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Boris. Gli occhi e il cuore dell'Italia

Michele Signorino - 2 settimane ago 26



Se qualcuno è riuscito, negli ultimi decenni, a raccontare e dipingere la nostra bella nazione, l'Italia, quel qualcuno è sicuramente il trio di sceneggiatori Luca Vendruscolo, Giacomo Ciarrapico e Mattia Torre, menti e penne di quel piccolo capolavoro che è Boris (che potete trovare anche su Netflix).


Bisogna subito chiarire: Boris non è una serie come le altre. Né nessun altra serie potrà essere mai come Boris. È fisiologico. I livelli di qualità e di genialità dello show, infatti, difficilmente possono essere eguagliati, e, se qualcuno mai ci riuscirà, sarà riuscito a creare, un'altra volta, la serie italiana perfetta.


Potrà sembrare esagerato, forse lo è. Ma trovare dei difetti in Boris è una delle imprese più difficili nel mondo.


Allora, meglio non pensare a ipotetici difetti. Immergiamoci, piuttosto, negli infiniti pregi che caratterizzano questo gioiello, puntata dopo puntata.



Benvenuti in Italia.



Ritornando all'incipit dell'articolo, se qualcuno mi chiedesse di delineare un quadro del nostro paese, soprattutto nel nuovo millennio, risponderei sicuramente "Vai a vedere Boris".


Boris infatti ha la capacità di riempire la propria tavolozza di tutti i colori che caratterizzano il Belpaese, mischiarli e usare i venti minuti di ogni puntata per pennellare virtù (poche) e vizi (molti) che contraddistinguono l'"italiano", calato in quello che per lui è sicuramente il luogo più ostile: il posto di lavoro.


Questa è solo la punta dell'iceberg delle critiche che Boris vuole mettere in piedi. Il luogo di lavoro in questione, infatti, altro non è che il set di una telenovela simil Cento Vetrine, Un medico in famiglia, Vivere e tutti quei dimenticabilissimi (ma, purtroppo, ce li ricordiamo tutti) programmi televisivi che hanno riempito i pomeriggi e le cene di milioni di italiani.


Il set de "Gli occhi del cuore 2", questo il nome della telenovela di cui sopra, diventa così il luogo dove i personaggi di Boris passano le loro giornate, portandosi dietro speranze (sempre poche) e frustrazioni (sempre molte) che inevitabilmente creeranno delle situazioni al limite del paradossale e del grottesco.


C'è chi comanda, c'è chi è comandato. C'è chi raccomanda, e chi è raccomandato. C'è chi è ottimista, c'è chi non lo è. Ogni personaggio di Boris rappresenta uno dei tanti archetipi che formano quel grande casino che è il popolo italiano.


Tuttavia, nonostante spesso i personaggi simboleggino quanto di più sbagliato c'è nel nostro paese, ci risultano subito simpaticissimi e caratterizzati a regola d'arte.


A capitanare quella banda di matti che è la troupe di Occhi del cuore 2 troviamo il regista René Ferretti.



René è, parafrasando un episodio della prima stagione, un capitano al comando della propria nave. Anche se non proprio saldo, nel suo comando. René rappresenta probabilmente l'emozione più percepita e più conosciuta dalla maggior parte dei cittadini italiani: la disillusione. René è disilluso. Sa che nel passato ha avuto dei sogni, delle speranze, delle prospettive. E quei sogni, in alcuni momenti, li ha anche esauditi. Ma René ha capito che, nonostante la buona volontà, il talento e i buoni propositi, questo paese è sempre pronto a mettere i bastoni fra le ruote anche ai migliori. Anzi, soprattutto ai migliori. E, subito dopo la disillusione, arriva la rassegnazione. E René è rassegnato. È stanco di combattere contro dei mulini a vento che hanno le fattezze di grandi gruppi imprenditoriali che controllano la televisione, che ci vogliono omologati e lobotomizzati. Più facili da controllare, insomma. René è, tuttavia, un uomo corretto, nonostante l'ipocrisia che lo circonda. Fa di tutto per far riuscire bene quello che ha iniziato, nonostante quello che si sta facendo sia solo letame artistico. René è il punto di riferimento per la troupe. Le sue sfuriate ricordano tanto, con le dovute differenze, le ramanzine del dottor Cox di Scrubs (serie cui Boris deve molto). Pannofino presta voce e fisico ad un personaggio che difficilmente sarebbe risultato così emblematico se non fosse stato proprio lui a caratterizzarlo.



