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News 2016

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Da 30 Rock e Boris a The Newsroom: quando la TV si racconta attraverso le serie

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Da 30 Rock e Boris a The Newsroom: quando la TV si racconta attraverso le serie

Sono ormai numerose le generazioni cresciute in simbiosi col piccolo schermo, le sue comodità e le sue imperfezioni. Proviamo a illustrare il nostro rapporto con la TV attraverso un pugno di serie che l'hanno raccontata, omaggiata, denunciata e presa in giro da dietro le quinte.


Siamo consapevoli di non essere gli unici, ma da queste parti con la TV abbiamo un rapporto di amore e odio. Amore perché gran parte del nostro lavoro è dedicato alle serie televisive, quelli che una volta chiamavamo telefilm, e perché in fondo le nostre generazioni anche il cinema l'hanno conosciuto e amato in primis sul piccolo schermo. Odio perché non ci ritroviamo più in quello che la televisione generalista attuale (italiana ma non solo) propone e perché anche le cose che amiamo (film e serie) sono spesso maltrattate da programmazioni senza senso, troppa pubblicità, impossibilità di scegliere il doppio audio o i sottotitoli e molti altri limiti che, oggi come oggi, non sono più così facilmente accettabili.


Chi come noi lavora e vive sul web non può fare a meno che soffrirli questi limiti, e cerca di superarli in qualche modo, preferendo magari altri strumenti e mezzi più veloci, più moderni e, in fondo anche se non sempre, più affidabili. Ed è così che ai telegiornali da tempo preferiamo le news delle testate online, i film al di fuori del cinema li vediamo in blu-ray o online, e anche per le serie ci dividiamo tra satellitare e i nuovi servizi streaming quali Netflix, Infinity o NowTV.



Questo non significa che la TV tradizionale non abbia senso o non abbia meriti ancora oggi, ma è evidente che qualcosa è cambiato, e anche tanto, nel rapporto tra pubblico e televisione. Cosa ci rimane di quell'epoca in cui la TV regnava incontrastata? Per chi non è più tanto giovane ci sono i ricordi personali oppure i racconti di genitori e nonni, e poi ci sono ovviamente anche quei registi e quegli autori che il fenomeno della TV hanno saputo raccontarlo sul piccolo e grande schermo e in tutte le salse, mostrandocene pregi e difetti, sottolineando i limiti di oggi ma anche le (in)finite possibilità di un tempo. Abbiamo deciso in questo articolo di concentrarci soltanto sulle serie TV ambientate proprio sui set televisivi, ma ne vedrete comunque di tutti i colori!



Vengo dopo il tiggì


Cominciamo citando il mitico Indietro Tutta di Renzo Arbore - e in fondo la nostra personale (ma brevissima) storia d'amore con la televisione comincia proprio da lì - ma in realtà vogliamo parlare di qualcosa di ben più serio, ovvero di come le serie TV ci abbiano spesso raccontato il mondo dei notiziari e del giornalismo televisivo in modo ricco e completo, persino più di quanto abbia fatto a volte il cinema. La serie più nota su questo argomento è certamente The Newsroom, ultima (per ora?) opera per il piccolo schermo di quel geniaccio di Aaron Sorkin alla prima collaborazione con la HBO, che racconta le vicissitudini della fittizia Atlantis Cable News e di coloro che ci lavorano, a partire dall'anchorman Will McAvoy (Jeff Daniels) alle prese con una crisi personale.


La serie di Sorkin è in qualche modo diventata oggetto di culto fin da subito, soprattutto grazie al celebre monologo iniziale di Daniels sul perché l'America non sia più il più grande paese del mondo, eppure ha ricevuto critiche ferocissime da gran parte della stampa USA per il modo in cui ha rappresentato il mondo dei notiziari e trattato alcuni argomenti molto scottanti. Perché la forza, e anche il tallone d'Achille visto quel che è successo, dello show era stata l'idea geniale ma rischiosa di raccontare eventi d'attualità realmente accaduti qualche mese prima mostrando gli errori e i difetti di coloro che realmente li avevano raccontati in TV e proponendo quello che, secondo Sorkin almeno, sarebbe stato invece il modo corretto per raccontarli. Strano che la stampa USA non abbia amato questo The Newsroom, vero?



