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News 2016

Ninni Bruschetta: «Da "Boris" a "Quo vado?", la mia vita da gregario»

| Sorrisi.com

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Ninni Bruschetta: «Da "Boris" a "Quo vado?", la mia vita da gregario»

Ha recitato in tante fiction e film di successo. Ma mai nel ruolo principale. Di questo (e di molto altro) parla nel libro «Manuale di sopravvivenza dell'attore non protagonista»

Foto: Ninni Bruschetta (54 anni) - Credit: © Foto Daniele Passaro



| di Solange Savagnone



Ninni Bruschetta arriva al nostro appuntamento con un leggero ritardo, ma in gran forma. «Scusi, ho calcolato male i tempi. Non sono nemmeno riuscito a finire i miei 10 km di corsa giornalieri, nel residence si è rotta la caldaia e ho fatto la doccia fredda, ma eccomi qua!». Ninni chi? Direte voi. Poi guardando la foto dite: «Ah sì, quello di, di...». Decine di ruoli, in serie tv e al cinema (non ultimo, era il ministro del lavoro in «Quo vado?» di Checco Zalone: «Uno degli uomini più intelligenti con cui abbia lavorato»), ma mai quello del personaggio principale. Perché ci sono due pianeti nel mondo degli attori: quello dei protagonisti: «Che devono essere bravi, belli, raccomandati e anche molto fortunati». E quello dei non protagonisti, che devono essere ancora più ostinati e preparati. Come racconta l'attore e regista messinese nell'autobiografico «Manuale di sopravvivenza dell'attore non protagonista» (Fazi Editore). Libro «pensato ma scritto di getto» in cui fa un'analisi severa, ironica e ferocemente realista del suo mondo.


Ninni, perché ha scritto questo libro?

«Me lo suggerì il regista Renato De Maria quando gli raccontai delle peripezie che dovetti fare per girare, allo stesso tempo e in tre città diverse: "Squadra antimafia", "Boris" e "Fuoriclasse". Considerato che oltre alle fiction faccio anche cinema e teatro diciamo che ho una vita movimentata!».


Leggendo il libro sembra orgoglioso di non aver mai fatto il protagonista.

«No, anzi, attraverso Sorrisi lancio un appello a produttori e registi: fatemi fare il protagonista!».


Non c'è mai andato nemmeno vicino?

«Con "Boris" avevo fatto il provino per il ruolo principale (andato poi a Francesco Pannofino, ndr). Ogni tanto qualcuno mi chiama per dirmi che ha in mente me per il ruolo più importante, ma poi lo fanno fare ad altri. Anche perché credo esistano ancora protagonisti che hanno un contratto con la rete. Di recente avevo fatto il provino per il film su Boris Giuliano. Ci speravo, ma hanno preferito il mio amico Adriano Giannini».


A proposito di amici, nel libro cita il motto di Nino Frassica: «Non ho mai rifiutato niente».

«È vero. Non si può e non si deve rinunciare a nulla perché il lavoro va rispettato. Anche se posso permettermi di evitare di fare delle cose, ho difficoltà a rifiutarle. Per fortuna esiste una quotazione per ogni attore, quindi certe proposte non te le fanno perché sanno che costi troppo».


Cosa vuol dire che siete quotati?

«È come se avessimo degli scatti di anzianità. Più ruoli fai, più sale la tua quotazione. Gli addetti ai lavori sanno quanto costi a giornata».


Però non è detto che un bel ruolo sia anche quello meglio pagato.

«Infatti. Quando accettai di recitare in "Boris" rinunciai a un'altra serie Rai, dove avrei preso il doppio dei soldi e fatto la metà delle pose, proprio perché credevo nel ruolo di Duccio, il geniale direttore della fotografia della serie».


Nel libro racconta episodi esilaranti della sua carriera. Ma anche amari...

«Ricordo una delle mie prime fiction. Ogni puntata era girata da un regista diverso. Ce ne fu uno che non mi rivolse mai la parola durante la settimana in cui lavorammo assieme. Si confrontava soltanto con il protagonista, anche se io ero l'antagonista. È stata un'esperienza di vita, un po' estrema. Ma mi ha insegnato a lavorare da solo».


Però un po' famoso ormai lo è anche lei.

«È da dieci anni che la gente mi riconosce con una certa continuità. Ci sono i fan di "Boris", che individuo subito dal modo in cui mi bloccano per strada (come dice Frassica: «Ti ridono nella faccia»). E quelli di "Squadra antimafia", dove anche se Alfiere è morto si vedono ancora le sue foto in questura e a volte viene citato. Adesso poi dopo "Quo vado?" le persone che mi fermano sono aumentate del 300%. Ma ai miei figli dico sempre che, non sai quando, ma tutto questo finirà. Improvvisamente. La gente dimentica. O magari mi stancherò io di questo mestiere».


