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News 2016

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I 25 migliori show e serie TV italiani di sempre

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Cinema + Tv / News

I 25 migliori show e serie TV italiani di sempre

Se ogni Paese ha la tv che si merita, non siamo messi poi così male: dai programmi comici ai grandi varietà fino alle serie che ci hanno fatto fare bella figura all'estero, ecco il meglio della nostra TV, dal a oggi


Teo Teocoli e Antonio Albanese nello studio di "Mai dire Gol"

L'adagio vuole che abbia insegnato l'italiano agli italiani più la televisione che la scuola. A un certo punto, forse con l'avvento dei reality, deve anche avere smesso di farlo, ma è un altro discorso. Oltre 60 anni di tv, riassunti nei 25 programmi più importanti, originali, indimenticabili, scelti da una super giuria. Come nella classifica stilata dal Rolling Stone americano, a vincere sono le storie: I Soprano da una parte, La piovra dall'altra. La mafia italiana e quella italoamericana, che insieme a Gomorra e Breaking Bad, ma non solo, formano un nucleo di storie di criminalità (organizzata o meno) che, evidentemente, rappresenta ancora l'ingrediente base per raggiungere l'epicità nello storytelling. Poi, certo, ci sono i programmi che prendono la televisione e la rovesciano, indagandone il senso e facendosene beffe, sempre affettuosamente: Mai dire gol, Blob, Quelli della notte. E ancora, Drive In, Boris, Il caso Scafroglia, Non è la Rai: l'arte tutta italiana del dissacrare il sacro, dall'interno. Cercare nella storia della tv significa ripercorrere a ritroso un'epoca (molte epoche) attraverso l'evoluzione del costume: scandali, come l'ombelico di Raffaella Carrà (Canzonissima, ) che oggi fanno sorridere, o forse no, se nel moderno basta ancora mostrare uno spinello in prima serata per turbare gli animi. Come la classifica americana, anche la nostra è fatta apposta per fare discutere, e magari incazzare: per ognuno di questi programmi, ce n'è almeno un altro che avrebbe meritato di essere incluso. Ma se ogni Paese ha la tv che si merita, forse noi non siamo messi poi così male.


25. "Carosello" (-)

Per una generazione, "a letto dopo Carosello" era il diktat a cui non si poteva sfuggire (esenzioni: morti di Papi, assassinii di Presidenti, allunaggi). Format televisivo elegante e codificato - merito, si narra, di Luciano Emmer - nato per presentare tutta insieme la pubblicità, sotto forma di storie. Tra i registi: Olmi, Pontecorvo, Leone, Pasolini, Fellini. Gli attori italiani: tutti. E persino star come Sinatra, Jerry Lewis, Yul Brynner. Ma al primo posto nei ricordi ci sono le animazioni: Calimero, Bialetti ("L'omino coi baffi"), Lavazza ("Carmencita e Caballero") - d'altronde essere italiani significa dare priorità a un buon caffè.


24. "1992" (-oggi)

Ambiziosa serie tv sul momento storico - Tangentopoli - in cui l'Italia ha lasciato il XX secolo per diventare pop, populista, posticcia, post-fattuale: insomma, mai noiosa. Produce Sky in collaborazione con La7, da un'idea - impossibile dimenticarlo - di Stefano Accorsi. Successo di ascolti, ma anche critiche (come quelle verso la dizione della povera Tea Falco): a emergere, inaspettatamente, l'ex Miss Italia Miriam Leone nei panni di una showgirl spregiudicata e pronta a tutto. Il quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine, parlando di , arriva addirittura ad affermare: "Raramente un Paese trova il coraggio di guardarsi allo specchio in questo modo". E la trilogia continua: sono in arrivo (, sul processo Enimont) e (su quella famosa "Discesa in campo").


23. "Rockpolitik" ()

Può anche capitare che, Berlusconi rege, Adriano Celentano riceva carta bianca per un programma in prima serata su Rai 1: il direttore di rete dell'epoca, Del Noce, per prudenza si autosospende. Nella dicotomia tra "rock" e "lento" è diviso il mondo (un po' confuso, da sempre) del Molleggiato: da una parte i gay, Ratzinger, Paperino, Vale Rossi; dall'altra Moggi, "fabbricare mine", Briatore, Porto Cervo. E via così. L'occhio di B, come quello di Mordor, tutto osserva. Ma non bastano la classifica Freedom of Press (quell'anno andiamo male) e il ritorno di Santoro perché lo scandalo annunciato sia tale. Complice anche un Benigni disinnescato, gli animi si rasserenano: "È satira vera", afferma addirittura un esponente del governo.


22. "Avanzi" (-)

Terzo programma presentato da Serena Dandini dopo La tv delle ragazze e Scusate l'interruzione. Tra i suoi meriti c'è quello di avere confermato il genio di Corrado Guzzanti, che riprende il personaggio del regista "de paura" Rokko Smitherson, e introduce le imitazioni di Giovanni Minoli, Vittorio Sgarbi, ma soprattutto Lorenzo: il liceale romano ripetente con t-shirt dei Nirvana e l'ossessione per il verbo "secernere". (Di pochi anni dopo è un siparietto, oggi struggente, tra Lorenzo/Guzzanti e la band di Kurt Cobain, appena prima del suicidio di questi).


21. "Chi l'ha visto?" (-oggi)

"... Chi l'ha visto, che a mia madre tanto piace / Cosicché nessuno è libero di scappare in santa pace", rappava Jovanotti in Televisione Televisione, . Programma-bacheca pubblica, con tanto di numero di telefono dedicato per le segnalazioni in diretta degli spettatori, nato per aiutare i familiari di persone scomparse. Nelle oltre 1.100 puntate (presentatrici storiche: Donatella Raffai ieri, Federica Sciarelli oggi) ha raccontato una storia italiana un po' mesta, non senza momenti di speranza: quella di un Paese non mappato, dark, astorico. La provincia profonda, dove continuano a succedere cose di cui nessuno sa dare una spiegazione.


20. "Karaoke" (-, )

, il Paese è scosso dalle stragi di mafia. Cosa c'è di più rassicurante che stringersi e intonare assieme i più grandi successi della Canzone Italiana? La festa in piazza come risposta al terrore: il fenomeno teoricamente esotico (Karaoke è una parola giapponese) diventa nazional-popolare in un lampo. Un tale con il codino, molto simpatico, Rosario detto Fiorello, tiene su il morale e assegna momenti di celebrità. Oggi sappiamo che da questo palco itinerante sono passate belle speranze come Elisa, Tiziano Ferro, Laura Chiatti, Elisabetta Canalis. Forse per ispirazione, pochi mesi dopo, un altro talento, Silvio da Arcore (passato da chansonnier sulle navi da crociera), afferra il microfono, e attacca la sua canzone.


19. "Maurizio Costanzo Show" (1982-2009, -oggi)

Dal Teatro Parioli in Roma, il talk show come lo conosciamo da queste parti: 30 edizioni, 4405 puntate. È l'evoluzione di Bontà loro (-), sempre condotto da Costanzo. Il folklore è merito anche degli stacchi del maestro Bracardi, controparte musicale di Costanzo in frac bianco. Restano nella memoria i "casi umani" e le standing ovation che non si negano a nessuno (celebre la polemica per gli applausi a un gruppo di neonazi); ma, certo, anche le campagne contro la mafia (che portano al fallito attentato del , contro Costanzo e De Filippi), e i proclami a favore di Emergency, l'ambiente, le persone con disagio mentale. E buona camicia a tutti.