Di poco antecedente è invece The Hour, miniserie BBC del , che racconta di un nuovo show politico settimanale ambientato nel ai tempi della rivoluzione ungherese e della crisi di Suez: nonostante le indubbie differenze date dal diverso contesto, la storyline principale è fondamentalmente simile nel raccontare questo gruppo di giornalisti e produttori che cercano di realizzare un programma che sia innovativo, rivoluzionario e, inevitabilmente, molto controverso.



Ma raccontare il mondo TG non vuol dire necessariamente realizzare show politici e "pesanti". Murphy Brown per esempio è una celebre sitcom andata in onda per 10 stagioni dal al e vedeva come assoluta protagonista una meravigliosa Candice Bergen, giornalista investigativa e presentatrice per un programma fittizio della CBS, FYI. Lo show si ispirava a fatti realmente avvenuti e così facendo non perdeva l'occasione anche per fare satira politica (tanto che un vicepresidente USA, Dan Qauyle, una volta citò lo show in un discorso ufficiale), ma il suo vero punto di forza era comunque nei personaggi e nella rappresentazione dei rapporti (professionali e non) tra i colleghi di redazione.


Concettualmente molto simile è anche la prima serie in assoluto del già citato Sorkin e dedicata all'altra grande passione dello sceneggiatore premio Oscar: lo sport. Sports Night, altra comedy di culto andata in onda dal ma precocemente cancellata dopo solo due stagioni, racconta di questo notiziario notturno dedicato agli sport a 360° con protagonisti gli irresistibili Peter Krause e Josh Charles nei panni dei presentatori, e Felicity Huffman in quelli della produttrice esecutiva. Sports Nights anticipa molto di quello che di buono ci sarà poi nel capolavoro West Wing, a partire dalle celebri tecniche di ripresa del walk & talk e dai dialoghi e monologhi strappa applausi, ma al tempo stesso riesce davvero a trasportarci in uno studio di una stazione televisiva, forse meglio di quanto abbiano fatto, finora almeno, qualsiasi altro film o serie. E ci riesce facendoci ridere ed emozionare come solo Sorkin sa fare.



Di parodia in parodia


Sempre Sorkin d'altronde ha riprovato a parlare di TV con Studio 60 on the Sunset Strip, questa volta lasciando perdere i notiziari ma realizzando una sorta di copia del celebre Saturday Night Live, un vero e proprio mito intoccabile della cultura (televisiva e non solo) USA. Il risultato? Tante critiche (alcune giustificate, altre molto meno), tanto veleno indirizzato al suo autore ma anche tanti bersagli completamente mancati da parte dei detrattori che citavano come difetto principale dello show il non avere degli sketch sufficientemente divertenti o graffianti e di certo non all'altezza del SNL.



Lo scopo di Sorkin però non era quello di rivaleggiare con lo storico show ma di raccontarci ancora una volta il backstage e le esistenze di queste persone che ne fanno la fortuna ogni settimana, spesso sacrificando le loro, di vite. In più Studio 60 - oltre ad essere come al solito divertentissimo e brillante, nonostante la scivolata pseudo sentimentale della parte finale dell'unica stagione - ha una fortissima componente autobiografica (di fatto racconta le difficoltà, anche con la droga, che Sorkin ebbe nel realizzare i primi intensissimi 4 anni di West Wing) e proprio per questo rappresenta una finestra privilegiata e più unica che rara su cosa voglia dire davvero fare uno show TV.



Aspetto che invece non ha mai rappresentato un vero interesse per la geniale Tina Fey, che proprio dal SNL ci proveniva quando nel portò sul piccolo schermo il fenomeno 30 Rock, sitcom satirica, ingegnosa e divertente come poche che segue la vita di Liz Lemon (la stessa Fey), sceneggiatrice per un altro programma fittizio in stile SNL. Anche qui sono presenti tanti riferimenti autobiografici ma l'intento è soprattutto quello di divertire e sfottere, a volte anche in maniera pesante, il mondo televisivo e la stessa NBC, un tempo baluardo delle serie di qualità, che in quel periodo cominciava a mostrare i segni di una crisi da cui ancora non si è ripresa. La serie (che vinse un totale di 11 Emmy per le sue sette stagioni) è nota anche per la quantità mostruosa di prestigiosissime guest star ma soprattutto è ancora oggi il simbolo della perfetta satira televisiva.



