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News 2017

Boris doesn't have to die

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Boris non deve morire

La serie televisiva oggi disponibile anche su Netflix è una delle satire più influenti degli ultimi anni. Il perché? Rappresenta perfettamente l'ambiente lavorativo che ci circonda



Quasi agosto. La tv è morta d'estate, si sa. Tanto che le corna di Temptation Island riescono ad intrigare milionate di telespettatori tra falò, fellatio vere o presunte e burini tatuati, un'accozzaglia di burini tatuati vista mare. Ma tant'è. Chi non sta già nell'agognata località turistica prescelta una spiaggia la vuole pur vedere quando torna a casa dal lavoro, non importa se poi al posto del bagnino ci sia Filippo Bilisciglia, che del baywatch al massimo può vantare la dizione.


In questo clima rarefatto, sotto una costante cappa di 40 gradi percepiti ed effettivi con umidità all'altezza di Plutone, è un attimo raggiungere uno stato allucinatorio, intravedere il miraggio dell'oasi in un tale deserto di ciarpame stracotto dal sole. È successo l'altro giorno, all'improvviso, quando, Francesco Pannofino, nel corso del Campus Party, festival di innovazione e tecnologia tenutosi a Milano, ha annunciato che ci sarebbe "il desiderio e la volontà" di mettere in piedi "un proseguo di Boris", ovvero una quarta stagione della serie cult trasmessa da Fox a partire dal , poi replicata in chiaro su Cielo e ora disponibile interamente su Netflix. Tre stagioni in tutto.



L'intenzione sarebbe venuta a cast e produttori vedendo l'entusiasmo con cui a Torino è stato celebrato il decennale della prima messa in onda di Boris, appunto. Davvero non si erano mai accorti prima dell'impatto che il frutto del loro lavoro avesse avuto ed abbia tuttora sui telespettatori? In tempi recentissimi, tanto per fare un piccolo ma indicativo esempio, è stata creata una meravigliosa pagina Facebook, Ferretti cammina con me, in tributo al genio immortale (sì, anche a quello di David Lynch). Conta già quasi tredicimila seguaci e se voleste farci un giro, non rimarreste di certo basiti (o F4, per amor di brevità) da tale successo. Al netto del fatto che il seppur pregevole film tratto dalla serie non fu esattamente un blockbuster (perché la qualità c'ha rotto il cazzo), Boris è e sempre sarà nell'immaginario collettivo la miglior serie italiana mai girata. A partire dalla storica sigla affidata a Elio e Le Storie Tese che Badalamenti, per dirla alla Rovazzi, può accompagnare solo.


Ma Boris non è "soltanto" la miglior serie italiana mai girata, Boris è una seduta di psicoterapia, Boris è pure meglio degli straordinari di aprile. È come se questo piccolo grande gioiello di comicità al vetriolo, la cui trama si snoda sul set di una scadentissima fiction nostrana, Gli occhi del Cuore, avesse anticipato quello che la televisione sarebbe diventata negli anni a venire. Una televisione in cui, cioè, le produzioni Ares da L'Onore e il Rispetto in poi fino a scendere nel vortice dell'abisso e trovarci Pupetta avrebbero incollato ai teleschermi milioni di persone. Un mondo in cui, cioè, è stato reso possibile il successo di The Lady, la web-serie di Lory Del Santo, come fosse bere un bicchier d'acqua ghiacciata in questa maledettissima calura estiva. Un'interconnessione di reti in cui, sul serio, YouTuber arrivano a condurre programmi e recitano in fiction importanti (se così si può dire) facendo entrambe le cose "a cazzo di cane". Un universo in cui, alla fine, se fai le storie Instagram e hai più di 2000 follower pretendi di avere un'agenzia che punti sul tuo personaggio curandone il relativo business. Bucio de culo, come direbbe "la linea comica" interpretata dal buon Notaio Mastellone. Esticazzi.


Il regista Renè Ferretti (Francesco Pannofino) e i suoi proverbiali "dai dai dai" "come diceva nonna" dieci anni dopo avrebbe da scontrarsi con mostruosità e storture, dunque, ben più spaventose di quelle che popolavano i set televisivi nel , di certo molto più insidiose di Corinna Negri (una stupenda Carolina Crescentini) che, conclamata "cagna maledetta" si ostinava a diventare nientemeno che la Ferilli nonchè a millantare sempre e comunque 24 anni, per contratto. In compenso gli autori, il trio di autori professionisti del fancazzismo estremo, sarebbero l'unica sottotrama a non dover subire particolari modifiche per fornire una satira aderente alla realtà


«Una serie partita come "satira" di un certo modo di fare tv, come parodia dell'impepata di cozze mediatica che arriva a rendere La Casta, perché no, un cinepanettone, si è trovata a descrivere perfettamente non solo l'ambiente televisivo ma anche quello lavorativo in generale»