Il protagonista ideale della serie, però, è Alessandro. Alessandro rappresenta la generazione dei ventenni- neotrentenni che si è ritrovata, suo malgrado, sfruttata, schiavizzata, sottopagata e annichilita da decenni di malgoverno, di destra e di sinistra. Alessandro è lo stagista. Chi, oggi, fra i ventitre e i trent'anni, non ha provato l'ebbrezza di un tirocinio? Chi non ha provato l'emozione provocata dalla precarietà, dall'essere sottopagati, quando si è pagati? Chi, infine, non ha iniziato un lavoro con i migliori propositi e le migliori aspettative, salvo poi cambiare idea poche settimane dopo, iniziando a rassegnarsi e a mettere in dubbio anni di scelte e, perché no, anche se stessi? Alessandro è tutto questo. Alessandro siamo noi (mi permetto di inserirmi nel gruppo) giovani, ma già invecchiati, pieni di energia, ma già stanchi e provati da umiliazioni e svilimenti continui. Nonostante questo, però, Alessandro ama il set, ama il profumo del teatro di posa e ama chi vi sta dentro, nonostante siano proprio quelle persone a portarlo quotidianamente sull'orlo del delirio.



Alessandro ama anche Arianna. Arianna è l'aiuto regista di René. Forte, dura e diretta, Arianna ha superato da poco il periodo di apprendistato e, dunque, rappresenta lo step successivo che dovrebbe aspettare ad Alessandro. E infatti Arianna ha già capito come gira il mondo. In generale e, soprattutto, il mondo della televisione. Arianna sa che non c'è tempo e modo per nutrire le proprie passioni, i propri amori. Sarà proprio Alessandro, però, a far titubare la bella assistente di Ferretti, interpretata magistralmente da Caterina Guzzanti.



Attorno a questi tre personaggi, che rappresentano i protagonisti veri della serie, ruota un micromondo di individui quantomeno bislacchi e bizzarri.


A cominciare dai due protagonisti della fiction Occhi del cuore.



Stanis, interpretato da un irresistibile Pietro Sermonti. Piccola digressione: Boris ha fatto proprio quel concetto di Metacinema (nel nostro caso Metatelevisione), creando un prodotto televisivo che ha come vero argomento centrale la televisione stessa. Bene, Pietro Sermonti fa qualcosa che porta all'estremo questo concetto: Sermonti, infatti, interpreta qui un attore che interpreta un medico. Ricorda qualcosa? Beh, per i più giovani, il bel Pietro si è fatto conoscere dal grande pubblico interpretando Guido, medico della nota sitcom "Un medico in famiglia". L'operazione fatta con Sermonti rasenta il geniale. Il suo personaggio prende in giro quanto da lui stesso fatto negli anni precedenti, e rappresenta una sorta di espiazione per aver preso parte a quella produzione. Stanis è ironico, strafottente, irriverente, egocentrico ed egomaniaco e non perderà mai l'occasione di mostrarsi sprezzante e superiore agli altri. Non potrete non amarlo.


Accanto a Stanis troviamo Corinna, la bellissima Carolina Crescentini, anche lei reduce da alcune produzioni di dubbio gusto, come Notte prima degli esami 2 (non propriamente un film d'autore, anzi), e capace, invece, di dare una caratterizzazione perfetta della "diva ingiustificata" (scusate il neologismo, parlo di quei personaggi che si credono delle super star senza averne, effettivamente, le potenzialità). La Crescentini, come tutti quelli che recitano "anche" negli Occhi del Cuore, riesce in qualcosa che, agli occhi di un profano, risulta estremamente difficile: recitare male di proposito.



A fianco di René troviamo anche un altro personaggio degno di menzione: Duccio Patanè. Interpretato da Ninni Bruschetta, Duccio è il direttore della fotografia del set. Si droga, dorme sempre e non ne vuole sapere di lavorare. Il background è lo stesso di René, tuttavia le differenze fra i due sono evidenti. Dove René affronta con vergogna la propria rassegnazione e la propria disillusione, cercando di combattere, anche se con mezzi limitati, per provare a portare un minimo (ma davvero minimo) di qualità nel proprio progetto, Duccio sembra invece aver abbracciato con entusiasmo la propria condizione. Emblematica la sua frase, rivolta proprio ad un titubante René, in cui riassume perfettamente una grande fetta di lavoratori italiani "Ma chi me lo fa fare di lasciare? Qui ti chiedono di lavorare poco e male. E ti pagano bene. Ma chi me lo fa fare?"



