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News 2017

Boris: 5 things that has taught us about TV, cinema and Italy

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Boris: 5 cose che ci ha insegnato sulla TV, sul cinema e sull'Italia

L'irriverente e spassosa serie di culto Boris nel suo genere è ancora oggi insuperata all'interno del panorama televisivo italiano. Scopriamo insieme cinque elementi che l'hanno contraddistinta e che, a distanza di dieci anni dalla prima messa in onda, la fanno sembrare ancora attualissima.

Approfondimento di Luca Liguori -



Dieci anni fa arrivava su Fox una serie un po' misteriosa intitolata Boris. Non una serie normale, ma la "fuori serie italiana" come veniva pubblicizzata all'epoca, un irriverente e divertentissimo dietro le quinte di un finto set televisivo in cui il regista René Ferretti coadiuvato da un numero di improbabili e poco professionali personaggi sta girando Gli occhi del cuore 2, ovvero una terribile fiction ovviamente altrettanto fittizia ma, ahinoi, non troppo lontana da tanta robaccia che è passata realmente sui canali televisivi nostrani.


Che la serie ideata da Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre e Luca Vendruscolo sia diventata nei due lustri un vero cult non ve lo dobbiamo dire noi, lo dimostrano i tanti tormentoni che ancora oggi popolano il web e le conversazioni di tutti noi ("Dai! Dai! Dai!"), lo dimostra il film sul grande schermo che è seguito qualche anno dopo e soprattutto le tantissime e prestigiose comparsate (da Corrado Guzzanti a Filippo Timi, da Laura Morante a Roberto Herlitzka) che si sono unite ad un cast già perfetto di suo capitanato da uno strepitoso Francesco Pannofino.


Caterina Guzzanti, Pietro Sermonti, Francesco Pannofino, Alessandro Tiberi e Paolo Calabresi in una foto promozionale della serie TV Boris


La vera forza di Boris però non è stata mai soltanto nella risata o nello sfottò estemporaneo, ma nella sua natura satirica e graffiante che ha portato alla luce non solo tutti gli stereotipi che già conoscevamo sul mondo della TV ma anche alcune tendenze che magari qualche anno fa erano più o meno nascoste ma che invece con il passare del tempo si sono rivelate sempre più evidenti. No, Boris non ha predetto il futuro, ma certamente i suoi autori sono stati in grado di rilevare come poche altri in Italia alcune caratteristiche non solo del cinema e della TV nostrana, ma di un intero paese. Se non ci credete continuate a leggere e nel frattempo... "Muti! Doveste stare muti"



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Mamma mia la monnezza che ho fatto!


Se c'è una cosa importante che questo show ci ha insegnato è l'assoluta consapevolezza da parte di tutti i partecipanti - e quindi anche di attori come Pietro Sermonti che in TV ci lavoravano da anni - che quello che normalmente passa sul piccolo schermo italiano è merda. Nessuno qui ci gira intorno, ma anzi fin dal primissimo episodio ci viene subito fatto capire che il fare le cose "a cazzo di cane" è una scelta ben precisa, così come quella della fotografia che deve far schifo, perché semplicemente "non deve essere più bella di quella della pubblicità, sennò la gente cambia canale". Episodi come quelli incentrati su la cagna maledetta Corinna (celebre la sua difficoltà nel pronunciare correttamente la parola gioielliere) o ancor di più quelle relative al Conte o al Nonno Joe, ovvero al contrasto tra attori seri (di teatro) e quelli della fiction, mostrano in modo diretto e forse anche troppo cattivo alcune grandi verità su prodotti che però ancora oggi continuano ad essere amati e molto seguiti dal grande pubblico.


In questo senso il dialogo forse più illuminante e anche più spietato arriva verso la fine della terza ed ultima stagione:


"In Italia una fiction diversa, oggi, non solo non è possibile, ma non è neanche augurabile. Non la vuole nessuno una fiction diversa".

"Ma è pazzesco..."

"Ma tu ti rendi conto cosa succederebbe se veramente qualcuno facesse una fiction più moderna? Ben scritta, ben recitata, ben girata. Ma tutto un intero sistema industriale, ma fondamentale per il nostro paese, di colpo così da un giorno all'altro, dovrebbe chiudere! Caput! Ma la domanda è un'altra: perché rivoluzionare un sistema che funziona già?"

"Per il pubblico!"

"Bravo! Ma la fiction un suo pubblico ce l'ha già!"


