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News 2019

Boris, we miss you enormously

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Boris, ci manchi terribilmente

Spesso e volentieri ci si trova a disprezzare qualsiasi prodotto televisivo italiano, alcune volte senza provare a guardarne uno specifico con la dovuta attenzione. Effettivamente, il panorama televisivo targato Rai e Mediaset ha prodotto una miriade di fiction parecchio discutibili. E di discutibile hanno un po' tutto, a partire dai dialoghi al limite dell'incomprensibile per arrivare ad ambientazioni decisamente grottesche e passando attraverso cast diversamente talentuosi. È quindi facile rimanere stupiti quando ci si imbatte in quell'ago nel pagliaio in cui molti italiani hanno sperato e sperano tuttora. Una di queste eccezioni è rappresentata da Boris, serie prodotta dalla Fox, andata in onda dal al .


Boris si fa amare fin dalla prima puntata, con una meravigliosa citazione. Il titolo “Il mio primo giorno”, infatti, è un chiaro omaggio a Scrubs il cui pilot è intitolato allo stesso modo.



Fin da subito capiamo che questa serie non ci proporrà i soliti argomenti politically correct a cui le fiction si prostrano tanto servilmente. Boris è costituita da tre stagioni di pura e sprezzante ironia. Ogni puntata è lo specchio dell'Italia con cui veniamo in contatto ogni giorno. L'ambientazione è quella di un set, ma è plausibile estendere le dinamiche a cui assistiamo nel corso della serie alla maggior parte degli ambienti lavorativi.


Boris narra del dietro le quinte della serie Gli Occhi del Cuore, una fiction inventata che, pur con i toni esasperanti della satira, rispecchia perfettamente la realtà delle fiction italiane.



Il protagonista principale è Alessandro, un ragazzo poco sotto i 30 anni, appena assunto come stagista. È umanamente impossibile non identificarsi in lui e nella sua condizione. Boris ci sbatte in faccia una realtà di precariato, purtroppo radicata, rappresentata proprio dal personaggio interpretato da Alessandro Tiberi. Iconica è la scena in cui il nostro protagonista firma un contratto che il produttore Sergio tiene subito a specificare essere “non proprio un contratto, più un'assicurazione” (episodio 1x02, L'anello del conte). In pratica l'azienda è tutelata mentre il lavoratore, in caso di infortunio (e di infortuni Alessandro ne subirà parecchi), non sarà tutelato in nessun modo. Inizialmente il ragazzo tenterà di lottare per ottenere qualche diritto, ma successivamente si abituerà a tal punto alla sua condizione da diventarne quasi assuefatto.


Alessandro rappresenta quei ragazzi che ce la mettono tutta per realizzarsi, ma la cui creatività e voglia di fare vengono puntualmente calpestate da un sistema lavorativo e da una mentalità corrotti e che fanno molta fatica a migliorare.



Un'altra figura che ci ha fatto innamorare di questo prodotto è l'amatissimo René Ferretti, ineccepibilmente interpretato da Francesco Pannofino. René è un regista ormai disincantato, anche se in fondo spera ancora di riuscire a girare qualcosa che si possa definire di qualità. Nel corso della sua carriera ha fatto monnezza, come lui stesso ammette, che è servita esclusivamente a sopravvivere. Quando nella terza stagione sembra finalmente ottenere la possibilità di girare Medical Dimension, lo spettatore crede nel progetto insieme al regista. Il volto espressivo di Pannofino ci fa sperare che il cambiamento è possibile, anche in questo paese.


Ed è per questo che ci si spezza il cuore quando il sogno va in frantumi.


Insieme a René capiamo che esistono forze superiori che non vogliono il cambiamento in questo paese, schiavo dell'Auditel e del cattivo gusto.



Questa serie non si avvale di luoghi comuni, non lascia niente al caso e, cosa più importante, riesce a farci ridere e al tempo stesso riflettere. E ci manca perché è la dimostrazione che l'Italia è ancora capace di produrre prodotti di qualità che ridonerebbero valore artistico alla nostra amata penisola! Non resta che chiederci perché, in un paese in cui sono state prodotte ben 588 puntate di Incantesimo e oltre 5000 di Un Posto al Sole, non è possibile regalarci almeno un'altra stagione di una serie intelligente e controcorrente come Boris.

Boris, we miss you enormously

Very often we find ourselves despising any Italian television product, sometimes without trying to look at a specific one with the due attention. Indeed, the television panorama managed by Rai and Mediaset has produced a myriad of dramas quite questionable. And of questionability they have a little everything, starting from the dialogues to the limit of the incomprehensible to arrive at decidedly grotesque settings and passing through cast otherwise talented. It's therefore easy to be amazed when you come across that needle in the haystack in which many Italians have hoped and still hope. One of these exceptions is represented by Boris, series produced by Fox, aired from to .


Boris is lovely from the first episode, with a wonderful quote. The title “Il mio primo giorno” (My first day), indeed, is a clear tribute to Scrubs which pilot has the same title.



We immediately understand that this series will not propose the usual topics politically correct to which the dramas prostrate themselves so slavishly. Boris consists of three seasons of pure and contemptuous irony. Each episode is the mirror of Italy with which we come into contact every day. The setting is the one of a set, but it's plausible to extend the dynamics we see throughout the series to the most working environments.


Boris tells the behind the scenes of the series Gli Occhi del Cuore, a fictional drama that, despite the exasperating tones of the satire, perfectly reflects the reality of the Italian dramas.



The main protagonist is Alessandro, a boy almost 30 years old, just hired as an intern. It's humanly impossible not to identify with him and his condition. Boris shows us a reality of precariousness, unfortunately rooted, represented precisely by the character played by Alessandro Tiberi. Iconic is the scene in which our protagonist signs a contract that the producer Sergio immediately specifies to be “not really a contract, rather an insurance” (episode 1x02, L'anello del conte (The count's ring)). Practically the company is protected while the worker, in case of an accident (and Alessandro will suffer several injuries), will not be protected in any way. Initially the boy will try to fight to get some rights, but then he will become accustomed to his condition to become almost addicted to it.


Alessandro represents those guys who make their best to realize themselves, but whose creativity and desire to do are punctually trampled by a corrupt work system and mentality that make them hard to improve.



Another character that has made us fall in love with this product is the very loved René Ferretti, unexceptionably played by Francesco Pannofino. René is an already disenchanted director, although in the end still hopes to be able to shoot something that can be defined of quality. In the course of his career he has shot rubbish, as he himself admits, which was necessary exclusively to survive. When in the third season he finally seems to get the chance to shoot Medical Dimension, the viewer believes in the project together with the director. The expressive face of Pannofino gives us hope that the change is possible, even in Italy.


And this is why we break our hearts when the dream shatters.


Together with René we understand that exist superior strengths that don't want the change in Italy, servant of the Auditel and of the bad taste.



This series doesn't make use of common places, leaves nothing to chance and, most important thing, manages to make us laugh and at the same time reflect. And it miss us because it's the demonstration that Italy is still capable of producing quality products that would restore artistic value to our beloved peninsula! All that remains is to ask ourselves why, in a country where have been produced 588 episodes of Incantesimo (Enchantment) and over 5000 of Un Posto al Sole (A Place in the Sun), is not possible to produce at least another season of a smart and counter-current series like Boris.

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