Un anno dopo l'enorme successo di Tina Fey arriva anche nel nostro paese uno show dedicato al dietro le quinte dei set televisivi: parliamo ovviamente del folle ma geniale Boris, che ha avuto nel anche un sequel cinematografico, che ha fatto propri gli insegnamenti di cui sopra ma è riuscito ad adattare perfettamente il tutto in un contesto nostrano e molto più "terra terra". Il regista René Ferretti (un esilarante Francesco Pannofino) e il resto della sua sgangherata troupe non hanno velleità artistiche e di certo non vogliono far ridere, ma soltanto realizzare delle (becere) fiction televisive per il pubblico italiano generalista e dalla bocca buona. Quello che ne viene fuori è un ritratto irresistibile ma pungente e assolutamente realistico (come possono facilmente confermare tutti gli addetti ai lavori) di una realtà nostrana che a molti può sembrare vecchia e anacronistica ma che invece continua ad esistere e a piacere ad un determinato pubblico. Anche in questo caso non è difficile capire perché Boris sia uno show fondamentale e amatissimo da chi è lontano anni luce da un certo tipo di TV, e allo stesso tempo non è difficile capire come mai non abbia sfondato con il grande pubblico.



Angosce british


Dopo gli USA e l'Italia però spostiamoci in Gran Bretagna, dove ci aspettano alcuni progetti davvero particolari. Il più celebre tra questi è certamente Black Mirror, serie antologica creata da Charlie Brooker nel per Channel 4 e ora acquisita da Netflix, che sta per lanciare (il ) la terza attesissima stagione. Se la serie di Brooker è diventata immediatamente un culto non è solo per la qualità di scrittura assolutamente pazzesca ma per la lucidità con cui riesce ad analizzare il mondo di oggi e la sua dipendenza dalle nuove tecnologie e dalla televisione. Dei sette episodi andati finora in onda (tre per le prime due stagioni più un Christmas Special) almeno la metà di questi raccontano in modo feroce e spesso davvero spaventoso la TV di oggi e probabilmente (ma speriamo di no!) quella di domani, soffermandosi in particolare sui reality.



E a quanto pare, se una buona parte della popolazione britannica sembra avere una vera e propria predilezione per questo tipo di programma, Brooker (che è anche critico e autore di diversi programmi televisivi che spaziano dal quiz all'attualità) non sembra proprio apprezzare i reality, nemmeno i più famosi come il Grande fratello. Per esempio, nella sua opera del 2008, e quindi precedente a Black Mirror, Dead Set, ci mostra proprio i partecipanti del celebre reality chiusi nella famigerata "casa" e inizialmente inconsapevoli del fatto che nel mondo esterno è esplosa una letale epidemia zombie. Se la miniserie è un horror a tutti gli effetti, è evidente fin dall'inizio (e ancor di più dal bellissimo e significativo finale) che si tratta di una satira vera e propria, e nemmeno troppo sottile. Ma sanguinolenta, ironica e piena d'angoscia.



Prendersi in giro


Come avrete notato, quando la TV si racconta è spesso solita farlo con grande (auto)ironia e anche una buona dose di cattiveria, e proprio a questo proposito come possiamo non citare il comico più cattivo del mondo, Ricky Gervais, e il suo show Extras, che racconta le vicende di Andy Millman, aspirante attore che spesso trova lavoro come extra su set prestigiosi ma che ad un certo punto trova il successo con una (pessima) sitcom scritta di suo pugno e basata su un unico, fastidioso tormentone "Are you having a laugh?". Oltre alla comicità più unica che rara di Gervais, a caratterizzare questo show è soprattutto la presenza di divi di altissimo profilo (Kate Winslet, Ian McKellen, Ben Stiller, Samuel L. Jackson, Patrick Stewart, Daniel Radcliffe, perfino David Bowie, George Michael e Chris Martin) che interpretano versioni molto negative e grette di loro stessi. Il risultato è deliziosamente spregevole e assolutamente da non perdere.



