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News 2017

The things that are left from “Boris”

| IlPost.it

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Cultura | domenica

Le cose che sono rimaste di “Boris”

A dieci anni dalla messa in onda della prima puntata della nota serie tv italiana, siamo ancora qui che ci diciamo "dai, dai, dai" o "smarmella"



Esattamente dieci anni fa, il , andavano in onda su Fox le prime due puntate di Boris, una serie tv comica italiana che nel corso degli anni si è guadagnata una popolarità tale che alcune delle sue scene e battute sono entrate nel linguaggio comune, soprattutto di chi ha meno di 40 anni.


L'unicità di Boris stava, innanzitutto, nella scelta della storia raccontata, e cioè le fasi di realizzazione di una sgangherata fiction italiana: si chiamava Gli occhi del cuore ed era una parodia di molte serie italiane, in particolare di quelle che raccontano storie strappalacrime di medici come Un medico in famiglia e Incantesimo. Boris fu soprattutto una serie “meta” sui difetti della tv italiana, ma che si guadagnò un seguito notevole anche per l'originalità dei suoi personaggi e delle trame, spesso nonsense e di una comicità molto rara per una serie tv italiana.


A dirigere Gli occhi del cuore c'è René Ferretti, interpretato da Francesco Pannofino, un regista che si trova costantemente in bilico tra la voglia di realizzare un prodotto di qualità e le necessità di accontentare i gusti del pubblico. Intorno a lui girano vari personaggi impegnati nella realizzazione di Gli occhi del cuore, dal direttore della fotografia cocainomane all'attore pieno di sè, dallo stagista “schiavo” - Alessandro, che la serie segue sin dal suo primo giorno di lavoro - agli sceneggiatori incompetenti. L'unico che sembra rimanere impassibile di fronte alla disastrosa lavorazione de Gli occhi del cuore è Boris, il pesciolino rosso che dà il nome alla serie e che dalla sua boccia di vetro osserva in silenzio tutto quello che accade sul set.


Le cose che Boris ci ha lasciato, a dieci anni di distanza, sono moltissime: a partire dalla sigla, che prende in giro le patinate sigle che usano ancora oggi le fiction italiane, con i nomi e le figure dei personaggi che scorrono con una musichetta sdolcinata in sottofondo.



La parlata di René

È il personaggio attorno a cui ruota la serie, e anche quello con i tic linguistici più evidenti: le due frasi che rivolge più spesso al suo staff e agli attori di Occhi del cuore sono “dai, dai, dai” e “Genio!”.



“Smarmellare”

Un'altra espressione piuttosto ricorrente nella serie è quella ripetuta più volte da René e dal direttore della fotografia Duccio Patané (l'attore Ninni Bruschetta), poco incline a fare un lavoro di qualità e che preferisce illuminare le scene senza troppi fronzoli o, come dice lui, “smarmellando”.



“A cazzo di cane”

La filosofia dello “smarmellamento”, però, non riguarda solo il settaggio delle luci ma si allarga un po' ad ogni aspetto della lavorazione degli Occhi del cuore: si può riassumere nel consiglio che René dà agli attori prima di iniziare a girare una scena: non bisogna pensare troppo alla qualità della recitazione, meglio fare le cose “a cazzo di cane”.



“Cagna maledetta”

Nemmeno gli attori sono proprio il punto forte de Gli occhi del cuore: è il caso di Corinna Negri, interpretata da Carolina Crescentini, la protagonista femminile della fiction che non ha nessuna dote recitativa, ma che ha ottenuto la parte grazie a una raccomandazione del Dottor Cane, direttore di rete e suo amante. René, come in questo caso, non perde occasione per ribadire quanto poco la stimi:



Le fisse di Stanis

L'attore protagonista della fiction è invece Stanis La Rochelle - interpretato da Pietro Sermonti - che si ritiene un attore di grandissimo talento, sprecato per una fiction italiana come Occhi del cuore. Ma c'è un motivo in particolare che l'ha spinto a recitare in questa serie: non ci sono attori toscani, oggetto di una delle scene più citate della serie.



“Troppo italiano”

In generale Stanis crede che il problema dell'Italia siano gli italiani. Le cose “molto italiane” sono cose fatte male, motivo per cui ha grande stima di un regista come Wim Wenders che ha il pregio di essere “poco italiano”.



Il tormentone

Boris prende spesso in giro le banalità e pigrizie della tv italiana: una di queste è la diffusione dei “tormentoni” dei comici, che qualche anno fa andavano molto in voga. In Occhi del cuore, il comico Nando Martellone - interpretato da Massimiliano Bruno - ottiene una piccola parte proprio grazie al suo volgare tormentone.



Biascica

Uno dei personaggi più riconoscibili di Boris è l'elettricista Biascica, interpretato da Paolo Calabresi, un 40enne romano un po' coatto e dai giri molto loschi. Nel film di Boris, fra le altre cose, scopriamo che ha un figlio che sia chiama Francesco Totti, Francesco Totti Biascica:



“A noi la qualità c'ha rotto er cazzo”

Nella terza stagione René Ferretti prova, per una volta, a fare un fiction diversa da Gli occhi del cuore, dal titolo Medical Dimension, una serie simile alle grosse produzioni americane come E.R. - Medici in prima linea, ma che al contempo vorrebbe raccontare i problemi della sanità italiana. Alla fine però, dopo mille problemi, René tornerà sui suoi passi, rivendicando la sua scelta di fare fiction brutte:



