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Throwback | Un pesce di nome Boris

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Throwback | Un pesce di nome Boris

Pubblicato su da Elfring J. 5 commenti

Ricordo una frase detta da Francesco Ebbasta dei The Jackal, ospiti della trasmissione di Serena Dandini su Radio 2: ricordava di una loro precedente intervista e diceva grossomodo: “Se in Italia proponessimo una serie come Breaking Bad, dove un professore di chimica con un cancro produce e spaccia metanfetamine, ci risponderebbero Bella idea... Bravi ragazzi... Ci piace.... Però facciamo che il professore di chimica è una suora e che la droga sono caramelle.”. Questo è un pò il concetto dello standard ai quali siamo stati abituati da mamma Rai & Co. da quando sono nati i telefilm ad oggi. Cresciuti tra Don Matteo, Un medico in famiglia e i mille biopic del camaleontico Beppe Fiorello, abbiamo subito puntate e puntate di fiction qualunquiste, superficiali, fin troppo adatte alle famiglie. Le eccezioni sono state davvero poche: possiamo citare Il commissario Manara, L'ispettore Coliandro, il sempre verde Commissario Montalbano. Tutte versioni alternative del Maresciallo Rocca, per intenderci.


Qualcosa di diverso però è stato provato. Dei tentativi isolati di cambiare le cose, di creare, di innovare, di presentare al pubblico uno spettacolo al quale non aveva mai assistito prima. Nel è stato lanciato un piccolo sasso in mezzo al lago, e chi ha avuto la fortuna di assistere alla piccola onda d'urto prodotta, ha ricevuto in regalo risate a dismisura. Quel sasso, in realtà, era un pesciolino rosso in una boccia di vetro. Il suo nome era Boris.



Mi piace pensare che Boris sia nata da un sogno che molti appassionati di cinema e affini condividono: quello di conoscere cosa accade dietro la macchina da presa, di sapere come si gira una scena, come si montano le luci, che odore hanno i set, com'è far parte di questo mondo magico per chi lo ama. Peccato (o per fortuna) che l'ideatore di Boris, molto probabilmente, è un geniale realista\pessimista sociopatico, che ha sì deciso di svelare al pubblico i retroscena della produzione di una serie televisiva, ma lo ha fatto mostrandoci tutti i difetti e i segreti che si celano dietro un set medio italiano. Non vediamo alta tecnologia, schermi giganti, steadycam di ultima generazione; gli attori preparati e appassionati, il regista che studia nuove inquadrature, una fotografia attenta a ogni piccolo dettaglio. Insomma il sogno di ogni cinefilo. No, noi vediamo l'esatto opposto.


Attori che si atteggiano a grandi star hollywoodiane ma “senza apparenti meriti artistici”, che hanno ottenuto il ruolo solo per essere i nipoti di qualche assessore all'urbanistica al comune di Piombino; regista annoiato cronico, che si odia per il pessimo materiale che produce giorno dopo giorno, ma che non fa nulla per cambiare rotta, anzi, invoglia gli altri a fare tutto a modo suo, ovvero “a cazzo di cane!”; un direttore della fotografia cocainomane che conosce solo due modi per smarmellare la luce, aprendo o chiudendo tutto; autori che rubano lo stipendio scopiazzando, di tanto in tanto, trame da telefilm giappo-nippo-coreani, confezionando il tutto con dialoghi degni di Lory Del Santo; troupe del set scansafatiche e disorganizzata; stagisti resi schiavi porta vivande dai rispettivi reparti; produzione che ha l'imperativo categorico di risparmiare su ogni singolo centesimo.



Il risultato è una comicità che impregna ogni singolo minuto dei venti di ogni puntata, con situazioni paradossali e tragicomiche, rese esilaranti sia dagli autori dei testi (Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre, Luca Vendruscolo), che forniscono ad ogni personaggio battute perfette per il suo ruolo e il suo carattere, ma soprattutto da un cast che vede impegnati un gran numero dei migliori attori italiani, sia emergenti che affermati, sia come personaggi principali, sia come piccole comparse.


Sono proprio gli attori che rendono la serie così piacevole e godibile. Non avendo una trama complicata o effetti visivi spettacolari, la forza della serie è tutta sulle spalle della recitazione, che riesce a mantenere alti i toni di ogni puntata, creando una comicità geniale. Il cast è vastissimo e pieno di attori di grande bravura: dai più conosciuti Antonio Catania e Carolina Crescentini, ai fratelli comici Caterina e Corrado Guzzanti, fino a partecipazioni di attori come Roberto Herlitzka, Giorgio Tirabassi e Marco Giallini.


Il livello complessivo degli attori è altissimo, ma i mattatori della serie sono tre: Francesco Pannofino, Pietro Sermonti e Paolo Calabresi. Il doppiatore romano interpreta il regista Renè Ferretti, burbero e irascibile, perfetto nelle sfuriate improvvise ad attori e collaboratori; Pietro Sermonti è la star di Occhi del cuore Stanis La Rochelle e rappresenta la sorpresa più grande di Boris, noto ai più come il dottor Guido di Un medico in famiglia, ammazza l'immagine che il grande pubblico ha di lui, interpretando un ruolo comico con grande autoironia e spontaneità; infine, la Iena Paolo Calabresi veste i panni del capoelettricista Augusto Biascica, un coatto de borgata, parlata rigorosamente romana, terrore degli stagisti e tifoso sfegatato della Roma.