Potremmo andare avanti a elencare un numero infinito di personaggi, uno migliore dell'altro: Biascia, il capo elettricista, lo schiavo, Itala e altri comprimari che non potranno non restarvi impressi nella mente ventiquattro ore su ventiquattro. (A mio parere, fra questi, uno dei veri cavalli di razza della scuderia è sicuramente Glauco, interpretato da un ispiratissimo e geniale Giorgio Tirabassi)



Lo spazio è tiranno, quindi vado verso la fine di questa piccola digressione su Boris. L'unica cosa che posso dire per concludere è: se non l'avete vista, vedetela. Questa serie è capace di far ridere fino alle lacrime: gli attori, tutti in stato di grazia, il ritmo, sempre incalzante e mai monotono e le situazioni, sempre al limite del ridicolo e grottesco regaleranno attimi di ilarità e irriverenza difficile da trovare in altri lidi, arrivando addirittura a far entrare nel proprio vocabolario tormentoni propri della serie (a cazzo di cane, esticazzi, basito, la locura... potrei andare avanti per ore). Ma Boris è la serie italiana migliore di sempre (a modesto avviso del modesto redattore qui presente) anche perché è capace di darci pugni sullo stomaco nello stesso momento in cui le nostre labbra sono aperte in un sorriso a 32 denti, mostrandoci quanto subdoli e degradati sappiamo essere noi italiani. Sempre pronti a guardare il nostro orticello, e sempre pronti a fregare il prossimo, per il nostro tornaconto. Pronti, sempre, a sacrificare la qualità sull'altare del risparmio e del magna magna a tutti i costi. Perché questa è l'Italia del futuro: un paese di musichette, mentre fuori c'è la morte.

Boris. The eyes and the heart of the Italy

Michele Signorino - 2 weeks ago 26



If someone has managed, in the last decades, to tell and paint our beautiful nation, Italy, that someone is definitely the trio of screenwriters Luca Vendruscolo, Giacomo Ciarrapico and Mattia Torre, minds and pens of that small masterpiece that is Boris (that you can find also on Netflix).


We must clarify immediately: Boris is not a series like the others. Nor any other series can ever be as Boris. It's physiological. The levels of quality and of geniality of the show, in fact, can hardly be matched, and, if anyone ever will succeed, he will be able to create, once again, the perfect Italian series.


It may seem exaggerated, perhaps it's. But finding some faults in Boris is one of the most difficult tasks in the world.


So, better not to think about hypothetical flaws. Dive right, rather, in the infinite qualities that characterize this jewel, episode after episode.



Welcome to Italy.



Returning to the beginning of the article, if someone asked me to describe our country, especially in the new millennium, I definitely would answer "Go to watch Boris".


Boris has indeed the ability to fill its palette of all the colors that characterize Italy, to mix them and to use the twenty minutes of each episode to brush virtues (a few) and vices (many) that distinguish the "Italian", set in what for him is the most hostile place: the workplace.


This is just the tip of the iceberg of the criticisms that Boris wants to set up. The workplace in question, in fact, is nothing other than the set of a soap opera like Cento Vetrine (One hundred Showcases), Un medico in famiglia (A Doctor in the Family - Original format: Médico de familia), Vivere (Live) and all those very forgettable (but, unfortunately, we remember them all) television programs that have filled the afternoons and the dinners of millions of Italians.


The set of "Gli occhi del cuore 2" (The eyes of the heart 2), this the name of the soap opera above, thus becomes the place where the characters of Boris spend their days, bringing along hopes (always a few) and frustrations (always a lot) which inevitably will create some situations to the limit of the paradoxical and of the grotesque.


There is who commands, there are those who are commanded. There is who recommends, there are those who are recommended. There is who is optimistic, there are those who aren't. Each character of Boris represents one of the many archetypes that form that great mess that is the Italian people.


However, despite often the characters symbolize how much of more wrong there is in Italy, they immediately result us very nice and characterized in a workmanlike.


To lead that band of crazy people that is the troupe of Occhi del cuore 2 (Eyes of the heart 2) there's the director René Ferretti.



René is, paraphrasing an episode of the first season, a captain in command of his own ship. Though not really steady, in his command. René probably represents the most perceived and most known emotion by the majority of the Italian citizens: the disillusionment. René is disillusioned. He knows that in the past he has had some dreams, some hopes, some perspectives. And those dreams, at some moments, also has realized them. But René has realized that, despide the good will, the talent and the good intentions, this country is always ready to put a spanner in the works even to the best ones. Indeed, especially to the best ones. And, immediately after the disillusionment, comes the resignation. And René is resigned. He's tired to fight against the windmills that have the features of large business groups that control the television, that want us assimilated and lobotomized. Easier to control, in short. René is, however, a correct man, despite the hypocrisy that surrounds him. He does everything to make succeed well what he has started, despite what he makes is just artistic manure. René is the reference point for the crew. His outbursts of rage remember so much, with the obvious differences, the harangues of Dr. Cox of Scrubs (series to which Boris owes much). Pannofino lends voice and body to a character that hardly would have been so iconic if he had not been just him to characterize it.



