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News 2017

5 ragioni per volere il ritorno di Boris, 10 anni dopo

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5 ragioni per volere il ritorno di Boris, 10 anni dopo


di Paolo Armelli

Contributor


In occasione dei 10 anni della serie più sgangherata di sempre una reunion genera l'ipotesi su una quarta stagione



"Ti rendi conto cosa succederebbe se qualcuno facesse interamente una fiction più moderna?": lo chiedeva il delegato di rete Diego Lopez al regista René Ferretti in un episodio della serie Boris. La domanda era retorica e prospettava esiti catastrofici, ma dopo dieci anni noi una risposta la possiamo dare: quando il Boris debuttava su Fox, con la sua carica dirompente, surreale e metanarrativa, la fiction italiana divenne veramente più moderna.


A distanza di un decennio la serie tv, che si può rivedere anche su Netflix, viene omaggiata dal Sottodiciotto Film Festival di Torino che ha organizzato una proiezione speciale e una reunion di gran parte del cast. Proprio in questa occasione i registi e sceneggiatori Luca Vendruscolo, Mattia Torre e Giacomo Ciarrapico hanno paventato la possibilità di una quarta stagione, dopo le tre andate in onda fra e e il film del : "Non lo escludiamo", hanno detto alla Stampa, "Dovremmo riuscire a incastrare i progetti di ciascuno, ma noi e il cast ne saremmo contenti".


Nell'attesa che questa ipotesi acquisti concretezza, vediamo alcune delle ragioni che ci hanno fatto amare la sgangherata troupe di Boris e ci fanno sperare ora in un suo ritorno.



1. Il cast più assurdo di sempre



Nelle tre stagioni andate in onda su Fox seguiamo le assurde vicende di una troupe televisiva intenta a girare una fiction all'italiana, Gli occhi del cuore 2. I protagonisti formano un Circo Barnum di varia umanità: dal regista frustrato René Ferretti al direttore di scena cocainomane, dall'assistente alla regia dittatoriale agli attori cani, passando per lo stagista schiavizzato e gli sceneggiatori scansafatiche.


A fare da contraltare un cast di attori italiani di primo livello, che qui giocano a imitare professionisti di basso rango: Pietro Sermonti, Caterina Guzzanti, Paolo Calabresi, Antonio Catania e poi in ruoli minori Corrado Guzzanti e Valerio Mastrandrea. Ma è Francesco Pannofino, interprete del regista René Ferretti, a reggere le sorti di tutti, ottenendo la sua consacrazione sullo schermo dopo anni di acclamato doppiaggio.



2. I modi di dire intramontabili



"Dai! Dai! Dai!", "A cazzo di cane", "Caput!", "B-b-buscio de culo" ma anche "Smarmella!", l'ordine con cui Ninni Bruschetta, alias il direttore della fotografia Duccio, ordina di aprire i fari del set al massimo: entrare nel mondo di Boris significava soprattutto trovarsi in mezzo a un universo con un carico di modi di dire e frasi ricorrenti entrati ormai nell'uso comune dei tanti fan e non solo.


In particolare "cagna maledetta" è diventato un refrain sempre più comune: era l'appellativo con cui Ferretti apostrofava la star Corinna, interpretata da Carolina Crescentini, colpevole di non brillare di grandi capacità attoriali. L'espressione ha poi valicato i confini della fiction venendo applicata ai mondi più disparati, così come alla politica.



3. La sottile critica sociale



Boris era tutt'altro che uno show impegnato, anzi le risate erano assicurate anche nei momenti un po' più cupi. Ma ciò non significa che la serie non abbia avuto anche il suo peso sociale. Iniziata nel , all'indomani della crisi economica, raffigurava fra le righe la precarietà del lavoro di tutti, comprese quelle professioni che si ritenevano intoccabili come quelle dello spettacolo.


Per non parlare della figura dello stagista Alessandro (Alessandro Tiberi), emblema di tutti i giovani sottopagati e di cui nessuno si ricorda il nome, il quale finisce sotto le grinfie dell'instabile attore Mariano, interpretato da Corrado Guzzanti, che lo minaccia con una mazza.



4. Una sagace vendetta sulla televisione



Una delle componenti principali delle trame di Boris era la parodia sagace del mondo della fiction italiana (ma anche di un certo modo di fare cinema). René Ferretti prova a cambiare la direzione del suo girato ma viene messo di fronte alla dura realtà: il pubblico vuole le schifezze. Quindi vai di dialoghi sempre uguali, attori perennemente basiti e fari puntualmente puntati sui volti come nelle peggiori telenovelas di Caracas.


Accennando anche a dinamiche più ampie, come direttori di rete e politici invadenti, la serie lanciava in qualche modo l'attacco a un certo modo di fare televisione, dominato dal disincentivo a creare prodotti di qualità, al mancato investimento sull'educazione del pubblico e altri problemi socio-economici e politici connaturati nel sistema televisivo italiano ("La concorrenza? La concorrenza siamo sempre noi!").



5. Un altro modo di fare fiction



Appunto demolendo i luoghi comuni della serialità italiana Boris dimostrava come potesse esistere anche nel nostro paese un altro modo di fare fiction. Nel , in effetti, questa era la prima produzione televisiva originale del canale Fox e in generale di tutta la televisione satellitare, dunque il primo esempio di qualcosa non nato da Rai o da Mediaset.