E infatti, sempre nel finale, la serie ci saluta con altre perle del tipo "Occhi del cuore è come il Colosseo: vecchio, decrepito, i piccioni ci defecano sopra, ma lui sta sempre lì e lo guardano tutti" e "perché a noi la qualità c'ha rotto er cazzo! Perché un'altra televisione diversa, è impossibile! Viva la merda!".



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La qualità c'ha rotto il cazzo


Pietro Sermonti in una scena di Boris 3


Il punto è proprio questo, al grande pubblico italiano il cinema e la televisione d'autore hanno stufato. Hanno stufato senza che l'abbiano mai veramente vista in realtà, ma probabilmente solo perché decenni di chiacchiere su Fellini, Antonioni, Visconti etc etc hanno portato a una sorta di rigetto atavico che ha consegnato alle nuove generazioni le commedie pecorecce prima, i cinepanettoni poi ed infine il mare magnum delle fiction. Si potrebbe obiettare che mai come negli ultimi anni sia i film che le serie italiane stiano vivendo un periodo felice di rinascita, ma se i numeri delle fiction continuano a non diminuire mai, ma anzi aumentano progressivamente e mai proporzionalmente alla crescita della qualità del prodotto, vuol dire che uno spostamento del pubblico non è mai avvenuto e che chi guarda oggi i vari Gomorra - La Serie o The Young Pope non è certo chi guarda i prodotti in stile Occhi del cuore.


D'altronde che la qualità avesse davvero rotto il cazzo, gli spettatori italiani da salotto ce l'hanno fatto capire a chiare lettere già quando La grande bellezza è arrivato in prima serata su Canale 5 quattro anni fa (e delle loro reazioni avevamo parlato approfonditamente in questo articolo), ma già prima lo stesso Boris aveva scherzato molto sul rapporto del pubblico con i nostri nuovi grandi autori quando - grazie ad una bellissima e lunga comparsata del regista napoletano premio Oscar che ha partecipato all'episodio 3x12, Nella rete - praticamente tutti sul set dimostrano profonda ignoranza nei confronti del suo lavoro, scambiandolo per Matteo Garrone (o addirittura Alan Sorrenti), citandogli scene di Gomorra o lasciandogli carta bianca per girare una scena di Occhi del cuore in modo svogliato e superficiale.



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Tutto molto divertente, se non fosse che sei mesi dopo la messa in onda di questa geniale puntata la stessa gaffe la fece anche l'allora Ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi che, in diretta al programma Annozero, confuse ancora una volta i due grandi registi italiani e attribuì Gomorra a Sorrentino. La qualità quindi se non ha proprio rotto il cazzo, possiamo dire quantomeno che non paga. Sarà stato forse per questo che il buon Paolo ha deciso di seguire l'ironico consiglio di Boris il film, che iniziava con un'irriverente parodia intitolata Il giovane Ratzinger, dimostrando che anche da premesse da "fiction" può venirne fuori un gioiello d'autore come The Young Pope?



La piaga dei toscani



"Il vero grande merito di questa fiction è che non ci sono i toscani. Cioè nessuno che dice "La mi' mamma", "Passami la 'arne" "La 'arta". Perché con quella C aspirata e quel senso dell'umorismo da quattro soldi i Toscani hanno devastato questo paese"


Valentina Lodovini e Pietro Sermonti in una scena di Boris 3


Amici toscani non prendetevela, Stanis La Rochelle dixit. Ma a quanto pare anche qui Boris ha fatto scuola, perché in questi ultimi dieci anni sono tornati alla ribalta, sia al cinema che in TV, i dialetti romani e napoletani in primis, così come una maggiore genuinità e veracità dei personaggi e degli ambienti raccontati. Ovviamente tutto questo avviene maggiormente (e con risultati infinitamente superiori) nei prodotti di qualità e d'autore, ma la tendenza è chiara e i simpatici toscani si sono dovuti fare un po' da parte. Se sia davvero un bene è tutto da vedere, d'altronde dare ascolto a Stanis a noi non è mai sembrata una buona idea, eppure a quanto pare c'è chi lo fa sul serio.