18. "Canzonissima" (-)

Approdo tv dell'omonimo concorso radiofonico; fondamentale per alcuni episodi "scandalosi", indicatori dell'evoluzione del costume in Italia: l'ombelico scoperto di Raffaella Carrà nel , e ancora il suo Tuca Tuca l'anno successivo (i dirigenti Rai, temendo lo schiacciamento prospettico dell'immagine tv, obbligano i ballerini a una scomoda posizione di 3/4: per non lasciare dubbi su quali parti del corpo fossero effettivamente tucate). Nel , l'ennesima censura ai testi di Dario Fo e Franca Rame, conduttori di turno, costringe la coppia ad abbandonare il programma: dando così il via a una lunga e gloriosa carriera off Contro Il Potere.


17. "Romanzo criminale" (-)

Il romanzo bestseller (di Giancarlo De Cataldo) diventa film di successo e quindi serie tv di culto per un pubblico italiano che non si aspettava produzioni degne de Ollivud - forse aveva dimenticato La piovra, che si concludeva, ricordiamolo, dentro l'Etna: più epico di così! Dirige Stefano Sollima, il Tarantino di noialtri per humour e attitudine. In 22 episodi la serie approfondisce, con respiro e swagger adeguati, le imprese criminali di questa versione letteraria della banda della Magliana: personaggi come il Libanese, il Freddo, il Dandi, il commissario Scialoja, oggi sono tutti entrati nell'immaginario collettivo al punto da oscurare quasi i loro modelli reali.


16. "Amici" (-, -)

La sua prima incarnazione era un talk show apparentemente come tanti, condotto per una manciata di mesi da Lella Costa. Le subentra tale Maria De Filippi, nota allora solo per essere la compagna di Maurizio Costanzo. Da quel momento Amici diventerà la creatura di quella che, nel giro di qualche anno, sarà la regina della tv nostrana. C'erano prodromi del Paese di oggi, in quel pubblico (attivo) di italiani medi, tuttologhi e impiccioni? Era la versione live di una bacheca da social network? O il germe della reattività di giudizio pentastellata? L'importanza di Amici, per quello che siamo diventati, è ancora tutta da scoprire.


15. "Studio Uno" (-)

Antesignano dei varietà del sabato sera, è legato soprattutto al successo della sua principale presentatrice, Mina: ragazzona prealpina ancora a inizio carriera che stupirà tutti grazie al suo spirito, affiancata di volta in volta da controparti come Alberto Lupo, Marcello Mastroianni, Nino Manfredi, Vittorio De Sica. Se aggiungete i turbamenti delle gemelle Kessler, e il loro Da-Da-Un-Pa, inno nonsense all'amore internazionale; le coreografie ammerigane di Don Lurio; e le scenografie innovative di Cesarini da Senigallia: ecco il prototipo del contenitore multifunzione che, 50 anni dopo, non è mai passato di moda.


14. "I promessi sposi" ()

Rigorosamente pippobaudesco (come Beppe Grillo agli esordi), cioè non politicizzato, ma tecnicamente mostruoso, il trio Lopez-Marchesini-Solenghi al suo massimo portò su Rai 1 la parodia de I promessi sposi ancora saldamente presenti negli incubi dei liceali italiani, e già oggetto di ben due sceneggiati kolossal, nel e nel . L'idea fu quella di precipitare la storia dei due poveri innamorati, della peste e di tutto il resto, nello scemenzaio della televisione dell'epoca. Con Ruud Gullit, Wanna Marchi, Giulio Andreotti, Daniele Piombi tra i cammeo, il risultato fu clamoroso: quasi 15 milioni di spettatori per la prima delle 5 puntate.


13. "Samarcanda" (-)

Dieci anni dopo Portobello, la "tv della gente" è quella di Michele Santoro su Rai 3. Elegantissimo lo studio di via Teulada, opera del regista teatrale Giorgio Barberio Corsetti: una passerella di legno per il conduttore, due tribune per gli ospiti (politici, giornalisti, esperti) confusi col pubblico, lo sfondo nero pece. Nelle piazze in collegamento da tutta Italia, sotto la luce cruda dei riflettori, si grida, si interrompe, si fanno gli applausi e i cori. Nel , piena Tangentopoli, la democrazia viene salvata dalla televisione passando per la tragedia greca, il teatro d'avanguardia e la lezione delle radio libere (tra gli inviati c'è un ex Radio Alice, Maurizio Torrealta).


12. "Portobello" (-, )

I format della "tv della gente comune" li ha inventati quasi tutti Enzo Tortora. A Portobello si vendono e si comprano cose vecchie e idee strampalate (un misto di eBay e crowdfunding, dove poteva capitare che un tizio venisse a cercare finanziamenti per spianare il ligure Passo del Turchino e risolvere così il problema della nebbia in Val Padana), si cercano e si ritrovano amici, parenti, mariti, mogli. Nel frattempo, i concorrenti cercano di far pronunciare il nome "Portobello" a un pappagallo in studio. Fu una mezza tragedia nel l'arresto di Tortora, con imputazioni di camorra e cocaina: tutte smentite dopo un calvario di galera e processi durato 5 anni, eppure l'innocenza del Paese crollò definitivamente. Se anche l'uomo più buono del mondo poteva finire nel fango, tutto era possibile.


11. "Il commissario Montalbano" (-oggi)

Dopo Sheridan, Nero Wolfe e Maigret - i grandi commissari degli sceneggiati Rai - e dopo almeno un ventennio in cui nelle trame gialle dominano il noir, l'intrigo politico, la criminalità organizzata, Montalbano è una manna per la fiction Rai. Il nostro Derrick. I bestseller in lingua italo-sicula scritti da Andrea Camilleri (che già a suo tempo aveva partecipato alla messa in scena di Sheridan e Maigret), girati da Alberto Sironi e interpretati da Luca Zingaretti, diventano una delle serie di film per la tv più viste di tutti i tempi. Sempre rassicuranti nella messa in scena, però democratici, antimafia e persino di sinistra nella morale. Dalla serie nasce anche uno spin-off: Il giovane Montalbano, interpretato da Michele Riondino.


10. "Non è la Rai" (-)

Teorizzatore del vuoto televisivo, Gianni Boncompagni è l'inventore di format di pura ipnosi come la discoteca in tv di Discoring e i fagioli della Carrà in Pronto Raffaella. Passato alla Fininvest, trova la sintesi delle sue ossessioni in Non è la Rai: programma di canzoni in playback e giochini scemi per i ragazzini che tornano a casa da scuola. All'attitudine pigmalionesca, il 60enne regista unisce una snobbissima passione per la decadenza culturale delle 15enni di borgata, che saranno le sue nuove Raffaelle. Dopo alcuni tentativi scopre Ambra Angiolini e realizza il suo perverso capolavoro: rivivere nel corpo di una 16enne attraverso il famoso "auricolare". Il pubblico di tutto questo sapeva poco, e anche gran parte delle ragazze - quasi tutte finite a ingrossare le fila delle vallette e dei reality. Ambra ci metterà 10 anni a riprendersi.