Era una scommessa e come tale è stata vissuta, realizzando una serie tv sì di grande umorismo e spessore ma anche ottimizzando tutte le risorse ("Non era un prodotto industriale ma artigianale", ricordano gli sceneggiatori). Una scommessa del resto vinta e che ha aperto la strada a molte cose: non solo a un maggiore impegno della pay tv nelle produzioni originali di qualità, arrivando fino ai giorni nostri a successi internazionali come Gomorra e The Young Pope, ma anche a un più coraggioso approccio al grande schermo.

5 reasons for wanting the return of Boris, 10 years later


by Paolo Armelli

Contributor


On the occasion of the 10th anniversary of the most ramshackle series ever a reunion generates the hypothesis of a fourth season



"Do you realize what would happen if someone did a completely more modern drama?": the network delegate Diego Lopez asked for it the director René Ferretti in an episode of the series Boris. The question was rhetorical and presented catastrophic results, but after ten years we can give an answer: when on Boris debuted on Fox, with its disruptive strength, surreal and metanarrative, the Italian drama actually became more modern.


A decade later the TV series, which can also be rewatched on Netflix, is honored by the Sottodiciotto Film Festival of Turin that has organized a special projection and a reunion of much of the cast. Just on this occasion the directors and screenwriters Luca Vendruscolo, Mattia Torre and Giacomo Ciarrapico have proposed the possibility of a fourth season, after the three ones aired between and and the movie of : "We don't exclude it", have told the Stampa, "We should be able to fit together everyone's projects, but we and the cast would be happy with that".


While waiting for this hypothesis to become concrete, let's see some of the reasons that have made us love the ramshackle troupe of Boris and let us now hope for its return.



1. The most absurd cast ever



In the three seasons aired on Fox we follow the absurd events of a TV crew busy shooting an Italian-style drama, Gli occhi del cuore 2 (The eyes of the heart 2). The protagonists form a chaos of various humanity: from the frustrated director René Ferretti to the cocaine addict director of photography, from the dictatorial first assistant director to the dogs actors, passing through the enslaved intern and the slacker screenwriters.


Contrasting with a cast of top-level Italian actors, that here play to imitate low-ranking professionals: Pietro Sermonti, Caterina Guzzanti, Paolo Calabresi, Antonio Catania and then in minor roles Corrado Guzzanti and Valerio Mastrandrea. But is Francesco Pannofino, interpreter of the director René Ferretti, to hold the fortunes of all, getting his consecration on screen after years of acclaimed dubbing.



2. The timeless idioms



"Come on! Come on! Come on!", "To fucking dog", "Caput!", "F-u-cking lucky" but also "Open all the light!", the order with which Ninni Bruschetta, alias the director of photography Duccio, orders to set the headlights of the set at maximum: enter the world of Boris meant above all being in the middle of a universe with a load of idioms and recurring phrases now entered the common use of many fans and not only.


In particular "damned bitch" has become an increasingly common refrain: was the name with which Ferretti called the star Corinna, played by Carolina Crescentini, guilty of not shining with great acting skills. The expression has then passed the boundaries of the drama being applied to the most diverse worlds, as well as to politics.



3. The subtle social criticism



Boris was far from a politically active show, indeed the laughters were also guaranteed even in the darkest moments. But this doesn't mean that the series has not had also its social weight. Started in , the next day of the economic crisis, it depicted between the lines the precariousness of everyone's work, including those professions that were considered untouchable as the ones of the showbiz.


Not to mention the figure of the intern Alessandro (Alessandro Tiberi), emblem of all the underpaid young people and whose names no one remembers, who ends up under the clutches of the unstable actor Mariano, interpreted by Corrado Guzzanti, that threatens him with a bat.



4. A shrewd revenge on the television



One of the main components of the plots of Boris was the shrewd parody of the world of the Italian drama (but also of a certain way of making cinema). René Ferretti tries to change the direction of his footage but is put in front with the harsh reality: the public wants crap. So dialogues that are always the same, actors perpetually basiti (astonished) and spotlights punctually focused on faces as in the worst telenovelas in Caracas.


Referring also to wider dynamics, such as network managers and intrusive politicians, the series somehow launched the attack on a certain way of making television, dominated by the disincentive to create quality products, to the lack of investment in public education and other socio-economic and political problems innate in the Italian television system ("The competitor? We are always the competitor!").



5. Another way of making drama



Indeed destroying the commonplaces of the Italian seriality Boris showed how it could exist also in Italy another way to make drama. In , indeed, this was the first original television production of the Fox channel and in general of all the satellite television, therefore the first example of something not born by Rai or by Mediaset.


It was a bet and as such has been lived, making a TV series certainly of great humor and depth but also optimizing all the resources ("It was not an industrial but handmade product", the screenwriters remember). A bet won in any case and that has paved the way for many things: not only to a greater commitment of the pay TV in quality original productions, arriving to the present day to international successes as Gomorra (Gomorrah) and The Young Pope, but also to a more courageous approach to the big screen.

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