Non si arriva ai livelli di cattiveria di Ricky (e chi potrebbe mai?), ma anche in Episodes e The Comeback altre due star televisive decidono di mettersi in gioco e fare anche un po' di sana autocritica: la cosa buffa è che i rispettivi protagonisti Matt LeBlanc e Lisa Kudrow provengono entrambi da Friends ed entrambi sembrano voler esorcizzare l'impossibilità di bissare il successo di una delle sitcom per eccellenza prendendosi in giro e prendendo in giro lo stesso mondo che li ha resi ricchi e famosi.


Se finora abbiamo sguazzato nell'oceano della "meta-televisione", è bene notare che c'è chi ha fatto la sua fortuna su questi temi ben da prima: parliamo per esempio del capolavoro assoluto Seinfeld che nella quarta stagione inserisce la storyline assolutamente geniale dello "show within a show", riuscendo così a prendere in giro la NBC (ebbene sì, ancora loro!), gli spettatori e perfino gli stessi autori/attori. Uno di questi autori, il celebre Larry David, lasciato il suo compare Jerry Seinfeld, trasferì le sue idiosincrasie in un nuovo show Curb Your Enthusiasm il cui protagonista è una versione (nemmeno troppo) romanzata di se stesso e delle sue difficoltà come sceneggiatore nel ritrovare ispirazione e successo dopo essere stato uno dei creatori della più importante e amata sitcom di sempre.



I progenitori


Ma niente di tutto questo sarebbe mai esistito senza il comico Garry Shandling, che, prima con It's Garry Shandling's Show nel e poi The Larry Sanders Show, nel , si inventava nel primo caso protagonista nevrotico di una sitcom perfettamente consapevole di essere solo un personaggio televisivo e quindi per questo incline a monologhi diretti al pubblico che spesso finiva col ritrovarsi al centro delle storyline, mentre nel secondo caso era conduttore di un talk show e invitava celebrità di ogni tipo che interpretavano versioni autoironiche ed esagerate di loro stesse. Praticamente tutto quello che fece fu una rivoluzione e metà degli show che abbiamo citato finora partono proprio da qui: non è quindi un caso se agli scorsi Emmy è stato dedicato a Shandling, morto lo scorso marzo, un lungo, toccante e dovuto tributo.



Ma parlando di innovatori non possiamo che chiudere con la meravigliosa Mary Tyler Moore e il suo The Mary Tyler Moore Show del (ok, almeno in quanto a originalità dei titoli nel frattempo abbiamo fatto passi da giganti), uno degli show più iconici e amati della TV americana in cui una donna single si trasferisce a Minneapolis per un lavoro da segretaria ad una stazione televisiva ma a sorpresa le viene offerto il ruolo di produttrice del programma Six O'Clock News. Vero e proprio modello per Tina Fey e qualsiasi altra donna della TV USA, il personaggio di Mary Richards non si è limitato a cambiare per sempre la televisione americana, ma ha semplicemente cambiato l'America stessa. E l'ha fatto con una serie che raccontava una TV ancora acerba e, sebbene certamente molto lontana dai fasti autoriali e cinematografici di oggi, già meritevole di essere ascoltata, seguita e presa ad esempio. Possiamo dire la stessa cosa oggi?

From 30 Rock and Boris to The Newsroom: when the TV tells itself through the series

Are now numerous the generations grown in symbiosis with the small screen, its comforts and its imperfections. Let's try to illustrate our relationship with the TV through a bunch of series that have told it, honored it, denounced it and mocked it from behind the scenes.


We are aware of not being the only ones, but around here with the TV we have a relationship of love and hate. Love because most of our work is dedicated to the tv series, those who once called telefilm, and because in the end our generations have known and loved also the cinema above all on the small screen. Hate because we don't find ourselves more in what that the current generalist television (Italian but not only) proposes and even because the things we love (movies and series) are often mistreated by schedules senseless, too much advertising, impossibility to choose the double audio or the subtitles and many other limits that, nowadays, are no longer so easily acceptable.


Those who like us work and live on the web can not do unless suffering these limits, and tries to overcome them somehow, preferring maybe other tools and faster means, more modern and, in the end even if not always, more reliable. And it's so that to the news broadcasts by time we prefer the news of the online newspapers, the movies outside the cinema we see them in blu-ray or online, and also for the series we are divided between satellite tv and the new streaming services as Netflix, Infinity or NowTV.