9. "Boris" (-)

Perché della tv italiana si ricordano soprattutto i programmi che fanno ridere, anzi che ridono della tv medesima? Di certo Boris è l'ultima parodia possibile dell'ultimo genere italiano - la fiction di prima serata - poco prima che l'ossessione per le serie americane spazzi via tutto (o quasi). La fiction si chiama Gli occhi del cuore, gli attori sono "cani" per definizione, il regista un simpatico cialtrone. Gli autori Torre, Ciarrapico e Vendruscolo sottopongono alla disciplina della sceneggiatura 50 anni di parodie e metanarrazione sul cinema e la tv, da Federico Fellini a Nanni Moretti. Un gruppo di attori, sopravvissuti alla distruzione del cinema e della tv comica italiana durante il ventennio berlusconiano, accettano di buon grado la sfida. Non hanno più niente da perdere.


8. "Drive In" (-)

Un anti-varietà anti-Rai, spiccio e giovanile (ma debitore di alcuni innovativi programmi Rai come Non stop). Stile Fininvest, con dentro l'anima nera del "situazionista" Antonio Ricci. Generazionale, milanesissimo, ambiguissimo nel risultato: satira o esaltazione dei tempi nuovi? Comunque ultra anni per scrittura, humor, argomenti: il paninaro, il bocconiano, il venditore di quadri patacca. Il montaggio di parodie e sketch era ambientato in un americanissimo drive-in con risate da sit-com, sincronizzato con gli stacchi pubblicitari annunciati da ragazze popputissime e ironiche, come nelle riviste per pippaioli e (aggiungeva Ricci) sulle copertine dell'Espresso. Quanto ironiche, poi, non s'è mai capito fino in fondo, ma poco importa.


7. "Un, due, tre" (-)

Trent'anni prima di Arbore e Guzzanti, la tv italiana era già "meta". Aprì le porte al varietà, ospitando parodie dei suoi programmi educativi e culturali: le inchieste nella valle del Po dello scrittore dandy Mario Soldati, i documentari sulla condizione femminile. Vianello e Tognazzi - strepitosa coppia comica che veniva dal varietà e dal cinema - ebbero gioco facile nell'evocare mostri e fantasmi dell'(ex) Italia contadina, che tutti conoscevano ancora benissimo. Accanto a questi, nuovi mostri si facevano strada: il programma venne chiuso dall'oggi al domani per una scenetta che evocava il Presidente della Repubblica Gronchi, caduto dalla sedia durante una prima della Scala.


6. "Il caso Scafroglia" ()

È il capolavoro di Corrado Guzzanti. In onda su Rai Tre, ospitato in un anonimo studio da telegiornale (sono i tempi in cui l'identità della rete "di sinistra" viene smantellata), Guzzanti senza trucco nei panni di un conduttore cinico e indistinguibile da quelli veri usa il format di Chi l'ha visto? per raccontare la ricerca di un certo Mario Scafroglia, che alla fine si scoprirà essere lui stesso. Nella finta diretta (scrittissima: il riferimento non è Arbore, semmai i Monty Python), Guzzanti ha come spalla Marco Marzocca nei panni di padre Federico, prete ultramoralista di ascendenze verdoniane. Lo studio fa da cornice per altri personaggi di Guzzanti e dello stesso Marzocca (Tremonti, il massone, Vulvia, il domestico filippino ecc.), in forma di sketch sghembi, senza conduzione.


5. "Quelli della notte" ()

Agli autori comici anglosassoni possiamo invidiare parecchie cose in fatto di tecnica e scrittura (le sit-com, lo stand-up, il Saturday Night Live), meno una: l'arte del cazzeggio. Il jazzista Renzo Arbore portò in tv un intero gruppo di maschere comiche per animare un finto talk-show immaginato a casa sua, tra le e . Frate Antonino di Scasazza (Nino Frassica), il rappresentante di pedalò (Maurizio Ferrini), il re dell'ovvio Maurizio Catalano (per ricordare solo alcuni della banda) lavoravano su pochi tormentoni, un canovaccio quotidiano e la "spalla" del conduttore. Ironizzava sui rituali del piccolo schermo (l'ospitata, l'opinionista, il talk), e il successo fu pazzesco: i tormentoni di allora sono tuttora fissi nella retorica spicciola nazionale. C'è ancora chi sa a memoria la sigla del programma.


4. "Blob" (-oggi)

Poco prima che fosse inventato Internet, era la televisione, e non il computer, l'elettrodomestico sempre acceso dentro casa. Inevitabile che il flusso producesse effetti collaterali, confondendo in una marmellata indistinta personaggi comici, tragici, sacri, profani, trash, sublimi. Un blob, appunto. In onda all'ora dei telegiornali, composto da un anarchico gruppo di "visionari" nascosti dietro la firma di Ghezzi e Giusti, Blob restituiva gli highlights della "tv del giorno prima" in poco più di 10 minuti. I procedimenti erano un bignami dell'avanguardia e dell'agitprop - dal cesso di Duchamp alla sintesi futurista, fino al videoclip. Rivelavano lo star-system televisivo italiano al suo massimo fulgore (Fede, Santoro, Ferrara, la tv urlata, la tv del dolore, la guerra in diretta, gli errori tecnici..), subito prima della conquista del potere da parte del tycoon televisivo numero uno e della conseguente fine di un'epoca.


3. "Mai Dire Gol" (-)

Mai dire gol comincia coi Mondiali e finisce nel , quando la tv satellitare cambia per sempre il nostro rapporto col calcio. Ma nel la prosopopea cialtrona e sprecona del racconto del calcio nazionale tocca i suoi massimi livelli: da Aldo Biscardi all'ultimo inviato di 90° minuto. Santin-Gherarducci-Taranto vengono da Radio Popolare, e qui vampirizzano le telecronache delle partite. Tolgono l'audio, rompono la complicità del non-giornalismo sportivo di quegli anni, sghignazzano e perculano come tutti i tifosi al bar, applicano (questa è una novità) il tono allegro del moralismo milanese di sinistra. Filmati e sintesi sottoposti al loro trattamento sono stati comprati proprio quell'anno da Fininvest (è iniziata la guerra dei diritti); e i microformat Un uomo un perché, Il gollonzo eccetera, entrano nel lessico calcistico nazionale. Siccome all'epoca non c'era tipo umano né maschera regionale né mostro semplice che non fosse rappresentata nel grande circo (ancora per poco) della domenica e del lunedì dei programmi di calcio, la trovata successiva è quella di riutilizzare il format di 90° minuto (è quasi tutta così la storia della tv italiana in quegli anni) per costruire uno show comico. In finto collegamento, nelle diverse edizioni del programma, Caccamo (Teocoli), Frengo (Albanese), Nico e i sardi, Flanagan (Aldo, Giovanni e Giacomo) e tanti altri usano la maschera regionale per commentare fintamente la loro squadra. In onda in seconda serata, Mai dire gol può dirsi il nostro Saturday Night Live. Non c'è comico di grido che non sia passato da lì, in quei 10 anni.


