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Five tv series about doctors that have changed the way of seeing the doctors

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Programmi TV Scienze & Natura

Cinque telefilm sui medici che hanno cambiato il modo di vedere i dottori

Un tempo, i medici che apparivano in TV erano, prima di tutto, persone per bene: che fossero giovani o vecchi, affascinanti o rassicuranti, davano l'impressione di essere degli ottimi padri di famiglia, infallibili ed autorevoli nell'esercizio della loro professione. Pensate - per quel poco che li si è visti in Italia - al dottor Kildaire, oppure a quei medici che si dilettavano di indagini poliziesche come Quincy o Mark Sloan, il protagonista di Un detective in corsia impersonato da Dick Van Dyke: avventurosi sì, ma sempre buoni e affabili.


La vera rivoluzione, probabilmente, è arrivata con General Hospital (che negli anni è stata importata anche in Italia): una soap opera ambientata tra le corsie di un ospedale che, per forza di cose, doveva presentarci colpi di scena, medici corrotti o crudeli, interessi e tradimenti, e più in generale tutto il campionario dei vizi umani. I medici, insomma, scendevano sulla terra e si mescolavano per la prima volta ai comuni mortali, non mostrandosi migliori delle altre categorie professionali spesso rappresentate nelle soap, come i miliardari, gli avvocati, gli arrampicatori sociali.

Per vedere una vera e definitiva rivoluzione dell'immagine televisiva del medico, però, nel nostro paese (e probabilmente anche in America) si sono dovuti aspettare gli anni , quando il successo di E.R. ha contemporaneamente rilanciato e rivoluzionato il genere. Ma quali sono i cinque telefilm che hanno cambiato il nostro modo di percepire i dottori?


E.R. - Medici in prima linea

Gli indaffarati dottori di un pronto soccorso

In principio, come abbiamo detto, fu E.R. - Medici in prima linea, una serie presentata dalla NBC nel e rimasta in onda, sempre con ottimi ascolti, fino al , per un totale di 15 stagioni e 331 episodi. Un record non da poco, se si considera che gli inizi non furono certo dei più semplici: al lancio della serie della NBC ambientata in un pronto soccorso, la CBS rispose infatti immediatamente con Chicago Hope, altro dramma medico realizzato ottimamente e con grandi attori (c'erano Mark Harmon, poi in NCIS, e Thomas Gibson e Mandy Patinkin, poi in Criminal Minds, mentre le sceneggiature erano supervisionate da David E. Kelley, creatore di Ally McBeal). Le due serie si diedero battaglia per tutte le prime stagioni, e, nonostante la critica fosse divisa, E.R. trionfò dal punto di vista degli ascolti, portando alla chiusura del telefilm rivale.


Il successo dello show era dovuto da un lato alla grande scrittura delle storie, e dall'altro a un cast capace di trasmettere emozioni. Per il primo aspetto, il merito, almeno all'inizio, va diviso tra Steven Spielberg e Michael Crichton: i due, infatti, volevano realizzare un film a partire da una vecchia sceneggiatura del secondo, ma quando Spielberg seppe che Crichton stava lavorando anche a un romanzo dal titolo Jurassic Park decise di dirottare tutto il lavoro svolto fino ad allora in una serie TV a cui fare solo da produttore, mentre si sarebbe assicurato la regia del film sui dinosauri. Per quanto riguarda gli attori, invece, nei quindici anni di messa in onda se ne sono alternati parecchi, ma non si possono non ricordare George Clooney (nella parte del dottor Doug Ross), Noah Wyle (il dottor John Carter), Julianna Margulies (l'infermiera Carol Hathaway), Goran Višnjić (il dottor Luka Kovač), Maura Tierney (la dottoressa Abby Lockhart), Linda Cardellini (l'infermiera Samantha Taggart) e tanti altri ancora.



