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News 2018

Boris was right

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Boris aveva ragione

da tikkun



Sono passati 11 anni dall'uscita della prima stagione della fortunata serie diretta da Luca Vendruscolo ambientata sul set di una soap opera di infimo livello, Gli Occhi del Cuore 2, una delle tante che compongono il panorama della cultura nazionalpopolare delle reti nazionali. Un set come tanti, chiaramente con personaggi archetipali e stereotipati, nel quale si narra una vicenda che è paradossale. Paradossale, sì, se non si accende la TV e non si legge il giornale. Sì, perché Gli Occhi del Cuore 2 potrebbe davvero essere uno dei tanti programmi del palinsesto Rai o Mediaset, di quelli con una fotografia indecente (l'apri tutto è uno state of mind che coinvolge anche programmi molto seguiti su reti nazionali), una regia approssimativa e un casting di dubbie qualità. Ma andiamo per ordine.



Un classico esempio di luce “a cazzo di cane” di mamma Rai


Innanzitutto, Gli Occhi del Cuore è sfacciatamente buonista: non inteso come l'insulto medio di un leghista a chiunque non la pensa come lui, ma nel senso vero del termine: i personaggi principali sono sfacciatamente buoni (troppo italiani, direbbe Stanis La Rochelle), non dicono mai una mezza parola fuori da quello che potrebbe essere un canovaccio di un romanzo rosa. Praticamente la famiglia Mulino Bianco proiettata in una soap. Le trame che vengono messe in scena sono la rappresentazione di sessant'anni di influenza democristiana sulla cultura di massa in Italia: non vi riconoscete nella TV che guardate tutti i giorni? Davvero? Farò un esempio: è notizia di poco tempo fa la scelta da parte della Rai di non mandare in onda la fiction sulla storia del paese di Riace e del suo sindaco Mimmo Lucano (uno che è finito tra i 50 personaggi più influenti del mondo della rivista Fortune, insieme ad Obama e alla Merkel, ça va sans dire), una storia di integrazione ben riuscita. Il motivo di tale cesura (anzi, censura) è puramente politico, e qui veniamo al secondo grande filone: la politica. In Boris la politica è presente eccome, in maniera a volte velata, altre volte molto meno, e non può che essere così: uno dei tre sceneggiatori della serie è Giacomo Ciarrapico è uno degli animatori del Teatro Valle Bene Comune, occupato da anni e latore di battaglie a favore della diffusione della cultura e della tutela dei contratti dei lavoratori dello spettacolo. Il set de Gli Occhi del Cuore è composto nella sua totalità da raccomandati, dalla star all'ultimo schiavo, tra gli attori vi sono mogli, parenti e amanti di parlamentari. Addirittura le riprese vengono interrotte in periodo elettorale per poter adattare il finale agli exit poll: quindi il sodomizzato di Bergamo diventa di Reggio Calabria per via di un “leggero apprezzamento alla Lega” (oggi come oggi probabilmente sarebbe di Kinshasa o giù di lì), nel pareggio elettorale il colpevole di un tentato omicidio diventa un magistrato, perché “sulla magistratura si può andare tranquillamente addosso” (vi fischiano un po' le orecchie ripensando agli ultimi 25 anni?). Tutto ciò è folle, direte. Eppure non è così: in un'intervista a Radio24 in agosto, nel pieno della bagarre per l'elezione di Marcello Foa alla testa della Rai, un membro leghista della commissione di vigilanza millantava una nuova televisione “senza unioni civili, che parli la lingua del paese”. Non esiste definizione migliore di questa per il nazionalpopolare, di quello più bieco, tra l'altro.


Nel backstage della prima stagione, gli sceneggiatori dissero che Gli Occhi del Cuore è di poco meglio di molti prodotti televisivi attuali. Va detto che quello fu il periodo che più di tutti ha segnato un crollo della qualità del prodotto sia televisivo che cinematografico. Oggi le cose sono forse un po' migliorate, ma il contesto nazionalpopolare resta identico.


Che poi, questa serie non ha i toscani, e i toscani hanno devastato questo paese.


MD

Boris was right

by tikkun



It's been 11 years since the release of the first season of the good series directed by Luca Vendruscolo set on the set of a soap opera of the lowest level, Gli Occhi del Cuore 2 (The eyes of the heart 2), one of the many that compose the panorama of the Italian popular culture of the national networks. A set like many others, clearly with archetypal and stereotypical characters, which it's narrated a story that is paradoxical. Paradoxical, yes, if you don't turn on the TV and don't read the newspaper. Yes, because Gli Occhi del Cuore 2 (The eyes of the heart 2) it could really be one of the many programs on the Rai or Mediaset schedule, of those with an indecent photography (the open all is a state of mind which also involves very popular programs on national networks), an approximate direction and a casting of dubious qualities. But let's go by order.



A classic example of Rai's light “to fucking dog”


First of all, Gli Occhi del Cuore (The eyes of the heart) is shamelessly good-natured: not intended as the average insult of a Lega supporter who doesn't think like him, but in the true sense of the term: the main characters are unabashedly good (too Italian, as Stanis La Rochelle would say), they never say a half word out of what could be a plot of a romance novel. Pratically the family Mulino Bianco projected into a soap. The plots that are staged are the representation of sixty years of Christian Democratic influence on the mass culture in Italy: don't you recognize yourself on the TV that you watch every day? Really? I will give an example: is news of a short time ago the choice by Rai not to broadcast the drama about the story of the town of Riace and of its mayor Mimmo Lucano (one that has been listed among the 50 characters most influential of the world by the magazine Fortune, together with Obama and Merkel, ça va sans dire (it goes without saying)), a story of very successful integration. The reason for this break (indeed, censorship) is purely political, and here we come to the second branch: the politics. In Boris the politics is absolutely present, sometimes veiled, sometimes much less, and it can only be like that: one of the three screenwriters of the series is Giacomo Ciarrapico is one of the animators of the Teatro Valle Bene Comune, occupied for years and bearer of battles in favor of the dissemination of the culture and of the protection of entertainment's workers contracts. The set of Gli Occhi del Cuore (The eyes of the heart) is composed in its entirety by recommended people, from the star to the last slave (intern), among the actors there are wives, relatives and lovers of parliamentarians. Even the shootings are stopped during the election period in order to adapt the final to the exit polls: then the sodomized from Bergamo becomes from Reggio Calabria because of a “slight appreciation for the Lega” (today would probably be of Kinshasa or so), in the electoral draw the culprit of an attempted murder becomes a magistrate, because “the judiciary can be safely blamed” (does it remind you of something thinking back over the last 25 years?). This is crazy, you would say. Yet it's not so: in an interview for Radio24 in August, in the middle of the scuffle for the election of Marcello Foa as head of Rai, a Lega's member of the supervisory committee boasted a new television “without civil unions, who speaks the language of the country”. There is no better definition of this for the national popular, the one most sinister, among other things.


In the backstage of the first season, the screenwriters said that Gli Occhi del Cuore (The eyes of the heart) it's little better than many current TV products. It must be said that this was the period that most of all marked a collapse of the quality of the product both television and cinematographic. Things are perhaps a little better today, but the Italian popular context remains the same.


That then, this series doesn't have the Tuscans, and the Tuscans have devastated Italy.


MD

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