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Cosa ci ha insegnato veramente il metafisico finale di Boris

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Cosa ci ha insegnato veramente il metafisico finale di Boris

circa 2 ore fa



Oggigiorno l'offerta televisiva in Italia viene spesso considerata un'accozzaglia di spazzatura di cui potremmo per lo più fare a meno. Eppure nei tanto vituperati anni bui della nostra produzione seriale - in cui prodotti di qualità sono cosa rara e via di clichè - una luce in fondo al tunnel è apparsa. Una luce chiamata Boris. La fuori serie italiana fa la sua comparsa su Fox nel per poi giungere in chiaro su Cielo fino al . Boris ci porta sul set della fiction fittizia Gli Occhi del Cuore per mostrarci la realtà dietro le quinte del mondo televisivo. Ma Boris è molto, molto di più. È un'opera satirica di altissimo livello che prende di mira le sovrastrutture sociali italiane.


Per tre stagioni ci offre una fotografia del nostro paese toccando temi che vanno dalla politica al lavoro, dalla società in cui viviamo alla mentalità che ci appartiene. Ed è proprio strappandoci grasse risate e amare riflessioni che Boris ci fa sentire tanto, troppo “italiani” .



Le storie viste in Boris vengono raccontate attraverso l'occhio di uno stagista sfruttato ai limiti della legalità. Tuttavia la serie riesce a spiegare, attraverso le dinamiche di un set televisivo, cosa significhi essere un “determinato qualcuno” in Italia. Cosa significhi avere un sogno da realizzare, delle ambizioni artistiche - in questo caso lavorare in tv - in un paese in cui le protezioni politiche contano più del talento.


Il finale di Boris è una triste conferma di quanto le dinamiche viste nel corso delle stagioni siano purtroppo delle realtà con cui doversi scontrare.



La falsità e l'ipocrisia dei delegati di rete, asserviti al potere, incapaci di fare la differenza. Gli aspetti quasi surreali di molti ambienti di lavoro italiani per chi si trova ai piedi della piramide. Gli straordinari d'aprile, le lotte con la CGIL, i cavi non a norma, lo stagista schiavo su cui sfogare la propria frustrazione, gli assegni firmati ma non riscossi. È un mondo difficile quello raccontato dagli Occhi di Boris, in cui tuttavia puoi sopravvivere ma, come spiega Sergio, “ce vo' passione!


È la passione che ha spinto René Ferretti - regista della fiction Gli Occhi del Cuore - a credere che un'altra televisione fosse possibile. Ed è proprio questa passione che sul finale si rivelerà essere - forse - il suo peggior nemico. La passione è fumo negli occhi nel mondo di Boris, tristemente simile alla realtà in cui viviamo.



Nella terza stagione - infatti - vediamo un Ferretti sopravvissuto a stento ai tentativi della rete di silurarlo. Il regista di Fiano Romano si rimette in gioco con Medical Dimension, un prodotto che si propone di essere del tutto diverso dai precedenti. O almeno così gli viene detto. Ferretti viene convinto che quando impegno e passione incontrano la qualità, il risultato può essere diverso da quello che lui chiama “m***a”. Il tempo di Caprera e de Gli Occhi del Cuore è finito, Medical Dimension è la svolta! René inizia così a ricercare la “qualità” com'è giusto che sia. Cambio di mentalità sul set, e non su ipocrita richiesta di Lopez, ma per rendere possibile una nuova televisione.


Peccato che la qualità non sia
esattamente ciò che la gente
apprezza di più quando è seduta
davanti lo schermo...

Ferretti, dopo averci creduto con tutto se stesso, lo capisce tra un Cosmopolitan corretto con Lexotan e l'altro. Dalle criptiche affermazioni di quegli “irraggiungibili Dr. Cane” che non si vedono mai ma prendono decisioni per tutti. Capisce che, una volta stabilito che sei fuori, è solo questione di tempo. Non importa quanta passione tu ci metta. Non conta la qualità del prodotto. Ferretti affronta la delusione, la rabbia e la tristezza. Poi va avanti. Come? Colmo di disillusione, si arrende alla legge dei ruoli prestabiliti: se hai fatto m***a, non ti è concesso uscire dalla stalla così facilmente. Puoi cercare di restare a galla, ma devi imparare le regole del gioco e metterle in pratica.


