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News 2018

Le dieci citazioni più iconiche di Boris

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Le dieci citazioni più iconiche di Boris

by Emanuele Di Eugenio

4 mesi fa

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Boris


Si sa, Boris ha fatto dell'auto-citazionismo il suo più riuscito cavallo di battaglia. L'icasticità delle battute, il sarcasmo celato dietro ognuna di esse rende questa Serie una delle più infarcite di frasi iconiche destinate a essere riproposte nei più svariati contesti (e in riuscitissimi meme). Il realismo che contraddistingue Boris rende drammaticamente attuali espressioni cariche di ironia tragica. In ognuna di esse si cela una critica sottesa alla società attuale capace di entrare nel vivo della nostra quotidianità.


Che sia un'ammissione di lassismo, una frase iperbolica o il riconoscimento della propria inadeguatezza Boris non smette di regalarci perle di rara bellezza. Proviamo a ripercorrerne insieme alcune e ad analizzare il senso tutt'altro che banale sotteso alla superficie di comicità.

1) Mi sembra che l'unico tra noi due che sta facendo uno sforzo per evitare che io ti meni sono sempre io, la stessa persona che poi, prima o poi, ti menerà. 2x03

Mariano Giusti è sicuramente uno dei più riusciti personaggi della Serie. In lui viene a esprimersi quella follia e quell'eclettismo che contraddistingue alcuni interpreti del mondo dello spettacolo. Tra conversioni improvvise e ridicole, richieste a dir poco originali, atti di violenza inaudita e megalomania Mariano, interpretato dal sempre ottimo Corrado Guzzanti, domina la seconda stagione di Boris.


Facile rivedere nei suoi modi l'infantilismo irascibile e instabile proprio dei divi. Come in questa frase in cui vittima designata della reprimenda non può che essere il povero Alessandro.

2) La concorrenza siamo noi. Siamo sempre noi. Guarda, chiudi gli occhi. Dai, chiudili. Ecco, adesso riaprili. Eccola la concorrenza! Boris - Il film

Una citazione tratta dal film che rappresenta però un imprescindibile punto di snodo per la comprensione della Serie. Il panorama delineato in Boris non è altro che quello di un monopolio televisivo in cui non esiste la possibilità di un'alternativa. Lopez rivolgendosi a René esplica in maniera straordinariamente immediata questo concetto.


Non esiste concorrenza. Esiste soltanto una via che non ammette altra possibilità. Si condensa qui l'immagine della chiusura stagnante della televisione italiana retrograda e generalista incapace (e non disposta) a cambiare.

3) Io considero Kubrick un incapace! Lo considero il classico esempio di instabilità artistica, abbia pazienza! È uno che affrontava un genere, falliva e passava a un altro genere. Come lo vogliamo chiamare? Eh? Poi anni e anni da un film a un altro. Anni e anni di che cosa, eh? Di profondo imbarazzo per il film precedente, abbia pazienza! 1x04

Nel computo delle migliori frasi non poteva mancare l'espressionismo narcisista di Stanis che riesce a risultare quasi credibile in ogni suo più iperbolico ragionamento. La mediocrità artistica che lo contraddistingue non gli permette in questo caso di apprezzare un grande maestro del cinema come Kubrick. Di fronte all'impossibilità di recepire a pieno l'arte kubrickiana, il nostro amato divo sbotta in un j'accuse ridicolo e carico d'astio.

La poliedricità dell'autore di Shining e 2001: Odissea nello spazio diventa così un fattore che dimostrerebbe la sua incapacità nel cimentarsi seriamente in ogni genere. La prova provata che non è Stanis a non capire il regista ma lo stesso Kubrick a essere in realtà un 'fallito'.

4) Però c'è un'altra cosa che voglio dirti, che credo sia il vero, grande merito di questa fiction: è che non ci sono i toscani, capisci? Cioè nessuno che dice “la mi' mamma”, “il mi' babbo”, “passami la carne... la carta...” eh? Perché con quella c aspirata e quel senso dell'umorismo da quattro soldi i toscani hanno devastato questo Paese. 1x10

E parlando di Stanis non si può dimenticare un suo grande cavallo di battaglia, l'odio per i toscani. Di pari passo con il suo finto desiderio di distaccarsi dalla fiction italiana (l'unica invece in cui realmente può pensare di lavorare) il rifiuto dell'umorismo toscano è una delle espressioni di facciata in cui più si riconosce la personalità del personaggio.