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Siamo troppo italiani


Una foto del cast di Boris 3 con Paolo Calabresi, Alessandro Tiberi, Caterina Guzzanti, Antonio Catania, Ninni Bruschetta, Pietro Sermonti e Francesco Pannofino


Sempre a proposito di Stanis, per esempio, sappiamo tutti che il suo cavallo da battaglia è la critica alla troppa italianità di tutti noi, a volte perfino di insospettabili: "Però, scusa ti posso dire una cosa adesso, che rimanga tra di noi! Io ho la sensazione che ultimamente Shakespeare... sia un po' troppo... come dire... un po' troppo italiano." Al netto delle ovvie contraddizioni e idiozie del personaggio, è difficile però non ammettere che un qualche senso questa critica ce l'ha perché spesso il cinema nostrano, e ancora di più la TV, è stato molto provinciale e raramente in grado di guardare oltre i nostri confini. Anche qui le cose per fortuna sembrano essere un po' cambiate: dal punto di vista seriale si è guardato spesso all'estero per format che funzionassero e che fossero adattabili (vedi In Treatment) e d'altronde i nostri più grandi successi televisivi hanno avuto e stanno avendo grande successo in tutto il mondo non solo perché si ispirano a grandi show USA (vedi Gomorra e i paragoni con The Wire e I Soprano) ma anche perché hanno potuto contare (vedi The Young Pope) su un cast internazionale e sulla collaborazione di grandi produzioni come HBO e Canal+.


Francesco Pannofino in una scena di Boris 3


Stessa cosa anche per il cinema italiano degli ultimi anni: Sorrentino e Garrone (e lo stesso ha appena fatto anche Paolo Virzì), ma anche i giovani Fabio Guaglione e Fabio Resinaro per Mine, hanno lavorato in America o comunque con attori americani, ma anche senza arrivare a questi estremi è bene notare come successi quali Veloce come il vento o Lo chiamavano Jeeg Robot prendono una chiara ispirazione da saghe di successo made in USA.



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Serve un qualche cazzo di futuro!


Che dite quindi di trovare un incarico importante per Stanis e farci guidare verso una nuova era del cinema italiano? E perché, a questo punto, non portarlo anche in politica e affidargli le redini di questo paese? Tanto, diciamoci la verità, peggio di come stiamo ora non può andare, le alternative non è che siano poi tanto differenti dal nostro (peggior) attore di fiction preferito e forse la sua coerenza sarebbe comunque meglio di quello che abbiamo avuto negli ultimi decenni e che abbiamo ancora oggi. Ma anche in questo caso Boris, da vera "fuori serie", aveva capito e anticipato già tutto affidandosi alle parole (diciamolo pure, immortali) di Valerio Aprea, uno dei tre sceneggiatori "fittizi" dello show, i personaggi più politici di tutta la serie:


René, la locura. La pazzia, che cazzo René, la cerveza, la tradizione, o merda, come la chiami tu, ma con una bella spruzzata di pazzia: il peggior conservatorismo che però si tinge di simpatia, di colore, di paillette. In una parola: Platinette; perché Platinette, hai capito, ci assolve da tutti i nostri mali, da tutte le nostre malefatte... Sono cattolico, ma sono giovane e vitale perché mi divertono le minchiate del sabato sera. È vero o no? Ci fa sentire la coscienza a posto Platinette, questa è l'Italia del futuro: un paese di musichette, mentre fuori c'è la morte! È questo che devi fare tu: Occhi del cuore sì, ma con le sue pappardelle, con le sue tirate contro la droga, contro l'aborto ma con una strana, colorata, luccicante frociaggine. Smaliziata e allegra come una cazzo di lambada. È la locura René, è la cazzo di locura. Se l'acchiappi hai vinto.


In troppi l'hanno acchiappata in questi anni e tutti, infatti, hanno vinto. A perdere siamo stati solo noi, come spettatori e come cittadini. Però, nel compenso, abbiamo ricevuto in regalo una serie come Boris e forse non è poco.

Boris: 5 things that has taught us about TV, cinema and Italy

The irreverent and hilarious cult series Boris in its kind is still unsurpassed within the Italian television scene. Let's find out together five elements that have distinguished it and that, ten years after the first airing, make it still seem very current.

Approfondimento (In-depth analysis) by Luca Liguori -



Ten years ago arrived on Fox a somewhat mysterious series called Boris. Not a normal series, but the "Italian off series" as it was advertised at the time, an irreverent and very funny behind the scenes of a fake TV set in which the director René Ferretti assisted by a number of unlikely and unprofessional characters is shooting Gli occhi del cuore 2 (The eyes of the heart 2), that is a terrible drama obviously equally fictitious but, alas, not too far from so much junk that has been actually broadcast on Italian television channels.


