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News 2017

Happy birthday, Boris! Ten candles and 10 pearls for a cult

| GQItalia.it

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Buon compleanno, Boris! Dieci candeline e 10 perle per un cult


Di Redazione


La serie che forse ha più cambiato di più le carte in tavola nella nostra fiction compie 10 anni. Prima puntata il , sui canali Fox



[testo di Francesco Maltoni] Quando Netflix era ancora un servizio di videonoleggio e i canali generalisti rimanevano ingessati per la paura di rischiare, l'arrivo di Boris, inizialmente passato in sordina, diede la stura a un nuovo movimento autoriale nella scrittura dei prodotti seriali televisivi. Come? Raccontando, in maniera ironica e originale, il “retrobottega” delle macchine di produzione, attraverso gli occhi di Alessandro, giovane innamorato del piccolo schermo che riesce a entrare come stagista nello staff di un'immaginaria fiction dal titolo “Gli occhi del cuore”. Di fronte a lui, una realtà ben diversa da quella fin lì immaginata, e il risveglio di una generazione, quella nata tra la seconda metà degli anni e la fine degli , dall'incanto, ma meglio sarebbe dire “inganno”, di un piccolo schermo tutt'altro che perfetto.


Nell'arco di tre stagioni, dialoghi, battute e situazioni al limite del grottesco sono entrate nel vocabolario dello spettatore italiano, per la freschezza di scrittura degli sceneggiatori Luca Vendruscolo, Giacomo Ciarrapico e Mattia Torre e la verve di interpreti fuori dalle righe. È anche in virtù del successo di Boris, se attori come Francesco Pannofino e Caterina Guzzanti, ma in un certo senso anche Pietro Sermonti e Carolina Crescentini - che pure stavano già lavorando - sono rapidamente saliti alla ribalta nazionale.


Quarantadue episodi, 14 per stagione, per proclamare un cult televisivo diverso dalle solite fiction. Le vicissitudini del pesce rosso del regista René Ferretti (Pannofino), che dà il titolo alla serie seppure fuori dalla trama, ed è sempre presente tra i macchinari di scena, quasi come un avatar dello scorbutico film-maker, hanno finito per coinvolgere in singoli episodi guest star di vario calibro da Elio - voce della sigla de “Gli occhi del cuore” - a Valerio Mastandrea, Corrado Guzzanti e il (non ancora) premio Oscar Paolo Sorrentino. Il tutto in un crescendo di apprezzamenti unanimi da critica, artisti e pubblico, fino a un meritato sbarco in sala con l'omonimo film del .



Boris è amato ancora oggi con il suo tono satirico e dissacrante e il suo occhio su un microcosmo di sentimenti, mediocrità, ambizioni e rivalse che poi sono quelle che incontriamo tutti nella vita di tutti i giorni, spesso entrando con i suoi modi di dire nel nostro vocabolario quotidiano...


10 battute per Boris “Basito-F4”: è l'espressione tipica con cui si chiudono le scene più profonde de “Gli occhi del cuore”, la fiction a cui lavorano i protagonisti. Talmente frequente che agli sceneggiatori basta premere il tasto F4 per aggiungerlo al copione... “A cazzo di cane”: è il consiglio tipico del regista Ferretti per i suoi attori, quando cerca di suggerire qualche miglioria nell'interpretazione... qualcosa di preciso, insomma “Il gioieiere”: una parola apparentemente impronunciabile, almeno per l'incapace Corinna - alias Carolina Crescentini - costretta a ripetere allo sfinimento una scena carica di pathos. “Ce l'hai un crickirs?”: sempre in tema di difficoltà di pronuncia, la tossica dalla bocca un po' impastata chiede insistentemente un “crickirs” da mangiare a una stranita Caterina Guzzanti “Ho la sensazione che Shakespeare ultimamente sia un po' troppo italiano”: il protagonista Stanis sfoggia il suo bagaglio culturale in una critica raffinata a tavola. “A catalitico!”: imprecazione rivolta al ragazzo che cerca di far valere la militanza politica del padre... senatore dei Verdi. “Muto!”: Questi è il capo elettricista Biascica - un nome una garanzia - al povero stagista che non ha mai voce in capitolo sulle decisioni... “Smarmella”: voce del verbo...smarmellare, nel gergo del direttore della fotografia Duccio Patanè significa “aprire al massimo i fasci luminosi per riempire la scena di luce bianca” “Troppo frizzante”: è la battuta preferita di Benedetto, l'autore che viene affiancato a René dalla produzione con un modo di fare... grintoso “Caput!”: è la battuta che simboleggia la filosofia - e la preveggenza - della serie: qualora un giorno arrivasse qualcuno di veramente capace a dirigere e scrivere uno sceneggiato tv, tutta la macchina di Boris salterebbe per aria...