Boris è un piccolo capolavoro di tre stagioni, che ha portato anche alla produzione di un film. Gli appassionati attendono, ormai rassegnati, l'inizio delle riprese di una quarta stagione.


Rivedendo qualche puntata oggi, oltre alle risate immutate, giunge un senso di incompiutezza, di rammarico, per ciò che sarebbe potuto essere: una serie divertente e mai banale, conosciuta da pochi, alla quale non è stata data l'opportunità di crescere e sfruttare al massimo il suo potenziale. Ma forse è proprio questa sensazione a renderla unica nel suo genere.

Throwback | A fish named Boris

Published on by Elfring J. 5 comments

I remember a sentence said by Francesco Ebbasta of The Jackal, guests of the show of Serena Dandini on Radio 2: he remembered about one of their previous interview and said roughly: “If in Italy we proposed a series like Breaking Bad, where a professor of chemistry with a cancer produces and sells methamphetamines, they would answer us Nice idea... Good guys... We like it.... But change the chemistry professor with a nun and the drugs with candies.”. This is somewhat the concept of the standard to which we have been accustomed to by Rai & other networks since the tv series are born until today. Grown between Don Matteo (Father Matteo), Un medico in famiglia (A Doctor in the Family - Original format: Médico de familia) and the thousand biopics with the chameleonic Beppe Fiorello, we have seen episodes of apolitical, superficial dramas, too suitable for the families. The exceptions have been very few: we can mention Il commissario Manara (Commissioner Manara), L'ispettore Coliandro (Inspector Coliandro), the eternal Commissario Montalbano (Commissioner Montalbano). All alternative versions of the Maresciallo Rocca (Marshal Rocca), to clarify.


However something different has been proven. Some isolated attempts to change things, to create, to innovate, to present to the public a show that had never watched before. In a small stone was thrown in the middle of the lake, and those who had the fortune to watch the small shockwave produced, have received laughter out of proportion as a gift. That stone, actually, was a goldfish in a glass bowl. Its name was Boris.



I like to think that Boris was born from a dream that many movie fans and similar share: the one to know what happens behind the camera, to know how to shoot a scene, how the lights are mounted, what the sets smell like, how it's to be part of this magical world for those who love it. Too bad (or fortunately) that the creator of Boris, most likely, is a brilliant realist\pessimist sociopath, who has decided to reveal to the public the behind the scenes of the production of a television series, but he has done it by showing us all the flaws and secrets that lie behind an average Italian set. We don't see high technology, giant screens, last generation steadycam; the actors prepared and passionate, the director who studies new shots, a photography attentive to every little detail. In short the dream of every cinephile. No, we see the exact opposite.


Actors who strike a pose as great Hollywood stars but “without apparent artistic merits”, who have got the role just because they're the grandchildren of some urban planning assessor in the municipality of Piombino; bored chronic director, who hates himself for the bad material he produces day after day, but who does nothing to change course, indeed, encourages others to do everything his own way, that is “to fucking dog!”; a cocaine addict director of photography who knows only two ways to use the light, opening or closing all; authors who steal the salary by betraying, from time to time, plots from Japanese-Korean TV series, packaging everything with dialogues worthy of Lory Del Santo; slack and disorganized set crew; interns enslaved as food carriers from their respective departments; production that has the categorical imperative to save on every single cent.



The result is a comedy that imbues every single minute of the twenty of each episode, with paradoxical and tragicomic situations, made hilarious both by the authors of the texts (Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre, Luca Vendruscolo), that provide each character with perfect lines for its role and its disposition, but above all by a cast that involves a large number of the best Italian actors, both emerging and famous, both as main characters, both as small extras.


It's just the actors that make the series so pleasant and enjoyable. Not having a complicated plot or spectacular visual effects, the strength of the series is all on the shoulders of the acting, which manages to keep the tones of each episode high, creating a brilliant comedy. The cast is very vast and full of actors of great skill: from the most known Antonio Catania and Carolina Crescentini, to the comic brothers Caterina and Corrado Guzzanti, up to participations of actors such as Roberto Herlitzka, Giorgio Tirabassi and Marco Giallini.


The overall level of the actors is very high, but the main protagonists of the series are three: Francesco Pannofino, Pietro Sermonti and Paolo Calabresi. The Roman dubber plays the director Renè Ferretti, grouchy and irascible, perfect in sudden outbursts to actors and collaborators; Pietro Sermonti is the star of Occhi del cuore (The eyes of the heart) Stanis La Rochelle and represents the biggest surprise of Boris, known to most as the doctor Guido of Un medico in famiglia (A Doctor in the Family - Original format: Médico de familia), kills the image that the general public has about him, playing a comic role with great self-irony and spontaneity; finally, the Hyena Paolo Calabresi plays the role of the chief electrician Augusto Biascica, a pleb of working-class suburb, strictly Roman dialect, terror of interns and a keen A.S. Roma supporter.



Boris is a small masterpiece of three seasons, which has also led to the production of a movie. The fans await, now resigned, the start of the shootings of a fourth season.


Reviewing a few episodes today, in addition to the unchanging laughters, it comes a sense of incompleteness, of regret, for what could have been: a funny and never ordinary series, known by a few, which has not been given the opportunity to grow and make the most of its potential. But maybe it's just this feeling that makes it unique in its genre.

Meme casuali

S01E07

Non c'è cosa più divina che scoparse la cugina.
Boris Il film

La nostra casa è la televisione. È come la mafia. Non se ne esce, se non da morti.

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