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News 2017

Boris turns 10 years old: «Hurrah for the shit!»

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Boris compie 10 anni: «Viva la merda!»

di Matteo Antiga ·



Sono passati dieci lunghi anni dalla prima messa in onda di Boris: la fuoriserie italiana, e altri sei lunghi anni dall'ultima volta che abbiamo visto il folle cast intraprendere una nuova avventura, quella del cinema. Boris ha segnato la televisione nostrana, e nel suo piccolo, il cinema italiano. Il la serie ha compiuto dieci anni e il cast intero, tranne un paio di assenti, si è riunito a Torino all'Iqos Embassy per celebrarne l'anniversario. Una serata emozionante per attori, regia e soprattutto per i fan di Boris. Si parla molto, da quella sera d'aprile, di un possibile ritorno della serie, che sia fan che cast desidererebbero, ma è attualmente solo un sogno lontano, dato che i produttori della serie hanno negato che si stia effettivamente lavorando a un seguito. Tuttavia l'intento di questo articolo non è speculare su di un eventuale ritorno e una nuova stagione, ma è celebrare ciò che Boris è stato e tutt'ora rappresenta per migliaia di persone: un assurdo, esilarante, ma amaro sguardo all'Italia e agli italiani.

Il cast di Boris 2.

Boris nacque, a dire degli autori, con un intento ben chiaro e che dichiarano, a dieci anni di distanza, raggiunto: rappresentare i dietro le quinte della televisione italiana, il lavoro, il sistema dei favoritismi e delle conoscenze, tutto ciò che c'è “di italiano” (come direbbe il caro Stanis La Rochelle) nel mondo dello spettacolo del nostro paese. Tutto questo non viene rappresentato in maniera inquisitoria o drammatica, nemmeno nei momenti più tesi della serie, ma quasi in maniera calorosa e familiare. Non è segreto all'Italia e agli italiani che nepotismo e agevolazioni siano all'ordine del giorno nel mondo dell'intrattenimento, nella politica, nell'amministrazione (un banale e recentissimo episodio è quello del capo-gabinetto del sindaco Appendino, che voleva far revocare una multa a un amico), e proprio per questa familiarità con il sistema gli sceneggiatori e la regia di Boris hanno creato satira, focalizzandosi su quegli ambienti e quei meccanismi della televisione italiana, ma approcciandoli come se fossero la realtà di tutti giorni a cui ormai siamo tranquillamente abituati. Come raccontato dal finale della terza (e per ora ultima) stagione, una piccola raccomandazione da un amico, o da un uomo potente ma misericordioso, può decidere il futuro di una carriera.


La prima stagione di Boris oggi appare, rispetto ai seguiti, un po' timida, forse consapevole della delicatezza del mondo con cui andava a scontrarsi. Il centro indiscusso della prima stagione è l'impatto dello stagista, e protagonista, Alessandro (interpretato da Alessandro Tiberi) con il set di una fiction italiana di nome Gli Occhi del Cuore 2, seguito di una fallimentare prima stagione, sospesa dopo tre episodi. Appena arrivato Alessandro non potrebbe ricevere accoglienza più rappresentativa di tutto ciò che Boris racconterà da lì in poi: avvicinandosi al delegato di produzione, Sergio, chiederà dove si trovi il regista. Sergio gli risponderà semplicemente «Ma vattene affanculo va'!». Per il resto della stagione Alessandro si adatterà lentamente a quel mondo, diventandone parte integrante. La prima stagione di Boris introduce personaggi clamorosi e geniali interpretati da attori altrettanto clamorosi e geniali, tra i quali si devono citare alcuni elementi fondamentali dell'intero arco narrativo di Boris: il regista René Ferretti (Francesco Pannofino), il direttore cocainomane alla fotografia Duccio Patanè (Ninni Bruschetta), l'assistente alla regia Arianna Dell'Arti (Caterina Guzzanti) e il divo, l'unico e inimitabile Stanis La Rochelle (Pietro Sermonti). La prima stagione è incentrata soprattutto sul valore singolare di ogni puntata, e si focalizza sul valore comico (e talvolta malinconico) dei personaggi, oltre a evidenziare il mondo della televisione all'italiana.

Una delle scene più belle in assoluto di tutto Boris.

