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News 2007

Popes, saints, uniforms, priests I can't stand you anymore: fortune that there's «Boris»

| L'Unità

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Tv, Boris for president


Roberto Brunelli


Forse sarà la forza della disperazione a far rinascere la fiction italiana. Pensate: niente santi, padripii, re o regine. Niente carabinieri, camici bianchi o commissari. Nessuna palpitazione fremente, niente cagnolini simpatici né professoresse che si credono Poirot. Niente visioni mistiche in cima ad un monte, niente miracoli, né frementi amori con chignon e abiti da crocerossine. Anzi: al posto di sceneggiature traballanti, prevedibili e mortalmente tediose, un viaggio surreale e a tratti cattivissimo dentro i meandri della fiction stessa. Al posto di melliflue colonne sonore, una sigla-tormentone di Elio e le storie tese.

segue a pagina 21




Fiction Va in onda su Fox (piattaforma Sky) ed è quanto di meglio: buona sceneggiatura, ottimi interpreti. Al centro, il set imperituro e impietoso di una fiction


Papi, santi, divise, preti nun ve regghe chiù: fortuna che c'è «Boris»


∎ di Roberto Brunelli / Segue dalla prima

E invece delle solite quattro o cinque facce (sempre, sempre le stesse), un cast eccellente, che fa invidia a produzioni ben più sostanziose. Invece dell'Italia soporifera, rassicurante e sempre più agghiacciantemente rosea, un ritratto sghembo, paradossale e - nelle pieghe di una comicità figlia della migliore stagione di Avanzi - soavemente feroce. E soprattutto: niente Rai, niente Mediaset. Il tam-tam lo sa, da poco più di un mese picchia sui naufraghi della tv, e forse voi lo sapete: è su Fox, canale 110 di Sky, che va in onda Boris. Che, a suo modo, è diventato un piccolo «caso» della televisione tricolore: prodotta dalla Wilder, è il primo «sceneggiato» che nasce «dentro il satellite», ed è la cosa migliore si possa vedere nel piccolo schermo, in quanto a fiction italiana.

È ben girato, Boris, è disseminato di idee, è scritto con lucida intelligenza: forse non a caso non troverete mai niente del genere sulle reti generaliste. Un po' anche perché la classica (e, se condotta con onestà, difficilissima) operazione del «film nel film» è forse troppo sofisticata per i direttori di rete di Viale Mazzini e di Cologno Monzese: eccovi allora le bizzarre vicende di una troupe al lavoro sul set di Gli occhi del cuore 2, astrusa soap-opera fatta intenzionalmente coi piedi, vicende che alla lunga rimandano a modelli illustri e molto nobili come Effetto Notte di Truffaut sul fronte cinefilo e come i Monthy Python su quello della comicità televisiva.

Ed eccovi, in più, una sana iniezione di (disperato?) sarcasmo che volteggia da un personaggio all'altro, da una ripresa all'altra di questo stralunato set, un sarcasmo che è completamente assente altrove nel piccolo schermo e che però è molto più aderente, a noi, al nostro tormento presente, a maggior ragione se si considera che Boris è una presa di giro dell'attitudine molto italica di fare le cose nel peggiore dei modi possibili.

«A me questo lavoro va benissimo: ti chiedono di lavorare poco e male e ti pagano bene», dice il direttore di fotografia della sua vita sul set, mentre il regista René sogna di tornare al cinema «con quella sceneggiatura scomoda», ma in realtà ben felice di rimanere alla plancia di comando di questa soap nella quale «oggi si prevedono tre primi piani: in due sei di buon umore, in uno basito». «Sei un bravo regista», gli dice il delegato di produzione interpretato «con quella faccia un po' così» da Antonio Catania: «Abbastanza paraculo e sapresti pure girare: ma perché non hai uno straccio di protezione politica?».

Insieme a lui, troviamo nel cast di Boris (che è il nome del pesciolino rosso portafortuna della troupe) attori bravi come Pietro Sermonti, Caterina Guzzanti, Ninni Bruschetta, Francesco Pannofino, Carolina Crescentini, qualche volta delle «guest star» come Cecilia Dazzi, Valerio Mastandrea o Luisa Ranieri... tutti volti che normalmente s'aggirano qua e là nel vasto e generalmente triste mondo dello sceneggiato tricolore (da Carabinieri a Medico in famiglia passando da Ris all'infinito...), ma che mai come qui hanno l'occasione di muovere le espressioni oltre il minimo consentito delle usuali produzioni correnti.

Certo, c'è anche chi osserva che l'unico prodotto vagamente innovativo nel panorama della fiction italiana invece di viaggiare sulle proprie gambe viva sulla decadenza del genere. Ma, come si suol dire, è infinitamente tortuosa, lunga e lastricata di danari (e di dolori) la strada che conduce a prodotti meravigliosamente obliqui e diabolicamente ben congegnati come i telefilm americani dell'ultima generazione, i vari Dr House o Lost o Grey's Anatomy che dir si voglia, oppure a capolavori assoluti come il tedesco Heimat di Edgar Reitz.

