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News 2018

La linea verticale (The vertical line) is the realization of the dream of Boris

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La Linea Verticale è la realizzazione del sogno di Boris

by Antonio Casu

7 mesi fa

👁 200 Views

Attenzione: evitate la lettura se non volete imbattervi in spoiler sulla prima stagione de La Linea Verticale

Un'altra tv è davvero possibile? Se lo domandava dieci anni fa il visionario Boris, e la risposta sembrava esser sempre la stessa: no. Manco fosse affetta da un tumore inestirpabile, la televisione italiana e la sua serialità non sapevano tirar fuori niente di buono. Escluse poche, note, eccezioni, generate, nella maggior parte dei casi, da Sky. Nell'alba del nuovo anno, però, l'inerzia sembra essersi spostata, e il potrebbe finalmente dare una risposta affermativa all'annoso quesito. Lo dimostrano gli sforzi, faticosi, delle generaliste tradizionali di offrire dei prodotti soddisfacenti ad un pubblico più giovane e acculturato, e lo confermano alcune serie tv, già in onda o prossime all'esordio. Una, su tutte, ha attirato la nostra attenzione e ha catturato i giudizi positivi dei critici più arcigni. Stiamo parlando de La Linea Verticale, e non stentiamo a definirla la realizzazione del sogno di Boris.



L'affermazione non è casuale perché le due serie, seppur diversissime, sono strettamente correlate. Mattia Torre, regista e autore de La Linea Verticale e del libro omonimo dal quale è tratta, è stato uno degli sceneggiatori di Boris (di cui ha anche codiretto alcuni episodi) e i cast presentano diversi interpreti in comune (Paolo Calabresi, Ninni Bruschetta, Antonio Catania e Giorgio Tirabassi). Non finisce qui. O meglio, è solo l'inizio. Boris, infatti, ha messo in scena con una satira molto efficace uno spaccato dell'Italia che non funziona e non sa rinunciare ai propri vizi, sfruttando il set di una serie tv come spunto per raccontare una realtà globale. Un po' come ha fatto, rinunciando alla comicità in nome di un'ironia meno brutale, La Linea Verticale, un medical dramedy sui generis che ha concentrato in otto episodi da venticinque minuti un microcosmo surreale, grottesco e allo stesso tempo sincero e realistico. Una serie coraggiosa, che si è proposta di evidenziare senza moralismi i problemi della sanità pubblica italiana.


Vi ricorda qualcosa? Se avete visto la terza stagione di Boris, la risposta è in due parole: Medical Dimension. Come ben sappiamo, il progetto di “qualità” naufragò presto sotto i colpi di una produzione che l'aveva concepito con il preciso scopo di essere fallimentare, ma La Linea Verticale, in fondo, sembra essere il compromesso ideale tra MD e la stessa Boris. La concretizzazione di un sogno, realizzato dalla Rai che, in controtendenza rispetto alle politiche seriali portate avanti da troppo tempo, ci ha regalato un gioiellino inatteso. Perché, diciamolo, La Linea Verticale è davvero bella e, seppure scada a tratti in un eccesso di melodrammatica “italianità” che farebbe storcere il naso al caro Stanis, è una delle serie tv più incisive degli ultimi anni. L'abile scrittura di Torre, coadiuvata da un cast convincente che ha dato vita ad una schiera di personaggi originali mai al confine con il macchiettistico, ha mixato al meglio l'ironia surreale di Boris con gli elementi più tradizionali del drama nazionalpopolare ottenendo un ottimo risultato, nei numeri e nello sviluppo del racconto. Bilanciato nel criticare senza essere disfattista, e nel far ridere senza risultare inopportuno.



La Linea Verticale è un viaggio spirituale all'interno di una realtà molto tangibile. Un percorso che buona parte di noi, direttamente o no, è stato costretto ad affrontare almeno una volta nella vita. Le paure e le speranze di un malato di cancro sono state messe in scena senza fastidiosa retorica e stucchevoli odi o invettive incondizionate al nostro sistema ospedaliero che, d'altro canto, ospita al suo interno tanti, meravigliosi, angeli della vita, contrapposti a chi, invece, preferirebbe stare da un'altra parte. Un racconto irto di ostacoli, superati al meglio da Torre e dalla Rai, che ci ha finalmente resi orgogliosi e ha mostrato, soprattutto grazie alla programmazione dinamica dell'ex direttore generale Antonio Campo Dall'Orto, una volontà di rinnovamento sempre più indispensabile. Un'altra tv, insomma, è davvero possibile, e la qualità può trovare terreno fertile anche con un pubblico generalista, lontano dal target catturato da anni da Sky. La Linea Verticale sarà solo un caso isolato? O è il primo passo di una bella rivoluzione? Nel dubbio, optiamo per la seconda: un'ipotesi concreta, una speranza senza utopie e un incoraggiamento alla René Ferretti. Dai, dai, dai!



