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News 2018

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Boris - Pomodoro coi pachino o i San Marzano?

| Artesettima.it

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Boris - Pomodoro coi pachino o i San Marzano?

Boris. Ah Boris. Sono passati ormai 10 anni dalla nascita di questo prodotto televisivo così fuori dagli schemi e così rivoluzionario, per certi versi. I fan più accaniti chiedono a gran voce la produzione di un'altra stagione, la quarta, ma per ora le indiscrezioni non ci permettono di sapere nulla.


L'Italia di 10 anni fa, televisivamente parlando, era un'Italia che conosceva il boom di Sky, che sguazzava nelle fiction quali Vivere, Incantesimo, Centovetrine e molte altre piuttosto dimenticabili, ma che riusciva a salvarsi in corner grazie a Romanzo Criminale, unico vero gioiello in quell'opaco periodo della Tv italiana. Quegli anni erano perfetti per accogliere qualcosa di controcorrente, ossimorico e geniale. Quel "qualcosa" era proprio Boris.


Probabilmente nessuno avrebbe immaginato tutto il successo che sarebbe scaturito da questo prodotto, soprattutto negli anni a venire, tanto da radicarsi nella memoria degli italiani. Un successo così grande da comportare la nascita dell'aggettivo "borisiano", proprio ad indicare quel tipo di recitazione raffazzonata, approssimativa e ai limiti del ridicolo.


E da qui l'interrogativo: quale è la caratteristica che innalza Boris al di sopra di tutti gli altri prodotti, simili e non? Potrebbe essere il fine citazionismo, infarcito dalla presenza di guest stars di assoluto livello come Giorgio Tirabassi, nelle vesti di Glauco, un personaggio estremamente offensivo, eppure impossibile da odiare al 100%, o Corrado Guzzanti, incredibilmente fuori dagli schemi? Potrebbe essere l'ironia pungente e tagliente, che colpisce qualsiasi personaggio e qualsiasi situazione?


Nonostante le suddette caratteristiche siano ottimi punti a favore, straordinariamente inseriti nel contesto cinematografico della serie, questi non sono la vera chiave di successo. La novità assoluta, la salsa di pomodoro che rende buona la spaghettata, è l'idea che si radica in Boris. Quante volte abbiamo visto un prodotto che tratta di una troupe televisiva che si trova a girare una fiction veramente brutta, con attori indecenti e un milione di altri problemi, ritardi e complicazioni di ogni tipo? Nessuna, appunto. Forse solo la statunitense 30Rock si avvicina, seppur lontanamente, al format. Di conseguenza, questa formula non può che basarsi sui ruoli degli attori, protagonisti e non.


Ogni fan si trova ad amare un personaggio sempre diverso, dal capo macchinista Biascica/Paolo Calabresi, alla "cagna maledetta", toponimo dell'attrice Corinna/Carolina Crescentini, al "poco italiano" attore Stanis La Rochelle/Pietro Sermonti, all'assistente alla regia Arianna/Caterina Guzzanti, forse uno dei pochissimi personaggi realmente positivi della serie, assieme al povero stagista Alessandro.


Eh sì, perché in Boris i personaggi sono tutti negativi, tutti. Nessuno riesce a salvarsi nel marasma generale, seppur qualcuno ci provi, come il regista Ferretti/Francesco Pannofino (che non è un David Lynch eh, a proposito ecco l'articolo del regista statunitense, neo 72enne qui); ma anche lui si trova costretto a soccombere di fronte all'ipocrisia, alla convenienza, al "portare a casa la giornata". Il tutto inserito in una cornice che rasenta il ridicolo, cioè un set visibilmente finto e assurdo, dove nuotano tutti questi pesci.


Eppure noi li amiamo questi personaggi che rasentano il macchiettistico. E perché li amiamo?


Perché ci fanno pena. Perché sembrano reali. Perché ci viene da pensare che, dietro queste fiction così brutte, le persone che ci lavorano siano davvero così. Uomini e donne costretti ad innumerevoli compromessi, che concedono favori ad altri individui perché questi ultimi sono dotati di protezione politica, perfettamente consapevoli di essere fautori dell'appiattimento culturale del Belpaese.


Ma non riescono a far nulla per cambiare la situazione, perché il dio denaro, il sistema e la pigrizia vincono, sempre.


Ma una speranza esiste? Si dice sempre che il futuro sia nei giovani, più intelligenti e svegli dei vecchi che stanno dietro le poltrone. Ma il futuro che Boris illustra comprende sì i giovani, ma come tasselli di un gigantesco puzzle, inseriti perfettamente in quel sistema televisivo marcio, che si autoalimenta e resta nella mediocrità.


Un pioniere della fisica, inventore della teoria gravitazionale, Isaac Newton, definì Dio come un orologiaio. Un essere che aveva creato il meccanismo, aveva ruotato l'ingranaggio e aveva fatto partire il mondo, lasciandolo andare, in modo che l'essere umano si arrangiasse in tutto e per tutto.


Per Boris il mondo della televisione è così: un orologio che continua imperterrito nel suo marciume. Resterebbe solo da scoprire chi abbia inventato questo modo di fare televisione italiana, ma Boris non ce lo dice, perché non lo sa. Nessuno lo sa.


Lo stesso direttore di produzione Lopez di "Occhi del Cuore 2", la fiction attorno alla quale ruotano tutte le vicende e tutti i personaggi, afferma che una serie moderna, fatta come si deve, e non "a cazzo di cane" non è auspicabile. Essa andrebbe a rivoluzionare e scardinare tutto il mondo televisivo delle fiction italiane, che hanno grande successo di pubblico, e che quindi funzionano a meraviglia. Perché quindi rovinare un sistema che funziona già? Non servono ulteriori commenti.