Scrubs

I medici ai primi ferri che mescolano dramma e commedia

Se E.R. ci ha mostrato il lato umanamente drammatico della medicina d'urgenza, quasi in quegli stessi anni Scrubs ce ne ha invece illustrato il carattere umoristico e paradossale. Lanciata nel dalla NBC ed importata in Italia col sottotitolo di Medici ai primi ferri (per rendere in qualche modo il gioco di parole del titolo originale), la serie si concentrava sul giovane specializzando John Dorian e sui suoi amici, tirocinanti all'ospedale Sacro Cuore. Ma il fatto particolare era che J.D. era non solo il protagonista, ma anche la voce narrante dello show, che si svolgeva anzi in buona parte nella sua testa. Le scene, infatti, si alternavano tra casi in cui non mancava, spesso, un pizzico di umanità, e fantasiose digressioni del giovane dottore, che cercava allo stesso tempo di sopravvivere alle angherie dei suoi superiori e di un inserviente che l'aveva preso particolarmente di mira.


Scrubs era infatti nelle intenzioni una serie comica, in cui i difficili rapporti tra i giovani e inesperti medici e i loro supervisori (l'intrattabile dottor Perry Cox e il distratto primario Bob Kelso, ottimamente interpretati da John McGinley e Ken Jenkins) fornivano molti spunti per alimentare le ossessioni e le fantasie del protagonista; ma a tutto questo - e qui sta probabilmente il segreto del successo della serie - si univano storie reali di speranze e disillusioni, amori e infelicità. Forte di un buon cast (oltre al protagonista Zach Braff meritano una menzione pure Donald Faison, Sarah Chalke e Judy Reyes), la serie è proseguita per nove anni, anche se in maniera un po' travagliata: la settima stagione, che doveva inizialmente essere l'ultima, è stata decurtata a causa dello sciopero degli sceneggiatori, rendendo necessaria un'ottava stagione, che però è stata ospitata non più dalla NBC ma dalla ABC. A quest'ultima, che si chiudeva con uno degli episodi conclusivi più apprezzati della storia della TV americana, ne è seguita però un'altra completamente rivista sia nella formula che nel cast, tanto da essere ribattezzata Scrubs: Med School.



Dr. House

Un detective (ma scontroso) in corsia

Sia E.R. che Scrubs, per quanto costruite attorno ad alcuni personaggi forti, erano serie corali, che traevano cioè forza da un gruppo di personaggi - o, meglio, di medici e di infermieri - con specializzazioni, caratteri e capacità diverse, che si mescolavano tra loro in un amalgama non sempre pacifico. Dr. House, invece, è stata una serie che, per quanto dotata di un cast nutrito, giocava tutte le sue carte su un'unica, carismatica figura: quella del medico interpretato in maniera indimenticabile da Hugh Laurie. La caratteristica principale del dottor House, infatti, è quella di essere un genio, un vero luminare della scienza, ma contemporaneamente di essere del tutto privo di qualsiasi forma di empatia: «Tutti mentono» è il suo mantra, e il disprezzo verso i suoi pazienti è palpabile praticamente in ogni episodio.


House - che deve qualcosa sia a Sherlock Holmes, sia a John Becker (altro dottore televisivo, interpretato da Ted Danson ma da noi poco noto) - è alla guida di un team di giovani medici diagnostici molto dotati ma decisamente in difficoltà con le intemperanze del loro superiore: tra di essi il dottor Foreman (col volto di Omar Epps), il dottor Chase (Jesse Spencer) e la dottoressa Cameron (Jennifer Morrison, ora star di C'era una volta), poi sostituiti nel corso delle stagioni dal dottor Taub (Peter Jacobson), da “Tredici” (una giovane Olivia Wilde), dal dottor Kutner (Kal Penn) e da altri medici. La serie è così durata 8 stagioni, dal al , diventando anche nel periodo di suo massimo splendore il serial americano più esportato all'estero e forse il più visto del mondo.



Grey's Anatomy

Amore e morte al Seattle Grace Hospital

Di Grey's Anatomy abbiamo scritto recentemente, cercando di identificare le scene più significative di una serie che, per empatia e partecipazione, non ha sicuramente rivali. Negli show che abbiamo presentato finora, infatti, le vicende personali dei vari dottori costituivano il collante della serie, ciò che spingeva avanti la trama da un episodio all'altro, ma il fulcro delle puntare rimanevano i casi clinici, la malattia da debellare o la diagnosi da trovare; in Grey's Anatomy, invece, la medicina pura e semplice passa quasi in secondo piano, e centrali diventano le dinamiche che vari medici tra loro diversissimi - ma praticamente tutti molto belli - devono gestire sia nei confronti del lavoro che dei colleghi. Protagonista assoluta è Meredith Grey (Ellen Pompeo), all'inizio una tirocinante di chirurgia che condivide la difficile esperienza con una serie di colleghi come Cristina Yang (Sandra Oh), Izzie Stevens (Katherine Heigl) e altri.