Intanto, con generosità e un minimo di gratitudine, ossigeniamoci il cervello con Boris (se avete la parabolica, ça va sans dire (va da sé)... sennò attaccatevi alla Sposa perfetta, estrema frontiera di una tv sempre più classista).

Tv, Boris for president


Roberto Brunelli


Maybe it will be the strength of the desperation to revive the Italian drama. You think: no saints, padripii (saints as Padre Pio), kings or queens. No policemen, white coats or commissars. No quivering palpitation, no cute little dogs or female professors who think they are Poirot. No mystical visions on top of a mountain, no miracles, no quivering loves with bun and Red Cross gowns. On the contrary: instead of shaky screenplays, predictable and fatally tedious, a surreal journey and sometimes very bad inside the meanders of the drama itself. Instead of mellifluous soundtracks, a smash opening theme by Elio e le storie tese.

continues on page 21




Fiction (drama) Airs on Fox (Sky platform) and it's the best: good script, good actors. At the center, the imperishable and unforgiving set of a drama


Popes, saints, uniforms, priests I can't stand you anymore: fortune that there's «Boris»


∎ by Roberto Brunelli / Follows from the first page

And instead of the usual four or five faces (always, always the same), an excellent cast, which is the envy of productions far more substantial. Instead of the soporific Italy, reassuring and increasingly dreadfully optimistic, a crooked picture, paradoxical and - in the folds of a comedy inheritor of the beast season of Avanzi (Leftovers) - sweetly fierce. And above all: no Rai, No Mediaset. The tam-tam knows it, from a little over a month it beats on the castaways of the tv, and maybe you know it: it's on Fox, channel 110 on Sky, where Boris airs. That, in its own way, it has become a small «case» of the Italian television: produced by Wilder, it's the first «script» born «inside the satellite», and it's the best thing you can watch on the small screen, as for Italian drama.

It's well shot, Boris, is littered with ideas, is written with brilliant intelligence, perhaps not by chance you will never find anything like that on the general networks. A little because the classic (and, if conducted with honesty, very difficult) operation of the «movie inside the movie» is perhaps too sophisticated for network directors of Viale Mazzini (Rai's seat) and of Cologno Monzese (Mediaset's seat): so here are the bizarre events of a crew working on the set of Gli occhi del cuore 2 (The eyes of the heart 2), abstruse soap opera made intentionally bad, events that in the long run refer to illustrious and very noble models as Effetto Notte (La Nuit américaine) by Truffaut on the cinephile front and like Monthy Python on that of television comedy.

And here, in addition, a healthy injection of (desperate?) sarcasm circling from one character to another one, from one shot to the another one of this dazed set, a sarcasm that is completely absent elsewhere in the small screen but which is very closer to us, alas, to our present torment, even more so if you consider that Boris is a mockery of the attitude very Italian of make things in the worst way possible.

«This work is fine for me: they ask you to work a little and badly and they pay you well», says the director of photography of his life on the set, while the director René dreams to return to the cinema «with that uncomfortable script», but in reality very happy to remain at the helm of this soap in which «today are expected three close-ups: in two you're in good mood, in one basito (astonished) ». «You're a good director», says to him the delegate of production played «with that face a little so» by Antonio Catania: «You're pander enough and you would also be able to shoot: but why don't you have a shred of political protection?».

Together with him, we find in the cast of Boris (which is the name of the goldfish luck of the crew) good actors as Pietro Sermonti, Caterina Guzzanti, Ninni Bruschetta, Francesco Pannofino, Carolina Crescentini, sometimes severals «guest stars» as Cecilia Dazzi, Valerio Mastandrea or Luisa Ranieri... all faces that normally roam here and there in the vast and generally sad world of the Italian screenplays (from Carabinieri (Policemen) to Medico in famiglia (A Doctor in the Family - Original format: Médico de familia) passing from Ris (Reparto Investigazioni Scientifiche - Department Scientific Investigations) to the infinity...), but never as here they have the opportunity to move the expressions beyond the minimum allowed by the usual current productions.

Sure, there are also those who note that the only vaguely innovative product in the panorama of the Italian drama instead of walking on their own feet alives on the decadence of the genre. But, as they say, is infinitely tortuous, long and paved with money (and pains), the road that leads to products wonderfully oblique and diabolically well-designed as the American TV series of the last generation, the various Dr House (House, M.D.) or Lost or Grey's Anatomy if you prefer, or to absolute masterpieces such as the german Heimat by Edgar Reitz.

Meanwhile, with generosity and a minimum of gratitude, let's oxygenate the brain with Boris (if you have the satellite dish, ça va sans dire (it goes without saying)... otherwise enjoy the Sposa perfetta (Perfect bride), extreme frontier of a tv increasingly classist).

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