2. "Gomorra" (-oggi)

Non fosse per La piovra, il vincitore di questa nostra classifica sarebbe stato Gomorra - ma, semplice, l'epopea del commissario Cattani è arrivata prima e in tempi non sospetti. La serie tv diretta da Sollima, Comencini, Cupellini e Giovannesi, sotto la supervisione di Roberto Saviano - terzo stadio di evoluzione narrativa, dopo il romanzo bestseller e il film di Garrone - è, insieme a Romanzo criminale, il contributo italiano alla cosiddetta golden age internazionale della tv, destinata a proseguire negli anni a venire con , The Young Pope, Suburra - La serie eccetera. Le storie di camorra, ispirate a veri fatti di cronaca e rielaborate con grande classe, vanno oltre l'ambito regionale per diventare un'epica saga noir che ricorda più Narcos, Quei bravi ragazzi o la Yakuza di Kitano, che una fiction nostrana. I gangster, così come la violenza, in fondo si assomigliano ovunque. Gomorra è più vivo proprio dove i suoi personaggi parlano l'aspro, strettissimo dialetto dei rioni della periferia campana: una serie italiana che gli italiani (dalla Val D'Aosta alla Sicilia) guardano con piacere sottotitolata: alla faccia della tanto celebrata scuola di doppiaggio italiana. Nel corso di sole due stagioni (altre due sono già state confermate) i suoi protagonisti sono diventati delle star, come Salvatore Esposito e Marco D'Amore, oggi tra gli attori italiani più richiesti. Una delle caratteristiche che ha reso Gomorra così popolare è l'indifferenza verso i propri personaggi: mai affezionarsi troppo a uno di loro, potrebbe essere fatto fuori (da un clan rivale, e dagli sceneggiatori) in qualsiasi momento. Un po' Trono di spade a Scampia. E infatti, come ha raccontato Roberto Saviano a Rolling Stone quest'anno: «Il mondo criminale ha una struttura feudale e aristocratica, e la camorra conserva una matrice gerarchica che, in effetti, rievoca il mondo nobiliare: il principe, il conte, il barone. Di conseguenza, viene naturale parlare di regno e di monarchia». Nel gioco del potere, vince chi tradisce le regole.


1. "La piovra" (-)

La piovra andò in onda in prima serata su Rai 1 per 15 anni. Ogni puntata faceva in media tra i 10 e i 15 milioni di spettatori. Un'enormità. La piovra era la Mafia. Lo scandalo della serie stava nel fatto che buoni e cattivi si combattevano su un terreno che partiva da Palermo, ma si estendeva fino alla politica e all'economia ufficiale, nazionale e internazionale. Cosa che si sapeva da tempo, ma nessuno l'aveva mai raccontata tanto chiaramente. La piovra riportava in tv lo stile del cinema italiano degli anni -: il cinema politico di Petri e Damiani (che fu il primo regista della serie, scritta inizialmente da Ennio De Concini); i mafia-movie che discendevano dal primo Francesco Rosi passando per il neobarocco Francis Ford Coppola e il neorealista Martin Scorsese; il film d'inchiesta da cui venivano gli altri sceneggiatori Rulli e Petraglia. Usava certe formule dei poliziotteschi ai quali avevano partecipato a suo tempo i "commissari" Michele Placido e Vittorio Mezzogiorno. A scrivere le musiche venne chiamato Ennio Morricone, che partecipò da par suo a questo saggio meta-cinematografico, riciclando con mestiere le sue composizioni: Il clan dei siciliani, Città Violenta, C'era una volta il West. Eppure La piovra era una serie modernissima per i tempi, ed ebbe enorme successo internazionale specialmente nell'ex Est Europeo, dove a questo proposito il Made in Italy aveva ancora parecchio da dire. Perché nella Piovra erano già quasi tutti cattivi, meno il commissario Corrado Cattani (Michele Placido). Che infatti morì alla fine della quarta serie, di fronte a 17 milioni di spettatori sinceramente commossi - tre anni prima di Falcone e Borsellino. Il suo posto fu preso da Davide Licata (Vittorio Mezzogiorno), che invece, poveretto, morì davvero durante la lavorazione della sesta serie, e con lui il suo personaggio. A quel punto agli sceneggiatori non restò che imboccare la strada del Male Assoluto, tipo James Bond. Per questo restò vivo fino all'ultima inquadratura della serie il cattivo numero uno Tano Cariddi, l'attore Remo Girone, supermanager della mafia dei colletti bianchi. Che guidava macchinoni blu, aveva un'attitudine monacale e camicie immacolate. Figlio ideale di Sindona e Dell'Utri - anche se questo non si poteva dire e non si disse mai, in effetti. Ma il bersaglio grosso della serie, specie negli anni , era proprio quello.


La giuria scelta da Rolling Stone Italia:


Alessandro Cattelan - Conduttore tv, scrittore, X Factor, Ma la vita è un'altra cosa, E poi c'è Cattelan.

Maurizio Costanzo - Conduttore tv, sceneggiatore, Maurizio Costanzo Show, Bontà loro, La casa dalle finestre che ridono.

Carolina Crescentini - Attrice, Parlami d'amore, Mine vaganti, Boris, Assolo.

Giancarlo De Cataldo - Magistrato, scrittore, sceneggiatore, Romanzo criminale (libro e serie), Suburra, I traditori.

Salvatore Esposito - Attore, Gomorra - La serie, Lo chiamavano Jeeg Robot, Zeta.

Carlo Freccero - Autore tv, esperto di comunicazione, primo direttore di Rai 4, editorialista di Rolling Stone.

Giorgio Gherarducci - Conduttore radio, autore tv, membro della Gialappa's Band, Mai dire Gol, Tutti gli uomini del deficiente.

Marco Giusti - Critico cinematografico, saggista, autore tv, Blob, Fuori orario, Stracult, Moana.

Fabio Guarnaccia - Scrittore, direttore di Link - Idee per la televisione, Più leggero dell'aria, Una specie di Paradiso.

Francesco Lauber - Autore e produttore tv, fondatore di Dry Media, X Factor, Masterchef, Undressed.

Saverio Raimondo - Comico, autore e conduttore tv, CCN - Comedy Central News, Dov'è Mario.

Ludovica Rampoldi - Scrittrice e sceneggiatrice, , Gomorra - La serie, In Treatment.

Fatma Ruffini - Autrice tv, Scherzi a parte, Stranamore, Karaoke, C'eravamo tanto amati, Casa Vianello, Camera Café.

Cinema + Tv / News

The 25 best Italian show and TV series of ever

If each Country has the tv that it deserves, we are not then so bad: from the comedy shows to the great varieties until the series that made us look good abroad, here is the best of our TV, from to today


Teo Teocoli and Antonio Albanese in the study of "Mai dire Gol" (Never say Goal)

The adage says that television has taught Italian to the Italian people more than the school. At some point, perhaps with the advent of the realities, it must also have stopped doing it, but it's another matter. Over 60 years of TV, summarized in the 25 programs most important, original, unforgettable, chosen by a super jury. As in the ranking drawn up by the American Rolling Stone, are the stories to win: I Soprano (The Sopranos) on one side, La piovra (The octopus) on the other. The Italian Mafia and the Italian American one, which together with Gomorra (Gomorrah) and Breaking Bad, but not only, form a nucleus of stories of crime (organized or not) that, evidently, is still the basic ingredient to achieve the epic in the storytelling. Then, of course, there are the programs that take the television and overthrow it, investigating the way and mocking it, always affectionately: Mai dire gol (Never say Goal), Blob, Quelli della notte (Those of the night). And still, Drive In, Boris, Il caso Scafroglia (The case Scafroglia), Non è la Rai (Is not the Rai): the art all Italian of desecrating the holy, from the inside. Look in the history of television it means to go back over a time (many times) through the evolution of the costume: scandals, such as the navel of Raffaella Carrà (Canzonissima, ) that today make you smile, or maybe not, if in the modern it's enough yet to show a joint in prime time to upset the spirits. As the American ranking, even ours is made just to make talk, and maybe to piss: for each of these programs, there's at least another one who would have deserved to be included. But if every Country has the Tv that it deserves, perhaps we are not then so bad.