This doesn't mean that the traditional TV makes no sense or has not merits even today, but it's clear that something has changed, and even much, in the relationship between audience and television. What remains to us of that epoch in which the TV reigned supreme? For those that are not so young there are the personal memories or the stories of parents and grandparents, and then there are of course also those directors and those authors that have been able to tell the phenomenon of the TV on the small and big screen and in all the sauces, showing us strengths and weaknesses, emphasizing the limits of today but also the (in)finite possibilities of a time. In this article we have decided to focus only on the TV series set just on the TV sets, but you will anyway see all the colors!



On air after the newscast


Let's start quoting the legendary Indietro Tutta (Back All) by Renzo Arbore - and at the end our personal (but very short) love story with the television starts from there - but in reality we want to talk about something more serious, that is how the TV series have often told us the world of the newscasts and TV journalism in rich and complete way, even more than sometimes the cinema has done. The most famous series on this topic is certainly The Newsroom, last (for now?) work for the small screen of that genius of Aaron Sorkin to the first collaboration with HBO, that tells the vicissitudes of the fictitious Atlantis Cable News and of those who work there, starting from the anchorman Will McAvoy (Jeff Daniels) struggling with a personal crisis.


The series of Sorkin has in some way become cult object immediately, especially thanks to the famous opening monologue of Daniels about why America is no longer the greatest country in the world, but it has received very ferocious criticisms from much of the US press for the way it has represented the world of the newscasts and covered some topics very pressing. Because the strength, and also the Achilles heel considered what has happened, of the show has been the brilliant but risky idea of telling current events really happened a few months before showing the errors and the defects of those who actually had told them on TV and proposing what, according Sorkin at least, would have been instead the correct way to narrate them. Odd that the US press has not loved this The Newsroom, true?



Of little antecedent is instead The Hour, BBC miniseries of , which tells of a new weekly political show set in at the time of the Hungarian revolution and of the Suez crisis: despite the undoubted differences due to the different context, the main storyline is basically similar in telling this group of journalists and producers who try to realize a program that is innovative, revolutionary and, unavoidably, very controversial.



But tell about the Newscast world does not necessarily mean realize political and "severe" shows. Murphy Brown for example is a famous sitcom aired for 10 seasons from to and it had as absolute protagonist a wonderful Candice Bergen, investigative journalist and presenter for a fictitious program of CBS, FYI. The show was inspired by really happened facts and by doing so did not miss the occasion also to do political satire (so much so that a USA vice president, Dan Qauyle, once quoted the show in an official speech), but its real strength was still in the characters and in the representation of the relationships (professional and not) among the colleagues of editorial staff.


Conceptually very similar it's also the first ever series of the already aforementioned Sorkin and dedicated to the other great passion of the screenwriter Oscar winner: the sport. Sports Night, other cult comedy aired since but prematurely canceled after only two seasons, tells about this night newscast dedicated to the sports at 360 degrees with protagonists the irresistible Peter Krause and Josh Charles in the role of the presenters, and Felicity Huffman in the role of executive producer. Sports Nights anticipates much of that of good will then be in the masterpiece West Wing, starting from the famous shooting techniques of the walk & talk and from the dialogues and monologues ripping applauses, but at the same time it really manages to transport us in a study of a TV station, perhaps better than have done, so far at least, any other movies or series. And it succeeds making us laugh and move as only Sorkin is able to do.



From parody in parody


Always Sorkin moreover has tried again to talk about TV with Studio 60 on the Sunset Strip, this time leaving aside the newscasts but realizing a sort of copy of the famous Saturday Night Live, a veritable untouchable myth of the US culture (televisive and not only). The result? Many criticisms (some justified, others much less), so much venom addressed to its author but also many completely missed targets by some detractors who cited as major flaw of the show not having some enough funny or souring sketches and certainly not up to the SNL.



The aim of Sorkin however was not the one to rival with the old show but to tell us once again the backstage and the lives of these people who make the fortune every week, often sacrificing their ones, of lives. Farther Studio 60 - in addition to being as usual very funny and brilliant, despite the pseudo sentimental slip of the the final part of the only season - has a very strong autobiographical component (actually it tells the difficulties, also with the drug, that Sorkin had in making the first very intense four years of West Wing) and just for this it represents a privileged window and more unique than rare about what it really means to do a TV show.