E non si tratta più solo delle giuste protezioni politiche. Si tratta di furbizia e presa di coscienza: di capire cosa voglia lo spettatore - quindi i piani alti - e barattare con questo le proprie velleità artistiche. Perché la gente, come dice il Dottor Cane, ha bisogno della “tradizione”. Sì amalgamata a frizzanti novità, ma senza staccarsi dalle indissolubili radici della stessa.



Qual è allora la chiave di volta? La disillusione, l'accettazione della realtà. La rabbiosa calma che ti fa urlare ai quattro venti che “la qualità c'ha rotto er c***o!” E quindi “Viva la M***a!” che per lo meno ci fa andare avanti! Ferretti riapre così una vecchia porta: Occhi del Cuore 3. La terza stagione di una fiction trash “tipica” del palinsesto televisivo italiano prende vita in un disperato tentativo del regista di restare a galla. Di nuovo. Ma stavolta giocando alle regole dei piani alti: con le menzogne e i sotterfugi. Usando la forza, come gli suggerì tempo prima il vecchio Tarzanetto. Implorando e piangendo se necessario.

Quello di Boris non è un mondo per orgogliosi: qui la dignità non raccatta nemmeno l'ultimo premio.

E allora dai, dai, dai! Si tiene su teatro e squadra per un'ultima volta, finchè i discorsi incoraggianti non si scontrano con i singoli bisogni. E anche questa è una realtà da accettare. Come quella degli elettricisti, che oltre l'orario di chiusura del set devono anche smontare tutto. La realtà che emerge dalle parole di Itala:


“René io ho già detto a tutti che t'ho
mannato a f*****o. È 'na polizza per il
futuro”.

Perché in questo mondo non si lavora per la gloria, e nessuno vuole restare col capitano mentre la nave affonda. L'ultimo struggente sforzo di Ferretti è un percorso minato che punta a un solo obiettivo (non certo altruistico): dare allo spettatore italiano quello che cerca. L'illogico ritorno dei personaggi più amati. I dialoghi impregnati di stucchevole “politically correct”. Il protagonista buono che non inciampa nella droga, non inneggia all'eutanasia, non fa cose sbagliate. È insomma un essere umano superiore. Il filo conduttore che collega lo spettatore all'idea di ciò che è tradizionalmente riconosciuto come “giusto”. Si danno al popolo le bocce, per dare un pizzico di brio alle immancabili e necessarie storie d'amore.



E per rendere tutto “originale” e “diverso” agli occhi di una rete che blatera di “futuro” e considera Occhi del Cuore il “passato”, diamo loro la locura. Che non è il futuro prospettato da Medical Dimension, la fuffa in cui René è già cascato una volta. È la “pazzia, la cerveza. La tradizione (la m***a, insomma), ma con una bella spruzzata di pazzia”.


“Il peggior conservatorismo che però
si tinge di simpatia, di colore, di
paillettes. In una parola: Platinette!
Perché Platinette ci assolve da tutti i
nostri mali, da tutte le nostre
malefatte. Sono cattolico ma sono
giovane e vitale perché mi divertono
le minchiate del sabato sera! È vero o
no? Ci fa sentire la coscienza a posto
Platinette. Questa è l'Italia del futuro:
un paese di musichette mentre fuori
c'è la morte. È questo che devi fare tu!
Occhi del Cuore sì, con le sue
pappardelle, le sue tirate contro la
droga, contro l'aborto, ma con una
strana, colorata, luccicante frociaggine. Smaliziata e allegra
come una cazzo di Lambada! È la
Locura, René! È la cazzo di Locura! Se
l'acchiappi, hai vinto!”