25. "Carosello" (Carousel) (-)

For a generation, "to bed after Carosello" it was the diktat to which you could not escape (exemptions: deaths of Popes, murderers of Presidents, moon landings). Elegant television format and encoded - merit, is narrated, of Luciano Emmer - born to present all together the advertisement, in the form of stories. Among the directors: Olmi, Pontecorvo, Leone, Pasolini, Fellini. The Italians actors: all. And even stars like Sinatra, Jerry Lewis, Yul Brynner. But at the first place in the memories there are animations: Calimero, Bialetti ("The little man with the mustaches"), Lavazza ("Carmencita and Caballero") - besides being Italians it means to give priority to a good coffee.


24. "1992" (-today)

Ambitious TV series on the historical moment - Tangentopoli - in which Italy has left the twentieth century to become pop, populist, false, post-factual: in short, never boring. It's produced by Sky in collaboration with La7, from an idea - impossible to forget it - of Stefano Accorsi. Success of audience, but also criticisms (such as those to the diction of the poor Tea Falco): to emerge, unexpectedly, the former Miss Italy Miriam Leone in the role of a ruthless showgirl and ready for everything. The German daily news Frankfurter Allgemeine, talking about , it goes so far as to state: "Rarely a Country finds the courage to look itself in the mirror in this way". And the trilogy continues: are coming (, about Enimont trial) and (about that famous "Entering the field").


23. "Rockpolitik" ()

It can also happen that, Berlusconi kings, Adriano Celentano has carte blanche for a program in prime time on Rai 1: the director of network of the time, Del Noce, for precaution suspends himself. In the dichotomy between "rock" and "slow" is divided the world (a bit confused, always) of Celentano: on one hand the gay, Ratzinger, Paperino, Vale Rossi; on the other side Moggi, "to make mines", Briatore, Porto Cervo. And so on. The eye of B, as the one of Mordor, sees all. But are not enough the ranking Freedom of Press (that year we go bad) and the return of Santoro because the announced scandal is such. Also thanks a disarmed Benigni, the souls are soothed: "It's true satire", a member of the Government even says.


22. "Avanzi" (Leftovers) (-)

Third program presented by Serena Dandini after La tv delle ragazze (The tv of the girls) and Scusate l'interruzione (Sorry to interrupt). Among hers merits there's the one to have confirmed the genius of Corrado Guzzanti, which takes over the character of the "wicked" director Rokko Smitherson, and introduces the imitations of Giovanni Minoli, Vittorio Sgarbi, but especially Lorenzo: the Roman repeating high school student with the t-shirt of Nirvana and the obsession with the verb "secrete". (A few years later is a comedy sketch, today moving, between Lorenzo/Guzzanti and the band of Kurt Cobain, just before the suicide of this).


21. "Chi l'ha visto?" (Who has seen him?) (-today)

"... Who has seen him, that my mother likes it much / So that no one is free to run away in holy peace", Jovanotti rapped in Television Television, . Program-public board, complete with a dedicated phone number for the live reports by the spectators, born to help family members of missing persons. In more than 1,100 episodes (historical presenters: Donatella Raffai yesterday, Federica Sciarelli today) has told an Italian history a little dejected, not without moments of hope: the one of a Country not mapped, dark, ahistorical. The deep province, where continue to happen things that no one can give an explanation.


20. "Karaoke" (-, )

, Italy is shaken by the slaughters of mafia. What could be more reassuring that surround each other and sing together the greatest hits of the Italian Song? The party in the square as response to the terror: the theoretically exotic phenomenon (Karaoke is a Japanese word) becomes national popular in an instant. A guy with a ponytail, very nice, Rosario called Fiorello, keeps up the morale and assigns celebrity moments. Today we know that from this traveling stage are passed beautiful hopes as Elisa, Tiziano Ferro, Laura Chiatti, Elisabetta Canalis. Perhaps for inspiration, a few months later, another talent, Silvio from Arcore (past as chansonnier on the cruise ships), grabs the microphone, and starts his song.


19. "Maurizio Costanzo Show" (1982-2009, -today)

From Teatro Parioli in Rome, the talk show as we know it around here: 30 editions, 4405 episodes. It's the evolution of Bontà loro (Their goodness) (-), always presented by Costanzo. The folklore is also merit of the breaks of the master Bracardi, musical counterpart of Costanzo in white frac. Remain in the memory the "human cases" and the standing ovations that are not denied to anyone (famous the polemic for the applause to a group of neonazis); but, of course, also the campaigns against the Mafia (that lead to the failed attack of the , against Costanzo and De Filippi), and the proclamations in favor of Emergency, the environment, the people with mental illness. And good shirt to all.


18. "Canzonissima" (-)

Landing tv of the eponymous radio contest; fundamental for a few "scandalous" episodes, indicators of the evolution of the society in Italy: the exposed navel of Raffaella Carrà in , and still hers Tuca Tuca the next year (the Rai managers, fearing the prospective crushing of the television image, force the dancers in an uncomfortable position of 3/4: for not leave doubts about which parts of the body were actually touched). In , the umpteenth censure to the texts of Dario Fo and Franca Rame, presenters on duty, forces the couple to leave the program: starting so a long and glorious career off Against the Power.


17. "Romanzo criminale" (Criminal Romance) (-)

The bestseller novel (by Giancarlo De Cataldo) becomes successful movie and then cult tv series for an Italian audience that did not expect productions worthy of Hollywood - perhaps it had forgotten La piovra (The octopus), which it concluded, let's remember it, inside the volcano Etna: more epic than this! Stefano Sollima directs, the Italian Tarantino for humor and attitude. In 22 episodes the series explores, with breath and adequate swaggers, the criminal stories of this literary version of the gang of the Magliana: characters like the Libanese, the Freddo, the Dandi, the police commissioner Scialoja, today have all entered the collective imagination to the point of almost obscuring their real models.


16. "Amici" (Friends) (-, -)

Its first incarnation was a talk show apparently like many, presented for a few months by Lella Costa. She's replaced by Maria De Filippi, known then only for being the mate of Maurizio Costanzo. Since that moment Amici (Friends) will become the creature of that which, in a few years, will be the queen of the Italian television. There were warning signs of the Italy of today, in that audience (active) of average Italians, polymaths and meddlers? Was it the live version of a bulletin board of social network? Or the seed of the reactivity of 5 stars party judgment? The importance of Amici (Friends), for what we have become, it's still all to be discovered.


