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News 2008

Boris 2

| NonSoloCinema.com

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"Boris 2"


Come ti distruggo la fiction


di Marta Martina

Pubblicato mercoledì - NSC anno IV n. 21


Siamo sul set degli Occhi del Cuore (giunto come Boris alla sua seconda edizione), davanti alla troupe sgangherata di una soap brutta "da contratto". Tra gli intrighi di bassa lega propinati al pubblico si materializza lo spettacolo del backstage: ruvido e rattoppato, menefreghista e spassosissimo.


Prodotta da Wilder per Fox Channels Italy (per la prima volta un gruppo satellitare produce una fiction di lunga serialità), nata da un soggetto di Luca Manzi e Carlo Mazzotta, Boris è sceneggiata da Mattia Torre, Giacomo Ciarrapico e Luca Vendruscolo, che della serie è anche regista. Introdotta dalla sigla di Elio e le Storie tese, Boris spiega come distruggere le fiction e dormire sonni tranquilli.


Nel romanesco allestimento di una soap-opera di infima categoria, Boris il pesce rosso, dalla sua boccia vicino al regista, assiste al quotidiano sfacelo dell'idea di recitazione, sceneggiatura, fotografia e deontologia professionale. La panoramica di stereotipi è presa in giro con la tipica coscienza comica e il rustico ma efficace disincanto capitolino. Il pressapochismo tipico delle produzioni all'italiana viene perfettamente stigmatizzato con battute e messe in scene che ben rendono l'idea di quel clima così vago che forse aleggia nelle produzioni made in Italy. Il delegato di rete, Lopez (Antonio Catania) cialtrone e attento alle gerarchie, il produttore Sergio (Alberto di Stasio) sempre attento a non scontentare mai nessuno tra i potenti ("no, non lo puoi cacciare.. quello è protettissimo.. lobby gay").


Il direttore della fotografia Duccio (Ninni Bruschetta), (che durante una strepitosa puntata cerca di vendere saraghi ai suoi colleghi), sonnecchia sui divani e parla un siciliano rarefatto (nell'ultima puntata, clou del magnamagna post elettorale: "Ma René vuoi che chiamo lo zio corrotto?")...


Biascica (Paolo Calabresi) il capo elettricista che accetta solo collaboratori di provata fede giallorossa, che va in terapia perchè non riesce più a salire sulle scale del set (salvo poi scoprire che la psicoanalisi non serve a niente. Guarisce miracolosamente con il pagamento degli "straordinari de aprile de Libeccio")


L'unica che lavora, nel senso più banale del termine, è Arianna (Caterina Guzzanti), l'assistente alla regia ("dai che oggi ci portiamo a casa 8' minuti di girato, René") scontrosa, dura, gran stakanovista.


E i due stagisti: quello muto è perfetto. Pignolo, rompiscatole, lecchino. Gli fanno una di quelle corcate da passare agli annali. La sua vessazione e il suo momentaneo successo professionale (deve controllare i fuochi) non potevano che culminare in un agguato di calci e schiaffi. Lo sfruttato Alessandro (Alessandro Tiberi, detto Seppia o Seppiolina da quello psicopatico di Stanis La Rochelle) che infonde negli Occhi del Cuore la passione del nuovo arrivato e lotta per l'amore di Arianna.


Lo slang è parte integrante di Boris, soprattutto nella sboccata, sanguigna Karin, le cosce di Occhi del Cuore: "René questi se vede subito che se vojono acchiappa'".


Su tutte le abili performance spicca René Ferretti (Francesco Pannofino) il regista, istrionico al punto giusto (sono da sbellicarsi i suoi cambiamenti di mimica) con una voce da doppiaggio modellata per tenere a bada le schizofrenie, le crisi dei divetti della soap e per districarsi tra le mille insidie della produzione e dei raccomandati.