Nonostante questo messaggio così pessimistico che gli sceneggiatori hanno voluto far emergere (ah, i veri sceneggiatori, non quelli di Boris, incapaci ma visti come dei geni assoluti), Boris non perde mai, mai, la sua vena satirica e comica, facendoci sorridere di gusto di tutte le situazioni che capitano e incastonando nella nostra memoria espressioni indimenticabili, come degli sfottò calcistici (vedesi quasi tutto il repertorio di Renè Ferretti/Pannofino).


Tutto è surreale, ma è tutto perfettamente verosimile.


Non è un caso che la sigla sia stata eseguita da Elio e le Storie Tese, prìncipi della musica satirica, piena di ossimori, neologismi ed ironia. Come Boris.


Boris, ritorna. La Tv ha bisogno di voi.

Boris - Tomato with Pachino or San Marzano?

Boris. Ah Boris. 10 years have passed since the birth of this television product so outside the box and so revolutionary, in some ways. The most avid fans cry out for the production of another season, the fourth, but for now the rumors don't allow us to know anything.


Italy of 10 years ago, speaking about television, was an Italy that knew the boom of Sky, that was in its element in drama such as Vivere (Live), Incantesimo (Enchantment), Centovetrine (A hundred shop windows) and many others rather forgettable, but who managed to have a narrow squeak thanks to Romanzo Criminale (Criminal romance), the only true jewel in that opaque period of Italian TV. Those years were perfect to accommodate something against the current, oxymoric and brilliant. That "something" was just Boris.


Probably nobody would have imagined all the success that would have resulted from this product, especially in the years to come, so much to take root in the memory of the Italians. A success so great to result in the birth of the adjective "borisiano", just to indicate that kind of acting rough, approximate and at the limits of the ridiculous.


And from here the question: What is the feature that raises Boris above all other products, similar and not? It could be the fine citationism, filled with the presence of guest stars of absolute level like Giorgio Tirabassi, in the role of Glauco, an extremely offensive character, yet impossible to hate to 100%, or Corrado Guzzanti, incredibly outside the box? It could be the pungent and sharp irony, that affects any character and any situation?


Despite the above characteristics are excellent points in favor, extraordinarily inserted in the cinematographic context of the series, these are not the real key to success. The absolute change, the tomato sauce that makes good spaghetti, is the idea that is rooted in Boris. How many times have we seen a product that is about a television crew that is shooting a drama really bad, with indecent actors and a million other problems, delays and complications of any kind? None, in fact. Perhaps only the USA series 30Rock approaches, even remotely, the format. Consequently, this formula can only be based on the roles of the actors, protagonists and not.


Every fan finds himself loving an always different character, from the chief machinist Biascica/Paolo Calabresi, to the "damned bitch", toponym of the actress Corinna/Carolina Crescentini, to the "little Italian" actor Stanis La Rochelle/Pietro Sermonti, to the first assistant director Arianna/Caterina Guzzanti, perhaps one of the very few really positive characters in the series, along with the poor intern Alessandro.


Oh yes, because in Boris the characters are all negative, all. Nobody can save himself in the general chaos, even if someone tries, like the director Ferretti/Francesco Pannofino (that is not a David Lynch, eh, by the way here is the article of the USA director, recently 72 years old here); but even he is forced to succumb to the hypocrisy, to the convenience, to the "bring home the day". All inserted in a frame that borders on the ridiculous, that is a visibly fake and absurd set, where all these fishes swim.


Yet we love these characters that keep close to the caricature. And why do we love them?


Because they feel sorry for us. Because they seem real. Because it makes us think that, behind these dramas so bad, the people who work to them are really like that. Men and women forced to innumerable compromises, that grant favors to other individuals because these ones are provided with political protection, perfectly aware of being supporters of the cultural dulling of Italy.


But they can not do anything to change the situation, because the money god, the system and the laziness win, always.


But does a hope exist? It's always said that the future is in the youngs, more intelligent and smart than the old men who command. But the future that Boris illustrates includes surely young people, but like pieces of a huge puzzle, inserted perfectly into that rotten television system, that feeds itself and stays in the mediocrity.


A pioneer of physics, inventor of the gravitational theory, Isaac Newton, defined God as a clockmaker. A being who had created the mechanism, had rotated the gear and had started the world, letting it go, so that the human being arranged himself all-around.


For Boris the world of the television is so: a clock that continues undaunted in its rottenness. It would remain only to find out who has invented this way of making Italian television, but Boris doesn't tell us, because it doesn't know. Nobody knows it.


The same production manager Lopez of "The eyes of the heart 2", the drama around which all the events and all the characters evolve, says that a modern series, done properly, and not "to fucking dog" is not desirable. It would revolutionize and undermine the entire television world of Italian dramas, which have great success with the public, and which therefore work perfectly. Why then ruin a system that already works? No further comments are needed.


Despite this message so pessimistic that the screenwriters have wanted to bring out (ah, the real screenwriters, not the ones of Boris, incapable but seen as absolute geniuses), Boris never loses, never, its satirical and comic vein, making us smile loudly of all the situations that happen and embedding unforgettable memories in our memory, like some football teasings (see almost all the catalogue of Renè Ferretti/Pannofino).


Everything is surreal, but everything is perfectly plausible.


It's no coincidence that the opening theme song was performed by Elio e le Storie Tese, princes of satirical music, full of oxymorons, neologisms and irony. As Boris.


Boris comes back. TV needs you.

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