15. "Studio Uno" (Studio One) (-)

Forerunner of the varieties of the Saturday night, it's especially linked to the success of its main presenter, Mina: girl from the North Italy still at early career that will amaze everyone thanks hers spirit, accompanied from time to time by counterparts as Alberto Lupo, Marcello Mastroianni, Nino Manfredi, Vittorio De Sica. If you add the upsets of the Kessler twins, and their Da-Da-Un-Pa, nonsense anthem to the international love; the American choreographies of Don Lurio; and the innovative scenic designs of Cesarini from Senigallia: here is the prototype of the multifunctional container that, 50 years later, is never out of fashion.


14. "I promessi sposi" (The Betrothed) ()

Rigorously Pippo Baudo style (as Beppe Grillo at the beginning), that is not politicized, but technically monstrous, the trio Lopez-Marchesini-Solenghi at its maximum brought on Rai 1 the parody of I promessi sposi (The Betrothed) still firmly present in the nightmares of the Italian high school students, and already subject of two blockbuster dramas, in and in . The idea was that of precipitate the story of the two poor lovers, of the plague and of all the rest, in the stupid program of the television of the time. With Ruud Gullit, Wanna Marchi, Giulio Andreotti, Daniele Piombi among the cameo, the result was clamorous: almost 15 millions of viewers for the first of the 5 episodes.


13. "Samarcanda" (-)

Ten years later Portobello, the "TV of the people" is that of Michele Santoro on Rai 3. Very elegant the study of Teulada street, work of the theater director Giorgio Barberio Corsetti: a wooden walkway for the conductor, two tribunes for the guests (politicians, journalists, experts) confused with the audience, the pitch black background. In the squares in connection from all over Italy, under the harsh light of the spotlights, it shouts, it breaks, are done the cheers and the choruses. In , during Tangentopoli, the democracy is saved from the television passing through the Greek tragedy, the avant-garde theater and the lesson of the free radios (between the envoys there is a former Radio Alice, Maurizio Torrealta).


12. "Portobello" (-, )

The formats of the "tv of the ordinary people" have been invented almost all by Enzo Tortora. In Portobello are sold and bought old things and weird ideas (a mix of eBay and crowdfunding, where it could happen that a guy came to seek fundings to smooth the Ligurian Passo del Turchino and solve so the problem of the fog in Val Padana (Po Valley)), are searched and found friends, relatives, husbands, wives. Meanwhile, the competitors try to make say the name "Portobello" to a parrot in the studio. It was a half tragedy in the arrest of Tortora, with imputations of Camorra and cocaine: all retracted after a prison ordeal and processes lasted five years, yet the innocence of Italy definitively collapsed. If even the kindest man of the world could end in the mud, everything was possible.


11. "Il commissario Montalbano" (Inspector Montalbano) (-today)

After Sheridan, Nero Wolfe and Maigret - the great commissioners of the Rai dramas - and after almost two decades in which in the yellow plots dominate the noir, the political intrigue, the organized crime, Montalbano is a boon for the Rai fiction. Our Derrick. The bestseller in the Italian-Sicilian language written by Andrea Camilleri (which already at that time had participated in the staging of Sheridan and Maigret), shot by Alberto Sironi and played by Luca Zingaretti, become one of the most viewed series of movies for the television of all time. Always reassuring in the staging, but democrats, antimafia and even of left in the moral. From the series also comes a spin-off: Il giovane Montalbano (The young Montalbano), played by Michele Riondino.


10. "Non è la Rai" (Is not the Rai) (-)

Theoretician of the television empty, Gianni Boncompagni is the inventor of formats of pure hypnosis as the disco on tv of Discoring and the beans of Carrà in Pronto Raffaella (Hello Raffaella). Moved to Fininvest, he finds the synthesis of his obsessions in Non è la Rai (Is not the Rai): program of songs in playback and silly little games for young kids that come back home from school. To the Pygmalion attitude, the sixty years director joins a very snobbish passion for the cultural decadence of the working-class suburb 15 years old, that will be hers new Raffaelle. After several attempts he discovers Ambra Angiolini and realizes his perverse masterpiece: to revive in the body of a 16 years old through the famous "earphone". The public knew little of all this, and even most of the girls - almost all ended to swell the ranks of the valleys and of the realities. Ambra will take 10 years to recover herself.


9. "Boris" (-)

Because of the Italian tv are remembered especially the programs that make you laugh, indeed laughing at TV the same? Certainly Boris is the lastest possible parody of the last Italian genre - the prime time drama - just before that the obsession for the American series sweeps away everything (or almost). The drama is called Gli occhi del cuore (The eyes of the heart), the actors are "dogs" for definition, the director a nice scoundrel. The authors Torre, Ciarrapico and Vendruscolo submit to the discipline of the screenplay 50 years of parodies and metanarration about the cinema and the TV, from Federico Fellini to Nanni Moretti. A group of actors, survived the destruction of the cinema and of the Italian comedy TV during the two decades of Berlusconi, willingly accept the challenge. They have nothing left to lose.


8. "Drive In" (-)

An anti-variety anti-Rai, brisk and youthful (but debtor to some innovative Rai programs like Non stop (Not stop)). Fininvest style, with inside the black soul of the "situationist" Antonio Ricci. Generational, very Milanese, very ambiguous in the result: satire or exaltation of the new times? However ultra 80s for writing, humor, arguments: the paninaro, the Bocconi student, the seller of fake paintings. The mounting of parodies and sketches was set in a very American drive-in with laughters as sit-com, synchronized with the commercial breaks announced by very busty and ironic girls, as in the magazines for masturbators and (Ricci added) on the covers of The Espresso. How ironic, then, it has never fully understood, but it matters a little.


7. "Un, due, tre" (One, two, three) (-)

Thirty years before Arbore and Guzzanti, the Italian TV was already "meta". It opened the doors to the variety, hosting parodies of its educational and cultural programs: the investigations in the valle del Po (Po Valley) of the writer dandy Mario Soldati, the documentaries about the condition of the women. Vianello and Tognazzi - terrific comic duo that came from the variety and cinema - had easy game in evoking monsters and ghosts of the (former) peasant Italy, that everyone knew still very fine. Besides these, new monsters made their way: the program was closed overnight for a sketch that evoked the President of the Republic Gronchi, fallen from the chair during a premiere of the Scala.


6. "Il caso Scafroglia" (The Scafroglia case) ()

It's the masterpiece of Corrado Guzzanti. Broadcast on Rai Tre, hosted in an anonymous news studio (they are the times in which the network identity "of left" is dismantled), Guzzanti without trick in the role of a cynical and indistinguishable conductor from the real ones uses the format of Chi l'ha visto? (Who has seen him?) to tell the research of a such Mario Scafroglia, which in the end it will be discovered to be himself. In the fake live coverage (very written: the reference is not Arbore, rather the Monty Python), Guzzanti has as right-hand man Marco Marzocca in the role of Father Federico, priest ultra moralist with Verdone influences. The study is the setting for the other characters of Guzzanti and of the same Marzocca (Tremonti, the mason, Vulvia, the Philippine domestic ecc.), in the form of twisted sketches, without conduction.


5. "Quelli della notte" (Those of the night) ()

To the Anglo-Saxon comic authors we can envy a lot of things in terms of technique and writing (the sitcoms, the stand-up, the Saturday Night Live), less one: the art of fooling. The jazzman Renzo Arbore brought on TV a whole group of comic masks to animate a fake talk-show imagined in his house, between and . Friar Antonino from Scasazza (Nino Frassica), the salesman of paddleboats (Maurizio Ferrini), the king of the obvious Maurizio Catalano (to mention only some of the gang) worked on a few catchphrases, a daily canovaccio and the "right-hand man" of the conductor. It satirized on the small screen rituals (the hosted, the columnist, the talk), and the success was crazy: the catchphrases of that time are still fixed in the Italian common rhetoric. There are still those who know by memory the program's theme song.