Point of view that instead has never represented a real interest for the brilliant Tina Fey, that just came from SNL when in brought on the small screen the phenomenon 30 Rock, satirical sitcom, ingenious and funny like few that follows the life of Liz Lemon (the same Fey), screenwriter for another fictional SNL style program. Even here there are many autobiographical references but the intent is primarily the one to entertain and tease, sometimes heavily, the television world and the same NBC, once bulwark of the quality series, which at that time it started to show the signs of a crisis from which it still has not recovered. The series (which won a total of 11 Emmy for its seven seasons) is also known for the monstrous amount of very prestigious guest stars but mostly it's still today the symbol of the perfect television satire.



One year after the huge success of Tina Fey arrives also in Italy a show dedicated to the behind the scenes of the television sets: we are talking of course about the crazy but brilliant Boris, which has had in also a cinematographic sequel, which it has taken over the above teachings but it has managed to perfectly fit it all in an Italian context and much more "ground to ground". The director René Ferretti (an exhilarating Francesco Pannofino) and the rest of his ramshackle troupe have not artistic skills and certainly don't want to make people laugh, but only to realize some (boorish) television dramas for the generalist and easy to please Italian public. What comes out is a compelling portrait but pungent and absolutely realistic (as all the insiders can easily confirm) of an Italian reality that to many it may seem old and anachronistic but that instead continues to exist and to please a certain audience. Also in this case it's not hard to understand why Boris is a fundamental show and very loved by those who are light years away from a certain type of TV, and at the same time it's not difficult to understand why it has not broken through with the general public.



British anxieties


After the USA and Italy however let's move in Great Britain, where we expect some really particular projects. The most famous of these is certainly Black Mirror, anthology series created by Charlie Brooker in for Channel 4 and now acquired by Netflix, that is going to launch (on ) the very awaited third season. If the series of Brooker has immediately become a cult is not only for the quality of writing absolutely crazy but for the lucidity with which it manages to analyze the world of today and its dependence on new technologies and television. Of the seven episodes aired so far (three for the first two seasons plus a Christmas Special) at least the half of these tells with fierce way and often really scary the TV of today and probably (but let's hope not!) the one of tomorrow, focusing in particular on the realities.



And apparently, if a good part of the British population seems to have a veritable predilection for this type of program, Brooker (who is also critic and author of several television programs ranging from quiz to current news) doesn't seem to appreciate the realities, not even the most famous as the Big Brother. For example, in his work of 2008, and then previous to Black Mirror, Dead Set, shows us precisely the participants of the famous reality closed in the infamous "house" and initially unaware that in the outside world has exploded a lethal zombie outbreak. If the miniseries is a horror for all purposes, it's evident from the beginning (and even more from the very beautiful and meaningful final) that it's about real satire, and not even too subtle. But bloody, ironic and full of anguish.



Making fun


As you may have noticed, when the TV tells itself is often used to do it with great (self)irony and also a good deal of badness, and just in this regard as we can not quote the comedian most evil of the world, Ricky Gervais, and his show Extras, that tells the stories of Andy Millman, aspiring actor who often finds work as extra on prestigious sets but that at a certain point makes the success with a (very bad) sitcom written in his own hand, and based on a single, annoying catchphrase "Are you having a laugh?". In addition to the comedy more unique than rare of Gervais, to characterize this show is primarily the presence of very high profile celebrities (Kate Winslet, Ian McKellen, Ben Stiller, Samuel L. Jackson, Patrick Stewart, Daniel Radcliffe, even David Bowie, George Michael and Chris Martin) who play very negative and mean versions of themselves. The result is deliciously despicable and absolutely not to be missed.



It doesn't reach the levels of nastiness of Ricky (and who could ever?), but also in Episodes and The Comeback other two TV stars decide to get involved and also to do a bit of healthy self-criticism: the funny thing is that the respective protagonists Matt LeBlanc and Lisa Kudrow come both from Friends and both seem to want to exorcise the inability to repeat the success of one of the sitcom par excellence taking around and making fun of the same world that has made them rich and famous.