L'umorismo toscano che si ricollega in tempi recenti a commedie melense e di scarsa profondità critica diviene così l'emblema di un'ironia spicciola giocata tutta sull'espressività del dialetto e l'immediatezza comunicativa. Stanis paradossalmente si fa interprete di una lotta alla faciloneria di cui lui stesso non può essere un rappresentante credibile. L'effetto comico generato è irresistibile.

5) Allora non avete capito... Io voglio la merda del passato, io sono il re della merda, voi siete degli esseri di merda che vivono nella merda e insieme possiamo fare un grande classico! 3x13

Il finale riconoscimento di René è la presa di consapevolezza del suo ruolo di regista di fiction di bassa lega. Non è più il regista di un tempo. O meglio, non lo è mai stato. Quel suo potenziale artistico è rimasto schiacciato dal compromesso morale di chi ha accettato di produrre prodotti atti al consumo del pubblico. E ora è troppo tardi per potersi sottrarre al processo di degradazione stilistica di cui è stato interprete e vittima per interi decenni. Questo risulterà evidente soprattutto nella terza stagione (e in Boris - il film) che segnerà il naufragare di qualunque velleità artistica del Ferretti.


Il regista de Gli Occhi del Cuore è un manovale, un operaio in grado di fornire una vasta mole di lavorazione nel giro di pochi giorni. In questo risulta abilissimo e perfetto nel contesto di una fiction italiana che pretende gran quantità e scarsa qualità.

6) Sì, signori, avete capito bene! Occhi del cuore 3... perché a noi la qualità c'ha rotto er cazzo! Perché un'altra televisione diversa, è impossibile! Viva la merda! 3x13

A completamento del processo di presa di coscienza di René descritto nel punto precedente è questo slancio di entusiasmo ormai consacrato alla storia. “Viva la merda!” è la finale resa di René che accetta il suo ruolo di manovale e abbandona definitivamente l'idea di un nuovo modo di fare Tv. La qualità non fa per lui ed è anzi controproducente. Il cinico, rassegnato saluto d'addio del Ferretti diviene espressione del manifesto programmatico degli autori di Boris. C'è molto di Petronio (Satyricon) in questa visione smaliziata del mondo come pure dei personaggi, uno meno credibile dell'altro, protagonisti della storia.

7) La fotografia fa schifo! E lo sai perché fa schifo? [...] Perché lo vogliono loro! Lo vogliono loro! Nella fiction la fotografia non deve essere più bella di quella della pubblicità, se no la gente cambia canale: hanno pensato a tutto! 1x01

Duccio si lascia qui andare a una considerazione carica di malcelato astio nei confronti di un mondo arrivista e consumista che nega qualunque possibilità all'espressionismo del singolo. Come già detto però anche in questo caso la critica proviene da un interlocutore per nulla credibile. Ciò non svaluta però la considerazione di fondo. L'effetto comico sta tutto qui: nella validità della tesi che passa attraverso personaggi ipocriti nei loro atteggiamenti.


Il lassismo di Duccio infatti sempre proteso tra uno “smarmella” e un “apri tutto” lo rende poco credibile nel suo ruolo di moralizzatore. Il ribaltamento satirico che ne deriva è ancora una volta irresistibile.

8) Si oggi me vedi distratto, nun ce fa caso perché... come se dice, no... ehm... Nun me va de fà 'n cazzo! 1x04

E parlando di lassismo non possiamo dimenticare il sempreverde Biascica che fin dai primordi della Serie ci regala perle di rara veracità. La sua concretezza spicciola e l'immediatezza mentale lo rendono uno dei personaggi più diretti di Boris.

9) Che poi a me non piace picchiarti, a me non mi piace. La benzina, dare fuoco, le botte, le schegge d'osso che vagano... non mi piacc... all'inizio sì, all'inizio sì... il fuoco, l'esperienza del fuoco, vabbè, io te la consiglio. 2x03

Non possiamo non inserire un'altra perla di Mariano che sintetizza la follia perversa che caratterizza il personaggio. Rimasta impressa nelle menti di tutti i fan di Boris “l'esperienza del fuoco” allude a un'ancestrale attrazione dell'uomo per la piromania. L'uomo è l'unico essere a saper controllare questa forza della natura capace di distruggere e contestualmente purificare. Nella distorta visione di Mariano diventa fascinoso elemento di disfacimento attraverso il quale esprimere la sua individualità più oscura.