Un minuto e mezzo di feroce verità su quella che non è semplicemente la sceneggiatura di una fiction per famiglie, ma è la realtà dell'Italia di oggi: il vero set raccontato da Boris. Un paese disilluso che - proprio come la rete - blatera di futuro senza sapere esattamente di che genere. Un popolo conservatore che brama verbalmente il progresso, ma nei fatti resta attaccato alla tradizione. La protegge strenuamente credendo così di difendere la propria identità e le proprie radici. È un popolo che non vuole dover pensare ad argomenti controversi, non vuole riflettere, o accettare le diversità. Non vuole farlo nella vita di tutti i giorni, figuriamoci la sera davanti alla tv. Ecco perché la locura vince. Come dimostra il successo strabiliante ottenuto nel da Tutti Pazzi Per Amore. A questa fiction italiana fa - infatti - riferimento implicito il suddetto monologo sulla locura dello sceneggiatore di Occhi del Cuore, abbinato poi alla meravigliosa scena musical.


La “m***a tinta di paillettes” riflette il pensiero comune dell'italiano medio, che vuole ritrovare nelle proposte televisive un allineamento a quel pensiero tradizionalistico che gli appartiene. Ma con un pizzico di simpatia per rallegrarsi dopo una giornata di lavoro.



Boris racconta un meccanismo, quello televisivo, che non vuole cambiare. Ma in realtà parla dell'Italia, e lo fa su più livelli. E questa Italia raccontata da Boris, proprio come la sua televisione, non cambia perché non vuole farlo. È un'Italia che ti fa credere in qualcosa solo per tagliarti fuori più dolcemente. È un'Italia che non dà spazio ai sogni, al talento. Alla passione sì, ma solo per evitare i sindacati. È un paese che non crede alle attitudini personali, non investe sul potenziale di ognuno. Segue il trend del momento e secondo le direttive di chi è arrivato in alto. È un'Italia in cui “siamo amici finchè non devo occuparmi del mio orticello”. Finchè va bene esserlo anche in pubblico, altrimenti “ti voglio bene in privato, ma salto sul carro del vincitore”.


È un'Italia in cui non importa cosa ci piaccia fare, tanto lo si realizza a stento, allora basta che si lavori. Tanto finché c'è uno zio FoFò che ci mette una buona parola per “un posto” c'è speranza.



È un paese in cui dietro un favore c'è sempre un tornaconto personale, che siano i proventi della SIAE per una ridicola scena musicata o altro. In cui i servitori del potere eseguono ordini in modo funzionale, senza farsi troppe domande. Promettono, sorridono, augurano 'buona giornata' e subito dopo archiviano qualunque 'fuori-schema' cambiando espressione. Senza domandarsi se a quell'outsider non valesse la pena dare un'opportunità. Senza pensare se valesse la pena chiedere, proporre. È un'Italia che non è neanche curiosa di aprire una busta perchè ha paura di prendere iniziative. È tuttavia un paese in cui il fattore C ha il suo peso: se il frutto dei tuoi sforzi finisce per caso nelle mani giuste, forse una speranza potresti averla. E non importa se hai prodotto m***a. Se hai capito cosa vuole la gente, se hai “acchiappato la locura” hai già vinto.


A c***o di cane, dopo un'attesa lunga sei mesi e una vita riarrangiata da zero nel Parco Nazionale d'Abruzzo, ma hai vinto.

What the metaphysical final of Boris has really taught us

about 2 hours ago



Nowadays the televisive offer in Italy is often considered a muddle of trash of which we could mostly do without. Yet in the so offended dark years of Italian serial production - in which quality products are rare and so cliché - a light at the end of the tunnel has appeared. A light called Boris. The Italian off series makes its debut on Fox in to be aired then in clear on Cielo until . Boris brings us to the set of the fictional drama Gli Occhi del Cuore (The eyes of the heart) to show us the reality behind the scenes of the television world. But Boris is much, much more. Its a satirical work of the highest level that targets the Italian social superstructures.


For three seasons it offers us a photography of Italy dealing themes ranging from politics to work, from the society in which we live to the mentality that belongs to us. And it's precisely snatching us hearty laughters and bitter reflections that Boris makes us feel a lot, too much “Italian” .