That the series created by Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre and Luca Vendruscolo has become a true cult in the two decades we don't have to say this to you, is proved by the so many catchphrases that still populate the web today and the conversations of all of us ("Dai! Dai! Dai!" (Come on! Come on! Come on!)), is demonstrated by the movie on the big screen which is followed a few years later and above all the many and prestigious appearances (from Corrado Guzzanti to Filippo Timi, from Laura Morante to Roberto Herlitzka) who joined an already perfect cast led by an amazing Francesco Pannofino.


Caterina Guzzanti, Pietro Sermonti, Francesco Pannofino, Alessandro Tiberi and Paolo Calabresi in a promotional photo of the TV series Boris


The real strength of Boris however has never been only in laughter or impromptu teasing, but in its satirical and scratchy nature which has brought to light not only all the stereotypes that we already knew about the world of TV but also some trends that maybe a few years ago were more or less hidden but which instead with the passage of time have become increasingly evident. No, Boris did not predict the future, but certainly its authors have been able to detect, like few others in Italy, some characteristics not only of Italian cinema and TV, but of an entire country. If you don't believe it, read on and in the meantime... "Shut up! You should be silent"



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Mamma mia the rubbish I have done!


If there is one important thing that this show has taught us is the absolute awareness by all the participants - and therefore also of actors like Pietro Sermonti who have been working on TV for years - that what normally airs on the small Italian screen is shit. Nobody here turns around, but rather from the very first episode is immediately clear to us that to make the things "to fucking dog" is a very clear choice, as well as the one of the photography that must suck, because simply "doesn't have to be more beautiful than the one of the advertising, otherwise people change the channel". Episodes such as the ones focused on the damned bitch Corinna (famous hers difficulty in pronouncing correctly the word gioielliere (jeweler)) or even more the ones related to the Count or to Nonno Joe, that is the contrast between serious actors (of theater) and the ones of the drama, show directly and perhaps even too badly some great truths about products which however still today continue to be loved and widely followed by the general public.


In this sense perhaps the most illuminating and also the most ruthless dialogue comes towards the end of the third and final season:


"In Italy a different drama, today, not only is not possible, but is also not desirable. Nobody wants a different drama".

"But it's crazy..."

"But do you realize what would happen if someone really made a more modern drama? Well written, well played, well shot. But a whole industrial system, but fundamental for Italy, suddenly from one day to the next one, should close! Caput! But the question is another: why to revolutionize a system that already works?"

"For the audience!"

"Good! But the drama has already an its audience!"


And in fact, always in the finale, the series greets us with other pearls of the type "Eyes of the heart is like the Colosseum: old, decrepit, pigeons defecate above it, but it's always there and everyone looks at it" and "because the quality has fucked with us! Because another different television is impossible! Hurrah for the shit!".



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The quality has fucked with us


Pietro Sermonti in a scene of Boris 3


The point is just that, the general Italian public is fed up with auteur cinema and television. They have stewed without people ever actually watch it, but probably only because decades of talks about Fellini, Antonioni, Visconti etc etc have led to a sort of atavistic rejection that has delivered to the new generations the mass comedies before, the Christmas comedies later and finally the mare magnum of the dramas. It could be objected that in recent years both Italian movies and series are experiencing a happy period of rebirth, but if the numbers of the dramas continue to never decrease, but rather they increase progressively and never in proportion to the increase of the product quality, it means that a shift of the public never happened and that those watching today the various Gomorrah - The series or The Young Pope is not certainly the one who watches products as The eyes of the heart.


However that the quality has really fucked with us, Italian spectators have made it clear to us already when La grande bellezza (The Great Beauty) has arrived in prime time on Canale 5 four years ago (and of their reactions we had spoken thoroughly in this article), but already before the same Boris had joked a lot about the audience's relationship with our new great authors when - thanks to a beautiful and long appearance by the Oscar-winning Neapolitan director who participated in the episode S03E12, In the network - practically everyone on the set demonstrates profound ignorance of his work, mistaking him for Matteo Garrone (or even Alan Sorrenti), quoting to him scenes from Gomorra (Gomorrah) or leaving him white paper to shoot a scene of Eyes of the heart in a listless and superficial way.