If until now we have wallowed in the ocean of the "meta-television", is good to note that some have made his fortune on these issues even before: we talk for example of the absolute masterpiece Seinfeld that in the fourth season inserts the absolutely brilliant storyline of the "show within a show", thus succeeding in teasing NBC (well yes, them again!), the spectators and even the same authors/actors. One of these authors, the famous Larry David, left his partner Jerry Seinfeld, moved his idiosyncrasies in a new show Curb Your Enthusiasm whose protagonist is a version (not too much) fictionalized of himself and of his difficulties as screenwriter in finding again inspiration and success after having been one of the creators of the most important and beloved sitcom of all time.



The progenitors


But nothing of all this would never have existed without the comedian Garry Shandling, that, first with It's Garry Shandling's Show in and then The Larry Sanders Show, in , invented himself in the first case neurotic protagonist of a sitcom perfectly aware of being just a TV character and then for this prone to monologues directed to the public which often ended by finding itself at the center of the storylines, while in the second case he was host of a talk show and invited celebrities of every kind who played self-mocking and exaggerated versions of themselves. Practically everything he did it was a revolution and half of the shows we have so far mentioned start right from here: it's therefore no coincidence if during the recent Emmy has been dedicated to Shandling, died last March, a long, touching and due tribute.



But speaking of innovators we can not but to close with the wonderful Mary Tyler Moore and hers The Mary Tyler Moore Show of the (ok, at least as for originality of the titles in the meantime we have made giant steps), one of the show most iconic and beloved of the American TV where a single woman moves to Minneapolis for a job as secretary in a television station but surprisingly she was offered the role of producer of the program Six O'Clock News. Real model for Tina Fey and any other woman of the USA TV, the character of Mary Richards has not limited itself to forever change the American television, but has simply changed America itself. And she did it with a series that told a TV still immature and, although certainly very far from the authorial and cinematographic glories of today, already meritevole to be heard, followed and considered as example. Can we say the same thing today?

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31/10/2016 | PopcornTv

10 scene cult di Boris
News 2016 - 5 meravigliose serie italiane

28/10/2016 | Rivistaonlinedavanguardia.com

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News 2016 - I Medici e The Young Pope? Boris aveva previsto tutto

23/10/2016 | VanityFair.it

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News 2016 - Netflix: le migliori serie TV scelte dagli studenti!

11/10/2016 | Tutored.me

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News 2016 - Da 30 Rock e Boris a The Newsroom: quando la TV si racconta attraverso le serie

09/10/2016 | Movieplayer.it

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News 2016 - Le 10 serie tv da vedere in Erasmus

22/09/2016 | Scambieuropei.info

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News 2016 - Netflix: 5 serie complete da non perdere

10/09/2016 | Talky! series

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News 2016 - Non ci resta che ridere: i 20 migliori film comici italiani

24/08/2016 | Sky Cinema

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News 2016 - Boris Il film su Rai 2 il 28 Agosto 2016

21/08/2016 | Rai 2

Boris Il film su Rai 2 il 28 Agosto 2016
News 2016 - Boris Il film su Rai Italia dal 26 al 30 Luglio 2016

25/07/2016 | Rai Italia

Boris Il film su Rai Italia dal 26 al 30 Luglio 2016
News 2016 - Ridere fino a scoppiare

23/07/2016 | RSI

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News 2016 - Gli Occhi del Cuore: tutto sulla fiction di Boris!

16/06/2016 | TheMacGuffin

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News 2016 - Serial Must - Boris

28/04/2016 | Serial Crush

Serial Must - Boris
News 2016 - A proposito di... Boris

26/04/2016 | Tanta Roba News

A proposito di... Boris
News 2016 - Boris, la fuori serie italiana - recensione

22/04/2016 | Quei Due Sul Server

Boris, la fuori serie italiana - recensione
News 2016 - Storie di Cinema intervista Ninni Bruschetta

05/04/2016 | Iris

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News 2016 - Ninni Bruschetta protagonista di "Storie di Cinema"

04/04/2016 | Mediaset.it

Ninni Bruschetta protagonista di "Storie di Cinema"
News 2016 - Boris: La "fuori-serie" italiana per eccellenza

02/04/2016 | Tom's Hardware

Boris: La "fuori-serie" italiana per eccellenza
News 2016 - Userò gli occhi del cuore... per binge-watchare Boris