The stories seen in Boris are told through the eye of an intern who is exploited to the limits of the legality. However the series manages to explain, through the dynamics of a television set, what it means to be a “resolute person” in Italy. What it means to have a dream to realize, some artistic ambitions - in this case work in TV - in a country where the political protections count more than the talent.


The final of Boris is a sad confirmation of how much the dynamics seen during the seasons are unfortunately some realities with which to collide.



The falsity and hypocrisy of the network delegates, enslaved to the power, unable to make the difference. The almost surreal aspects of many Italian work environments for those who find themselves at the foot of the pyramid. The April's overtimes, the conflicts against the CGIL, the cables not up to standard, the enslaved intern on which to vent own frustration, the checks signed but not cashed. It's a difficult world the one told by the Eyes of Boris, in which however you can survive but, as Sergio explains, “it takes passion!


It's the passion that has led René Ferretti - director of the drama Gli Occhi del Cuore (The eyes of the heart) - to believe that another television was possible. And it's just this passion that in the end will reveal to be - maybe - his worst enemy. The passion is smoke in the eyes of the world of Boris, sadly similar to the reality in which we live.



In the third season - indeed - we see Ferretti barely survived the attempts of the network to fire him. The director from Fiano Romano gets back into the game with Medical Dimension, a product that aims to be completely different from the previous ones. Or at least it's so told to him. Ferretti is convinced that when diligence and passion meet the quality, the result can be different from what he calls “s**t”. The era of Caprera and of Gli Occhi del Cuore (The eyes of the heart) is over, Medical Dimension is the turning point! René starts so to look for the “quality” as it should be. Change of mentality on the set, and not because of deceiving request of Lopez, but to make possible a new television.


Too bad that the quality is not
exactly what people
appreciate more when sitting
in front of television...

Ferretti, after having believed in it with all of himself, he understands it between a Cosmopolitan spiked with Lexotan and another one. From the cryptic statements of those “unachievable President Cane” that are never seen but make decisions for everyone. He understands that, once you've established that you're out, it's just a matter of time. It doesn't matter how much passion you put in it. It doesn't matter the quality of the product. Ferretti faces the disappointment, the anger and the sadness. Then he goes on. How? Full of disillusionment, he surrenders to the law of pre-established roles: if you have done s**t, it's not granted to you to leave the stable so easily. You can try to stay afloat, but you have to learn the rules of the game and put them into practice.


And it's not longer just about the right political protections. It's about cunning and awareness: to understand what the viewer wants - therefore the high vertices - and trade with this own artistic ambitions. Because people, as President Cane says, need the “tradition”. Yes amalgamated to lively news, but without detaching itself from the indissoluble roots of the same.



What then is the keystone? The disillusionment, the acceptance of the reality. The raging calm that makes you scream from the housetops that “the quality has f****d with us!” And so “Hurrah for the S**t!” which at least keeps us to move on! Ferretti so reopens an old door: Occhi del Cuore 3 (The eyes of the heart 3). The third season of a trash drama “typical” of the Italian televisive schedule comes to life in a desperate attempt by the director to stay afloat. Again. But this time playing the rules of the high vertices: with the lies and the subterfuges. Using force, as suggested to him time before the old Tarzanetto. Imploring and crying if necessary.

The one of Boris is not a world for pride ones: here the dignity doesn't even collect the last prize.

And so come on, come on, come on! It's held on stage and team for one last time, until the encouraging speeches don't clash with the individual needs. And even this is a reality to accept. As the one of the electricians, that besides the closing time of the set, they have also to disassemble everything. The reality that emerges from the words of Itala:


“René I have already told everyone that I have
sent you to f**k. It's a policy for the
future”.

Because in this world nobody work for the glory, and nobody wants to remain with the captain while the ship sinks. The last moving effort of Ferretti is a mine path that aims at a single objective (certainly not altruistic): to give the Italian viewer what he's looking for. The illogical return of the most beloved characters. The dialogues impregnated with disgusting “politically correct”. The good protagonist who doesn't stumble on drugs, doesn't exalt euthanasia, doesn't make wrong things. It's in short a superior human being. The common thread that connects the viewer to the idea of what is traditionally recognized as “right”. The people are given the boobs, to give a touch of liveliness to the inevitable and necessary love stories.