Gli attori delle soap si dividono in La Cagna (che ha odiosamente tenuto in ostaggio il cast nella prima stagione. Carolina Crescentini che aspira tutte le vocali finali, esagerando come si conviene, il suo personaggio da inetta attricetta), Il divo, Stanis La Rochelle (Pietro Sermonti) che sa regalare sguardi basiti come fosse un juke box. E viene regolarmente preso per i fondelli da tutta la troupe (i suoi respiri profondi e la sua spocchia per i suoi ruoli teatrali), La new entry, Cristina Avola Burkstaller (Eugenia Costantini) che si pone domande sulle battute della sceneggiatura (!). Non si è mai visto che un attore di soap si interroghi sul significato dei dialoghi o sul perchè delle azioni...


Ma quello che sconvolge di più in questa seconda serie, è l'entrata di Mariano Giusti che imperversa con le sue visioni di Gesù di Nazareth avute su un tratto oscuro della Roma-L'Aquila. Corrado Guzzanti ci offre una delle sue interpretazioni sempre al limite dell'overacting. Si trasforma in un attore che spera nel ruolo di Padre Frediani, già allontatanato dal cast perchè aveva messo fuoco all'intera produzione. Mariano tiene in ostaggio Alessando, lo stagista, minaccinadolo con una mazza da baseball e costringendolo a cantare cori e inducendolo a pregare. Supplicandolo di non picchiarlo.


C'è tutto in Boris: la presa in giro delle fiction agiografiche e storiche, fatte male e venute peggio (l'ossessione per il Beato Frediani, la tegola di Machiavelli), la presa in giro dei rapporti di potere (geniale ambientare l'ultima puntata il giorno delle elezioni. A seconda di come vanno gli exit poll c'è gente da piazzare, gente scomoda da togliere.. Iniziano le sfilate di raccomandazioni. "Oh con quella ci siamo fatti contenti d-u-e senatori"). Il miracolo del pareggio fa sì che René possa restare in comando, perchè bipartisan, perchè se si tratta di satireggiare non si fa indietro dinanzi a nessun colore. Ecco perchè Boris è una fuori serie: si diverte, ci diverte, si sollazza a mettere in scena le piccolezze e le bassezze delle piccole produzioni senza nessuna spina dorsale (L'immagine degli sceneggiatori al lavoro è degna dei Simpsons o dei Griffin: tre svogliatissimi ma seriosissimi scrittori che suonano la chitarra o compongono le scene con il casco del motorino in testa pronti per uscire...). A questo proposito le ammissioni di candida consapevolezza del produttore e del regista giocano splendidamente al gioco del finto massacro ("ma che ne so', a noi c'arriva 'sta carta straccia e poi giramo.."). I cliché ci sono tutti: ma sono smontati e svuotati, resi acidi e sarcastici e fotografano abilmente tutti i tic più beceri del mondo della televisione... tutti gli orribili compromessi accettati per rimanere a galla.


Esplicite le citazioni e i rimandi ad altre fiction di successo; quasi tutti gli attori della serie si sono già misurati con il genere, (Carabinieri e Distretto di polizia, Un medico in famiglia e Ris). Ed è proprio con i luoghi comuni della fiction che Boris si diverte, smascherandone i meccanismi con sana cattiveria. E nella seconda stagione (nell'episodio in cui René cerca disperatamente un appiglio per non sprofondare con il progetto Machiavelli) Boris lancia una citazione a 24: schermo diviso in quadranti, facce preoccupatissime, il ticchettio dell'orologio a scandire l'inesorabile scorrere del tempo...