25/03/2016 | Blue Box Series

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News 2016 - Boris Il film su Rai Movie il 22 Marzo 2016

21/03/2016 | Rai Movie

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News 2016 - Serie TV italiane: Boris, la televisione di qualità è impossibile

16/03/2016 | Pollo

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News 2016 - Boris. La fuori serie italiana

13/03/2016 | UniversoMe

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News 2016 - Boris

11/03/2016 | Netflix Italia

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News 2016 - Le 7 migliori serie tv italiane

10/03/2016 | Paramount Channel Italia

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News 2016 - Francesco Pannofino: il doppiaggio è un trucco, per questo agli italiani viene meglio che agli altri

05/03/2016 | Linkiesta

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News 2016 - Boris arriva su Netflix

05/03/2016 | Informazi.one

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News 2016 - #VenerdìVintage - 10 cose che Boris ci ha insegnato sulle fiction italiane

04/03/2016 | Hall of Series

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News 2016 - 15 citazioni imperdibili dalla serie tv Boris

04/03/2016 | Wired

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News 2016 - Boris. In gif.

04/03/2016 | Serial Minds

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News 2016 - Boris sbarca su Netflix - Viva la merda!

02/03/2016 | Stay Nerd

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News 2016 - Boris sbarca su Netflix: la serie geniale made in Italy da oggi online!

01/03/2016 | Wisebreak

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News 2016 - Boris è approdato su Netflix (ed è la prima fiction italiana a farlo)

29/02/2016 | Davide Maggio

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News 2016 - La serie tv Boris sbarca su Netflix

28/02/2016 | MCT Master in Cinema e Televisione

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News 2016 - Boris: del perché dovreste guardarlo (su Netflix) - Speciale

26/02/2016 | The Games Machine

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News 2016 - Boris: su Netflix sbarca la serie completa

26/02/2016 | Velvet Cinema Italia

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News 2016 - Netflix Italia: è uscita la serie completa di Boris!

26/02/2016 | MangaForever

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News 2016 - Le tre stagioni di Boris sono disponibili su Netflix

26/02/2016 | IGN Italia

Le tre stagioni di Boris sono disponibili su Netflix
News 2016 - La serie TV italiana Boris sbarca ufficialmente su Netflix!

26/02/2016 | SmartWorld

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News 2016 - Netflix mette in catalogo la prima serie italiana

26/02/2016 | Webtelevision

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News 2016 - Boris, le tre stagioni da oggi sono disponibili su Netflix

26/02/2016 | Movieplayer

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News 2016 - Da oggi la serie tv "Boris" è su Netflix ("dai dai dai!")

26/02/2016 | Il Post

Da oggi la serie tv "Boris" è su Netflix ("dai dai dai!")
News 2016 - Netflix Italia ha aggiunto Boris al suo catalogo

26/02/2016 | Neflix

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News 2016 - Boris torna su Netflix, 10 motivi per rivedere la più divertente serie tv italiana

25/02/2016 | Dailybest

Boris torna su Netflix, 10 motivi per rivedere la più divertente serie tv italiana
News 2016 - "Boris" su Netflix, 10 anni dopo la fiction in Italia è ancora "a cazzo di cane"

25/02/2016 | Fanpage

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News 2016 - Boris, le tre stagioni dello show arrivano su Netflix

25/02/2016 | Wired

Boris, le tre stagioni dello show arrivano su Netflix
News 2016 - Ninni Bruschetta: «Da "Boris" a "Quo vado?", la mia vita da gregario»

25/02/2016 | TV Sorrisi & Canzoni

Ninni Bruschetta: «Da "Boris" a "Quo vado?", la mia vita da gregario»
News 2016 - Boris arriva su Netflix: in streaming tutte e 3 le stagioni

25/02/2016 | TV Sorrisi & Canzoni

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News 2016 - Boris: il "metaseriale", il grottesco e la disillusione.

05/01/2016 | Grado Zero

Boris: il "metaseriale", il grottesco e la disillusione.

Meme casuali

S02E04

Stai attento perché io a te te faccio corca'. Hai capito? Io a te te faccio spara' alle gambe.
S03E03

Questo è un atteggiamento molto di destra, eh. Però a noi di sinistra ci manca proprio questa grinta.

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