.


Qualche anno fa hai realizzato “La prova”. Com'è stato per te cimentarsi dietro la macchina da presa?


È un documentario che ancora gira e che farà un'altra uscita tra un mese circa. È un grande omaggio a Shakespeare perché la vera prova non è quella che viene filmata, bensì la scommessa di girare tutto il materiale delle prove, formato da circa 400 ore, e da lì trarre un film di 82 minuti che racconta la storia senza seguire l'ordine spazio temporale che si usa al cinema, ma soltanto seguendo il testo. Chiaramente concentrati in 82 minuti diventa una bomba. Dico sempre scherzando che è un western per ciò che avviene.


Tu ami molto il teatro e ti sei battuto tanto per lui. Quali sono gli aspetti che ti legano maggiormente a questo mondo?


L'amore per il teatro è come l'amore che si prova per la mamma. Il teatro è la mamma di tutte le cose! Del cinema, della televisione e della rappresentazione in generale. Si viene da lì e non ci si stacca. Poi magari c'è qualcuno che lo abbandona perché il cinema e la televisione sono più ricchi. Però anche i registi e gli attori più quotati tornano a fare teatro perché è come una cura rigenerante per chi fa il nostro lavoro. È come se iniettasse un'energia che serve per fare altri lavori. Mette alla prova il tuo corpo, la tua anima e la tua mente. È molto importante non abbandonarlo mai secondo me.


Cosa pensi si debba fare per far recuperare alla gente l'amore per il teatro?


Assolutamente niente perché, come diceva Fassbinder: “il teatro è in fin di vita, ma lo è sempre stato”. Nel senso che il teatro ha un bacino di utenza notevolmente piccolo, ogni tanto ha delle piccole crisi, poi si riprende. Ogni tanto la vendita dei biglietti crolla, poi si riprende. Poi alla fine lo zoccolo duro delle persone che vanno a teatro è sempre quello: da un lato è una parte sempre colta della popolazione e dall'altro è una parte della popolazione che, non solo ama il contatto diretto con lo spettacolo, ma che apprezza la frequentazione della ritualità. Perché entrare a teatro non è la stessa cosa di accendere un computer, la televisione o anche andare al cinema. È un qualcosa di più importante e più mistico, come quando il nonno racconta una fiaba ai bambini.


Hai scritto anche due libri sul mestiere dell'attore: Il mestiere dell'attore e Manuale di sopravvivenza dell'attore non protagonista. Quali sono secondo te gli aspetti più e quelli meno piacevoli della vita da attore?


Non riesco a trovare quelli meno piacevoli. Ritengo che sia un lavoro la cui bellezza si caratterizza dalla possibilità spirituale di poter vivere tante vite, che è ciò che ognuno di noi desidera in fondo.


Sei siciliano. Che rapporto hai con la tua terra?


Io la Sicilia non l'ho mai abbandonata e ho sempre lavorato nella mia terra, sia dirigendo dei teatri, sia lavorando negli stabili di Catania, di Messina, di Palermo. Poi il mercato siciliano è molto importante sia dal punto di vista cinematografico sia televisivo. Moltissime fiction e film si girano lì. Ovviamente la struttura istituzionale e politica siciliana è complessa, come è complessa la Sicilia in generale, e ogni tanto ci sono delle crisi evidenti dalle quali non si esce rapidamente perché non si consultano gli addetti ai lavori, che siamo noi e che sappiamo come si gestisce il mondo del teatro. Però questo poi passa e gli amministratori capiscono. Questo non è un momento particolarmente roseo per il teatro siciliano e ci sono state troppe crisi. Io penso che se continuiamo a fare teatro come abbiamo sempre fatto sistemeremo delle situazioni che in questo momento non sono molto chiare.


Questo portale si chiama “La voce dello schermo”. Cosa significa per te ascoltare la voce dello schermo?