La Festa del Grazie

La colpa dei testi scadenti di Occhi del cuore viene spesso data agli sceneggiatori, tre scrittori strapagati che ritengono inutile impegnarsi per scrivere una fiction italiana. Per questo motivo non si sforzano mai di scrivere qualcosa di innovativo: se sono a corto di idee copiano da altre serie tv straniere. In una puntata vengono scoperti a copiare da una soap opera coreana, mentre in un'altra si inventano l'inesistente “festa del grazie”, italianizzazione della “festa del Ringraziamento” degli Stati Uniti:

Culture | Sunday

The things that are left from “Boris”

Ten years after the airing of the first episode of the well-known Italian TV series, we are still here saying "dai, dai, dai" (come on, come on, come on) or "smarmella" (open all the light)



Exactly ten years ago, on , aired on Fox the first two episodes of Boris, an Italian comic TV series that over the years has gained such popularity that some of its scenes and lines have entered common language, especially of those who are under 40 years.


The uniqueness of Boris was, first of all, in the choice of the story told, and that is the phases of realization of a ramshackle Italian drama: it was called Gli occhi del cuore (The eyes of the heart) and it was a parody of many Italian series, especially of those who tell tear-jerking stories of doctors like Un medico in famiglia (A Doctor in the Family - Original format: Médico de familia) and Incantesimo (Enchantment). Boris was above all a “meta” series about the defects of Italian TV, but which gained a remarkable following also for the originality of its characters and plots, often nonsense and of a very rare comedy for an Italian TV series.


To direct Gli occhi del cuore (The eyes of the heart) there's René Ferretti, interpreted by Francesco Pannofino, a director who is constantly in the balance between the desire to create a quality product and the need to satisfy the tastes of the public. Around him there are various characters busy in the making of Gli occhi del cuore (The eyes of the heart), from the cocaine addict director of photography to the actor full of himself, from the “slave” intern - Alessandro, that the series follows since his first day of work - to the incompetent screenwriters. The only one who seems to remain impassive in front of the disastrous processing of Gli occhi del cuore (The eyes of the heart) is Boris, the red fish that gives its name to the series and that from its glass bowl silently observes everything that happens on the set.


The things that Boris has left to us, ten years later, are very many: starting from the opening sequence, that makes fun of the glossy opening sequences that Italian dramas still use today, with the names and figures of the characters that flow with a mushy music in the background.



The talk of René

He's the character around which the series si told, and also the one with the most obvious linguistic tics: the two phrases he most often addresses to his staff and actors of Occhi del cuore (The eyes of the heart) are “dai, dai, dai” (come on, come on, come on) and “Genio!” (Genius!).



“To open all the light”

Another rather recurrent expression in the series is the one repeated several times by René and by the director of photography Duccio Patané (the actor Ninni Bruschetta), a little disposed to make a quality work and who prefers to illuminate the scenes without too many frills or, as he says, “opening all the light”.



“To fucking dog”

The philosophy of the “opening all the light”, however, not only concern the setting of the lights but it widens a little to every aspect of the processing of the Occhi del cuore (Eyes of the heart): can be summarized in the advice that René gives to the actors before starting to shoot a scene: it shouldn't think too much about the quality of acting, better to make things “to fucking dog”.



“Damned bitch”

Even the actors are not the strong point of Gli occhi del cuore (The eyes of the heart): it's the case of Corinna Negri, interpreted by Carolina Crescentini, the female protagonist of the drama that has no acting skills, but that has got the role thanks to a recommendation of the President Cane, network manager and hers lover. René, as in this case, never misses the opportunity to reiterate how little he appreciates her:



The obsessions of Stanis

The actor protagonist of the drama is instead Stanis La Rochelle - interpreted by Pietro Sermonti - who considers himself an extremely talented actor, wasted on an Italian drama as Occhi del cuore (Eyes of the heart). But there is one particular reason that has pushed him to play in this series: there are no Tuscan actors, object of one of the most quoted scenes of the series.



“Too Italian”

In general Stanis believes that the problem of Italy is the Italians. The things “very Italian” are things made badly, which is the reason he has great esteem for a director as Wim Wenders which has the advantage of being “little Italian”.



The catchphrase

Boris often makes fun of the banalities and lazinesses of Italian TV: one of these is the spread of the “catchphrases” of comedians, that a few years ago were very popular. In Occhi del cuore (The eyes of the heart), the comedian Nando Martellone - interpreted by Massimiliano Bruno - gets a small part thanks to his vulgar catchphrase.



Biascica

One of the most recognizable characters of Boris is the electrician Biascica, interpreted by Paolo Calabresi, a Roman 40-year-old a bit pleb and with very shady friendships. In the movie of Boris, among other things, we find out that he has a son who is called Francesco Totti, Francesco Totti Biascica:



“The quality has fucked woth us”

In the third season René Ferretti tries, for once, to make a drama different from Gli occhi del cuore (The eyes of the heart), entitled Medical Dimension, a series similar to the big American productions like ER, but that at the same time would like to talk about the problems of Italian healthcare. In the end, however, after a thousand problems, René will retrace his steps, claiming his choice to make bad dramas:



The Feast of Thanks

The fault of the poor texts of Occhi del cuore (Eyes of the heart) is often given to the screenwriters, three overpaid writers who think is useless to commit to writing an Italian drama. For this reason they never force themselves to write something innovative: if they are short of ideas they copy from other foreign tv series. In one episode they are discovered copying from a Korean soap opera, while in another they invent the nonexistent “feast of thanks”, italian version of “Thanksgiving day” of the United States:

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