Ma è proprio questo il punto, in fondo. Una serie partita come "satira" di un certo modo di fare tv, come parodia dell'impepata di cozze mediatica che arriva a rendere La Casta, perché no, un cinepanettone, si è trovata a descrivere perfettamente non solo l'ambiente televisivo ma anche quello lavorativo in generale. Chi non si è mai trovato in ufficio "la figlia di Mazinga", ovvero la ragazzetta incapace ma intoccabile per via di parentele e raccomandazioni? Oppure la signora (termine usato per essere politically correct) verso la pensione che ormai nemmeno si prende la briga di inviare una mail perché sta a un passo dal traguardo e nessuno, proprio nessuno, potrebbe mai toglierle questo sudatissimo, non si sa come, privilegio. Il privilegio, intendiamo, di far finta di lavorare mentre giovani nemmeno più troppo giovani ma sempre sottopagati per via dell'età (non importa che sia 18 o 35) svolgono i compiti dell'intero staff pur di "portare a casa la puntata", ovvero, metaforicamente, il risultato, il goal, l'obiettivo di una qualunque azienda, in senso lato. Adattatela come vi pare, rende l'idea. Per questo chiunque, che lavori alle Poste o stacchi biglietti al cinema, si può riconoscere nei personaggi della serie e soprattutto è in grado di identificare qualche collega tramutando il proprio scorno in una riconciliante risata. C'è davvero chi (ri)guarda Boris per esorcizzare le beghe d'ufficio o un periodo no, magari un divorzio, un fallimento importante.


Perché la lezione di Boris, se vogliamo scomodare questo termine per una serie nata con ogni probabilità per scherzo, è che non importa quanto possa essere sfiancante una giornata, una persona, tante persone, non importa se Corrado Guzzanti vi obbliga a intonare canti di chiesa con una mazza chiodata in mano.


Quello che importa è capire che la vita e le sue dinamiche molto spesso non hanno senso, accettare questo fatto e riderci sopra, andare avanti nonostante tutto a forza di "dai dai dai". Anche se dovesse saltar fuori che la ragazza dei vostri sogni, insospettabilmente, vota Berlusconi. E, a proposito, per chi voterebbe oggi, Arianna (Caterina Guzzanti)? Da quali serie tv americane (o coreane) riuscirebbero a copiare gli autori di Occhi del cuore?


Molti sono gli interrogativi ma, in definitiva, considerati gli stimoli esterni e l'empatia del pubblico, questa serie deve continuare per dimostrare che, nonostante tutto, "un'altra televisione è possibile". Smobilitiamoci sui social, mettiamo in piedi una di quelle campagne totalmente inutili di guerriglia marketing social piazzando un pesce rosso come profile pic su Facebook e condividi se hai un cuore. Perchè Boris non deve morire. Perchè Boris è necessario. Ci ha insegnato, tra le altre cose, la locura, segreto inconfessabile di una serie tv malscritta ma acchiappascolti nonché della vita. Appunto per questo, se poi davvero dovessero iniziare le riprese, ci porteremo avanti organizzando una Festa del Grazie al primo "motoreeei" di Renè Ferretti. Ovviamente con la tavola imbandita di quaglie e la speranza di evitare una pandemia di aviaria. O Temptation Island che, dai dai dai, dopotutto, siamo lì.

Boris doesn't have to die

The TV series now available on Netflix is one of the most influential satires in recent years. Why? It perfectly represents the working environment around us



Almost August. The TV is died during the summer, it's known. So much so that the betrayals of Temptation Island manage to intrigue millionaires of viewers between bonfires, fellatio true or presumed and tattooed bumpkins, a rabble of tattooed bumpkins overlooking the sea. But anyway. Those who don't already live in the chosen coveted tourist resort want to see a beach when they return home after work, it doesn't matter if instead a lifeguard there is Filippo Bilisciglia, that at most can boast the diction of the baywatch.


In this rarefied climate, under a constant hood of 40 degrees perceived and effective with humidity at Pluto's height, it's a moment to reach a hallucinatory state, to glimpse the mirage of the oasis in such a desert of junk overcooked by the sun. It happened the other day, suddenly, when, Francesco Pannofino, during Campus Party, innovation and technology festival held in Milan, has announced that there would be "the desire and the will" to start "a continuation of Boris", that is a fourth season of the cult series aired by Fox from , then replicated in clear on Cielo and now available entirely on Netflix. Three seasons in total.