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All very funny, if it were not that six months after the airing of this brilliant episode the same gaffe was also made by the Minister of Cultural Heritage of that period Sandro Bondi that, live on the show Annozero (Year zero), once again confused the two great Italian directors and attributed Gomorra (Gomorrah) to Sorrentino. So if the quality has not fucked with us, we can say at least that doesn't pay. Perhaps it has been for this reason that the Paolo Sorrentino decided to follow the ironic advice of Boris The movie, which began with an irreverent parody entitled The young Ratzinger, proving that even from premises as a "drama" can result an author jewel as The Young Pope?



The plague of the Tuscans



"The real great merit of this drama is that there are no Tuscans. That is no one who says "My mom", "Pass me the meat" "Pass me the 'card". Because with that aspired C and that cheap sense of humor the Tuscans have devastated Italy"


Valentina Lodovini and Pietro Sermonti in a scene of Boris 3


Tuscan friends don't get angry, Stanis La Rochelle dixit. But apparently even here Boris has made school, because in the last ten years have returned to the fray, both in cinema and on TV, Roman and Neapolitan dialects in primis, as well as a greater authenticity and truthfulness of the characters and the environments told. Obviously all this happens mainly (and with infinitely superior results) in quality and auteur products, but the trend is clear and the nice Tuscans had to step aside. Whether it's really a good thing is to be seen, on the other hand paying attention to Stanis has never seemed to us a good idea, yet apparently there are those who do it seriously.



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We are too Italian


A photo of the cast of Boris 3 with Paolo Calabresi, Alessandro Tiberi, Caterina Guzzanti, Antonio Catania, Ninni Bruschetta, Pietro Sermonti and Francesco Pannofino


Still with regard to Stanis, for example, we all know that his forte is the criticism of too much Italianness of all of us, sometimes even of unsuspected people: "But, sorry I can tell you something now, that remains between us! I have the feeling that lately Shakespeare... is a little too much... how to say... a little too Italian." Excluding the obvious contradictions and idiocies of the character, is difficult however not to admit that this criticism has some sense because often Italian cinema, and even more the TV, has been very provincial and rarely able to look beyond our borders. Even here fortunately things seem to have changed a bit: from the serial point of view we've often looked abroad for formats that worked and were adaptable (consider In Treatment) and on the other hand Italian greatest TV successes have had and are having great success all over the world not only because they are inspired by great shows USA (consider Gomorra (Gomorrah) and the comparisons with The Wire and I Soprano (The Sopranos)) but also because they could rely (consider The Young Pope) on an international cast and on the collaboration of large productions as HBO and Canal+.


Francesco Pannofino in a scene of Boris 3


Same thing for Italian cinema in recent years: Sorrentino and Garrone (and the same has just done also Paolo Virzì), but also the young Fabio Guaglione and Fabio Resinaro for Mine, have worked in America or anyway with American actors, but even without reaching these extremes it's good to note that successes as Veloce come il vento (Italian Race) or Lo chiamavano Jeeg Robot (They Call Me Jeeg) take a clear inspiration from successful sagas made in USA.



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It needs some fucking future!


So how about finding an important assignment for Stanis and letting us guide you to a new era of Italian cinema? And why, at this point, don't take him to politics and entrust the reins of this country to him? So, let's say the truth, worse than we are now can't go, the alternatives are not so different from our (worst) favorite drama actor and perhaps his consistency would still be better than what we have had in recent decades and which we still have today. But also in this case Boris, as a true "off series", had already understood and anticipated everything by relying on the words (let's also say it, immortal) of Valerio Aprea, one of the three "fictitious" screenwriters of the show, the most political characters in the whole series:


René, the locura (madness). The madness, what the fuck René, the cerveza, the tradition, or shit, as you call it, but with a nice splash of madness: the worst conservatism which however is tinged with sympathy, with color, with sequins. In a word: Platinette; because Platinette, you understand, absolves us from all our evils, from all our wrongdoings... I'm Catholic, but I'm young and vital because I enjoy the bullshits of Saturday night. Is it true or not? Platinette makes us feel a clear conscience, this is the Italy of the future: a country of jingles, while outside there is the death! This is what you have to do: Eyes of the heart yes, but with its rigmaroles, with its tirades against drugs, against abortion but with a strange, colorful, glittering faggyness. Shrewd and cheerful as a fucking lambada. It's the locura (madness) René, it's the fucking locura (madness). If you catch it you've won.


Too many have grabbed it in recent years and all, in fact, have won. We were the only ones to lose, as spectators and as citizens. However, in return, we have received a series like Boris as a gift and perhaps it's no a small thing.

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