Significa tanto e mi viene in mente la voce del cinema e, in particolare, è il rumore del cinema all'aperto da lontano. Quella è secondo me la voce dello schermo e del cinema: quando, mentre cammini sulla spiaggia, senti da lontano che c'è un film all'aperto e ti dà l'idea dell'estate. Un po' come nei cinema all'aperto e nei drive in di una volta.


Di Francesco Sciortino

Interview with Ninni Bruschetta: “The quality of Italian tv series has increased. 'Boris' is still alive after 10 years”

The actor from Messina, on TV with “Non ho niente da perdere” (I have nothing to lose), remembers his career and analyzes some aspects of today's TV, cinema and theater.


🕘



It airs tonight, on Rai Uno, “Non ho niente da perdere” (I have nothing to lose), tv movie directed by Fabrizio Costa and with protagonists Carolina Crescentini, Edoardo Pesce and Ninni Bruschetta. It has been just Bruschetta to introduce us to the character he plays. But it has not ended here. The actor from Messina has anticipated that he will soon be the protagonist of “La stagione della caccia” (The hunting season), a TV movie based on a novel by Andrea Camilleri, has presented his theatrical show and remembered the many prestigious roles he has played, as in “Boris”, in “I Cento Passi” (One Hundred Steps), in “Quo Vado?” (Where do I go?), in “L'uomo in più” (One Man Up) and still much more...


Hello Ninni, welcome on “La voce dello schermo”. Tuesday airs “Non ho niente da perdere” (I have nothing to lose), present us a little this movie and the character you play...


“Non ho niente da perdere” (I have nothing to lose) is a very nice TV movie. It remembers a little “Money Heist” (La casa de papel) and it's a very fresh and young product. I play a comic and funny character: a colonel of the air force that intervenes in a mega abduction that will hide many intrigues. I had a lot of fun and above all I have shot a helicopter scene for the first time and it has been very exciting.


Where will we see you soon? Do you have something to introduce us?


Soon you will see me in another TV movie directed by Rohan Johnson, the director of “I delitti del BarLume” (The delights of BarLume), and is based on a novel by Camilleri which is called “La stagione della caccia” (The hunting season). The protagonist is Francesco Scianna and I play Father Macaluso, a particular priest and a typical “Camilleri-style” character. He's a priest very present in the life of the city, in the moralization but, at the same time, also very nervous and often loses the patience. It has made me smile to play it and it has fascinated me a lot. I'm also preparing a theater show called “Il mio nome è Caino” (My name is Cain), where I act together with Cettina Donato, who plays the piano.


Lately you have found again Mattia Torre in “La linea verticale” (The vertical line). How has been working again together after “Boris”?


Working with Mattia is always a great pleasure because he's a genius of our work and of our industry. I have been very honored because he has told me about this role when the project was still in its early stages and he has written it for me. In addition to these aspects, the processing period has been very special because Mattia, beyond that a great director, is an exceptional workmate and after work. A bit as it happens in the theater, he likes to go to dinner with all the actors and claims a “march” memory, as he loves to define it ironically, which means strong and that fits the times that TV and cinema allow us.


A bit of nostalgia?


The nostalgia for “Boris” is not felt much because we've never been lost and often, to us of the group, it happens to work together. I have found again Carolina, Paolo Calabresi and Giorgio Tirabassi. Only with Francesco Pannofino we have not done so many jobs, but anyway we manage to find each other again. Then “Boris” is still alive in the mind of young people and fans. Last year ten years have been celebrated in Florence and it's thanks to moments like this one that the nostalgia is not felt much.


A few years ago you wrote and declared that “'Boris' had not taught anything from the point of view of the quality on TV”. Would you say the same thing today or have you noticed any noteworthy improvements regarding Italian seriality?


Not now. I would say that the wind is changing and I'm also very happy about this. After “Boris” there has been a change and, not just the products of Sky and Netflix, but also the generalist networks have succeeded in realizing very interesting projects. There's a greater focus on quality and especially in the regards to youngs, which is a fundamental aspect.


You've done a lot of cinema and a lot of TV. What are the experiences you're most attached to and why?