Vuol dire che rimpiange di non aver fatto l'avvocato, come suo padre?

«No, mai. Sono convinto di avere fatto la scelta giusta. Anche se a volte mi piacerebbe fare un lavoro manuale, come l'orafo o il falegname».


L'attore inglese Daniel Day-Lewis lo ha fatto. Ha mollato tutto per fare il calzolaio in Toscana.

«Sì ma lui ha messo via qualche milioncino di dollari. In Italia sei vessato dalle tasse ed è impossibile mettere qualcosa da parte!».

Ninni Bruschetta: «From "Boris" to "Quo vado?", my life as wingman»

He has played in many dramas and successful movies. But never in the leading role. About this (and much more) he speaks in the book «Manuale di sopravvivenza dell'attore non protagonista» («Survival guide of the supporting actor»)

Photo: Ninni Bruschetta (54 years) - Credit: © Photo Daniele Passaro



| by Solange Savagnone



Ninni Bruschetta comes to our appointment with a slight delay, but in great form. «Excuse me, I have miscalculated the times. I am not even able to finish my 10 km of daily running, in the residence the boiler has broken and I have made a cold shower, but here I am!». Ninni who? You would say. Then looking at the photo you say: «Oh yes, the one of, of...». Dozens of roles, in TV series and in movies (not least, he was the Minister of Labour in «Quo vado?» (Where I go?) by Checco Zalone: «One of the most intelligent men I have worked with»), but never that of the main character. Because there are two planets in the world of the actors: the one of the protagonists: «That must be good, beautiful, recommended and also very lucky». And the one of the supporting roles, which have to be even more obstinate and prepared. As told by the actor and director from Messina in the autobiographical «Manuale di sopravvivenza dell'attore non protagonista» (Survival guide of the supporting actor) (Fazi Editore). Book «thought but written in one go» where he makes a severe analysis, ironic and fiercely realist of his world.


Ninni, why have you written this book?

«The director Renato De Maria suggested it to me when I told him about the adventures that I had to do for shooting, at the same time and in three different cities: "Squadra antimafia" (Anti-mafia team), "Boris" and "Fuoriclasse" (A League of Their Own). Considered that in addition to the dramas I also make movies and theater let's say that I have a busy life!».


Reading the book it seems you're proud to have never played in the role of protagonist.

«No, indeed, through Sorrisi I make a plea to producers and directors: assign to me the role of the protagonist!».


Did you never go even close?

«For "Boris" I had done the audition for the lead role (then assigned to Francesco Pannofino, Ed.). Sometimes someone calls me to tell me that has in mind for me the most important role, but then they assign it to others. Also because I believe that still exist protagonists that have a contract with the network. Recently I had done the audition for the movie about Boris Giuliano. I hoped for it, but they have chosen my friend Adriano Giannini».


Speaking of friends, in the book you quote the slogan of Nino Frassica: «I have never refused anything».

«It's true. You can not and you must not give up anything because the work must be respected. Although I can afford to avoid making some things, I have difficulty to refuse them. Fortunately there is a quotation for each actor, so certain proposals they don't make to you because they know that you cost too much».


What does it mean that you are listed?

«It's like if we have some seniority increases. More roles you play, more your quotation increases. The insiders know how much you cost a day.».


But it's not said that a great role is also the best paid one.

«Indeed. When I agreed to play in "Boris" I gave up another Rai TV series, where I would have taken the double of the money and made the half of the poses, just because I believed in the role of Duccio, the brilliant director of photography of the series».


In the book you tell hilarious episodes of your career. But also bitter...

«I remember one of my first drama. Each episode was shooted by a different director. There was one that never spoke to me during the week when we worked together. He only confonted with the protagonist, although I was the antagonist. It has been a life experience, a little extreme. But it has taught me to work alone».


But now you're a little famous.

«It's since ten years that people recognize me with a certain continuity. There are the fans of "Boris", that I identify immediately by the way they block me on the street (as Frassica says: «They laugh in the face»). And those of "Squadra antimafia" (Anti-mafia team), where even if Alfiere is dead you can still see his photos at police headquarters and sometimes he's mentioned. Now then after "Quo vado?" (Where I go?) people who stop me have increased by 300%. But I always say to my kids that, you don't know when, but all this will end. Suddenly. People forget. Or maybe I will be tired of this job».


Do you mean that you regret not having done the lawyer, like your father?

«No, never. I'm convinced to have done the right choice. Although sometimes I would like to do a manual work, like the goldsmith or the carpenter».


The British actor Daniel Day-Lewis has done it. He gave up everything to be a shoemaker in Tuscany.

«Yes, but he has put aside a few millions of dollars. In Italy you're oppressed by the taxes and it's impossible to put something aside!».

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