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News 2017

Boris: the Italian drama that surprises

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Boris: la fiction italiana che sorprende

👨 Di Marco Nisticò 🗓 💬 Nessun commento



Quando si pensa alle fiction o ai telefilm italiani, l'argomento cade subito su tutte quelle produzioni che lasciano il tempo che trovano. A parte alcuni rarissimi casi, tra cui proprio Boris, le serie TV italiane non sono mai spiccate per qualità.


Non è il caso di Boris, che possiamo definire come l'antifiction italiana per eccellenza. Una serie ambientata in un set televisivo che racconta le vicissitudini della dura vita del regista, interpretato dall'attore/doppiatore Francesco Pannofino, e di tutto lo staff. Andiamo a vedere insieme i motivi per cui Boris riesce ad essere una serie TV di buona qualità.


Dietro le quinte della fiction italiana



Uno degli aspetti che rende Boris una fiction che riesce a fare centro è la capacità di saper raccontare, con intento umoristico, ciò che accade dietro e davanti la macchina da presa durante la produzione di una fiction italiana. Nel caso di Boris, si cerca di girare la seconda stagione de “Gli occhi del cuore”, il cui titolo non fa ben sperare in qualcosa di eccelso. Alla regia troviamo Renè Ferretti (Francesco Pannofino), con un carattere rude e molto spesso volgare. Ma è proprio questa volgarità a rendere il personaggio divertente, spesso con le sue uscite esilaranti. Inoltre cerca di trovare ispirazione per le sue scene dal suo pesce rosso Boris, da cui la serie prende il nome.

Troviamo poi Arianna Dell'Arti (Caterina Guzzanti), assistente alla regia che si ritrova spesso a fare le veci di Renè. Lei ha una personalità molto fredda, che manifesta soprattutto con Alessandro (Alessandro Tiberi), il nuovo arrivato con il compito di stagista.

La serie che stanno per girare viene interpretata da Stanis La Rochelle (Pietro Sermonti), che tende a recitare in maniera molto americana e di porsi al centro dell'attenzione, e Corinna Negri (Carolina Crescentini), soprannominata “cagna maledetta” dallo stesso Renè per via delle sue doti recitative.

Infine troviamo il direttore della fotografia Duccio Patanè (Ninni Bruschetta), che per lavorare fa spesso uso di stupefacenti.

Tutto lo staff viene costantemente supervisionato dal direttore della rete Diego Lopez (Antonio Catania) e dal direttore di produzione Sergio Vannucci (Alberto Di Stasio).


Cosa funziona in Boris



La realtà delle cose. Boris racconta la mera verità riguardo la produzione delle fiction italiane. Una recitazione scialba, senza emozione, che riesce ad intrattenere solamente il pubblico medio.

Ed è proprio questo quello a cui puntano il cast e la rete televisiva.

Una scenografia buttata lì, la fotografia fatta un pò come si vuole (“smarmellata” come viene spesso pronunciato durante la serie) e prove attoriali volutamente degne della peggiori produzione italiana. Però alla fine il pubblico ama questo, ossia la classica storia romantica e drammatica tipica delle soap opere.

Boris riesce a far coniugare tutti questi aspetti in una serie TV che sa far ridere con i suoi modi di fare e per il modo in cui verosimilmente sa raccontare la realtà dei fatti.

Inoltre è difficile saper dividere il set reale da quello fittizio. Però si riesce a far funzionare anche questo, grazie anche ad un cast di attori d'eccellenza, come Corrado Guzzanti nel ruolo del Conte. Alla fine è proprio questo lo scopo di Boris, ovvero inserire attori di un certo calibro in una produzione scadente come “Gli Occhi del Cuore” per far capire quanto le fiction italiane siano comunque prive di una qualche sensibilità artistica. Oltre a questo, racconta anche di quanto sia dura la vita di un regista e di quanto lavoro ci possa essere in un set televisivo, a prescindere da ciò che si sta girando.

In conclusione, siamo rimasti piacevolmente colpiti da Boris, sia per quanto riguarda la recitazione che per tutto il resto. Potremmo considerare questa serie come un piccolo punto di riferimento della commedia italiana.


Boris: dalla TV al cinema



Visto l'enorme successo della serie televisiva, nel Boris è stato protagonista di una trasposizione cinematografica, dove Renè Ferretti decide di intraprendere la strada del cinema e realizzare un film importante, questa volta ingaggiando un cast totalmente nuovo.