The ideal protagonist of the series, however, is Alessandro. Alessandro represents the generation of the twentysomethings- newthirtysomethings who found himself, unwillingly, exploited, enslaved, underpaid and annihilated by decades of misgovernment, of right and of left. Alessandro is the intern. Who, today, between the twenty three and the thirty years old, has not experienced the thrill of an internship? Who has not experienced the excitement caused by the precariousness, by being underpaid, when anyone is paid? Who, finally, has not started a job with the best intentions and the best expectations, only to change his mind a few weeks later, beginning to resign himself and to question years of choices, and why not, even themselves? Alessandro is all this. Alessandro are we (I take the liberty to insert myself into the group) young, but already grown old, full of energy, but already tired and exhausted by humiliations and continuous debasements. Despite this, however, Alessandro loves the set, he loves the smell of the studio and he loves those who are inside, despite are just those people to carry him every day on the edge of the delirium.



Alessandro also loves Arianna. Arianna is the assistant director of René. Strong, tough and direct, Arianna has recently passed the period of apprenticeship and, therefore, she represents the next step which should expect to Alessandro. And indeed Arianna has already figured out how the world works. In general and, especially, the world of the television. Arianna knows that there is no time and opportunity to feed the own passions, the own loves. It will be just Alessandro, however, to make hesitate the beatiful assistant of Ferretti, masterfully played by Caterina Guzzanti.



Around these three characters, that represent the real protagonists of the series, rotates a microworld of individuals at least weird and bizarre.


Starting with the two protagonists of the drama Occhi del cuore (Eyes of the heart).



Stanis, played by an irresistible Pietro Sermonti. Little digression: Boris has made own that concept of Metacinema (in our case Metatelevision), creating a television product that has as true central theme the same television. Well, Pietro Sermonti makes something that brings this concept to the extreme: Sermonti, indeed, here he plays an actor who plays a doctor. Does it remember something? Well, for the youngest ones, the beautiful Pietro has become known by the general public playing Guido, doctor of the famous sitcom "Un medico in famiglia" (A Doctor in the Family - Original format: Médico de familia). The operation made with Sermonti borders on the genius. His character teases what he has himself done in the previous years, and it represents a sort of expiation for having taken part to that production. Stanis is ironic, arrogant, disrespectful, selfish and egomaniacal and he will never lose the opportunity to show himself contemptuous and superior to the others. You will love him.


Next to Stanis there is Corinna, the beatiful Carolina Crescentini, even she backs from some dubious taste productions, as Notte prima degli esami 2 (Night Before the Exams 2) (not really an auteur film, indeed), and able, instead, to give a perfect characterization of the "unjustified star" (excuse the neologism, I speak of those characters who think to be some super stars without having, in fact, the potentialties). Crescentini, like all those who play "also" in Occhi del Cuore (Eyes of the Heart), succeeds in something that, in the eyes of a layman, it results extremely difficult: to play badly on purpose.



Next to René we find also another character worthy of mention: Duccio Patanè. Played by Ninni Bruschetta, Duccio is the director of photography of the set. He takes drugs, sleeps always and doesn't want to work. The background is the same of René, however the differences between the two are evident. Where René faces with shame his resignation and his disillusionment, trying to fight, even if with limited means, to try to bring a minimum (but really minimum) of quality in his own project, Duccio seems to have enthusiastically embraced his own condition. Emblematic his sentence, directed precisely to a hesitant René, in which perfectly sums a large slice of Italian workers "What on earth am I doing this for leaving? Here they ask you to work little and badly. And they pay you well. But what on earth am I doing this for?"



We could go on to list an unlimited number of characters, one better than the other: Biascia, the chief electrician, the slave, Itala and other supporting actors that will remain imprinted in your mind round the clock. (In my opinion, among these, one of the true thoroughbreds of the series is definitely Glauco, played by a very inspired and genial Giorgio Tirabassi)



The space is limited, so I go towards the end of this little digression about Boris. The only thing that I can say in conclusion is: if you have not seen it, watch it. This series is able to make people laugh to tears: the actors, all in state of grace, the rhythm, always persistent and never monotonous and the situations, always bordering on the ridiculous and on the grotesque will give you moments of hilarity and irreverence hard to find in other series, going as far as to bring in your own vocabulary catchphrases of the series (a cazzo di cane (messily), esticazzi (who cares), basito (astonished), la locura (the madness)... I could go on for hours). But Boris is the best Italian series ever (in humble opinion of the humble editor here present) also because it's able to give us punches on the stomach in the same moment when our lips are open in a smile with 32 teeth, showing us how devious and degraded can be Italian people. Always ready to look at our backyard, and always ready to cheat the next, for our own benefit. Ready, always, to sacrifice the quality on the altar of the saving and of the waste of money at all costs. Because this is Italy of the future: a country of jingles, while outside there is the death.

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