And to make everything “original” and “different” in the eyes of a network that talks about “future” and considers Occhi del Cuore (The eyes of the heart) the “past”, we give them the locura (madness). Which is not the future prospected by Medical Dimension, the crap in which René has already fallen once. It's the “folly, the cerveza. The tradition (the s**t, in short), but with a nice splash of madness”.


“The worst conservatism that however
is tinged with sympathy, with color, with
sequins. In a word: Platinette!
Because Platinette absolves us from all
our evils, from all our
misdeeds. I am Catholic but I am
young and alive because I enjoy
the bullshits of Saturday night! Is it true or
not? Makes us feel a clear conscience
Platinette. This is Italy of the future:
a country of jingles while outside
there's the death!. This is what you have to do!
Occhi del Cuore (The eyes of the heart) yes, with its
rigmaroles, its tirades against the
drugs, against the abortion, but with a
strange, colorful, sparkling faggyness. Cunning and cheerful
as a fucking Lambada! It's the
Locura, René! It's the fucking Locura! If
you catch it, you have won!”

A minute and a half of fierce truth about that which is not simply the script of a drama for families, but is the reality of today's Italy: the real set told by Boris. Un paese disilluso che - just like the network - talks about future without knowing exactly of what kind. A conservative people that verbally crave the progress, but actually remains attached to the tradition. It protects it strenuously thus believing to defend its own identity and its own roots. It's some people who don't want to think about controversial subjects, don't want to reflect, or to accept the diversities. They don't want to make it in everyday life, let's figure it in the evening in front of the TV. That's why the locura (madness) wins. As demonstrated by the astonishing success achieved in by Tutti Pazzi Per Amore (All crazy for love). To this Italian drama makes - indeed - implicit reference to the aforementioned monologue about the locura (madness) of the screenwriter of Occhi del Cuore (Eyes of the heart), combined with the marvelous musical scene.


The “s**t tinged with sequins” reflects the common thought of the average Italian, who wants to find in the television proposals an alignment to that traditionalist thought that belongs to him. But with a hint of sympathy to be happy after a day of work.



Boris tells a mechanism, the televisive one, which doesn't want to change. But in reality it speaks about Italy, and it does it on several levels. And this Italy told by Boris, just like its television, doesn't change because doesn't want to do it. It's an Italy that makes you believe in something just to cut you out more softly. It's an Italy that doesn't give space to the dreams, to the talent. To the passion yes, but only to avoid the unions. It's a country that doesn't believe in personal attitudes, it doesn't invest in everyone's potential. If follows the trend of the moment and according to the directives of those who have arrived at the top. It's an Italy in which “we are friends as long as I don't have to mind my own business”. As long as it's good to be in public too, otherwise “I love you in private, but jump on the winner's wagon”.


It's an Italy where it doesn't matter what we like to do, because it's realized with difficulty, so it's enough to work. Because until there's an uncle FoFò that makes a recommendation for “a job” there's hope.



It's a country in which there is always a personal advantage behind a favor, whether they are the incomes of SIAE for a ridiculous musical scene or something else. Where the servants of power execute orders in a functional way, without asking too many questions. They promise, they smile, they wish 'good day' and immediately afterwards they archive any 'out-of-scheme' by changing their expression. Without wondering if to that outsider was not worth giving an opportunity. Without thinking if it was worth asking, proposing. It's an Italy who is not even curious to open an envelope because it's afraid of taking initiatives. It's however a country in which the factor C has its weight: if the fruit of your efforts ends by chance in the right hands, perhaps you might have a hope. And it doesn't matter if you have produced s**t. If you have understood what people want, if you have “caught the locura (madness)” you have already won.


To f*****g dog, after a long wait of six months and a life rearranged from scratch in Parco Nazionale d'Abruzzo (National Park of Abruzzo, Lazio and Molise), but you have won.

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S03E13

Glauco tu sei cattivo però, eh, sei proprio cattivo!
S01E06

Dai, ti prego, girala tu 'sta scena de merda de baci de merda.

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