10) “Allora, chiudi la scena su lui basito”. “Sì, chiudi su di lui basito e fondo in nero”. “Eddai scrivi!”, “Oh!” [premendo un tasto sul PC]. “Che hai fatto?”, “F4! Va in automatico!” 1x07

Lo scambio di battute continua poi in un esilarante crescendo di batti e ribatti. Il dialogo mette in luce tutta la svogliatezza degli sceneggiatori ripetitivi nelle scene e banali nelle idee, tutti protesi nell'unico obiettivo di spendere il minor tempo possibile per la realizzazione del copione.



Queste dieci citazioni tra le più iconiche di Boris hanno messo così in luce il realismo un po' rassegnato con cui la Serie riesce a dar profondità di contenuti senza mai venir meno a quell'urgenza di umorismo che si manifesta nella forma satirica più tradizionale e irresistibile. Escluse dall'appello sono alcune espressioni che pure la Serie ha consacrato alla storia come “dai, dai, dai”, “dai, cazzo”, “genio!” e “cagna maledetta!” che pur nella loro immediatezza espressiva non mancano comunque di mettere in luce aspetti fondamentali dell'imprescindibile architrave comico di una Serie “molto poco italiana”.

The ten most iconic quotes of Boris

by Emanuele Di Eugenio

4 months ago

👁 3.6k Views

Boris


It's known, Boris has made self quotation its most successful strong suit. The expressiveness of the lines, the sarcasm concealed behind each of them makes this series one of the most stuffed with iconic phrases meant to be repeated in the most varied contexts (and in very successful memes). The realism that distinguishes Boris makes dramatically current expressions full of tragic irony. In each of them there is a criticism implied to the current society capable of entering into the living of our everyday life.


Whether it's an admission of laxity, an hyperbolic phrase or the recognition of one's own inadequacy Boris doesn't stop giving us pearls of rare beauty. Let's try to retrace some of them together and to analyze the sense far from banal implied to the surface of comedy.

1) It seems to me that the only one of us who is making an effort to avoid that I beat you is always me, the same person who then, sooner or later, will beat you. S02E03

Mariano Giusti is certainly one of the most successful characters of the series. In him is expressed that madness and that eclecticism that distinguishes some interpreters of the entertainment world. Between sudden and ridiculous conversions, requests to say the least original, acts of unheard violence and megalomania Mariano, played by the always excellent Corrado Guzzanti, rules the second season of Boris.


Easy to see in his manners the irascible and unstable infantilism typical of the stars. As in this sentence in which the designated victim of the reprimand can only be the poor Alessandro.

2) We are the competitor. It's always us. Look, close your eyes. Come on, close them. Here, now open them up. Here is the competitor! Boris - The movie

A quote from the movie that represents however an essential point of understanding for the series. The panaroma outlined in Boris is nothing but the one of a television monopoly in which there is no possibility of an alternative. Lopez addressing René explains this concept in an extraordinarily immediate manner.


There is no competition. There is only one way that does not admit another possibility. Here is condensed the image of the stagnant closure of Italian television traditional and generalist incapable (and not willing) to change.

3) I consider Kubrick an incapable! I consider him the classic example of artistic instability, have patience! He's one who faced a genre, failed and passed to another genre. How do we want to define him? Eh? Then years and years between a movie and another one. Years and years of what, eh? Of deep embarrassment for the previous movie, have patient! S01E04

In the calculation of the best phrases could not miss the narcissistic expressionism of Stanis that manages to be almost credible in every his more hyperbolic reasoning. The artistic mediocrity that marks him doesn't allow him in this case to appreciate a great master of cinema as Kubrick. Faced with the impossibility of fully accepting the Kubrick art, our beloved star bursts into a ridiculous and angry accusation.

The versatility of the author of Shining (The shining) and 2001: Odissea nello spazio (2001: A Space Odyssey) becomes so a factor that would demonstrate his inability to seriously engage in any kind. The proven proof that is not Stanis who doesn't understand the director but Kubrick himself is actually a 'loser'.

4) But there's another thing that I want to tell you, which I think that is the real, great merit of this drama: is that there aren't Tuscans, do you understand? That is, no one who says “my mom”, “my dad”, “pass me the meat... the paper...” eh? Because with that aspirated c and that cheap sense of humor the Tuscans have devastated Italy. S01E10

And speaking about Stanis it can not be forgotten an his strong suit, the hate for the Tuscans. Hand in hand with his fake desire to detach himself from Italian drama (the only one in which he can really work) the refusal of the Tuscan humor is one of the facade expressions in which the personality of the character is more recognized.