La seconda stagione di Boris si presenta immediatamente, fin dalle primissime scene, un degno sequel. Dai miglioramenti alla fotografia, a scene anche più irriverenti della stagione precedente, a una sigla ridisegnata, Boris 2 continua a dipingere l'Italia delle raccomandazioni e dei piaceri tra amici, incentrandosi molto di più sul peso della politica e dello scenario nazionale. Perfino l'ultima puntata e il finale dipendono dai giochi di poltrona e dal risultato delle elezioni che si svolgono durante le riprese. L'intreccio di Boris 2 è costruito molto più accuratamente della prima stagione: vediamo l'introduzione di nuove sotto-trame (o la revisione di alcune solamente accennate, come una particolare storia d'amore), nuovi personaggi (da cui nascono alcune delle sotto-trame più interessanti, come le folli cronache di Mariano Giusti), ma soprattutto prepara il finale di stagione con puntate d'anticipo, tessendo un collegamento solido tra episodi che mancava nella stagione precedente. Nella seconda metà di Boris 2 lo spettatore si renderà conto di non provare più solo simpatia per i personaggi, ma di vivere con loro il terrore che tutto possa finire. In questa stagione il ruolo di protagonista sembra scivolare via da Alessandro e passare invece a René e la sua lotta per rimanere a galla, diventando il personaggio forse più umano, perfino più degli stagisti una volta innocenti, dell'intero cast.


Boris 3 mantiene una grande qualità nella produzione, ma osa rispetto alle stagioni precedenti, introducendo elementi quasi drammatici a fianco di quelli più umoristici. Il focus della terza stagione è la ricerca della qualità, qualcosa di quasi sconosciuto ai personaggi; ma le speranze di cambiare regime e poter fare qualcosa di nuovo si spengono in fretta. Come in Boris 2, la paura che tutto possa finire da un momento all'altro è tangibile, e la presenza pressante e soffocante “della rete” (che in Boris 3 diventa una sorta di invisibile antagonista impossibile da sconfiggere) è in ogni puntata, dalla prima all'ultimo attimo dell'ultima. Oltre alla rete, però, un nemico perfino più potente è percepibile in Boris 3, ovvero l'inerte Italia intera, che preferisce che tutto funzioni «a cazzo di cane», piuttosto che puntare all'eccellenza. I personaggi stessi, René in primis, mutano e affrontano drammi personali e relazionali, apparendo occasionalmente molto diversi da come potevamo ricordarli. Non parliamo solamente del baffetto di Stanis, ma, per esempio, di come lo stesso La Rochelle diventi sempre più bambinesco e meschino e non più stupidamente innocuo. Questa terza stagione appare forse lenta ad iniziare e altrettanto lenta a concludersi, ma il finale di Boris 3 lascia senza parole e con gli occhi fissi sullo schermo, pronti per iniziare subito a guardare una quarta stagione, che però ancora non esiste, e forse mai esisterà.

Scena chiave e serissima di Boris - Il film.

Boris emette il suo ultimo respiro sul grande schermo, con Boris - il film, un lungometraggio che si pone fuori dalla narrazione della serie e quindi visibile, e apprezzabile, anche da chi non avesse mai visto le tre stagioni precedenti (anche se, ovviamente, chi ha già conosciuto e ama i personaggi potrà godere molto di più della pellicola). Il film è paragonabile a una puntata molto lunga di Boris, non supera le aspettative, ma rimane una visione piacevole, soprattutto perché ripropone il cast in un ambiente diverso dal solito. Tuttavia, non essendo il film allineato con la serie, non abbiamo potuto vedere gli sviluppi di alcune sotto-trame rimaste in sospeso dalla terza stagione, o ci siamo dovuti accontentare di nuove, modeste rielaborazioni di vicende che seguivamo fin dalla prima stagione. Riconosciamo però un grande merito al finale del film: tra tutti, è quello che più ha ricordato agli italiani come funzioni il nostro paese.


Boris, nel suo complesso, ha avuto un impatto sulla società italiana non degno di ciò che rappresenta. Rimane oggi un tesoro per pochi, forse perché inizialmente trasmesso su Fox. Un peccato, dato che la serie, nonostante gli autori affermino che i tempi sono cambiati (motivo per cui probabilmente non vedremo mai Boris 4), rimane attuale e sulla cresta dell'onda. Un destino decisamente italiano.

Boris turns 10 years old: «Hurrah for the shit!»

by Matteo Antiga ·



Ten long years have passed since the first airing of Boris: the Italian off series, and six more long years since the last time we saw the crazy cast to start a new adventure, the one of the cinema. Boris has marked the Italian television, and in its small way, the Italian cinema. On the series turned ten years old and the entire cast, except for a couple of absentees, met in Turin at Iqos Embassy to celebrate the anniversary. An exciting evening for actors, direction and above all for the fans of Boris. There is a lot of talk, since that April evening, of a possible return of the series, which both fans and cast would like, but is currently only a distant dream, since the show's producers have denied that are actually working on a sequel. However the intent of this article is not to speculate about a possible return and a new season, but is to celebrate what Boris has been and still represents for thousands of people: an absurd, exhilarating, but bitter look at Italy and the Italians.

The cast of Boris 2.