La serie, lanciata in sordina nel dalla ABC, ha rapidamente conquistato consensi per la sua capacità di mescolare azione medica e sentimenti; inoltre, la creatrice Shonda Rhimes ha saputo anche infarcire ogni stagione di colpi di scena clamorosi e cambiamenti di direzione della trama che hanno sempre mantenuto viva l'attenzione degli spettatori: tra questi particolare clamore hanno suscitato le esclusioni di certi attori (tra cui quella di Isaiah Washington, ovvero il dottor Preston Burke, per alcune frasi omofobe pronunciate durante una pausa di lavorazione) e la morte di personaggi importantissimi all'interno del telefilm (come Mark Sloan alias Eric Dane, Lexie Grey ovvero Chyler Leigh e soprattutto il vero protagonista maschile, Derek Shepherd/Patrick Dempsey). Nonostante tutte queste defezioni e anche qualche critica, lo show va avanti, con la dodicesima stagione - e un nuovo personaggio, interpretato dal neozelandese Martin Henderson - appena cominciata.



Boris

La serie su degli attori che interpretano dei medici

Lo ammetto: volevo che nella nostra cinquina figurasse anche una serie italiana, perché se è vero che il materiale che costantemente importiamo dall'America influenza, e non di poco, il nostro immaginario collettivo, è anche vero che le fiction hanno un peso non indifferente sulle famiglie medie italiane e sul loro modo di rapportarsi con la sanità pubblica, che qui da noi è molto diversa che negli Stati Uniti. Per questo la scelta più logica sarebbe stata quella di introdurre in lista Un medico in famiglia, la fiction che più di tutte si è occupata di medicina in Italia, anche se con toni da sitcom familiare; ma francamente non me la sono sentita, sia perché i protagonisti di quel lungo telefilm sarebbero benissimo potuti essere degli impiegati delle poste (e la serie non sarebbe cambiata quasi per nulla), sia perché Un medico in famiglia non cambia certo l'immagine dei dottori.


Ho quindi preferito puntare su Boris, una serie il cui argomento centrale non è la medicina - almeno non direttamente - ma che colpisce nel segno nel tentativo di farci riconsiderare i dottori televisivi (ma anche la televisione italiana e le fiction in generale). Prodotto da Fox per Sky, il serial presenta una sorta di dietro le quinte di una fittizia fiction di ambiente medico, Gli occhi del cuore 2 (a cui si affianca, nel corso delle puntate, anche la più innovativa Medical Dimension), i cui protagonisti sono il dottor Giorgio - ovvero Stanis La Rochelle, ovvero Pietro Sermonti - e, all'inizio, la dottoressa Giulia - Corinna Negri, la “cagna maledetta” interpretata da Carolina Crescentini.


La serie, che ha un tono decisamente grottesco, infierisce sullo stato della fiction all'italiana, ma ci presenta anche dei medici che, come gli attori che li interpretano, sono incapaci, arraffoni, vanagloriosi e sbruffoni. Insomma, come dice Stanis: «Troppo italiani».



Segnala altri telefilm sui medici che hanno cambiato il nostro modo di vedere i dottori nei commenti.

Programmi TV Scienze & Natura

Five tv series about doctors that have changed the way of seeing the doctors

At one time, the doctors who appeared on TV were, first of all, good people: whether they were young or old, fascinating or reassuring, they gave the impression of being excellent family men, infallible and authoritative in the exercise of their profession. Think - for that little you have seen them in Italy - of the doctor Kildaire, or of those doctors who enjoyed police investigations as Quincy or Mark Sloan, the protagonist of Diagnosis: Murder played by Dick Van Dyke: adventurous yes, but always good and personable.