La frase: René: «Alfredo, la scena è molto semplice: basito lui, basita lei, macchina da presa fissa, luce un po' smarmellata e daje tutti quanti» (episodio 1x08)


» versione stampabile

Titolo: Boris - La fuori serie italiana


Anno: - in corso


Soggetto: Luca Manzi e Carlo Mazzotta


Sceneggiatura: Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre e Luca Vendruscolo


Interpreti e personaggi


Ninni Bruschetta: Duccio Patanè; Paolo Calabresi: Augusto Biascica; Antonio Catania: Diego Lopez; Carlo De Ruggeri: Lorenzo; Alberto Di Stasio: Sergio Fortin; Roberta Fiorentini: Itala; Caterina Guzzanti: Arianna Dell'Arti; Francesco Pannofino: René Ferretti; Pietro Sermonti: Stanis La Rochelle; Alessandro Tiberi: Alessandro; Carolina Crescentini: Corinna Negri (Stagione 1); Eugenia Costantini: Cristina Avola Burkstaller (Stagione 2); Karin Proia: Karin (Stagione 2)


Fotografia: Daniele Poli


Montaggio: Massimiliano Feresin


Musiche: Giuliano Taviani e Carmelo Travia


Scenografia: Michele Modaferri


Costumi: Fiorenza Cipollone


Produttore: Luca Cambi


Prima TV Italia: Fox

"Boris 2"


How it destroys the drama


by Marta Martina

Published Wednesday - NSC year IV n. 21


We're on the set of the Occhi del Cuore (Eyes of the Heart) (reached as Boris its second edition), in front of the ramshackle crew of a bad soap "by contract". Among the low alloy intrigues offered to the public it materializes the backstage show: rough and patched, careless and hilarious.


Produced by Wilder for Fox Channels Italy (for the first time a satellite group produces a long serial drama), born from a subject by Luca Manzi and Carlo Mazzotta, Boris is scripted by Mattia Torre, Giacomo Ciarrapico and Luca Vendruscolo, who is also the director of the series. Introduced by the opening theme by Elio e le Storie tese, Boris explains how to destroy the drama and to sleep soundly.


In the Roman staging of a soap-opera of the lowest category, Boris the red fish, from his fishbowl close to the director, attends the daily collapse of the idea of acting, screenplay, photography and professional ethics. The overview of stereotypes is teased with the typical comic consciousness and the rustic but effective Roman disenchantment. The carelessness typical of Italian productions is perfectly stigmatized with lines and stagings that well make the idea of that climate so vague that perhaps hovers in the productions made in Italy. The delegate of network, Lopez (Antonio Catania) scoundrel and attentive to the hierarchies, the producer Sergio (Alberto di Stasio) always careful to never upset anyone among the powerful ones ("no, you can not kick him.. that is very protected.. lobby gay").


The director of photography Duccio (Ninni Bruschetta), (that during a sensational episode tries to sell white breams to his colleagues), dozes on the sofa and speaks a rarefied Sicilian (in the last episode, clou of the magnamagna (division) post election: "But René do you want me to call the corrupt uncle?")...


Biascica (Paolo Calabresi) the chief electrician who accepts only employees of proven faith to A.S. Roma, that goes to therapy because can no longer climb the stairways of the set (only to discover that the psychoanalysis is of no use. He miraculously heals with the payment of the "April overtimes of Libeccio")


The one who works, in the most banal sense of the term, is Arianna (Caterina Guzzanti), the first assistant director ("come on that today we take home 8 minutes of footage, René") grumpy, tough, great workaholic.


And the two interns: the mute one is perfect. Fussy, nuisance, pimp. They made him one of those corcate (ambush of blows) to go down in history. His vexation and his momentary professional success (must control the fires) could only culminate in an ambush of kicks and slaps. The exploited Alessandro (Alessandro Tiberi, aka Seppia or Seppiolina by that psychopath of Stanis La Rochelle) that infuses in the Occhi del Cuore (Eyes of the Heart) the passion of the new arrival and fight for the love of Arianna.


Slang is an integral part of Boris, especially in profanity, bloody Karin, the thighs of Eyes of the Heart: "René it must be seen imediately that this ones want to fuck".


On all skillful performances stands out René Ferretti (Francesco Pannofino) the director, histrionic at the right point (his mimic changes are funny) with a voice of dubbing shaped to hold off the schizophrenias, the crisis of the stars of the soap and for disentangle himself among the many pitfalls of the production and of the recommended.