Boris was created, according to the authors, with a clear intent and who declare, ten years later, achieved: to represent the behind the scenes of Italian television, the work, the system of favoritisms and of connections, everything that is “Italian” (as the dear Stanis La Rochelle would say) in the world of Italian entertainment. All this is not represented in an inquisitorial or dramatic way, even in the most nervous moments of the series, but almost warmly and familiarly. It's no secret to Italy and Italians that nepotism and facilitations are on the agenda in the world of the entertainment, in politics, in administration (a banal and very recent episode is that of the chief-office of the mayor Appendino, who wanted to make revoke a fine for a friend), and precisely for this familiarity with the system the screenwriters and the direction of Boris have created satire, focusing on those environments and those mechanisms of the Italian television, but approaching them as if they were the reality of every day to which we're now quietly accustomed. As told in the end of the third (and for now last) season, a small recommendation from a friend, or from a powerful but merciful man, can decide the future of a career.


The first season of Boris today appears, compared to the following ones, a little shy, perhaps aware of the delicacy of the world with which she was going to clash. The undisputed center of the first season is the impact of the intern, and protagonist, Alessandro (interpreted by Alessandro Tiberi) with the set of an Italian drama named Gli Occhi del Cuore 2 (The eyes of the heart 2), following a failed first season, suspended after three episodes. Just arrived Alessandro could not receive more representative reception than all that Boris will tell from there on: approaching the production delegate, Sergio, will ask where the director is. Sergio will simply reply to him «Go to fuck yourself!». For the rest of the season Alessandro will slowly adapt himself to that world, becoming an integral part of it. The first season of Boris introduces sensational and brilliant characters played by equally sensational and brilliant actors, among which must be mentioned some fundamental elements of the entire narrative arc of Boris: the director René Ferretti (Francesco Pannofino), the cocaine addict director of photography Duccio Patanè (Ninni Bruschetta), the first assistant director Arianna Dell'Arti (Caterina Guzzanti) and the star, the only and inimitable Stanis La Rochelle (Pietro Sermonti). The first season is mainly focused on the singular value of each episode, and focuses on comic value (and sometimes melancholic) of the characters, in addition to highlighting the world of Italian television.

One of the most beautiful scenes ever of all Boris.

The second season of Boris immediately appears, from the very first scenes, a worthy sequel. From improvements to photography, to even more irreverent scenes than the previous season, to a redesigned opening sequence, Boris 2 continues to paint Italy of recommendations and pleasures among friends, focusing much more on the weight of politics and the national scenario. Even the last episode and the ending depend on the armchair games and the result of the elections that take place during the shootings. The plot of Boris 2 is built much more accurately than the first season: we see the introduction of new subplots (or the revision of some only mentioned, as a particular love story), new characters (from which are born some of the most interesting sub-plots, like the crazy chronicles of Mariano Giusti), but above all prepares the season finale in advance, weaving a solid link between episodes that was missing in the previous season. In the second half of Boris 2 the viewer will realize to no longer only feel sympathy for the characters, but to live with them the terror that everything may end. In this season the protagonist role seems to slip away from Alessandro and instead go to René and his struggle to stay afloat, becoming perhaps the most human character, even more than the once innocent interns, of the entire cast.


Boris 3 maintains a great quality in the production, but it dares compared to the previous seasons, introducing almost dramatic elements alongside the more humorous ones. The focus of the third season is the research of the quality, something almost unknown to the characters; but the hopes of changing the regime and being able to do something new are quickly extinguished. As in Boris 2, the fear that everything will end at any moment is tangible, and the pressing and suffocating presence “of the network” (that in Boris 3 becomes a sort of invisible antagonist impossible to defeat) is in every episode, from the first to the last moment of the last one. In addition to the network, however, an even more powerful enemy is perceptible in Boris 3, that is the inert whole Italy, who prefers everything works «to fucking dog», rather than aiming for excellence. The characters themselves, René in primis, change and face personal and relational dramas, occasionally appearing very different from how we could remember them. We are not just talking about Stanis' mustache, but, for example, of how the same La Rochelle becomes more and more childish and mean and no longer stupidly harmless. This third season is perhaps slow to start and equally slow to end, but the ending of Boris 3 leaves you speechless and with your eyes fixed on the screen, ready to start watching a fourth season right away, that however doesn't yet exist, and perhaps will never exist.

Key and very serious scene of Boris - The movie.

Boris takes its last breath on the big screen, with Boris - The movie, a feature film that stands outside the narration of the series and therefore visible, and appreciable, even by those who have never seen the previous three seasons (although, of course, those who have already known and love the characters will be able to enjoy much more of the movie). The movie is comparable to a very long episode of Boris, it doesn't exceed the expectations, but remains a pleasant vision, especially because it proposes the cast in a different environment than the usual one. However, not being the movie connected to the series, we have not been able to see the developments of some subplots that have remained suspended since the third season, or we had to settle for new, modest reworkings of events that we had been following since the first season. However we admit a great merit to the movie's ending: among all, is the one that has most reminded Italians how Italy works.


Boris, as a whole, has had an impact on Italian society not worthy of what it represents. It remains a treasure for a few today, perhaps because it was initially aired on Fox. A pity, given that the series, despite the authors claim that times have changed (which is why we will probably never see Boris 4), remains current and successful. A fate decidedly Italian.

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