The real revolution, probably, has came with General Hospital (that in the years has also been imported into Italy): a soap opera set in the aisles of a hospital that, inevitably, had to present us with twists, corrupt or cruel doctors, interests and betrayals, and more generally the whole sample of the human vices. The doctors, in short, descended to the earth and mingled for the first time with ordinary mortals, not showing themselves to be better than the other professional categories often represented in the soaps, such as billionaires, lawyers, social climbers.

To see a real and definitive revolution of the doctor's television image, however, in Italy (and probably also in the U.S.A.) had to wait the , when the success of E.R. has simultaneously reintroduced and revolutionized the genre. But what are the five TV series that have changed the way to perceive doctors?


ER

The busy doctors of an emergency room

In the beginning, as we have said, was ER, a series presented by NBC in and remained on the air, always with excellent ratings, until , for a total of 15 seasons and 331 episodes. An important record, considering that the beginning wasn't easy: during the launch of the series of NBC set in an emergency room, the CBS immediately responded with Chicago Hope, another medical drama made very well and with good actors (including Mark Harmon, then in NCIS, and Thomas Gibson and Mandy Patinkin, then in Criminal Minds, while the screenplays were supervised by David E. Kelley, creator of Ally McBeal). The two series battled for all the first seasons, and, despite the critics were divided, E.R. triumphed from the point of view of the ratings, leading to the closure of the opponent TV series.


The show's success was due on the one hand to the great writing of the stories, and on the other to a cast capable of transmitting emotions. For the first aspect, the merit, at least at the beginning, must be divided between Steven Spielberg and Michael Crichton: the two, in fact, wanted to make a movie starting from an old script of the second, but when Spielberg knew that Crichton was also working on a novel with the title Jurassic Park decided to redirect all the work done so far in a TV series in which to be only a producer, while he would have assured the direction of movies about dinosaurs. Regarding the actors, instead, in the fifteen years of broadcasting several have alternated, but we have to rember George Clooney (in the role of doctor Doug Ross), Noah Wyle (the doctor John Carter), Julianna Margulies (the nurse Carol Hathaway), Goran Višnjić (the doctor Luka Kovač), Maura Tierney (the doctor Abby Lockhart), Linda Cardellini (the nurse Samantha Taggart) and many others.



Scrubs

The doctors that mix drama and comedy

If E.R. has showed us the humanly dramatic side of emergency medicine, almost in those same years Scrubs has instead shown us the humorous and paradoxical character. Launched in by NBC and imported into Italy with the subtitle of Medici ai primi ferri (Doctors at the first irons) (to somehow render the word game of the original title), the series focused on the young post-graduate MD John Dorian and on his friends, trainees at the Sacred Heart hospital. But the particular fact was that J.D. was not only the protagonist, but also the narrative voice of the show, which took place mostly in his head. The scenes, in fact, alternated between cases in which there was, often, a pinch of humanity, and imaginative digressions of the young doctor, who at the same time tried to survive the oppression of his supervisors and of a janitor who had particularly taken aim at him.


Scrubs was in fact in the intentions a comic series, in which the difficult relationships between the young and inexperienced doctors and their supervisors (the impossible doctor Perry Cox and the distracted chief Bob Kelso, excellently played by John McGinley and Ken Jenkins) provided many ideas for feeding the protagonist's obsessions and fantasies; but to all this - and here is probably the secret of the success of the series - were joined real stories of hopes and disillusions, loves and unhappinesses. With a good cast (in addition to the protagonist Zach Braff also Donald Faison, Sarah Chalke and Judy Reyes deserve a mention), the series continued for nine years, albeit in a somewhat troubled manner: the seventh season, which had initially to be the last one, was reduced due to the screenwriters' protest, making necessary an eighth season, which however was no longer hosted by NBC but by ABC. To the latter, which ended with one of the most appreciated concluding episodes in the history of American TV, was however followed by another completely revised both in the formula and in the cast, so as to be renamed Scrubs: Med School.



House, M.D.

A detective (but surly) in the aisle

Both ER and Scrubs, though built around some strong characters, were choral series, that is they drew strength from a group of characters - or, better, from doctors and nurses - with different specializations, characters and abilities, that mixed together in an amalgamation not always peaceful. House, M.D., instead, has been a series that, though had a large cast, played all its cards on a single, charismatic figure: the one of the doctor played in an unforgettable way by Hugh Laurie. The main feature of doctor House, indeed, is that to be a genius, a true genius of the science, but at the same time to be completely devoid of any form of empathy: «Everyone lies» it's his mantra, and the contempt for his patients is clear almost in every episode.