Surely Borsellino by Tavarelli, where I played Ninni Cassarà and Borsellino is a wonderful character. Then I'm very attached to “Fuoriclasse” (Out of Class) because have been four wonderful years in Turin. I can not fail to mention the great movies I've been part of as “L'uomo in più” (One Man Up) by Sorrentino, “I Cento Passi” (One Hundred Steps) by Marco Tullio Giordana, “La trattativa” (The State-Mafia Pact) by Sabina Guzzanti and many others.


You have also played in “Quo Vado?”. What memories do you have of this experience?


My main memory goes to the genius of Checco Zalone. I think he's a crazy artist, in addition to his comedy that makes you die with laughters. It has been also a nice meeting with Gennaro Nunziante, that I have found again in two other movies: “Come diventare grandi nonostante i genitori” (How to Grow Up Despite Your Parents) and in “Il Vegetale” (The Vegetable) with Fabio Rovazzi. You work very well with them and they are beautiful productions.


A few years ago you have made “La prova” (The test). How has it been for you to direct behind the camera?


It's a documentary that is still projected and that will make another release in about a month. It's a great tribute to Shakespeare because the real test is not the one that is shot, but the challenge of shooting the material of the rehearsals, composed of about 400 hours, and from there to extract a movie of 82 minutes that tells the story without following the space-time order that is used at the cinema, but only by following the text. Clearly concentrated in 82 minutes it becomes a bomb. I always say joking that it's a western for what that happens.


You love the theater a lot and you've beaten so much for it. What are the aspects that mainly bind you to this world?


Love for the theater is like the love you feel for your mother. The theater is the mother of all things! Of the cinema, of the television and of the performance in general. You come from there and you don't get off. Then maybe there is someone who abandons it because the cinema and television are richer. But even the most-quoted directors and actors return to theater because it's like a regenerating cure for those who make our work. It's like injecting an energy that is needed to make other jobs. It tests your body, your soul and your mind. It's very important to never abandon it in my opinion.


What do you think should be done to make people recover their love for theater?


Absolutely nothing because, as Fassbinder said: “the theater is dying, but it has always been”. In the sense that the theater has a considerably small catchment area, sometimes has some small crises, then it recovers. Sometiems the tickets' sales stops, then it resumes. Then in the end the hard core of the people who go to the theater is always that one: on the one hand it's an always educated part of the population and on the other is a part of the population which, not only loves the direct contact with the show, but appreciates the attendance of the practice. Because entering the theater is not the same thing as power on a computer, the television or even going to the cinema. It's something more important and mystical, like when the grandfather tells a fable to the children.


You have also written two books about the profession of the actor: Il mestiere dell'attore (The profession of the actor) and Manuale di sopravvivenza dell'attore non protagonista (Survival manual of the supporting actor). What are in your opinion the most and the least pleasant aspects of an actor's life?


I can not find the less pleasant ones. I think it's a job whose beauty is characterized by the spiritual possibility of being able to live many lives, which is what each of us desires in the end.


You are Sicilian. What relationship do you have with your land?


I have never abandoned Sicily and I have always worked in my land, both directing theaters, and working in the theater companies of Catania, of Messina, of Palermo. Then the Sicilian market is very important both the cinematographic and televisive point of view. Many dramas and movies are shot there. Obviously the Sicilian institutional and political structure is complex, as Sicily is complex in general, and sometimes there are some obvious crises from which can not quickly go out because the insiders are not consulted, that it's us and that we know how to manage the world of the theater. But this then passes and the administrators understand. This is not a particularly positive time for the Sicilian theater and there have been too many crises. I think that if we continue to make theater as we have always done we will fix some situations that are not very clear at the moment.


This website is called “La voce dello schermo”. What does it mean for you to listen the voice of the screen?


It means a lot and I can think of the voice of the cinema and, in particular, is the noise of the outdoor cinema from afar. That is in my opinion the voice of the screen and of the cinema: when, while walking on the beach, you hear from afar that there is an outdoor movie and it gives you the idea of the summer. A bit like in outdoor cinemas and in drive in of the past.


By Francesco Sciortino

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