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News 2017

10 years of Boris - The off-series "too Italian" that has changed the way to watch the TV

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Dettagli

Scritto da Camilla Maccaferri

Categoria: Serie tv

📅 Pubblicato:


“Apri tutto, smarmella”, “a cazzo de cane”, “qualità o morte”: quando una serie funziona, i suoi modi di dire, i neologismi, i lessemi ricorrenti diventano tormentoni anche nella vita quotidiana. Ed è difficile che un addetto ai lavori non sorrida quando un collega gli chiede di aprire tutto: ma il bello di Boris è che, pur essendo una satira della fiction televisiva italiana e dei perversi meccanismi che vi si celano dietro, è riuscita con le sue tre stagioni a fare breccia in un pubblico molto più vasto.


Merito sicuramente di una brillante scrittura, che non risparmia strizzate d'occhio ai colleghi, riuscendo sempre però ad evitare l'eccesso di autoreferenzialità, ma anche di un cast di personaggi indimenticabili, ognuno “con i propri dolori” dentro e fuori dal set, umanissimi e fortemente caratterizzati a un tempo.



C'è René Ferretti, il regista lacerato dall'eterno conflitto tra ambizione artistica e vile pecunia, cui dà corpo gargantuesco uno straordinario Francesco Pannofino. C'è Arianna Dell'Arti, la bella e brava Caterina Guzzanti, inflessibile e stakanovista assistente alla regia con problemi di anaffettività. C'è il mitico Stanis La Rochelle (Pietro Sermonti), il divo isterico in pieno delirio di onnipotenza, e la “cagna maledetta” Corinna, un'insospettabilmente autoironica Carolina Crescentini. Ci sono gli esilaranti addetti ai lavori: il cocainomane Duccio Patanè (Ninni Bruschetta) che conosce solo due modi di dirigere la fotografia, aprendo e chiudendo tutte le luci e il povero stagista schiavo, detto amichevolmente “Merda” (Carlo Luca De Ruggieri), simbolo di un'Italia che ci crede ancora, ma che poi si rivela a sorpresa l'ennesimo raccomandato. C'è il capo elettricista Augusto Biascica (uno splendido Paolo Calabresi), romanista violento in crisi eterna per colpa dei beckettiani straordinari di aprile. E c'è Alessandro (Alessandro Tiberi), l'ultimo arrivato, il cinefilo innamorato che detiene caparbiamente un'idea romantica di cinema come fabbrica dei sogni, mai disposto a cedere davanti alla cruda realtà, e che incornicia con il suo sguardo ancora incantato il delirio del set.


Una galleria straordinaria cui si aggiungono le partecipazioni speciali: da un esilarante Corrado Guzzanti nei panni dello psicopatico violento Mariano a Giorgio Tirabassi, carismatico direttore della fotografia, da Marco Giallini, attore allergico all'igiene personale, a Paolo Sorrentino, disposto a farsi sbeffeggiare e a essere scambiato per il collega Garrone, dal cameo di Valerio Mastandrea a Massimiliano Bruno con il suo vulcanico Martellone, fino all'inossidabile Roberto Herlitzka chiamato suo malgrado a interpretare Nonno Alberto. E poi, naturalmente, ci sono i tre sceneggiatori (Valerio Aprea, Massimo De Lorenzo e Andrea Sartoretti), le parche che intessono le trame della soap opera più scalcagnata della tv, Gli occhi del cuore, a tempo perso, tra una partita di tennis e una gita in barca, tanto sono strapagati.



Una metariflessione esilarante ed efficacissima su un universo, quello della fiction italiana, fatto di scarsa qualità, difficili equilibri politici, attori raccomandati e attricette da quattro soldi che si fanno strada a forza di colpi di “zinna”, in cui i meccanismi dietro il prodotto finale vengono sviscerati senza pietà e in cui, per chi è del mestiere, è impossibile non riconoscere persone e fatti. Dal produttore maneggione che fa sparire il budget (Alberto Di Stasio) al delegato di rete (Antonio Catania) totalmente incompetente e arrogante, dalla figlia raccomandata del ricchissimo imprenditore (Eugenia Costantini) alla segretaria di edizione ubriacona (Roberta Fiorentini), ci sono tutte le figure che gravitano intorno a una produzione televisiva, dove il diktat “qualità o morte” viene spesso sostituito dal più prosaico e realistico “abbasso la qualità, viva la merda”.


Un successo, quello della serie, replicato al botteghino da Boris - Il Film uscito nel per la gioia di tutti i fans che ancora attendevano di sapere se Occhi del Cuore 3 avrebbe mai visto la luce.