4. "Blob" (-today)

Just before Internet was invented, it was the television, and not the computer, the appliance always on in the house. Inevitable that the flow would produce side effects, confusing in an indistinct jam comic characters, tragic, sacred, profane, trash, sublime. A blob, exactly. On air during the newscasts, composed by an anarchic group of "visionaries" hidden behind the signature of Ghezzi and Giusti, Blob returned the highlights of the "TV of the day before" in little more than 10 minutes. The procedures were a bignami of the avantgarde and of the Agit-Prop - from the toilet of Duchamp to the futuristic synthesis, until the videoclip. They revealed the Italian television star system at its maximum splendor (Fede, Santoro, Ferrara, the TV shouted, the TV of the pain, the war live, the technical errors..), immediately before the conquest of the power by the number one television tycoon and the consequent end of an era.


3. "Mai Dire Gol" (Nevery Say Goal) (-)

Mai dire gol (Never say goal) begins with the World Cup and ends in , when the satellite TV changes forever our relationship with the football. But in the clumsy and wasteful pomposity of the narration of the national football reaches its highest levels: from Aldo Biscardi to the last envoy of 90th minute. Santin-Gherarducci-Taranto come from Radio Popolare, and here vampirize the reports of the matches. They silence the audio, break the complicity of non-sport journalism of those years, giggle and mock as all the fans at the bar, they apply (this is a news) the cheerful tone of the Milan moralism of left. Footages and synthesis subjected to their treatment have been purchased that year by Fininvest (it's started the war of the rights); and the microformats Un uomo un perché (A man a why), Il gollonzo (The absurd goal) etc, enter the national football lexicon. Because at the time there was neither human type nor regional mask nor simple monster that was not represented in the great circus (not for long) of the Sunday and of the Monday of the football programs, the next idea is that to reuse the format of 90th minute (is almost all so the story of the Italian television in those years) to build a comic show. In fake connection, in the various editions of the program, Caccamo (Teocoli), Frengo (Albanese), Nico and the Sardinians, Flanagan (Aldo, Giovanni and Giacomo) and many others use the regional mask to comment falsely their team. Aired in the late evening, Mai dire gol (Nevery say goal) can be said to be our Saturday Night Live. There's no famous comic that has not passed from there, in those 10 years.


2. "Gomorra" (Gomorrah) (-today)

If it was not for La piovra (The octopus), the winner of this our ranking would has been Gomorra (Gomorrah) - but, simple, the epic of the Commissioner Cattani has come before and in unsuspected times. The tv series directed by Sollima, Comencini, Cupellini and Giovannesi, under the supervision of Roberto Saviano - third stage of narrative evolution, after the bestseller novel and the movie by Garrone - it's, together with Romanzo criminale (Criminal romance), the Italian contribution to the so-called international golden age of the TV, expected to continue in years to come with , The Young Pope, Suburra - La serie (Suburra - The series) etc. The camorra stories, inspired by real news events and revised with great class, go beyond the regional level to become a noir epic saga that remembers more Narcos, Quei bravi ragazzi (Goodfellas) or the Yakuza by Kitano, than an Italian drama. The gangsters, as well as the violence, basically they look alike everywhere. Gomorra (Gomorrah) is more alive just where its characters speak the bitter, very close dialect of the Campania suburban districts: an Italian series that the Italians (from Aosta Valley to Sicily) watch with pleasure subtitled: in the face of the much celebrated Italian dubbing school. In the course of only two seasons (others two have already been confirmed) its protagonists have become some stars, as Salvatore Esposito and Marco D'Amore, today among the most popular Italian actors. One of the characteristics that has made Gomorra (Gomorrah) so popular is the indifference towards their characters: never too attach to one of them, he could be finished up (by a rival clan, and by the screenwriters) at any time. A bit Trono di spade (Game of Thrones) in Scampia. And indeed, as Roberto Saviano has told to Rolling Stone this year: «The criminal world has a feudal and aristocratic structure, and the Camorra preserves a hierarchical matrix that, in fact, evokes the aristocratic world: the Prince, the Count, the Baron. Consequently, it's natural to speak about kingdom and about monarchy». In the game of the power, wins who betrays the rules.


1. "La piovra" (The octopus) (-)

La piovra (The octopus) aired in prime time on Rai 1 for 15 years. Each episode had on average between the 10 and the 15 millions of viewers. An enormity. La piovra (The octopus) was the Mafia. The scandal of the series was in the fact that good and evil people fought each other on a land that started from Palermo, but it extended to the politics and to the economy official, national and international. Thing that was known a long time ago, but no one had ever told it so clearly. La piovra (The octopus) brought back on TV the style of the Italian cinema of the years -: the political cinema of Petri and Damiani (who was the first director of the series, originally written by Ennio De Concini); the mafia-movies who descended from the first Francesco Rosi passing by the neo-baroque Francis Ford Coppola and the neorealist Martin Scorsese; the investigation movie from which came the other screenwriters Rulli and Petraglia. It used some formulas of the detective stories to which had participated in its time the "commissioners" Michele Placido and Vittorio Mezzogiorno. Ennio Morricone was called to compose the musics, who participated for his part in this meta-cinematographic essay, recycling on purpose his compositions: Il clan dei siciliani (The clan of the Sicilians), Città Violenta (Violent city), C'era una volta il West (Once Upon a Time in the West). Nevertheless La piovra (The octopus) was a very modern series for the times, and had huge international success especially in the former Eastern Europe, where in this regard the Made in Italy had still a lot to say. Because in the Piovra (Octopus) were already almost all bad, less the commissioner Corrado Cattani (Michele Placido). That in fact died at the end of the fourth series, in front of 17 millions of viewers sincerely moved - three years before Falcone and Borsellino. His place was taken by Davide Licata (Vittorio Mezzogiorno), which instead, poor man, actually died during the processing of the sixth series, and with him his character. At that point the screenwriters had no choice but to take the road of the Absolute Evil, as James Bond. For that remained alive until the last shot of the series the villain number one Tano Cariddi, the actor Remo Girone, supermanager of the Mafia of the white collars. Who drove big cars blue, had a monastic attitude and immaculate shirts. Ideal son of Sindona and Dell'Utri - although this could not be said and never was said, in fact. But the big target of the series, especially in the years , was just that.


The jury chosen by Rolling Stone Italy:


Alessandro Cattelan - Television host, writer, X Factor, Ma la vita è un'altra cosa (But life is another thing), E poi c'è Cattelan (And then there is Cattelan).

Maurizio Costanzo - Television host, screenwriter, Maurizio Costanzo Show, Bontà loro (Their goodness), La casa dalle finestre che ridono (The house with laughing windows).

Carolina Crescentini - Actress, Parlami d'amore (Speak to me of love), Mine vaganti (Loose Cannons), Boris, Assolo (Solo).

Giancarlo De Cataldo - Magistrate, writer, screenwriter, Romanzo criminale (Criminal romance) (book and series), Suburra, I traditori (The traitors).