Antonio Casu

La linea verticale (The vertical line) is the realization of the dream of Boris

by Antonio Casu

7 months ago

👁 200 Views

Warning: avoid reading if you don't want to read spoilers about the first season of La Linea Verticale (The vertical line)

Is another TV really possible? Ten years ago the visionary Boris asked it, and the answer seemed to always be the same: no. Even if it was affected by an ineradicable tumor, the Italian television and its seriality were not able to bring out anything good. Excluding a few, known, exceptions, generated, in most cases, by Sky. In the dawn of the new year, however, the inertia seems to have moved, and the could finally give an affirmative answer to the old question. This is demonstrated by the efforts, strenuous, of the general traditional networks to offer some satisfactory products to a younger and more cultured public, as confirmed by some TV series, already on air or next to the debut. One, above all, has caught our attention and has captured the positive judgments of the most severe critics. We are talking about La Linea Verticale (The Vertical Line), and we don't find hard to define it as the realization of the dream of Boris.



The statement is not accidental because the two series, although very different, are closely related. Mattia Torre, director and author of La Linea Verticale (The Vertical Line) and of the eponymous book from which it's taken, has been one of the screenwriters of Boris (of which he has also co-directed some episodes) and the cast have several interpreters in common (Paolo Calabresi, Ninni Bruschetta, Antonio Catania and Giorgio Tirabassi). It doesn't end here. Or rather, it's just the beginning. Boris, indeed, has staged with a satire very effective a glimpse of Italy that doesn't work and can not renounce its own vices, exploiting the set of a TV series as a starting point to tell a global reality. A little like has done, giving up the comedy in the name of a less brutal irony, La Linea Verticale (The Vertical Line), a medical dramedy sui generis that has concentrated in eight episodes of twenty-five minutes a microcosm surreal, grotesque and at the same time sincere and realistic. A courageous series, which was proposed to highlight the problems of Italian public health without moralisms.


Does it remind you of something? If you have seen the third season of Boris, the answer is in two words: Medical Dimension. As we well know, the project of “quality” failed soon under the blows of a production that had conceived it with the precise purpose of being disastrous, but La Linea Verticale (The Vertical Line), after all, seems to be the ideal compromise between MD and the same Boris. The realization of a dream, realized by Rai that, in contrast to the serial policies pursued for too long, has given us an unexpected gem. Because, let's say it, La Linea Verticale (The Vertical Line) it's really beautiful and, although it sometimes express in an excess of melodramatic “Italianness” that would turn the nose to the dear Stanis, is one of the most incisive TV series of the last years. The skillful writing of Torre, assisted by a convincing cast which gave life to a crowd of original characters never on the border with the grotesque, has mixed at best the surreal irony of Boris with the most traditional elements of the national popular drama getting a great result, in the numbers and in the development of the story. Balanced in criticizing without being defeatist, and in making people laugh without being inappropriate.



La Linea Verticale (The Vertical Line) is a spiritual journey within a very tangible reality. A journey that most of us, directly or not, has been forced to face at least once in life. The fears and the hopes of a cancer patient have been staged without annoying rhetoric and disgusting hates or unconditional invectives to Italian hospital system that, on the other hand, it hosts within it many, wounderful, angels of the life, opposed to who, instead, would prefer to stay somewhere else. A story full of obstacles, overcome to the best by Torre and by Rai, that finally made us proud and has showed, above all thanks to the dynamic planning of the former general manager Antonio Campo Dall'Orto, a desire for renewal that is ever more indispensable. Another TV, in short, is really possible, and the quality can find fertile ground even with a general public, far from the target captured for years by Sky. Will La Linea Verticale (The Vertical Line) be just an isolated case? Or it's the first step of a beautiful revolution? In doubt, we choose the latter: a concrete hypothesis, a hope without utopias and an encouragement as René Ferretti would say. Come on, come on, come on!



Antonio Casu

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