House - that owes something both to Sherlock Holmes, both to John Becker (another TV doctor, played by Ted Danson but little known by us) - is at the helm of a team of young diagnostic doctors very experienced but struggling with the excesses of their superior: among them the doctor Foreman (played by Omar Epps), the doctor Chase (Jesse Spencer) and the doctor Cameron (Jennifer Morrison, now protagonist of Once Upon a Time), then replaced during the seasons by doctor Taub (Peter Jacobson), by “Thirteen” (a young Olivia Wilde), by doctor Kutner (Kal Penn) and by other doctors. The series lasted 8 seasons, from to , becoming even in the period of its maximum splendor the American serial most exported abroad and perhaps the most seen in the world.



Grey's Anatomy

Love and death at Seattle Grace Hospital

About Grey's Anatomy we have written recently, trying to identify the most significant scenes of a series that, for empathy and participation, certainly has no rivals. In the shows we have presented so far, in fact, the personal stories of the various doctors were the glue of the series, what pushed the plot forward from one episode to another one, but the focus of the episodes remained the clinical cases, the disease to be eradicated or the diagnosis to be found; in Grey's Anatomy, instead, the pure and simple medicine almost takes a back seat, and become central the dynamics that various doctors among them very different - but practically all very beautiful - have to manage both against the work and the colleagues. Absolute protagonist is Meredith Grey (Ellen Pompeo), at the beginning a surgery trainee who shares the difficult experience with a group of colleagues like Cristina Yang (Sandra Oh), Izzie Stevens (Katherine Heigl) and others.

The series, launched quietly in by ABC, has quickly gained approvals for its ability to mix medical action and feelings; moreover, the creator Shonda Rhimes was also able to fill every season with sensational twists and changes in the direction of the plot that have always kept the attention of the spectators alive: among these particular clamor have raised the exclusions of some actors (including the one of Isaiah Washington, that is the doctor Preston Burke, for some homophobic sentences pronounced during a work break) and the death of very important characters in the series (as Mark Sloan alias Eric Dane, Lexie Grey thas is Chyler Leigh and above all the true male protagonist, Derek Shepherd/Patrick Dempsey). Despite all these defections and even some criticism, the show goes on, with the twelfth season - and a new character, played by the kiwi Martin Henderson - just started.



Boris

The series about some doctors playing some doctors

I admit it: I wanted an Italian series to appear in our list, because if it's true that the series that we constantly import from the U.S.A. influences, and not a little, our collective imagination, it's also true that the dramas have a considerable weight on average Italian families and on their way to deal with public health, that in Italy is very different than in the United States. For this reason the most logical choice would have been to introduce in the list Un medico in famiglia (A Doctor in the Family - Original format: Médico de familia), the drama that most of all has dealt with medicine in Italy, although with tones of a family sitcom; but honestly I didn't want, both because the protagonists of that long TV series could well have been post office employees (and the series would not have changed almost at all), both because Un medico in famiglia (A Doctor in the Family - Original format: Médico de familia) surely doesn't change the image of the doctors.


I therefore preferred to speak about Boris, a series whose central argument is not the medicine - at least not directly - but that hits the mark in the attempt to make us reconsider the TV doctors (but also the Italian television and the dramas in general). Produced by Fox for Sky, the series shows a sort of behind the scenes of a fictional drama of medical environment, Gli occhi del cuore 2 (The eyes of the heart 2) (which is accompanied, during the episodes, even by the more innovative Medical Dimension), whose protagonists are the doctor Giorgio - that is Stanis La Rochelle, that is Pietro Sermonti - and, at the beginning, the doctor Giulia - Corinna Negri, the “damned bitch” played by Carolina Crescentini.


The series, that has a decisively grotesque tone, rages on the state of the Italian drama, but also present us some doctors that, as the actors who play them, are incapable, grabbers, boastful and braggarts. In short, as Stanis says: «Too Italian».



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