Salvatore Esposito - Actor, Gomorra - La serie (Gomorrah - The series), Lo chiamavano Jeeg Robot (They called him Jeeg Robot), Zeta.

Carlo Freccero - Author tv, communication expert, first director of Rai 4, editorialist for Rolling Stone.

Giorgio Gherarducci - Radio host, TV author, member of the Gialappa's Band, Mai dire Gol (Never say Goal), Tutti gli uomini del deficiente (All the men of the deficient).

Marco Giusti - Cinema critic, essayist, author tv, Blob, Fuori orario (Overtime), Stracult, Moana.

Fabio Guarnaccia - Writer, director of Link - Idee per la televisione (Link - Ideas for the television), Più leggero dell'aria (Lighter than the air), Una specie di Paradiso (A kind of Paradise).

Francesco Lauber - Author and television producer, founder of Dry Media, X Factor, Masterchef, Undressed.

Saverio Raimondo - Comedian, author and television host, CCN - Comedy Central News, Dov'è Mario (Where is Mario).

Ludovica Rampoldi - Writer and screenwriter, , Gomorra - La serie (Gomorrah - The series), In Treatment.

Fatma Ruffini - Tv author, Scherzi a parte (Jokes aside), Stranamore (Strangelove), Karaoke, C'eravamo tanto amati (We had so loved), Casa Vianello (Vianello Home), Camera Café (Original format: Caméra Café).

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Ninni Bruschetta protagonista di "Storie di Cinema"
News 2016 - Boris: La "fuori-serie" italiana per eccellenza

02/04/2016 | Tom's Hardware

Boris: La "fuori-serie" italiana per eccellenza
News 2016 - Userò gli occhi del cuore... per binge-watchare Boris

25/03/2016 | Blue Box Series

Userò gli occhi del cuore... per binge-watchare Boris
News 2016 - Boris Il film su Rai Movie il 22 Marzo 2016

21/03/2016 | Rai Movie

Boris Il film su Rai Movie il 22 Marzo 2016
News 2016 - Serie TV italiane: Boris, la televisione di qualità è impossibile

16/03/2016 | Pollo

Serie TV italiane: Boris, la televisione di qualità è impossibile
News 2016 - Boris. La fuori serie italiana

13/03/2016 | UniversoMe

Boris. La fuori serie italiana
News 2016 - Boris

11/03/2016 | Netflix Italia

Boris
News 2016 - Le 7 migliori serie tv italiane

10/03/2016 | Paramount Channel Italia

Le 7 migliori serie tv italiane
News 2016 - Francesco Pannofino: il doppiaggio è un trucco, per questo agli italiani viene meglio che agli altri

05/03/2016 | Linkiesta

Francesco Pannofino: il doppiaggio è un trucco, per questo agli italiani viene meglio che agli altri
News 2016 - Boris arriva su Netflix

05/03/2016 | Informazi.one

Boris arriva su Netflix
News 2016 - #VenerdìVintage - 10 cose che Boris ci ha insegnato sulle fiction italiane

04/03/2016 | Hall of Series

#VenerdìVintage - 10 cose che Boris ci ha insegnato sulle fiction italiane
News 2016 - 15 citazioni imperdibili dalla serie tv Boris

04/03/2016 | Wired

15 citazioni imperdibili dalla serie tv Boris
News 2016 - Boris. In gif.

04/03/2016 | Serial Minds

Boris. In gif.
News 2016 - Boris sbarca su Netflix - Viva la merda!

02/03/2016 | Stay Nerd

Boris sbarca su Netflix - Viva la merda!
News 2016 - Boris sbarca su Netflix: la serie geniale made in Italy da oggi online!

01/03/2016 | Wisebreak

Boris sbarca su Netflix: la serie geniale made in Italy da oggi online!
News 2016 - Boris è approdato su Netflix (ed è la prima fiction italiana a farlo)

29/02/2016 | Davide Maggio

Boris è approdato su Netflix (ed è la prima fiction italiana a farlo)
News 2016 - La serie tv Boris sbarca su Netflix

28/02/2016 | MCT Master in Cinema e Televisione

La serie tv Boris sbarca su Netflix
News 2016 - Boris: del perché dovreste guardarlo (su Netflix) - Speciale

26/02/2016 | The Games Machine

Boris: del perché dovreste guardarlo (su Netflix) - Speciale
News 2016 - Boris: su Netflix sbarca la serie completa

26/02/2016 | Velvet Cinema Italia

Boris: su Netflix sbarca la serie completa
News 2016 - Netflix Italia: è uscita la serie completa di Boris!

26/02/2016 | MangaForever

Netflix Italia: è uscita la serie completa di Boris!
News 2016 - Le tre stagioni di Boris sono disponibili su Netflix

26/02/2016 | IGN Italia

Le tre stagioni di Boris sono disponibili su Netflix
News 2016 - La serie TV italiana Boris sbarca ufficialmente su Netflix!

26/02/2016 | SmartWorld

La serie TV italiana Boris sbarca ufficialmente su Netflix!
News 2016 - Netflix mette in catalogo la prima serie italiana

26/02/2016 | Webtelevision

Netflix mette in catalogo la prima serie italiana
News 2016 - Boris, le tre stagioni da oggi sono disponibili su Netflix

26/02/2016 | Movieplayer

Boris, le tre stagioni da oggi sono disponibili su Netflix
News 2016 - Da oggi la serie tv "Boris" è su Netflix ("dai dai dai!")

26/02/2016 | Il Post

Da oggi la serie tv "Boris" è su Netflix ("dai dai dai!")
News 2016 - Netflix Italia ha aggiunto Boris al suo catalogo

26/02/2016 | Neflix

Netflix Italia ha aggiunto Boris al suo catalogo
News 2016 - Boris torna su Netflix, 10 motivi per rivedere la più divertente serie tv italiana

25/02/2016 | Dailybest

Boris torna su Netflix, 10 motivi per rivedere la più divertente serie tv italiana
News 2016 - "Boris" su Netflix, 10 anni dopo la fiction in Italia è ancora "a cazzo di cane"

25/02/2016 | Fanpage

"Boris" su Netflix, 10 anni dopo la fiction in Italia è ancora "a cazzo di cane"
News 2016 - Boris, le tre stagioni dello show arrivano su Netflix

25/02/2016 | Wired

Boris, le tre stagioni dello show arrivano su Netflix
News 2016 - Ninni Bruschetta: «Da "Boris" a "Quo vado?", la mia vita da gregario»

25/02/2016 | TV Sorrisi & Canzoni

Ninni Bruschetta: «Da "Boris" a "Quo vado?", la mia vita da gregario»
News 2016 - Boris arriva su Netflix: in streaming tutte e 3 le stagioni

25/02/2016 | TV Sorrisi & Canzoni

Boris arriva su Netflix: in streaming tutte e 3 le stagioni
News 2016 - Boris: il "metaseriale", il grottesco e la disillusione.

05/01/2016 | Grado Zero

Boris: il "metaseriale", il grottesco e la disillusione.

Meme casuali

S01E08

Io non prendo farmaci da 11 anni! Sono contrario ai farmaci.
S01E08

E vaffanculo crucchi de merda! Due a zero a casa vostra, Grosso-Del Piero. Poo popopo popopo. Poo popopo popopo.

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