The Tuscan humor that is connected in recent times to silly comedies and of insufficient critical depth becomes so the symbol of a simple irony played all over the expressiveness of the dialect and the communicative immediacy. Stanis paradoxically makes himself interpreter of a struggle against the carelessness of which he himself can not be a credible representative. The comic effect generated is irresistible.

5) So you haven't understood... I want the shit of the past, I'm the king of shit, you are shit beings who live in the shit and together we can make a great classic! S03E13

The final recognition of René is the awareness of his role as dramas director of poor quality. He's no longer the director of the past. Or rather, he has never been. That his artistic potential has been crushed by the moral compromise of those who have agreed to produce products suitable for public consumption. And now is too late to escape the process of degradation stylistic of which he has been interpreter and victim for entire decades. This will result evident above all in the third season (and in Boris - The movie) that will mark the shipwreck of any artistic ambition of Ferretti.


The director of The eyes of the heart is a laborer, a worker able to provide a large amount of work in a few days. In this he's very skilled and perfect in the context of an Italian drama that demands large quantity and poor quality.

6) Yes, gentlemen, you got it right! Eyes of the heart 3... because the quality has fucked with us! Because another different television, is impossible! Hurrah for the shit! S03E13

To complete the awareness process of René described in the previous point is this momentum of enthusiasm, now consecrated to the history. “Hurrah for the shit!” is the final surrender of René who accepts his role as a laborer and definitively abandons the idea of a new way of making TV. Quality is not for him and is indeed counterproductive. The cynical, resigned farewell of Ferretti becomes expression of the programmatic manifesto of the authors of Boris. There is a lot of Petronius (Satyricon) in this crafty vision of the world as well as of the characters, one less credible than the other, protagonists of the story.

7) The photography sucks! And do you know why does it suck? [...] Because they want it! They want it! In the drama the photography should not be more beatiful than the one of the advertising, otherwise people change the channel: they have thought of everything! S01E01

Duccio lets himself go here to a consideration full of ill-concealed hatred towards a world arriviste and consumerist that denies any possibility to the expressionism of the individual. As already mentioned however even in this case the criticism comes from a non-believable interlocutor. However this doesn't diminish the basic consideration. The comic effect is all here: in the validity of the thesis that goes through false characters in their attitudes.


The laxity of Duccio indeed always stretched between “open all the light” and “open all” makes him a little credible in his role as a moralizer. The satirical reversal that results is once again irresistible.

8) If you see me distracted today, don't pay attention to it because... how you say it, no... ehm... I'm not going to do shit! S01E04

And speaking of laxity we can not forget the evergreen Biascica that since the beginning of the series gives us pearls of rare veracity. His simple concreteness and mental immediacy make him one of the most direct characters of Boris.

9) That then I don't like to beat you, I don't like it. The gasoline, to set fire, the beatings, the bone splinters that wander... I don't lik... at the beginning yes, at the beginning yes... the fire, the experience of fire, oh well, I recommend it to you. S02E03

We add another pearl of Mariano which synthesizes the perverse madness that characterizes the character. Remained in the minds of all fans of Boris “the experience of fire” refers to an ancestral attraction of the man for the pyromania. The man is the only being able to control this force of the nature capable of destroying and contextually purifying. In the distorted view of Mariano becomes fascinating element of decay through which to express his darkest individuality.

10) “So, close the scene on him astonished”. “Yes, close on him astonished and bottom in black”. “Come on write!”, “Oh!” [pressing a button on the PC keyboard]. “What have you done?”, “F4! It goes automatically!” S01E07

The exchange of lines then continues in an exhilarating crescendo of beats and rivals. The dialogue highlights all the listlessness of the screenwriters repetitive in the scenes and banal in the ideas, all busy in the only aim to spend the least time possible for the realization of the script.



These ten quotations among the most iconic of Boris have so highlighted the realism a bit resigned with which the series manages to give depth of contents without ever failing to that urgency of humor that manifests itself in the more traditional and irresistible satirical form. Excluded from the appeal are some expressions that the series has devoted to history as “come on, come on, come on”, “come on, fuck”, “genius!” and “damned bitch!” that even in their expressive immediacy however don't miss of highlighting fundamental aspects of the unavoidable comic architrave of a series “very little Italian”.

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