The intention would come to cast and producers seeing the enthusiasm with which in Turin has been celebrated the tenth anniversary of the first airing of Boris, indeed. Had they never really noticed before the impact that the fruit of their work had and still has on viewers? In recent times, just to give a small but indicative example, has been created a wonderful Facebook page, Ferretti cammina con me (Ferretti walks with me), in tribute to the immortal genius (yes, also to the one of David Lynch). It already has nearly thirteen thousand followers and if you want to visit it, you wouldn't be certainly surprised (or F4, to summarize) from such success. Although the fine movie taken from the series was not exactly a blockbuster (because the quality has fucked with us), Boris is and always will be in the collective imagination the best Italian series ever shot. Starting from the historical opening theme entrusted to Elio e Le Storie Tese that Badalamenti, as Rovazzi would say, can accompany only.


But Boris is not "only" the best Italian series ever shot, Boris is a psychotherapy session, Boris is even better than the April's overtimes. It's as if this little gem of vitriolic comedy, whose plot is told on the set of a very bad Italian drama, Gli occhi del Cuore (The eyes of the heart), had anticipated what television would become in the years ahead. A television in which, that is, the Ares productions from L'Onore e il Rispetto (The honor and the respect) onwards until to descend into the abyss vortex and the production of Pupetta would have glue million of people to television screens. A world in which, that is, has been made possible the success of The Lady, the web-serie by Lory Del Santo, as to drink a glass of iced water in this damned summer heat. An interconnection of networks in which, seriously, YouTubers manage to present programs and play in important dramas (if so it can be said) making both the things "to fucking dog". A universe where, in the end, if you make Instagram stories and you have more than 2000 followers you claim to have an agency that focuses on your character taking care of its business. Fucking lucky, as would say "the comic line" played by the good Notary Mastellone. Who cares.


The director Renè Ferretti (Francesco Pannofino) and his famous "come on come on come on" "as grandmother said" ten years later would have to clash with monstrosities and distortions, therefore, much more frightening of those who populated the TV sets in , certainly much more insidious than Corinna Negri (a wonderful Carolina Crescentini) that, nicknamed "damned bitch" persisted in becoming Ferilli in addition to say always and anyway to have 24 years, by contract. In return the authors, the trio of professional authors of extreme laziness, would be the only subplot to not have to undergo particular changes to provide a satire adhering to the reality


«A series started as "satire" of a certain way of making TV, as a parody of the mediatic peppered mussel that comes to make La Casta (The Caste), why no, a Christmas comedy, managed to perfectly describe not only the television environment but also the working one in general»

But this is the point, after all. A series started as "satire" of a certain way of making TV, as a parody of the media peppered mussel that comes to make La Casta (The Caste), why not, a Christmas comedy, managed perfectly describing not only the television environment but also the working one in general. Who has never found in the office "the daughter of Mazinga", that is the unable girl but untouchable because of kinship and recommendations? Or the lady (term used to be politically correct) close to the pension that now doesn't even bother to send an email because she's one step away from the finish and nobody, just nobody, could never take away from her this sweaty, no one knows how, privilege. The privilege, we mean, to pretend to work while young people not even too young but always underpaid due to age (it doesn't matter if is 18 or 35) perform the duties of the entire staff in order to "take home the episode", that is, metaphorically, the result, the goal, the goal of any company, in a broad sense. Adapt it as you like, it makes the idea. For this reason, anyone who works at the Italian Post Office or detaches tickets to the cinema, can recognize himself in the characters of the series and above all is able to identify some colleague transforming his scorn into a reconciling laugh. There's really who (re)watchs Boris to exorcise office quarrels or a negative period, maybe a divorce, an important bankruptcy.


Because the lesson of Boris, if we want to bother this term for a series born in all probability as a joke, is that no matter how exhausting a day, one person, many people can be, it doesn't matter if Corrado Guzzanti forces you to sing church songs with a spiked club in his hand.


What matters is to understand that life and its dynamics very often don't make sense, accept this fact and laugh about it, go on despite everything with "come on come on come on". Even if you were to find that the girl of your dreams, unexpectedly, votes for Berlusconi. And by the way, today who would Arianna (Caterina Guzzanti) vote for? From what American TV series (or Korean) would the authors of Occhi del cuore (The eyes of the heart) be able to copy from?


There are many questions but, ultimately, considering the external incitements and the empathy of the public, this series must continue to show that, despite everything, "another television is possible". Let's move on social networks, let's set up one of those totally useless social marketing guerrilla campaigns by placing a goldfish as a profile pic on Facebook and share if you have a heart. Because Boris doesn't have to die. Because Boris is necessary. It taught us, among other things, the locura, unmissable secret of a badly written but catching auditions TV series as well as of life. Precisely for this reason, if really the shootings should start, we will carry on by organizing a Festa del Grazie (Feast of Thanks) for the first "start the camera" by Renè Ferretti. Obviously with the table laden with quails and the hope of avoiding an avian pandemic. Or Temptation Island that, come on come on come on, after all, is the same.

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