A causa, però, di divergenze artistiche, Renè si ritrova costretto a lavorare con il vecchio cast per una produzione che non può competergli. Da qui si ritorna ai vecchi canoni già visti nella serie TV, nonostante i tentativi di Renè di rinnovare e fare qualcosa di più serio.

Spesso il passaggio da serie TV a film risulta drammatico per molte produzioni. Boris no. Mantiene saldi tutti quegli elementi narrativi che hanno fatto del telefilm la chiave del successo. Possiamo ritrovare ogni personaggio come l'avevamo lasciato, ognuno con il proprio carattere chiave.

Se avete apprezzato la serie televisiva, amerete anche il film poichè nulla viene snaturato e sfumato.

Boris: the Italian drama that surprises

👨 By Marco Nisticò 🗓 💬 No comment



When you think of Italian dramas or TV series, the topic immediately falls on all those unnecessary productions. Except for some very rare cases, including just Boris, the Italian TV series have never stood out for quality.


It's not the case of Boris, that we can define as the Italian anti-drama par excellence. A series set in a television set that tells the vicissitudes of the director's hard life, played by the actor/dubber Francesco Pannofino, and of the whole staff. Let's see together the reasons why Boris manages to be a good quality TV series.


Behind the scenes of Italian drama



One of the aspects that makes Boris a drama that manages to hit the mark is the ability to tell, with humorous intent, what happens behind and in front of the camera during the production of an Italian drama. In the case of Boris, there're the shootings of the second season of “Gli occhi del cuore” (The eyes of the heart), whose title leaves no hope for something excellent. At the direction we find Renè Ferretti (Francesco Pannofino), with a rude and very often vulgar character. But it's just this vulgarity that makes the character funny, often with his hilarious lines. He also tries to find inspiration for his scenes from his goldfish Boris, from which the series takes its name.

We find then Arianna Dell'Arti (Caterina Guzzanti), first assistant director who often has to take the lead instead of Renè. She has a very cold personality, which manifests mainly with Alessandro (Alessandro Tiberi), the newcomer with the job of intern.

The series they are about to shoot is played by Stanis La Rochelle (Pietro Sermonti), which tends to act in a very American way and to place himself in the center of attention, and Corinna Negri (Carolina Crescentini), nicknamed “damned bitch” by the same Renè because of hers acting skills.

Finally we find the director of photography Duccio Patanè (Ninni Bruschetta), who often uses drugs to work.

All the staff is constantly supervised by the network manager Diego Lopez (Antonio Catania) and by the production manager Sergio Vannucci (Alberto Di Stasio).


What works in Boris



The reality of things. Boris tells the simple truth about the production of the Italian dramas. A flat acting, emotionless, that only entertains the average audience.

And this is exactly what the cast and the television network aim for.

A simple scenography, the approximate photography (“light all opened” as it's often said during the series) and actor actings deliberately worthy of the worst Italian production. But in the end the audience loves this, that is the classic romantic and dramatic story typical of soap operas.

Boris manages to combine all these aspects in a TV series that manages to make people laugh with its ways of doing things and for the way probably manages to tell the reality of the facts.

It's also difficult to know how to divide the real set from the fictitious one. But it manages to make work this too, thanks also to a cast of excellent actors, as Corrado Guzzanti in the role of the Count. In the end this is precisely the aim of Boris, that is to insert famous actors in a poor production as “Gli Occhi del Cuore” (The eyes of the heart) to make understand how Italian dramas however lack some artistic sensitivity. In addition to this, it also tells how a director's life is hard and how much work there can be on a TV set, regardless of what it's shooting.

In conclusion, we were pleasantly impressed with Boris, both in terms of acting and everything else. We could consider this series as a small reference point of the Italian comedy.


Boris: from the TV to the cinema



Considered the huge success of the television series, in Boris has been protagonist of a cinematographic transposition, where Renè Ferretti decides to take the way of the cinema and to make an auteur movie, this time hiring a totally new cast.

Because, however, of artistic differences, Renè finds himself forced to work with the old cast for a production that cannot compete with him. From here we return to the old canons already seen in the TV series, despite the attempts of Renè to renew and to do something more serious.

Often the transition from TV series to movie is dramatic for many productions. Boris no. It maintains stable all that narrative elements that have made the key to the success of the tv series. We can find each character as we had left it, each with its own key character.

If you liked the television series, you will also love the movie because nothing is distorted and nuanced.

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