The actors of the soap are divided in La Cagna (The Bitch) (who hatefully held hostage the cast in the first season. Carolina Crescentini that aspires all the final vowels, exaggerating as is fitting, hers character as inept starlet), The Star, Stanis La Rochelle (Pietro Sermonti) that can give astonished looks as if he was a juke box. He's regularly taken for a ride by the whole crew (his deep breaths and his arrogance for his theater roles), The new entry, Cristina Avola Burkstaller (Eugenia Costantini) which asks herself questions about the script lines (!). It has never seen that a soap actor asks himself about the meaning of the dialogues or the reason of the actions...


But what upsets more in this second series, is the entry of Mariano Giusti that rages with his visions of Jesus by Nazareth he had on a dark sretch of highway Rome-Aquila. Corrado Guzzanti offers us one of his performances always at the limit of the overacting. He turns in to an actor that hopes for the role of Father Frediani, already turned away from the cast because he had put fire to the entire production. Mariano holds hostage Alessandro, the intern, threatening him with a baseball bat and forcing him to sing choruses and causing him to pray. Begging him not to beat him.


There is everything in Boris: the teasing of the biographical and historical drama, poorly made and come worse (the obsession for Father Frediani, the blow of Machiavelli), the teasing of power relations (brilliant to set the last episode on election day. Depending on the results of the exit poll there are people to be placed, awkward people to take away... The paredes of recommendations begin. "Well with that one we made happy two senators"). The miracle of the electoral tie causes René can remain in charge, because bipartisan, because in the case of satire he doesn't step back before any party. Here because Boris is an off series: it funs, amuses us, it solaces to stage petty things and basenesses of small productions with no backbone (The image of the screenwriters working is worthy of the Simpsons or Griffin: three very lazy but curious writers who play the guitar or compose scenes with scooter helmet on their head ready to go out...). At this regard the admissions of candid awareness of the producer and of the director play beautifully at the game of the fake massacre ("but what I know, it comes to us this shredded paper and then we shot..."). The cliché there are all: but they are disassembled and emptied, rendered acidic and sarcastic and protograph cleverly all the most vulgar tics of the world of the television... all the horrible compromises accepted to stay afloat.


Explicit quotations and references to other successful drama; almost all the actors of the series have already been measured with the genre, (Carabinieri and Distretto di polizia (District of police), Un medico in famiglia (A Doctor in the Family - Original format: Médico de familia) and Ris). And it's with the clichés of the drama that Boris has fun, unmasking the mechanisms with healthy malice. And in the second season (the episode in which René cesperately searches for a pretext to keep from going under with Machiavelli project) Boris makes a reference to 24: screen divided into quadrants, faces very worried, the ticking of the clock to mark the inexorable passage of time...


The phrase: René: «Alfredo, the scene is very simple: astonished him, astonished her, fixed camera, light a little opened and come on everybody» (episode S01E08)


» printable version

Title: Boris - La fuori serie italiana (Boris - The Italian off series)


Year: - in progress


Subject: Luca Manzi and Carlo Mazzotta


Screenplay: Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre and Luca Vendruscolo


Cast and characters


Ninni Bruschetta: Duccio Patanè; Paolo Calabresi: Augusto Biascica; Antonio Catania: Diego Lopez; Carlo De Ruggeri: Lorenzo; Alberto Di Stasio: Sergio Fortin; Roberta Fiorentini: Itala; Caterina Guzzanti: Arianna Dell'Arti; Francesco Pannofino: René Ferretti; Pietro Sermonti: Stanis La Rochelle; Alessandro Tiberi: Alessandro; Carolina Crescentini: Corinna Negri (Season 1); Eugenia Costantini: Cristina Avola Burkstaller (Season 2); Karin Proia: Karin (Season 2)


Photograph: Daniele Poli


Film editing: Massimiliano Feresin


Music: Giuliano Taviani e Carmelo Travia


Scenography: Michele Modaferri


Costume designer: Fiorenza Cipollone


Producer: Luca Cambi


Premiere Italy: Fox

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