Happy birthday, Boris! Ten candles and 10 pearls for a cult


By Editorial staff


The series that perhaps has most changed the cards on the table in Italian drama turns 10 years old. Firs episode on , on Fox channels



[written by Francesco Maltoni] When Netflix was still a video rental service and the generalist channels remained blocked for fear of taking risks, the arrival of Boris, initially passed unnoticed, gave rise to a new authorial movement in the writing of television serial products. How? Telling, in an ironic and original way, the “backroom” of the production machines, through the eyes of Alessandro, young man in love with the small screen who manages to enter as an intern in the staff of an imaginary drama entitled “Gli occhi del cuore” (The eyes of the heart). In front of him, a reality very different from the one imagined up to now, and the awakening of a generation, the one born between the second half of the years and the end of the years , from the enchantment, but it would be better to say “trick”, of a small screen that is far from perfect.


Over three seasons, dialogues, lines and situations bordering on the grotesque entered the vocabulary of the Italian spectator, for the freshness of writing of the screenwriters Luca Vendruscolo, Giacomo Ciarrapico and Mattia Torre and the verve of interpreters outside the lines. And also thanks to the success of Boris, if actors as Francesco Pannofino and Caterina Guzzanti, but in a certain sense also Pietro Sermonti and Carolina Crescentini - who even were already working - quickly rose to the national fame.


Forty two episodes, 14 for season, to proclaim a television cult different from the usual dramas. The vicissitudes of the goldfish of the director René Ferretti (Pannofino), which gives the title to the series even if out of the plot, and it's always present among the stage machineries, almost like an avatar of the grumpy film-maker, have ended up involving in individual episodes guest stars of various caliber from Elio - voice of the opening theme of “Gli occhi del cuore” (The eyes of the heart) - to Valerio Mastandrea, Corrado Guzzanti and (not yet) Oscar winner Paolo Sorrentino. All in a crescendo of unanimous appreciations from critics, artists and the public, until a deserved arrival at the cinema with the homonymous movie of .



Boris is still loved today with its satirical and irreverent tone and its eye on a microcosm of feelings, mediocrity, ambitions and revenges which then are the ones we all meet in everyday life, often entering with its ways of saying in our daily vocabulary...


10 lines for Boris “Astonished-F4”: is the typical expression with which are closed the deepest scenes of “Gli occhi del cuore” (The eyes of the heart), the drama in which the protagonists work. So frequent that the screenwriters just need to press the key F4 to add it to the script... “A cazzo di cane” (To fucking dog): is the typical advice of the director Ferretti for his actors, when tries to suggest some improvement in the interpretation... something specific, in short “Il gioieiere” (The jeweler): an apparently unpronounceable word, at least for the incapable Corinna - alias Carolina Crescentini - forced to repeat to the exhaustion a scene full of pathos. “Have you a cracker?”: always on the subject of difficulty of pronunciation, the toxic with the mouth a little kneaded persistently asks a “cracker” to eat to a dazed Caterina Guzzanti “I have the sensation that Shakespeare is a little too Italian lately”: the protagonist Stanis shows off his cultural background in a refined criticism during the lunch. “Hey catalytic!”: curse addressed to the boy who tries to establish his father's political militancy... senator of the Greens. “Shut up!”: This is the chief electrician Biascica - a name a guarantee - to the poor intern who never has a say in the decisions... “Open all the light”: voice of the verb... to open all the light, in the jargon of the director of photography Duccio Patanè means “open to the maximum the light beams to fill the scene with white light” “Too sparkling”: is the favorite line of Benedetto, the author who is joined to René from the production with a way of doing... gritty “Caput!”: is the line that symbolizes the philosophy - and the foresight - of the series: if one day arrives someone really capable of directing and writing a TV show, the idea of Boris would be vain...

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