Sono passati 10 anni dalla messa in onda della prima stagione e ancora Boris miete vittime, soprattutto tra chi ha capito che “questa è l'Italia del futuro: un paese di musichette, mentre fuori c'è la morte!” E se questo era e rimane lo scenario contemporaneo, dentro e fuori dal mondo della creazione artistica, non ci resta che riderne, amaramente, con i personaggi del dietro le quinte più folle e realistico di sempre.


Grazie René, grazie ragazzi per essere stati così “poco italiani”.


E dai, dai, dai.


Details

Written by Camilla Maccaferri

Category: Serie tv (TV series)

📅 Posted on:


“Open all, open all the light”, “to fucking dog”, “quality or death”: when a series works, its catchphrases, the neologisms, the recurring lexemes become catchphrases also in everyday life. And it's difficult for an insider not to smile when a colleague asks him to open all: but the beauty of Boris is that, despite being a satire about Italian television drama and the perverse mechanisms that lie behind it, has succeeded with its three seasons to conquer a much wider audience.


Merit certainly of a brilliant writing, which doesn't save winks to the colleagues, but always succeeding in avoiding the excess of self-referentiality, but also of a cast of unforgettable characters, each “with their own pains” in and out of the set, very human and strongly characterized at the same time.



There's René Ferretti, the director torn by the eternal conflict between artistic ambition and coward money, who is played by the extraordinary Francesco Pannofino. There's Arianna Dell'Arti, the beautiful and good Caterina Guzzanti, inflexible and workaholic first assistant director with problems of affectivity. There is the mythical Stanis La Rochelle (Pietro Sermonti), the hysterical star in full delirium of omnipotence, and the “damned bitch” Corinna, an unexpectedly self-ironic Carolina Crescentini. There are the hilarious insiders: the cocaine addict Duccio Patanè (Ninni Bruschetta) who knows only two ways to direct the photography, opening and closing all the lights and the poor slave intern, said friendly “Shit” (Carlo Luca De Ruggieri), symbol of an Italy who still believes in it, but that then it turns out unexpectedly to be another recommended. There is the chief electrician Augusto Biascica (a wonderful Paolo Calabresi), violent A.S. Roma supporter in eternal crisis due to the expected April's overtimes. And there's Alessandro (Alessandro Tiberi), the latest arrival, the aficionado cinephile that stubbornly holds a romantic idea of the cinema as a factory of dreams, never willing to give up in front of the harsh reality, and that frames the delirium of the set with his still enchanted gaze.


An extraordinary gallery to which special participations are added: from a hilarious Corrado Guzzanti in the role of the violent psychopathic Mariano to Giorgio Tirabassi, charismatic director of the photography, from Marco Giallini, actor allergic to personal hygiene, to Paolo Sorrentino, willing to be mocked and to be mistaken for the colleague Garrone, from the cameo of Valerio Mastandrea to Massimiliano Bruno with his volcanic Martellone, up to the indestructible Roberto Herlitzka called against his will to play Nonno Alberto (Grandfather Alberto). And then, of course, there're the three screenwriters (Valerio Aprea, Massimo De Lorenzo and Andrea Sartoretti), the minds who write the plots of the most shabby soap opera of the TV, Gli occhi del cuore (The eyes of the heart), in their spare time, between a tennis match and a boat trip, anyway they're overpaid.



An exhilarating and very effective meta-consideration about a universe, the one of the Italian drama, made of poor quality, difficult political balances, recommended actors and poor actresses who make a career thanks to the “boobs”, in which the mechanisms behind the final product are examined without mercy and in which, for those who make this job, it's impossible not to recognize people and facts. From the wheeler-dealer producer who makes the budget disappear (Alberto Di Stasio) to the network delegate (Antonio Catania) totally incompetent and arrogant, from the recommended daughter of the very rich entrepreneur (Eugenia Costantini) to the drunken edition secretary (Roberta Fiorentini), there are all the figures that gravitate around a television production, where the diktat “quality or death” is often replaced by the more prosaic and realistic “down with the quality, hurrah for the shit”.


A success, the one of the series, replicated at the box office by Boris - The movie released in for the the delight of all the fans who still expected to know if Occhi del Cuore 3 (The eyes of the heart 3) would never have been realized.



Ten years have passed since the airing of the first season and Boris still conquers new fans, especially among those who have understood that “this is the Italy of the future: a country of jingles, while outside there is the death!” And if this was and remains the contemporary scenario, inside and outside the world of the artistic creation, what remains to us is to laugh about it, bitterly, with the most crazy and realistic backstage's characters ever.


Thanks René, thanks guys for having been so “little Italian”.


And come on, come on, come on.

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